Giornale di Critica dell'Architettura

4 commenti di Giovanni Damiani

Commento 6587 del 23/12/2008
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


Scusate l'intrusione, voi direte che è dovere di cronaca e che è occasione di dibattito, francamente mi pare un certo sciacallaggio con tanto di giudizio morale appiccicato dietro.
Gli auguri di natale personalmente li faccio con altro spirito e con altre dediche.
Visto poi che una persona in questo paese è sacrosantemente innocente fino a che non dichiarato colpevole non vedo perché dover parlare dell'innocente Marco Casamonti.
auguri sinceri a tutti
giovanni damiani

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23/12/2008 - Paolo GL Ferrara risponde

Se c'è una cosa che non ho mai fatto in vita mia è lo sciacallaggio. Damiani, rileggi bene quello che ho scritto. Comunque sia, non avendo leccato il culo a nessuno durante i 45 anni della mia vita, potrei anche permettermi di fare la morale sull'onestà.

Commento 1308 del 19/07/2006
relativo all'articolo Vaccarini ad Ortona: addizione del paesaggio
di Paolo G.L. Ferrara


signori nu poco di gioia di vivere e di ironia... comunque, bando alle ciancie, ringrazio per le parole di stima nei miei confronti che traspaiono sotto la vis polemica.

mi pare piuttosto inutile precisare che nessuno mi ha "oliato" sotto banco a fare nessun articolo, cosa per altro diffusissima, ma che non ha alcun senso fare su una rivista che non paga un centesimo per farlo.
come altre persone che lavorano a margine dell'editoria e nella comunicazione dell'architettura ricevo abitualmente diverse decine di mail a mese e qualche pacco postale di architetti, ami ci e no, che mi fanno vedere le loro cose, qualcuno per pubblicarle, altri per discuterne, altri non so per quali loro motivi. giovanni, che considero un amico, oltre che un bravo professionista, mi manda spesso delle cose che vedo sempre con piacere e si è deciso assieme che sarebbe stato bello pubblicare il cimitero su arch'it ... dove sta il problema?
trovo normale che qualcuno commissioni qualcosa (una casa, una cura canalare o un libro) e che uno che fa il mestiere specifico risponda facendo il proprio lavoro. Se uno cura denti segue delle strade più precise per risolvere un problema preciso, se uno scrive, penso che sia libero di usare format e stratagemmi linguistici a piacere. Arch'it si presta bene, sia per il formato digitale che per l'intelligenza del suo direttore. la sua libertà di sperimentazione è stata ed è una delle più interessanti cose del dibattito italiano degli ultimi dieci, quindici anni, per cui il problema mi resta arcano.
si insinua che bisogna sempre scrivere dotti saggi? che esiste un modo per farlo? se uno volesse comporre poemi in quartine su un opera di qualcuno e trovasse un editore-direttore che lo reputasse degno non lo dovrebbe fare?

personalmente sento sempre meno bisogno di descrivere l'architettura, sono in una fase della vita in cui sto disegnando molto più che in passato e mi sono preso il lusso di infarcire una storiella attorno nella speranza che si capisse le due cose che mi premevano:
a- il progetto di vaccarini è bello e merita attenzione
b- l'architettura va vista live, bisogna viaggiare, stare bene, entrare nei paesaggi e nei posti.
in questo senso narrare un viaggio, una discesa improvvisa nella città adriatica, mi pareva un modo interessante e divertente di raccontare il progetto.

Se poi volete sapere una storia divertente a margine di tutto questo vi posso raccontare che ero in zona per altro, ma sentito giovanni per caso, mi ha portato davvero a vedere in cimitero, siamo stati a passeggio in quello canadese li vicino e andati a pranzo in una trattoria che si chiama Silvio. Li scherzando ho raccontato che il giorno prima, andando a trovare un amico nelle marche per lavoro avevo mangiato in un ristorante che si chiama Da Silvio..... insomma, la storiella era un semplice stratagemma per cambiare formato di scrittura, ma (per puro caso, forse) era molto più vicina al vero.


ps
vi ringrazio infinitamente per il fotomontaggio di me da Silvio, l'ho messo sul desktop e mi piace un sacco.

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Commento 591 del 21/01/2004
relativo all'articolo Dal Co e il suo spettacolo osceno e commestibile
di Irma Cipriano


Scusate se replico ancora, ma qui davvero non ci sono le premesse neppure per comprenderci quel minimo che permette di parlare. Non ho mai usatola parola dilettanti, bensì intendenti che ha un ruolo preciso nella storia dell’architettura, detto tra noi molto nobile.
Mai mi sono pensato un culture sopraffino, mi occupo di architettura da alcuni anni, sono appassionato e cerco di costruire dei percorsi storiografici il più possibile seri.
Ben venga Antithesi, ben venga dare spazio a tutti e lasciar parlare tutti, cosa che nelle Università si fa poco e male, colpevolmente. Non fatemi fare l’accademico perché non lo sono per nulla e non fatemi difendere le nostre università perché vorrei essere uno che le critica, anche aspramente, Criticare però non significa dire la prima cosa che viene in mente, ma anzi essere massimamente coerenti, seri. Per criticare Dal Co bisogna studiare, altrimenti si viene zittiti subito (e lui è bravo a farlo) e si esce dalla discussione. Lavorare su una critica seria vuol dire anche comprendere che bisogna difendere l’istituzione in se e non confonderla per come viene usata. Voler provare a fare delle critiche serie vuol dire lavorare credo di più e farlo con ancora più impegno, non certo leccareculi visto che a questo mi pare vi riferite quando pensate ad un’Università. Nella pratica lo sarà (fino ad un certo punto, spazi abbastanza liberi si trovano mi pare, basta con questa retorica dell’escluso perché più pulito, le regole del gioco ci sono e non sono solo quelle di leccareculi e che forse serve vederle e faticare per farlo), ma resta il fatto che sparare sulle Università vuol dire demolire ciò che resta dei luoghi in cui si può studiare. Oltre quello c’è solo lo spazio libero del si dice ciò che viene in mente. A me questo non va per nulla bene. Non confondiamo la libertà, che è cosa serissima, con il tutto è lecito per cui posso dire ciò che mi salta in testa, quella non è libertà è ignoranza, almeno secondo me.
Credo che Antithesi, che reputo comunque un momento positivo come tutti i momenti di riflessione, come molte delle riviste in internet che sono nate, abbia il compito anche di aprire discussioni varie con toni di vario livello, ma l’esegesi della nicchia dei perdenti perché puliti debba finire.
È ora di studiare, proprio per costruire nuovi panorami, costruire nuove libertà. Libertà però non luoghi di svacco libero.
Dal Co, per tornare al suo pensiero su cui non ho nessuna voglia di discutere a lungo, nasce in un contesto molto preciso di letture che legano la generazione dei Veneziani. Il tragico, il marcio da Piranesi in poi, un certo anarchismo molto vitale e anche fisico, che fa si che quando parli di rovina, putrefazione le usi come termini molto interessati e sostanzialmente positivi.
Oggi è già un miracolo se uno legge qualcosa, ma studiare non significa leggere e neppure leggere e commentare, significa intrecciare, costruire contesti e sequenze logiche. Non sapere nulla del da dove e come escono i pensieri delle persone fa si che si costruisca un pensiero fatto di microframmenti e giudizi che lasciano il tempo che trovano perché non hanno struttura possibile a reggerli. Costruire delle storie, io credo, sia ancora possibile anche in questo tempo complesso, solo che bisogna lavorare per questo. Il momento è difficile, le università sempre meno difendibili, le posizioni di molti anche, è ora di rimboccarsi le maniche e invece di sparare a caso nel mucchio, bisogna a mio avviso fare l’unica cosa che ha sempre portato avanti le idee: STUDIARE.

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21/1/2004 - Paolo GL Ferrara risponde

Caro Damiani, qui nessuno si piange addosso. E’ davvero ora di finirla con la storia che ci sentiamo "nicchia dei perdenti perchè puliti": "puliti" lo siamo, e non ci consideriamo "perdenti". Il motivo è semplice: non vogliamo vincere nulla, né nulla vogliamo. Se ti guardassi un pò intorno ti accorgeresti dell’ipocrisia che vige nei rapporti tra i diversi personaggi dell’ambiente culturale "ufficiale". Ma forse lo hai già fatto...
In quello che tu definisci luogo di "svacco libero" ipocrisia non se ne trova: è luogo in cui tutti si possono confrontare, dai più lucidi cultori ai più neofiti tra gli studenti. Questi ultimi potranno anche parlare impropriamente ma, proprio perchè studenti, si aspettano che qualcuno li aiuti a capire anche gli eventuali errori. Chi, come te, ha conoscenze e capacità critiche tali da potere essere d’aiuto alla crescita degli studenti deve porsi al di sopra dei loro scritti, delle loro opinioni; piuttosto, deve capirne le difficoltà e dare i giusti consigli, che non devono però limitarsi a dire:"STUDIARE". L’ "ignoranza" può essere dolosa o meno: nel primo caso non potrei che essere d’accordo con te rispetto a quanto dici; nel secondo caso, invece, noi tutti abbiamo il dovere di aiutare la crescita, chi dando spazio affinchè le opinioni espresse dagli studenti possano essere portate a conoscenza di tutti, chi dando i giusti correttivi alle lacune -abbastanza probabili vista l'inesperienza- che qualunque studente può avere.
Il confronto è fondamentale, ma teniamo presente che l’esperienza dello studiare è qualcosa che cresce piano piano, sino ad arrivare a comprendere che sono necessari gli intrecci e le sequenze logiche. Sino a capire così che, spesso, tanto logiche non sono.

Commento 589 del 20/01/2004
relativo all'articolo Dal Co e il suo spettacolo osceno e commestibile
di Irma Cipriano


Non gradisco fare difesa d'ufficio a Francesco Dal Co, sia perché si difende benone da solo, sia perché non mi sembra nelle condizioni di non potersi pagare un buon avvocato migliore del sottoscritto, ma ogni tanto per leggere serve sapere qualcosa.
Casabella è una rivista facile facile e a tratti edulcorata, ma almeno due cordinate sono richieste per capire qualcosa anche in un articolo molto didascalico.
La minima conoscenza del pensiero del Dal Co, che poi vuol dire aver letto dei libri, vista la sua ampia produzione, e (magari anche o) del Tafuri sarebbe servita a comprendere che il senso dell'articolo è esattamente l'opposto.
Apprezzo l'idea di provarci sempre e il coraggio di mettersi in prima linea, in qualche modo è lo stile da intendenti d'architettura di antithesi e delle pubblicazioni internet...ma alla lunga il commento nel vuoto rende poco e i nodi vengono al pettine.
cordiali saluti da un vostro lettore

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20/1/2004 - Paolo GL Ferrara risponde

Ci definisci "intendenti di architettura" per non dirci chiaramente che ci reputi dilettanti? No, non fartene un problema, perchè è vero: siamo dei dilettanti che non possono certo competere con un cultore sopraffino quale sei tu. Ma vedi, caro Damiani, noi pubblichiamo anche pareri quali quelli della Cipriano poichè reputiamo che tutti siano soggetti ad approfondimenti, soprattutto se si tratta di studenti, i quali si cerca di spronare in senso critico, facendogli esprimere le loro sensazioni e non solo i concetti scritti sui "sacri testi" dell'architettura, che sono costretti ad imaparare nelle facoltà. Siamo dilettanti che però non conoscono il sapore dei sederi di chi conta, di quelli che potrebbero farci fare carriera. Credimi: ne siamo fieri. Piuttosto, il tuo ruolo di cultore dovrebbe andare oltre questi semplici commenti e puntare dritto al centro della questione, ovvero farci capire perchè il pensiero di Dal Co lo abbiamo frainteso. Nel modo in cui lo hai fatto, anche il tuo commento resta nel vuoto.
Come vedi, non mi soffermo a difendere i contenuti espressi dalla Cipriano, lasciando a lei stessa l'eventuale replica. Posso solo dire che concordo pienamente sull'aleatorietà delle critiche di Dal Co.