Tutti i commenti all'articolo Architettura e modernità

29
commenti all'articolo: Architettura e modernità di Brunetto De Batté
Attenzione! I commenti sono in ordine discendente, dall'ultimo al primo.


Commento 8012 di --->giannino cusano
14/4/2010


To Vilma Torselli

grazie per il chiarimento. Ora il suo pensiero mi pare più chiaro: non del tutto condivisibile, per parte mia, ma più chiaro.

G.C:


----> Tutti i commenti di giannino cusano
----> Scrivi a giannino cusano



Commento 8010 di --->Vilma Torselli
14/4/2010


Giannino Cusano, ciò che intendevo dire è che, con l'avvento delle tecnologie informatiche, il rapporto tra medium e messaggio o opera creativa significante del pensiero dell'artefice, si è talmente assottigliato che oggi il paragone con il fabbro che curva il ferro di Horta o il falegname che curva il faggio per Thonet e il tecnico informatico è improponibile.

C'è infatti una differenza fondamentale tra il fabbro che martella fino a domare il ferro secondo il disegno fornito da Horta, azione sostanzialmente copiativa, e il tecnico che utilizza i nuovi mezzi digitali, differenza costituita dal fatto che questi ultimi possiedono una loro "intelligenza", attivabile attraverso l'applicazione di programmi di funzionamento anche molto complessi, con i quali l'utilizzatore si deve relazionare.
Per riuscirci non è indispensabile "conoscere" il programma, bisogna però saperlo "usare", e forse per la prima volta nella storia della tecnica, la seconda cosa è più difficile della prima.

Le nuove tecnologie digitali sono a base visiva, pongono al centro della comunicazione e della elaborazione l'immagine e non il testo, lo fanno il cinema, la televisione, l'arte digitale e, almeno in parte, l'architettura.
Con queste premesse è evidentemente sempre più difficile stabilire quanto il risultato sia attribuibile al cervello che ha pensato quel tal progetto o a quello che ha escogitato ed utilizzato al meglio gli strumenti che lo renderanno leggibile e realizzabile.

Questo mi sembra anche il senso del commento di Pietro Pagliardini.

Horta senz'altro non conosceva neppure l'artigiano che curvava il suo ferro, mentre Gehry deve lavorare gomito a gomito e in perfetta sintonia con il suo programmatore, del quale non può fare a meno (mentre Horta si poteva rivolgere indifferentemente a vari fornitori).
In questo senso mi chiedevo che farebbe Gehry se il suo programmatore andasse in pensione (non essendo tanto facile sostituirlo quanto un fabbro), ipotizzando che, in tal caso, potesse tornare alla professione di quando era uno scultore di belle speranze povero e sconosciuto, il camionista, appunto ( "Povero ebreo arrivato a Los Angeles dal Canada nel 1947, guida un camion per mantenersi agli studi ...." da una pagina di Antonino Saggio http://www.arc1.uniroma1.it/saggio/filmati/bilbao/Page.html)



----> Tutti i commenti di Vilma Torselli
----> Scrivi a Vilma Torselli



Commento 8009 di --->maurizio zappalà
14/4/2010


Senta Ferrara siccome non siamo a scuola le sue raccomandazione le tenga per i bambini che le capiterà di educare! A me già hanno pensato. Forse dovrebbe in riverito silenzio guardare dentro i suoi accoscati! Io di solito a casa degi altri non faccio puzze e flautolenze neanche di reazione(insomma, nn mi abbasso)!Lei faccia quello che vuole ma nn lo racconti a me! Liberissimo di pubblicarlo o no, dovevo dirglielo!

...

14/4/2010 - Paolo gl ferrara risponde a maurizio zappalà:
Non sapevo che antiTHeSi fosse casa sua, perchè le flatulenze le fa proprio qui...
Lei è un tale (non so... veda Lei) che si permette di fare insinuazioni su "accoscati". E' un tale i(ripeto, non so...veda Lei) che insulta perchè non ha argomenti.
Con i cretini non parlo (cretino= stupido che si crede intelligente). Adesso ho la certezza che Lei la pensa come me.


----> Tutti i commenti di maurizio zappalà
----> Scrivi a maurizio zappalà


Commento 8008 di --->Paolo gl ferrara
14/4/2010


Dunque, vorrei chiarire a tutti coloro i quali si cimentano nel commentare gli articoli che antiTHeSi non è luogo ove venire a fare le zuffe e insultarsi. Ricordo a tutti che i commenti restano su antiTHeSi e che antiTHeSi non è casa vostra.
Abbiate quindi rispetto per la possibilità che vi si dà di potere esprimere i vostri personali pareri, la vostra cultura sull'architettura e sui fatti che la compongono.
Zappalà e Torselli sono invitati a dare il meglio di se stessi solo dal punto di vista storico/critico.
Il libro di Saggio è uno strumento di lettura di un secolo di storia e credo ci siano tantissime cose su cui dibattere piuttosto che limitarsi a insultarsi.
Vi diamo rispetto, esigiamo rispetto. Da dieci anni portiamo avanti con passione il sito e, proprio per la passione e la coerenza, siamo stati mandati in esilio forzato dalla cultura ufficiale, quella sì salottiera e inutile. Siamo stati additati di insultare perchè era la strada più facile per metterci da parte. Invero, colpivamo gli organi vitali di personaggi e organismi che vivono solo di apparenza.
Detto ciò, dieci anni di battaglie non verranno certamente rovinati dalle vostre scaramucce. Ovviamente non tolgo i commenti a cui mi riferisco per dare forza al mio. Ma dopo questo non ve ne saranno più. Censureremo non le idee bensì l'inutilità.


----> Tutti i commenti di Paolo gl ferrara
----> Scrivi a Paolo gl ferrara



Commento 8007 di --->maurizio zappalà
14/4/2010


Non so se è nata prima la Torselli o l'ipertofia dell'ego? Chi è affetto da questa disfunzione presume sempre di sapere più degli altri e soltanto perchè discute in salotto di un libro che non ha letto! Ci sono architetti talentuosi, con pc o squadrette, maschi e femmine, come ci sono architetti scadenti cn pc o squadrette,maschi e femmine. Non sono gli strumenti che fanno un architetto ma il talento, illustre "comare"!Mi pare di avergliela fatta ancora più facile...

----> Tutti i commenti di maurizio zappalà
----> Scrivi a maurizio zappalà



Commento 8006 di --->Vilma Torselli
14/4/2010


Ma Zappalà, lei non ha capito niente della mia replica a Tanzi, anzi, se devo essere più precisa, credo che lei faccia fatica a capire qualunque cosa.
Il tema che Tanzi propone e che io ho raccolto, il rapporto uomo/macchina, creatività/tecnologia, è uno dei filoni portanti del dibattito culturale di tutto il '900, indipendentemente da ciò che sta scritto nel libro in questione, e lei me lo liquida come 'arroganza salottiera'? Ma dove è stato fino ad ora?A cosa crede pensasse lo stesso Antonino Saggio quando ha scritto "Introduzione alla rivoluzione informatica in architettura", "Frank O. Gehry, Architetture residuali", nonché svariati articoli sul tema? Se li è persi tutti? La sua, Zappalà, non è semplificazione, è ignoranza.

Per il resto, credo che qui nessuno voglia esprimere 'giudizi', ma solo pareri ed opinioni, i giudizi li esprime lei, che arrogante lo è davvero, con una grossolanità che lascia ben poche speranze circa la profondità del suo pensiero, le sue conoscenze e la sua educazione.

Le lascio un aforisma facile facile, si sforzi, vedrà che riuscirà a capire: "Quando il dito indica la luna, l'imbecille guarda il dito".


----> Tutti i commenti di Vilma Torselli
----> Scrivi a Vilma Torselli



Commento 8005 di --->giannino cusano
13/4/2010


To Renzo Marrucci

You wrote :"Pensa un pò credevo di aver scritto "cartoccetto" ... forse sarebbe piaciuto di più ?"

Considerato che catorcio vuol dire chiavistello, catenaccio per serare portoni e per estensione si è esteso alle auto malandate, in effetti prlare del Guggenheim come di un catorcio da sfasciacarrozze mi pareva più ovvio, come giudizio negativo: più avanspettacolo che dadaista. Dopo la rettifica, il cartoccetto fa pendere più la bilancia verso il dadaismo. Senza escludere l'avanspettacolo, naturalmente.

E' arcinoto, del resto, che anche un giudizio critico (negativo o no) può legittimamente esprimersi in forma artistica. Dalì disse, per es., che la Bardot aveva due labbra che gli parevano due grondaie :)

G.C.


----> Tutti i commenti di giannino cusano
----> Scrivi a giannino cusano



Commento 8004 di --->giannino cusano
13/4/2010


To Vilma Torselli

Scusi, ma questa non l'ho capita: "Da casalinga di Voghera: se non ci fosse il computer e chi lo sa usare con consumata maestria, Gehry sarebbe un architetto (o un 'creatore di sogni', come da spot a firma di Sydney Pollack) o sarebbe destinato a fare il camionista?"

Vero: il medium è il messaggio. Ma allora, da casalingo di Viterbo (che è pure peggio dell'equivalente del gentil sesso di Voghera) forse c'è anche da chiedersi: senza la prospettiva lineare, l'Alberti sarebbe l'Alberti o sarebbe fuggito in Cina a tirare risciò ? E senza la possibilità di curvare industrialmente il ferro, Horta sarebbe Horta o avrebbe fatto il maniscalco? E senza la tecnica per incurvare il legno, Thonet sarebbe per caso andato a impagliare civette e barbagianni? E senza le macchine che possono modellare "cerchi, quadrati, triangoli" Wright sarebbe mica stato un invasato predicatore di periferia?

G.C.


----> Tutti i commenti di giannino cusano
----> Scrivi a giannino cusano



Commento 8003 di --->pietro pagliardini
13/4/2010


Ottimo commento quello di Vilma, che apre un sacco di scenari diversi.
Vorrei limitarmi ad una considerazione.
Il progetto io credo si formi, e si debba formare, prima nella testa che nelle mani. Vi sono grandi disegnatori che potrebbero realizzare ottimi disegni di architettura senza per questo essere architetti, a maggior ragione non grandi architetti.
Indubbiamente la mano è il mezzo con cui si esprime ciò che c'è in testa ma lo strumento primo dell'architettura è il cervello (anche se, è chiaro, ci sono processi continui di feed back e interazioni tra schizzo e idea).
Da questo punto di vista, mi spiace ammetterlo, il fatto che Ghery non sappia o non voglia usare il computer, o almeno non sappia usare il software necessario, diventa irrilevante.
Il progetto, specie un progetto di una certa complessità richiede sempre più mani e più cervelli.
Brunelleschi non ha disegnato la cupola che porta il suo nome (a parte la lanterna), perché del progetto esisteva già da qualche decennio il modello, eppure lui l'ha realizzato, ma non da solo, con l'aiuto di molti muratori e capi mastri alle sue dipendenze.
Brunelleschi è stato capace di costruirla senza centine e ponteggi, progettando e costruendo da solo le macchine da cantiere necessarie. Brunelleschi era un orologiaio.
Il problema non è questo. Il problema consiste nel fatto che il mestiere di architetto non è fare un disegno, uno schizzo, ma rendere quel progetto eseguibile, plausibile, essere capaci di passare indenni, o almeno con minori danni possibili, dall'idea alla sua realizzazione, dall'astrazione alla concretezza, sapendo utilizzare al meglio tutte le professionalità necessarie, compresi coloro che fanno uso di software sofisticati.
Non solo strutturisti, impiantisti, esperti della sicurezza, geologi, idrauilici, geometri e quant'altro, ma anche esperti di software.
Di Gehry e di tutti coloro, quali la Hadid, disdegno invece fortemente i progetti tutti giocati su una presunta creatività, che invece è, come minimo, condivisa con coloro che usano il software, ed anche il fatto che quel passaggio dall'astratto al concreto è spesso fallimentare sotto il profilo tecnologico e architettonico (cause a non finire, almeno per Gehry). In questo senso, e solo in questo senso, sono pittori che non sanno usare il pennello.
Il progetto è uno schizzo, la restituzione al computer e poi tutto passa ad altri, senza alcun controllo possibile del processo (non potrebbe essere diversamente, data la mole di progetti che sfornano).
Non solo, questo metodo induce i giovani a credere, appunto, che basti un software e un bel rendering per essere architetti. Non è così, come non vuol dire essere ingegneri comprare un software, farlo "girare", stampare disegni standardizzati e non capire come funziona una struttura.
Saluti
Pietro


----> Tutti i commenti di pietro pagliardini
----> Scrivi a pietro pagliardini



Commento 8002 di --->filippo tanzi
13/4/2010


Se parliamo di Gehry io personalmente mi trovo un pò preso in contropiede: non capisco se è un gran genio o un gran paraculo. Mi spiego: indubbiamente edifici come il museo di Bilbao, l'auditorium Disney di Los Angeles (che ho visitato) o il museo Vitra sono capolavori di dinamica spaziale, invitano a muoversi, a percorre gli spazi, ad esplorare, a vivere insomma l'edificio come un'esperienza totalizzante, semplificando direi che sono generatori di curiosità intellettuale. E dinanzi ad un capolavoro è inutile chiedersi se la metodologia progettuale che lo ha originato sia più o meno "ortodossa"...chi se ne frega?!
Il punto è che gli edifici di Gehry non sono mica tutti capolavori e qualche domanda sul modo di progettare, a partire dagli schizzi e dai cartoncini intagliati dai suoi assistenti mentre lui seduto dice "qui taglia, qui metti, qui incolla" è legittimo farsela. Ma io non so rispondere, posso solo dire che pesonalmente ritengo, ed è un'idea opinabilissima, che a Gehry della gente e dello spazio non gliene freghi un granché (come sosteneva De Carlo) e che piuttosto la sua ricerca sia scultorea, sia cioè finalizzata ad ottenere dei contenitori fortemente personalizzati, che antepongono la forma finita alla funzione ed alle necessità dei fruitori. Poi capita che a volte le due cose convergono ed allora i risultati sono oggettivamente sublimi. Ma noto questo scollamento...sarò io che non lo capisco fino in fondo. Il suo ultimo progetto per il memoriale Eisenhower a Washington mi ha deluso, sembra un ritorno al post moderno, ad un classicismo privo di senso. E allora Gehry chi è? Sicuramente gli va riconosciuta una non comune onestà intellettuale quando ammette che se Mendelsohn avesse avuto i suoi mezzi ed i suoi computer avrebbe già fatto negli anni '20 del '900 quello che oggi sta facendo lui.



----> Tutti i commenti di filippo tanzi
----> Scrivi a filippo tanzi


pagina1 di 3 -->avanti
...

----> Va all'articolo Architettura e modernità
----> Invia un altro commento

---->Chiude questa finestra


www.antithesi.info - Tutti i diritti riservati