Torna alla PrimaPagina

Altri articoli recenti
articoli

Commenti
Ci sono 4 commenti relativi a questo articolo

Commento 527 di Chiono del 29/11/2003


Più che un commento è una precisazione:
all'inizio dell'articolo si legge dello scontrarsi della Villa con una "ricostruzione industriale". Mentre invece non si tratta di una ricostruzione, bensì di far mettere a norma una fabbrica che è nata ben dopo la villa Colli, ma che è ormai vecchia, obsoleta e che danneggia con rumore, scarichi. fumi e vibrazioni oltre all'ambiente circostante e altre case, anche la Villa Colli.
Sindaco, ammiistrazione e perfino l'Unione Industriali del Canavese si sono scherati con l'azienda, siccome generalmente poco importa del patrimonio architettonico ancorchè poco compreso di questo periodo.
Non solo: i proprietari della villa sono stati minacciati di sit-in di fronte alla villa stessa, bloccando il traffico della provinciale, di arrivare con le ruspe per abbattere la villa in modo che si risolva una volta per tutte il problema Villa Colli.
I proprietari della fabbrica hanno minacciato di chiudere lo stabilimento con articoli minatori e davvero un poco ridicoli comparsi su vari settimanali e quotidiani, dove, per colpa della villa Colli loro avrebbero chiuso TUTTI i loro stabilimenti (non solo quello vicino alla villa (e non si comprende bene il perchè) lasciando a casa (si leggeva nei primi articoli) centinaia, anzi migliaia di persone. Preciso che la fabbrica vicina non impiega nemmeno quaranta dipendenti che, se pur importanti, non sono "centinaia". Inoltre questi dipendenti sono spesso oggetto di gravissimi incidenti sul lavoro dovuti proprio all'incuria con cui è tenuta l'azienda stessa. Solo di recente è intervenuto l'elisoccorso per trasportare feriti gravissimi di cui uno ancora in prognosi riservata.
Ora mi domando come mai si debbano chiudere tutti gli stabilimenti per uno che non è a norma e disturba e crea vibrazioni e rumore giorno e notte. Mi domando come mai il Comune si schiera solamente con l'azienda e non con i proprietari della villa che desiderano fari rivivere un importante momento di storia dell'architettura in questo paesino del Canavese, che ha bisogno sì di lavoro, ma anche di cultura, creando in questa villa una biblioteca ed un punto di incontro per gli studiosi, naturalmente senza fini di lucro. Mi domando come mai si sia sempre così insensibili verso l'arte.
In un paese in cui, poi, per queste vechie ed obsolete fabbriche è stata individuata e costruita un'area per la loro ricollocazione con costi molto contenuti per l'acquisto dei terreni in cui è sorto il nuovo "Polo dello Stampaggio in Canavese", così tanto sollecitato dai Comuni e dall'Unione Industriali del Canavese.
E ci sarebbe ancora tanto da dire................

Renata Chiono

Tutti i commenti di Chiono

 

Commento 969 di Mariopaolo Fadda del 03/10/2005


Torno brevemente sull’argomento Villa Colli-Chiono, segnalato da AntiThesi nel luglio del 2003.

La denuncia di allora non ha prodotto nessun apprezzabile risultato e Renata Chiono sta per gettare la spugna. “Sinceramente disperata per quanto accade qui ogni giorno, ho pensato più volte di arrendermi, senza poi attuare questo mio pensiero... Con la prospettiva di un nuovo capannone industriale non posso pensare di andare oltre”, nonostante coltivi, in cuor suo, timide speranze “Ho ancora tanti progetti: ciò che oggi vorrei, è proseguire questa folle operazione culturale, organizzando un Congresso Internazionale di Architettura dedicato a Pagano, Levi-Montalcini e Alberto Sartoris, tre architetti torinesi a confronto.
Creare momenti di aggregazione offrendo gratuitamente, come sempre, lo spazio del giardino, che mi è stato richiesto da una associazione che opera per un teatro creato da persone diversamente abili, affinché possano realizzare un loro spettacolo.”

C’è da fremere di vergogna nel vedere le traversie a cui si è esposta Renata e alle angherie che ha subito e subisce per fare quello che in un qualsiasi paese civile le avrebbe procurato onori e riconoscimenti. Si sono mossi la Società degli Ingegneri ed Architetti di Torino, il Fondo per l’Ambiente Italiano, i Giovani Architetti del Canavese, l’Associazione Archivio Storico Olivetti, si è mosso persino il Capo dello Stato. Sono state fondate l’Associazione Storico-Culturale E X T E N S A Ratio e la biblioteca dedicata a Pagano e a Levi-Montalcini, ma di fronte all’arroganza di un’amministrazione comunale cieca e sorda e alle prepotenze corporative dei sindacati non c’è nulla da fare.

La vergogna di questa vicenda non sta solo nel prevalere di ottiche rozzamente economicistiche a danno della cultura, ma anche nel generale disinteresse degli addetti ai lavori. Accademici di fama, critici, storici e liberi professionisti si distinguono per il loro silenzio assordante, qualche rantolo, ma nulla di più. Per non parlare del Darc, il carrozzone di burocrati in carriera, che giorno dopo giorno si qualifica sempre più come un’offesa e un insulto alle ragioni dell’architettura moderna.
Due sole le risposte all’appello lanciato da AntiThesi.
I nostri architetti, sempre pronti a difendere a spada tratta catapecchie, purchè vecchie, a deprecare lo sfacelo del nostro patrimonio storico, a firmare commoventi appelli per le sorti dell’architettura moderna italiana, a inseguire le ultime mode non hanno tempo da perdere con cose insignificanti come la ventilata distruzione di “un'opera significativa della vicenda architettonica italiana del XX secolo.”
Uno spettacolo di pavidità e indifferenza da iscrivere nel libro nero dell’architettura italiana.

Mentre 35 baroni e baronetti esibiscono, sulle colonne del Corriera della Sera, l’ipocrisia di una intera casta, Renata Chiono, una non-architetto, difende in solitudine, con i fatti (cioè con impegno fisico, mentale e finanziario), “la continuità di una ricerca che ebbe inizio negli anni trenta del Novecento.” Un ceffone morale all’intellettualismo inerte del mondo accademico e professionale.

Grazie Renata per questa lezione di tenacia, civiltà e amore per l’architettura. Un vero appello per la promozione dell’architettura italiana, che sottoscrivo senza riserve.

Mariopaolo Fadda
Los Angeles, 3 ottobre 2005


Tutti i commenti di Mariopaolo Fadda

 

Commento 970 di Giannino Cusano del 05/10/2005


Leggo solo ora, attraverso il commento di Mariopaolo Fadda, di Villa Colli.
E' una vicenda ignobile, inqualificabile, vergognosa alla quale occore reagire. Non conosco l'intera vicenda se non per sommi capi, come era logico attendersi da una rivista.
Non faccio commenti né elenco, per ora, motivazioni a favore della villa: a caldo, credo urgente e necessario agire su due leve:
1. dare il massimo spazio per approfondire e divulgare ulteriormente questa vicenda e credo che Antithesi vorrà non solo rendersi disponibile ma anche spingere perché altri spazi di informazione si rendano disponibili;
2. occorre dare il massimo sostegno alle voci levatesi a favore di Villa Colli, a partire da quella del Capo dello Stato. Per questo credo che vada SUBITO istituito un Comitato per la difesa e la salvaguardia di villa Colli, che coinvolga figure di prestigio e comuni cittadini, e che sia capace di interloquire con le autorità locali. Io credo che alla fine almeno il buon senso (che è cosa diversa dal senso comune) possa prevalere.
Dichiaro sin d'ora tutta la mia disponibilità per qualsiasi iniziativa atta pernseguire lo scopo auspicato: lettere al sindaco, all'Unione Industriali, al Ministro Urbani, al Capo dello Stato, al Sindaco o qualsiasi altra cosa sia auspicabile e sperabilmente efficace.
Ci faccia sapere anche la sig.ra Chiono, che ha il polso della situazione, cosa davvero può essere utile in questo momento: il sostegno morale non basta e non intendo esprimerne. Forse è tardi, ma serve sostegno concreto e operativo.
E non è solo una questione di coscienza o di sensibilità: se non siamo disposti a scommetterci su nemmeno un capello, se cediamo alla rassegnazione e al pessimismo e gettiamo la spugna prima di aver tentato alcunché, non lamentiamoci poi se, in campo architettonico (solo?) , le cose in Italia vanno male: ce lo siamo (e ce lo saremo sempre di più) cercato e ampiamente meritato!
Possibile che non abbiamo più nemmeno la forza per scommettere su noi stessi? E se è così, non ci vergognamo per come ci hanno ridotti? G.C.

Tutti i commenti di Giannino Cusano

 

Commento 995 di Mariopaolo Fadda del 01/12/2005


Egr. Sig. Silvio Riorda
Sindaco pro-Tempore
di Rivara (TO)
ITALIA

e p.c.: AntiTHesi
www.antithesi.info/
Spazio Architettura
www.spazioarchitettura.net/


Apprendo dalle reti televisive e dai giornali americani (ma so che se ne occupano anche i media di altri continenti) della stoica battaglia intrapresa dall’amministrazione comunale di Rivara per tutelare il proprio futuro industriale messo a repentaglio dalla presenza di una villa privata.
CNN, FOX, NBC, CBS, New York Times, Los Angeles Times, Washington Post, Wall Street Journal non solo sottolineano, con diverse sfumature, la rilevanza internazionale della vicenda, ma dimostrano apprezzamento per le posizioni da Lei sostenute.

FOX News, per esempio, cita, in una corrispondenza da Rivara, una Sua lettera in risposta alle fastidiose intromissioni del FAI, in cui Lei afferma perentorio che la “preoccupazione è rivolta a questo punto non a ‘Villa Colli’... ma alle maestranze circa 150 famiglie occupate nelle aziende confinanti.” “E meno male! - scappa al cronista della rete televisiva che continua - da un lato una lussuosa villa e una famiglia (neanche rivarese) che la occupa, dall’altra una fabbrica e 150 (40 dice un’altra fonte non verificata) famiglie di Rivara, è chiaro che un’amministrazione lungimirante e paternalista deve tutelare le povere famiglie e al diavolo, una volta tanto, la cultura con tutti i suoi annessi e connessi.”

CBS dedica alla vicenda un’intero numero di “60 Minutes”, in cui ricostruisce i sei anni di angherie che la fabbrica confinante con la villa ha dovuto subire a seguito delle ripetute cause legali intentate dai nuovi rissosi “padroni” della Villa. Angherie supportate da associazioni e società di infimo livello che vanno dalla Società degli Ingegneri ed Architetti di Torino al Fondo per l’Ambiente Italiano, dai Giovani Architetti del Canavese all’Associazione Archivio Storico Olivetti. “Questi – dice il giornalista di CBS - la buttano sulla ‘Cultura’ pur di mettere in mutande 150 famiglie rivaresi vere. Senza nessun pudore si sono permessi di scomodare un premio Nobel e persino il Presidente della povera repubblica italiana! Finora senza risultati, per fortuna.”

Il servizio del Wall Street Journal si occupa, in particolare, del nuovo Polo di Stampaggio realizzato con fondi CEE a soli tre chilometri di distanza, che a parere del giornalista, è contro ogni logica economico-finanziaria ed uno spreco inaudito di soldi pubblici. “Il recente rilascio di una concessione edilizia per la costruzione di un nuovo fabbricato industriale confinante con la famigerata villa è la giusta decisione di un’amministrazione comunale gelosa della propria autonomia e del proprio campanile. Non sarebbe meglio, a questo punto, – si chiede ragionevolmente il giornalista newyorkese - che si trasferisse la famiglia proprietaria della villa, invece di costringere gli operai della fabbrica ad un incivile pendolarismo?”

Il New York Times titola in prima pagina “Italy: Nightmare and Sloppiness in Rivara” (che suona più o meno così “Italia: Incubo e pressapochismo a Rivara”). Nell’articolo, a firma del suo critico di architettura, si stigmatizza il comportamento “della gang di intellettuali [si proprio cosi li apostrofa, n.d.r] che tenta di far prevalere, ad ogni costo, il presunto valore storico-artistico della villa sul valore socio-industriale delle fabbriche che, come afferma Mr. Riorda, Sindaco pro-tempore di Rivara, ‘già al momento della costruzione’ circondavano la famigerata Villa (i maligni negano la circostanza), che quindi possiamo considerare un intruso in una zona ‘vocata all’industria’ come recita il Piano di Zonizzazione Acustica. Un oltraggio al patrimonio industriale di Rivara da far accapponare la pelle.”

Il Los Angeles Times dà notizia della costituzione di un cosiddetto Comitato Internazionale per salvare Villa Colli. “Tutta gente a cui non gliene importa nulla di Rivara, delle sue maestose fabbriche e delle povere famiglie operaie.” Scrive, senza peli sulla lingua, il responsabile della sezione economica del quotidiano angeleno.
A proposito, non si preoccupi se vede comparire il mio nome nella lista di aderenti, si tratta di una fastidiosa omonimia. Non ho nulla a che vedere con quel sordido individuo che fa solo, mi passi il romanismo, “caciara” per nulla. Forse le è sfuggita la sua ultima mascalzonata, un articoletto su quel fogliaccio online “Spazio Architettura”, scritto sotto l’evidente influsso di droghe pesanti.
Sa che le dico? Perchè non costituiamo anche noi un Comitato Internazionale per radere al suolo un’inutile e dannosa Villa? Ora che la vicenda è sui media di tutto il mondo, nei suoi giusti termini come abbiamo visto, sarà un gioco da ragazzi e agli intellettuali da strapazzo gli facciamo un bel cappotto.

Vediamo, infine, il presunto “valore” di questa casa di campagna. Progettata da due sconosciuti e ambigui architetti, Pagano e Levi-Montalcini, è l’espressione di quella corrente architettonica cosiddetta razionalista che per anni ha impestato lo scenario internazionale. Qualcuno ha parlato a tale proposito di “arte degenerata”, altri l’hanno etichettata “arte bolscevica”. Insomma qualcosa da cui stare alla larga. In effetti questa casa di campagna, catapultata in un’area naturalmente “vocata all’industria”, non ha nessun senso del “genius loci” e non aderisce alla tradizione rurale locale. Essa serve solo al soddisfacimento delle idiosincrasie di proprietari e progettisti tutti tesi ad uniformarsi allo stile internazionale propagandato dai ristretti circoli dell’annoiata borghesia piemontese e italiana. Gli intellettuali si inebriano cianciando di “Sogno e Precisione”, ma ha ragione il New York Times a parlare piuttosto di “Incubo e pressapochismo”.
E poi, sia detto fuori dai denti, non ci troviamo mica di fronte a capolavori come il Vittoriano, il palazzo dei Soviet o il Foro Mussolini (cito i primi che mi vengono in mente) per quali vale la pena invocare la protezione, anche a costo di mettere sul lastrico qualche famiglia operaia.

Per concludere, Sig. Sindaco pro-Tempore, non si faccia spaventare dall’attivismo di una “gang” di intellettuali senza attributi, non dia loro retta, lasci perdere tutti questi piagnistei su una villetta da tutelare, su biblioteche, convegni e corsi di studio per pochi privilegiati, mandi le ruspe e si sbarazzi di questo bubbone. Vada avanti sulla sua strada e ribatta a muso duro ogni fastidiosa intromissione nella gestione del radioso futuro dell’industria di Rivara.
Se mai dovesse servire il mio concreto apporto sono pronto a prendere il primo areo da Los Angeles e precipitarmi a Rivara per unirmi al bulldozer demolitore. Bisogna assolutamente bonificare la prestigiosa - ormai internazionalmente prestigiosa - area industriale di Rivara perchè come Lei giustamente scrive “... le aziende se oltre a dover affrontare le sfide della concorrenza devono investire risorse per difendersi da altri attacchi, alla prima possibilità localizzeranno la produzione altrove, impoverendo ulteriormente la nostra economia.” E questo non accadrà mai se potremo contare su amministrazioni dure e pure come quella che Lei presiede.

A proposito, sa perchè sono andato via dall’Italia? Avevo progettato una fabbrica di stampaggio di metalli a Barumini, in Sardegna, giusto a fianco del nuraghe Su Nuraxi, ma l’amministrazione comunale, ha bocciato il progetto, perchè questo, a loro dire, avrebbe danneggiato il cumulo di pietre messe su dai nostri antenati in un’area palesemente “vocata all’industria”. Mettendo così sul lastrico 150 famiglie baruminesi che avevano già venduto le loro greggi per l’agognato posto in fabbrica. A me non è restato altro che emigrare nella iperindustrializzata California. Ora la vicenda di Rivara, riapre il mio cuore alla speranza di un futuro in Italia ricco di presse, rumori, profumo di metalli, vibrazioni che ci spari finalmente in europa e nel mondo intero.

Prostrato umilmente ai suoi piedi, la saluto con deferenza.

Mariopaolo Fadda
Architetto Metallaro
Los Angeles, CA
30/11/2005

Tutti i commenti di Mariopaolo Fadda

 

[Torna su]
[Torna alla PrimaPagina]