Giornale di Critica dell'Architettura
Storia e Critica

Senza parole

di Paolo G.L. Ferrara - 17/8/2001


Tutti dentro! Dove?
Tutti dentro Montecitorio, Palazzo Madama ed affini.
E' primavera, tempo mite, tempo d'elezioni.
Di solito, è nel periodo di Natale che si è tutti "più buoni", ma in Italia quest'atteggiamento si rivela più palese durante i periodi elettorali.
Non c'è candidato che non professi la propria bontà, la limpida buonafede, l'altruismo nella difesa dei diritti dei cittadini. E noi gli crediamo. Certo, visto che la nostra Repubblica ha poche volte mantenute le promesse d'altruismo - bianca o rossa che fosse- è un rischio.
Però, fino a prova contraria, perché non dare fiducia ai nostri candidati connazionali?
Ma a chi dovremmo darla? E, riferendosi all'architettura, in che termini dovremmo farlo?
Antithesi non s'interessa di politica, dunque che la fiducia vada a chi volete.
Antithesi s'interessa delle compromissioni, dei favoritismi, degli imbrogli.
E' risaputo che solo il 4% delle opere edilizie è progettato e costruito dagli architetti.
I concorsi di progettazione sono quasi tutti pilotati.
Le docenze universitarie si conquistano più per giochi di prestigio che non per il reale contributo che il singolo potrebbe dare all'istituzione.
La laurea in architettura è praticamente inutile: in quanti sono poi attivi sul campo?
L'esame di stato per l'abilitazione è un'assoluta buffonata.
L'architettura è costretta a vivere in simbiosi alla politica.
Politica ed architettura, quasi un binomio inseparabile. L'edilizia è sempre stata il maggiore affare in cui politici, architetti, costruttori si sono arricchiti a spese della comunità. Niente di nuovo: tutti lo sanno, ma pochi lo dicono. Ci ha tentato, per tutta la vita Danilo Dolci, ed al suo funerale c'erano pochissimi urbanisti e, ancor meno, architetti.
Tra i cavalli di battaglia di Polo ed Ulivo, anche enormi investimenti per opere edilizie. Il tutto per riammodernare il Paese e, magari qualche villa od appartamento privati e, perché no, il parco macchine.
Ci dicono che lo Stato ( che poi siamo tutti noi) investirà miliardi su miliardi per darci infrastrutture degne di un Paese al passo con il terzo millennio. Ci presentano progetti di ospedali modello. Tutto molto bello, ma i contenuti?
Chi controllerà questa cascata di miliardi? Chi ci garantirà che i lavori verranno affidati imparzialmente, senza tenere conto di tessere politiche ed amicizie altolocate?
Li avete mai notati i codazzi dietro gli uomini politici? Ridono tutti. Ridono perché sanno che il loro sbavare avrà un tornaconto. Ridono di tutti i cittadini onesti e creduloni.
I grandi appalti ed i grandi piani di sviluppo sono la cartina di tornasole delle schifezze che un manipolo di uomini riesce a pianificare, per lucrare. E dove ci sono di mezzo interessi di grande portata, sud, centro e nord, raggiungono lo stesso livello di corruzione.
Chi dovrebbe controllare che tutto sia regolare? Questo sarebbe compito dello Stato, dunque che i nostri candidati futuri parlamentari trovino la soluzione alla corruzione, iniziando a vigilare seriamente su come si svolgono esami di stato e concorsi.
L'esame di stato per l'abilitazione è fondamentale per esercitare la professione? Bene, che sia svolto in modo palese. Svolta la prova pratica, si esamini direttamente insieme al candidato, ed a porte aperte.
Tutti devono sentire e tutti i bocciati devono saperne i motivi. Troppo facile redigere un bel foglio con gli ammessi alla prova orale. Di fatto, chi è bocciato non saprà mai cosa, della sua prova, non è stato valutato sufficiente.
Lo Stato dovrebbe vigilare anche sul continuo aggiornamento dei docenti universitari. Sappiamo tutti che ce ne sono alcuni il cui programma è assolutamente uguale a quello di dieci o venti anni fa. Bella roba.
La riforma universitaria non è solo questione di numeri, ma soprattutto di contenuti. Ed i contenuti li dà il corpo docente. Che siano verificati e, con loro, anche i programmi dei dottorati di ricerca che, nel 90% dei casi non sono altro che la riproposizione dei programmi universitari.
Lo Stato inizi i controlli anche nei concorsi di progettazione. Oltre al garante per la privacy, che ci sia anche un garante sui concorsi d'architettura. Siamo un Paese buffo, dove ci si pulisce la coscienza bandendo concorsi under 40, facendo finta di dare spazio ai giovani architetti. Ma chi è giovane? Michelucci, a 99 anni era giovane!
Piuttosto, che si controlli il mercato del clientelismo. Anche per i concorsi dovrebbe esserci la regola di motivare i verdetti per tutti i partecipanti, che siano in tre o tremila. Chi entra nelle giurie, solitamente, è ben pagato con gettoni di presenza anche ad otto zeri, ed ha il dovere di dedicare tutto il tempo necessario all'esame dei progetti.

Cattedre universitarie e politica? Sentite questa: "…questa sfrenata politica espansionistica che porta centinaia e centinaia di docenti mediocri e scadenti alla cattedra, istituisce insegnamenti assurdi, principalmente inflaziona sino all'inverosimile l'abominevole industria culturale universitaria, lo spreco indecoroso di libri e pubblicazioni che non servono a niente, che non sono letti da nessuno, nemmeno dai commissari dei concorsi a cattedra che, al meglio, ne registrano il peso".
E' cambiato qualcosa da quando Zevi affermava ciò? Non credo, anzi, ne sono sicuro. Sono veramente pochi i giovani docenti che s'inseriscono nel tessuto universitario con le proprie capacità. Intuiscono la responsabilità che hanno assunto nei confronti della professione: più ignoranti escono dalle facoltà, sempre minore qualità si avrà nell'architettura.
Uno Stato di Diritto che tale sia, deve assolutamente garantire ai cittadini l'assoluta trasparenza nei concorsi, negli appalti, nella pianificazione.
I politici che anelano ad avere il posto in parlamento dovrebbero avere anch' essi una scheda di valutazione sul loro operato, da pubblicare ogni sei mesi sulla gazzetta ufficiale. Presenze, iniziative, operato in genere: una bella pagellina da rendere pubblica. Ci sarebbe da divertirsi.
Purtroppo, ci sono anche molti architetti che si inseriscono molto bene nel giro clientelare e di corruzione. A costoro - augurandoci che un giorno finiscano "tutti dentro", in galera- lasciamo la strada intrapresa, ma Antithesi vigilerà anche su di loro, senza remore, mettendo alla luce del sole ogni qualsivoglia atteggiamento illiberale, di corruzione, di manipolazione.
Chi, onesto, si era illuso del furore della Procura di Milano su Tangentopoli, dovrà fare i conti con un sistema che si è rigenerato più forte di prima, perché le ragnatele delle conoscenze importanti non si sono rotte.
Chi tace è complice.
Antithesi non starà in silenzio e cercherà di vigilare su qualsiasi presunta sporcheria, appoggiando totalmente chi avrà voglia e coraggio di denunciare gli imbrogli.
Sperare che qualche futuro onorevole abbia tale coraggio è lecito, quantomeno sino al 13 maggio 2001.
Il 13 maggio apparve la Madonna di Fatima. Chissà che la data non sia portatrice di un altro miracolo.

(Paolo G.L. Ferrara - 17/8/2001)

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Commento 5425 di maurizio zappalà del 10/07/2007


...Prima, il linguaggio architettonico si basava su regole, ordini, paradigmi, codici, da cui eccettuavano gli atti creativi, generatori di nuove parole e sistemi di comunicazioni. Adesso, norme, precetti, tabù sono gettati nell’immondizia, le "invarianti" sono antiprescrittive, riguardano le deroghe, i No al programma edilizio fissato a priori, alla simmetria e all'assonanza, alla tridimensionalítà da un punto di vista privilegiato, alle scatole chiuse e isolate, alle strutture tradizionali, allo spazio statico, contemplato e non vissuto, alla discontinuità tra edificio, città e paesaggio.Il percorso del secolo si conclude in modo inaspettato, splendido...
...Eravamo un'infima minoranza di individui isolati. Oggi guidiamo la maggioranza vincente. Quando Frank Gehry è scelto per costruire il Guggenheim di Bilbao, quando Daniel Libeskind vince il concorso indetto dal Victoria & Albert Museum con un progetto strabiliante, non abbiamo più il diritto di recitare la parte degli sconfitti e dei rassegnati. Le vittorie di Hecker, Koolhaas, Eisenman e altri non riguardano solo gli autori dei progetti, ma le giurie, i committenti, I'opinione pubblica che approva verdetti una volta giudicati scandalosi. Ormai non ci sono alibi: se in Italia questo non avviene, è perché gli architetti non ci sanno fare...
...Se gli architetti avessero registrato il significato dell'espressionismo astratto americano, avrebbero evitato di sprecare qualche anno. Non solo lo zoning, ma tutta la metodologia del piano urbanistico è in crisi, poiché l'architettura di "grado zero" preme, batte infuriata, chiede e pretende libertà, non sopporta più di essere incasellata, coartata, stretta entro confini, determinata dal di fuori...
...Se finora, per convenzione teorica, l'urbanistica ha preceduto l'architettura, adesso dobbiamo invertire la sequenza, affinché gli assetti territoriali scaturiscano dal basso, democraticamente, senza più distinzioni conflittuali tra esigenze collettive e private, senza fughe evasive nelle nozioni di luogo e contesto...
...l'actionarchitecture che, abbiamo già detto, come l'espressionismo astratto, nasce sugli eventi e non sulla loro rappresentazione. Tutti questi valori vanno recuperati, reinterpretati e aggiornati, rilanciati in nuove versioni se vogliamo che la paesaggistica graffi e non sia solo consolatoria...
...I convegni si fanno per modificare la situazione politica, o non si fanno. Se indugiamo su temi estetici, linguistici, espressivi è perché l'arte anticipa e prefigura il panorama sociale, e noi dobbiamo essere culturalmente ferratissimi per lottare efficacemente sul terreno politico. Su questo terreno, in Italia siamo davvero non al grado ma all'anno zero. Continua a mancare una classe dirigente conscia dei drammi e delle sfide del territorio, appassionati di letteratura, di pittura, di musica, di sport, ma nessuno appassionato di architettura come sono stati in Francia un Pompidou o un Mitterand...
...Noi chiediamo: ·una legge quadro sull'architettura, almeno pari a quelle vigenti in Francia e nei più avanzati paesi europei; ,a una reinvenzione del Ministero dei Lavori pubblici, che è un pachiderma accovacciato su se stesso; ·un radicale ripensamento delle funzioni delle Soprintendenze, monarchie assolute capaci di rovinare capolavori come il Palazzo dei Diamanti di Ferrara, e incapaci di affrontare il restauro di un monumento come il Colosseo; ·una presa di coscienza dei temi ambientali, architettonici e territoriali da parte del Ministero dei Beni Culturali e degli enti locali, regioni province e comuni, la cui attività vedi il caso di Roma è caratterizzata dalla mancanza di fantasia, dell'inabilità a creare una visione globale, un'immagine del futuro della capitale; ·un riesame degli slogan, delle frasi fatte, dei pregiudizi diffusi, della pedonalizzazione indiscriminata dei centri storici all'esclusione di interventi moderni nei loro tessuti...

ERA SOLTANTO IL 1997, ERA A MODENA, ERA BRUNO ZEVI CHE PARLAVA, L'AVETE PUBBLICATO VOI DI antithesi, CREDO CHE SIA CAMBIATO POCO O NULLA, NO ,E' CAMBIATO MOLTO NON C'E' PIU' ZEVI, E MANCA SICURAMENTE ANCHE A CHI NON CONDIVIDEVA IN TOTO IL SUO PENSIERO!!!!

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Commento 5421 di andrea pacciani del 09/07/2007


Vorrei lasciare testimonianza su un concorso al quale ho appena partecipato negli U.S.A. in California di cui non so ancora l'esito e quindi non sono condizionato nell'esprimere un'opinione sulla qualità dell'organizzazione.
Oggetto del concorso un centro civico composto da più fabbricati; chi vince lo costruirà veramente. L'iscrizione è gratuita, Il bando è un libro di 150 pagine scaricabile da internet come tutto il materiale DGW, PDF, DOC in cui è spiegato tutto quello che serve fino alle essenze arborree autoctone, compreso chi sono i giurati e iloro curriculum.
Assemblee di cittadini e autorità congiunti hanno preceduto la stesura del bando per condividere quello che si vuole ottenere; addirittura ci sono delle immagini di riferimento di interventi più diversi ma analoghi nell'obbiettivo che loro pensano di ottenere dai progetti che saranno presentati.
Prima fase a curriculum: sono ammessi tutti da tutto il mondo giovani, vecchi, abilitati e non, studi che hanno costruito città intere, studenti alla prima esperienza basta che abbiano progettato (non realizzato) almeno 3 opere anche di dimensioni molto più piccole, ma che dimostrino le capacità di sapere affrontare un progetto a scala urbana nella direzione delle aspettatitve del bando. Anonimato: ad ogni concorrente iscritto viene assegnato un numero da apporre ovunque di cui è al corrente solo un rappresentante dell'organizzazione.
Seconda fase: concorso vero e prorpio di progetto di massima 2 tavole 100x70 con relazione di una pagina che va stampata all'interno di una delle due tavole; la giuria si riunisce la settimana dopo la consegna e dichiara tre finalisti premiati in denaro
Terza fase: i tre finalisti premiati e pagati incontrano giurati autorità e comitati di cittadini per approfondire ulteriormente il progetto in 4 tavole che saranno pubblicamente discusse; i tre finalisti dovranno aggregare in questa fase un architetto dello stato della California (esperto per le normative locali) e un computo metrico redatto da terzi che verifichi la pertinenza economica del progetto presentato.
La giuria si riunisce la settimana dopo per premiare il vincitore con ulteriore premio in denaro, incarico professionale della redazione del piano e la costruzione di un primo stralcio.
Questi concorsi saranno troppo pragmatici e non riveleranno mai nuovi geni dell'architettura ma in tre mesi ottengono un risultato che mai in Italia possiamo sognarci

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Commento 5419 di christofer giusti del 08/07/2007



(AGGIUNTA ALLA FRASE FINALE DEL TESTO)

Egregio Ferrara,
Ci risiamo,
non sono convinto che l'architettura sia il frutto della "reale preparazione",(sono laureato, quindi ce l'ho), così come non sono convinto che un giurato dotato di una tale "reale preparazione" sia in grado di valutare meglio un progetto, sia nella posizione di non cedere (di fronte alle lusinghe di tanti "bei"progetti) a condizionamenti o seduzioni!
Non so dire quali siano le componenti oggettive di un progetto che andrebbero valutate, ciò che voglio dire è che sento l'esigenza (difficilmente soddisfacibile) di un giudizio che possa essere espresso da persone "particolari" su elementi oggettivi, razionali, misurabili, insindacabili (come spesso si legge sui bandi), pur essendo io dell'idea che l'architettura sia si un fatto culturale, ma culturale nella misura in cui cultura è strumento per l' affinamento della propria sensibilità espressiva ed artistica, è comprensione "razionale"(quando accade) delle inconsapevoli ragioni del proprio intuito.
E' così che io voglio fare e che faccio l'architetto, coerentemente con la mia preparazione che, francamente, non so dire se sia o non sia "reale", mi ha fruttato 110 e lode all'università (senza CEPU, allora ancora non c'era)..., dopo anni di autodidattismo, di sangue amaro e di corse dietro a tizio e caio. Forse è solo un bluff, come lo sono i pettorali carichi di lustrini e madaglie degli attuali militari, sbandierate in occasione dell'ultima festa della repubblica, medaglie che non aveva nemmeno mio nonno che ha fatto due guerre.
Non amo fare citazioni, non le so fare, questo fa di me un architetto immeritevole?
è questo che intendi quando dici che ciascuno dovrebbe parlare del proprio progetto e instaurare un dibattito? stare li a sciorinare la propria eloquenza?
cambierebbe poco secondo me, l'avrebbero vinta gli affabulatori più abili come te, che al disegno antepongono le parole, con le quali è possibile attribuire un significato qualsiasi così come il suo esatto contrario ad un qualsiasi segno.
Francamente, la mia impressione è, ancora, che se ne faccia una questione di appartenenza: in una moltitudine di laureati chi ha più diritto a fare o parlare di architettura? quelli che hanno la "preparazione reale" (pomata per le emorroidi sovrane) e, tra questi, tu metti naturalmente te stesso (bando alla falsa modestia)!
Alla fin fine il tuo presunto atteggiamento liberale non è diverso da quello che tu presumi essere il mio (illiberale).
Di contro posso dire, e per inciso, che io antepongo il disegno e il disegnare, il pensare e ripensare attraverso il disegno (a mano, anche se è passatista, o con il computer), la pratica del fare, al parlare e allo scrivere (occasioni professionali permettendo), forse perchè ho maturato o sto maturando via via l'idea che l'architettura sia un fatto di tempo dedicatole, di pazienza e di tentativi.(se non sbaglio qualcuno l'ha anche scritto e io condivido, ma non per aver mandato a memoria la tal frase o il tal concetto, bensì perchè lo sto constatando con la pratica del fare)
Ed è forse proprio in questo che l'architettura si differenzia dall'edilizia: per la cultura, sinonimo per me dell'acquisire sempre maggior conoscenza e quindi sensibilità oltre che, per il prezioso tempo la cui quantità consente di ottenere l'accuratezza necessaria a esprimere tale sensibilià.
Non comprendo il conflitto classista tra classico e anticlassico, francamente trovo che questa contrapposizione oggi non abbia grandi chances di scaldare gli animi, è anacronistica!
è vero, alcuni critici e storici hanno attribuito all'attingere al classico nei vari casi in cui è avvenuto, un atteggiamento involutivo, tipico di una società che guarda al passato sia pure per rifondare, in modo anche discutibile e assolutistico, il proprio presente.
Non voglio esprimermi riguardo a questo, dico solo che classico e anticlassico individuano due modi diversi di esprimersi, ad esempio, in architettura.
L'esprimere architettura (beninteso pur sempre moderna) attualmente, può avvenire e di fatto avviene, nell'uno o nell'altro modo, oppure addirittura, dico un 'eresia,arrivando a rendere compresenti i due modi. Ne faccio semplicemente una questione di sensibilità, e parlo di sensibilità individuali.
Ma, tento un approccio generale.
Tu citi Saarinen (Eero), forse era meglio parlare di Jarno Saarinen, centauro il cui nome ha adesso Trulli....ma forse no visti i risultati di quest'ultimo.
Se lui (Eero)dice che attinge al passato, per introiettarlo nel presente e proiettarlo nel futuro non si può che credergli e soprattutto rimanere a bocca aperta di fronte all'indiscutibile bellezza e soparattutto espressività e suggestione delle sue opere.
Una figura come questa, con opere compiute di tal calibro, non può che generare mitomania verso la quale, lo ripeto, non mi parete davvero immuni, nè tu, nè Zevi.

Tutti i commenti di christofer giusti

 

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Commento 5417 di Christofer Giusti del 07/07/2007


Egregio Ferrara,
Ci risiamo,
non sono convinto che l'architettura sia il frutto della "reale preparazione",(sono laureato, quindi ce l'ho), così come non sono convinto che un giurato dotato di una tale "reale preparazione" sia in grado di valutare meglio un progetto, sia nella posizione di non cedere (di fronte alle lusinghe di tanti "bei"progetti) a condizionamenti o seduzioni!
Non so dire quali siano le componenti oggettive di un progetto che andrebbero valutate, ciò che voglio dire è che sento l'esigenza (difficilmente soddisfacibile) di un giudizio che possa essere espresso da persone "particolari" su elementi oggettivi, razionali, misurabili, insindacabili (come spesso si legge sui bandi), pur essendo io dell'idea che l'architettura sia si un fatto culturale, ma culturale nella misura in cui cultura è strumento per l' affinamento della propria sensibilità espressiva ed artistica, è comprensione "razionale"(quando accade) delle inconsapevoli ragioni del proprio intuito.
E' così che io voglio fare e che faccio l'architetto, coerentemente con la mia preparazione che, francamente, non so dire se sia o non sia "reale", mi ha fruttato 110 e lode all'università (senza CEPU, allora ancora non c'era)..., dopo anni di autodidattismo, di sangue amaro e di corse dietro a tizio e caio. Forse è solo un bluff, come lo sono i pettorali carichi di lustrini e madaglie degli attuali militari, sbandierate in occasione dell'ultima festa della repubblica, medaglie che non aveva nemmeno mio nonno che ha fatto due guerre.
Non amo fare citazioni, non le so fare, questo fa di me un architetto immeritevole?
è questo che intendi quando dici che ciascuno dovrebbe parlare del proprio progetto e instaurare un dibattito? stare li a sciorinare la propria eloquenza?
cambierebbe poco secondo me, l'avrebbero vinta gli affabulatori più abili come te, che al disegno antepongono le parole, con le quali è possibile attribuire un significato qualsiasi così come il suo esatto contrario ad un qualsiasi segno.
Francamente, la mia impressione è, ancora, che se ne faccia una questione di appartenenza: in una moltitudine di laureati chi ha più diritto a fare o parlare di architettura? quelli che hanno la "preparazione reale" (pomata per le emorroidi sovrane) e, tra questi, tu metti naturalmente te stesso (bando alla falsa modestia)!
Alla fin fine il tuo presunto atteggiamento liberale non è diverso da quello che tu presumi essere il mio (illiberale).
Di contro posso dire, e per inciso, che io antepongo il disegno e il disegnare, il pensare e ripensare attraverso il disegno (a mano, anche se è passatista, o con il computer), la pratica del fare, al parlare e allo scrivere (occasioni professionali permettendo), forse perchè ho maturato o sto maturando via via l'idea che l'architettura sia un fatto di tempo dedicatole, di pazienza e di tentativi.(se non sbaglio qualcuno l'ha anche scritto e io condivido, ma non per aver mandato a memoria la tal frase o il tal concetto, bensì perchè lo sto constatando con la pratica del fare)
Ed è forse proprio in questo che l'architettura si differenzia dall'edilizia: per la cultura, sinonimo per me dell'acquisire sempre maggior conoscenza e quindi sensibilità oltre che, per il prezioso tempo la cui quantità consente di ottenere l'accuratezza necessaria a esprimere tale sensibilià.
Non comprendo il conflitto classista tra classico e anticlassico, francamente trovo che questa contrapposizione oggi non abbia grandi chances di scaldare gli animi, è anacronistica!
è vero, alcuni critici e storici hanno attribuito all'attingere al classico nei vari casi in cui è avvenuto, un atteggiamento involutivo, tipico di una società che guarda al passato sia pure per rifondare, in modo anche discutibile e assolutistico, il proprio presente.
Non voglio esprimermi riguardo a questo, dico solo che classico e anticlassico individuano due modi diversi di esprimersi, ad esempio, in architettura.
L'esprimere architettura (beninteso pur sempre moderna) attualmente, può avvenire e di fatto avviene, nell'uno o nell'altro modo, oppure addirittura, dico un 'eresia,arrivando a rendere compresenti i due modi. Ne faccio semplicemente una questione di sensibilità, e parlo di sensibilità individuali.
Ma, tento un approccio generale.
Tu citi Saarinen (Eero), forse era meglio parlare di Jarno Saarinen, centauro il cui nome ha adesso Trulli....ma forse no visti i risultati di quest'ultimo.
Se lui (Eero)dice che attinge al passato, per introiettarlo nel presente e proiettarlo nel futuro non si può che credergli e soprattutto rimanere a bocca aperta di fronte all'indiscutibile bellezza e soparattutto espressività e suggestione delle sue opere.
Una figura come questa, con opere compiute di tal calibro, non può che generare mitomania verso la quale, lo ripeto, non mi parete davvero immuni, nè tu, nè Zevi.
Dopodiche, daccordo, dopo che lui l'ha detto e c

Tutti i commenti di Christofer Giusti

 

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Commento 5412 di Paolo GL Ferrara del 06/07/2007


In risposta al commento n. 5401, di C. Giusti.

La lotta contro il clientelismo è roba che riguarda ciascuno di noi.
Non lo è il voto di un giurato che esprime opinione personale su qualcosa. Se tale opinione è basata su reale preparazione (che è la base del “pensiero”), credo sia assolutamente giusto esprimerla rispetto le proprie istanze culturali, e non certo rispetto categorie estetiche o preconcetti. Il preconcetto non ha motivo di esistere allorquando si tratta l’architettura secondo una metodologia critico/storica che consenta di comprendere le motivazioni del progettista.
Mi dica Lei, piuttosto: quali sono le “qualità oggettive” di un progetto? e quali ne sono i “pregi razionalmente oggettivi”?
Per quanto mi riguarda, non farò mai parte di alcuna giuria (sempre che qualcuno me lo chieda…) perché, appunto, l’architettura non si giudica: si legge.
I concorsi li strutturerei facendo esporre direttamente al progettista ciò che ha pensato, il tutto al cospetto degli altri partecipanti. Un concorso deve essere un momento di dibattito proficuo.
Certo, poi si deve necessariamente scegliere il vincitore, ma la storia è piena di concorsi che lo prevedevano già (purtroppo), così come di scatti importantissimi che premiarono architetti al di fuori di qualsiasi gioco/inciucio e preconcetti vari.
In ultimo, no, non potrei fare vincere un progetto classico “oggettivamente pregevole”: il classicismo non ha nulla di pregevole perché ci costringe a guardare indietro e mai davanti. La penso esattamente come Saarinen (Eero), che sapeva guardare al passato dal punto di vista della spazialità architettonica, introiettandola nel presente per proiettarlo nel futuro.

Tutti i commenti di Paolo GL Ferrara

 

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Commento 5401 di christofer giusti del 30/06/2007


Caro (consentimi un tal grado di confidenza) Paolo Ferrara.
Io mi sento molto ignorante, non vi è giorno che il confronto con gli altri, le letture, l'ascolto di televisione o radio non mi persuada della mia ignoranza, della mia inadeguatezza.
Io sono architetto, (laureato a Venezia col massimo dei voti..) cerco di mettere l'anima ma non so se cio che produco può a buon diritto esere definito architettura.
In questo articolo tu auspichi un mondo di virtuosi, una società di persone vaccinate contro l'accidia e la pigrizia.
Il tuo articolo è datato ma è proprio di recente, con l'attuale governo, che mi pare sia di sinistra...sempre che oramai faccia differenza, che ho sentito un certo Prodi parlare di lotta contro i clientelismi, di meritocrazia, di far spazio ai giovani (speriamo fino ai 99 anni).
Ma, vorrei dire, lo ritieni davvero possibile?
E' realistico che ad un concorso per il quale arrivano un centinaio, se non il doppio, di proposte non si favorisca l'uno o l'altro in base a clientelismi?
non è forse pur sempre "clientelismo" che un giurato dia il suo punteggio ad un progetto redatto in modo da incontrare i suoi "gusti"?
Oppure, formulo in altro modo, è forse meritocratico che un progetto venga deprezzato rispetto ad un altro che incontra più la filosofia del tal giurato o giurati?
Come al solito ne faccio una questione di appartenenza, la quale appartenenza, presente o assente, genera, secondo la mia modesta opinione, pigrizia nel giudicare e, seppure non premeditato, "clientelismo".
Una commissione dovrebbe essere virtuosa a tal punto da saper appprezzare le qualità "oggettive" di un progetto , dovrebbe probabilmente fare lo sforzo sovrumano di superare i preconcetti delle proprie categorie estetiche (supposte come giuste) per cercare di capirne i pregi razionalmente oggettivi.
Considera che, sempre più frequentemente, le commissioni non sono rese note, perlomeno non ai comuni mortali.
Per dirla più semplicemente o banalmente: se tu fossi giurato e ti capitasse sotto gli occhi un progetto oggettivamente pregevole ma "classico", tu ,quale anticlassico, lo faresti vincere?
è una domanda semplice.

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