Giornale di Critica dell'Architettura
Storia e Critica

Gehry dopo Bilbao

di Daniele Antonioli - 15/7/2000


In mezzo agli innumerevoli ricordi che la città di Seattle suscita, più che caffè e aerei, pare curioso soffermarsi sul fatto che proprio questo luogo sia stato teatro di discussioni sulle estreme frange della biotecnologia alimentare: il cibo transgenico.
E’ proprio a livello di manipolazione genetica dello spazio e del tempo infatti che, a nostro parere, si delinea la ricerca architettonica attuale di questo architetto: le sue forme liquefatte e dense come lava si configurano e crescono mitoticamente secondo regole virtualmente-naturali ed organiche basate su geometrie frattali.
Spiego: Wright è riuscito a dare forma tangibile e scientifica al sentimento romantico di stupore nei confronti dell’ambiente naturale mostrando come un’architettura fosse influenzata in maniera radicale dal continuum spazio-temporale in cui era inserita.
E’ indubbio che dietro allo scivolamento di piani che sottende, ad esempio, Casa Kaufmann vi sia una concezione dell’edificare che prende spunto dai processi naturali e vuole amalgamarsi con essi -la cascata- sposandoli e valorizzandoli in un nuovo ambiente naturale_artificialmente costruito.
Il risultato è un percorso reiterativo senza fine né inizio: una porzione di spazio viene cristallizzata e si concretizza modellandosi sul contesto in cui si trova con pietre e materiali locali, seguendo specificità del caso e esigenze personali dei committenti.
La concretizzazione di questa poetica, sebbene Wright sfrutti appieno le potenzialità tecnologche della sua epoca, si avvicina alle logiche frattali della reiterazione e dell’autosomiglianza, ma ancora è legata ad una geometria di tipo classico ed euclideo che si serve di figure solide ben definite e definibili (parallelepipedi cilindri sfere e quant’altro) ben lontna dalle forme naturali e biologiche, irregolari nella loro regolarità.
Su questo si inserisce l’organicità del lavoro di Gehry : già nei suoi ultimi lavori, di poco precedenti a Bilbao, aveva dimostrato come lo spazio architettonico sia strettamente correlato ad un momento e ad un luogo specifico e come sia influenzato da accadimenti esterni ed interni infiniti (il battito delle ali di una farfalla), riflettendo a livello geometrico e spaziale le forze concorrenti in un determinato luogo attraverso una configurazione caotica naturale in cui nulla viene lasciato al caso: un perfetto governo del caos generatore che prende forma quasi fosse un elemento alieno, virale, sul territorio.
I suoi edifici sono protesi cyber del terreno stesso, sono mutazioni tecnologiche di ciò che in potenza era in un preciso lasso spazio-temporale, vivono e si cibano del DNA del luogo e ne traggono linfa vitale per generare loro propria organicità.
Titanio non più pietra locale al pari di una protesi chirurgica ipoallergenica che acquista vita solamente una volta innestata in un organismo e ne permette lo sviluppo e la crescita.
Niente geometria euclidea, l’intero edificio in ogni sua parte riflette la stessa equazione matematica, l’intera spazialità partecipa alla medesima cellula e influenza le adiacenti secondo un meccanismo ad effetto farfalla.
Il cielo sopra Gehry, dopo Bilbao, ha il colore di un televisore sintonizzato su un canale morto; a lui piace; al mondo -visto l’incessante pellegrinaggio di architetti alla sua cyber _ Santiago _ di _ Compostela - pure.

(Daniele Antonioli - 15/7/2000)

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