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Ci sono 7 commenti relativi a questo articolo

Commento 7513 di Pietro pagliardini del 13/10/2009


Mi scusi se insisto sig. Janni ma ho da farle un'altra domanda (non mi scambi però con Repubblica che ne ha fatte molte di più):
Lei dice che è scriteriato aumentare del 20% le cubature delle abitazioni, una catastrofe ambientale, un grande "consumo di suolo", come va di moda oggi dire. Può anche darsi che lei abbia ragione, non posso confutarlo perché non conosco la situazione siciliana ma.... le stesse cubature approvate con legittimi strumenti urbanistici, ancorchè regolari (cioè contrattate politicamente) diventano per ciò stesso buone?
Non le sembra che siamo sempre al solito scambio tra metodo e merito, tra forma e sostanza, tra luogo comune e pensiero?
Caspita, Repubblica fa scuola anche tra i suoi ex lettori
Saluti
Pietro

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Commento 7516 di Vilma Torselli del 14/10/2009


Sono d'accordo con Pietro (una volta tanto!), il problema sta a monte. Se, come scrive Janni, "negli ultimi anni questo territorio è stato offeso, violentato da un’urbanizzazione aggressiva e dissennata, che ha stravolto i delicati equilibri ambientali e paesaggistici. Numerose sono le inchieste della magistratura che riguardano abusi e speculazioni edilizie perpetrate in aree torrentizie", concentrarsi sul piano casa è un pò come guardare la pagliuzza e dimenticarsi della trave.
Se il disastro incombeva da anni per una scriteriata gestione del territorio è perché gli stessi cittadini, diretti interessati e oggi direttamente danneggiati, non hanno scelto di farsi governare da politici corretti e capaci, ma hanno scelto di barattare licenze abusive e demolizioni mancate contro voti.
Non avremo politici con una coscienza civile finché non saremo cittadini con una coscienza civile.

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Commento 7520 di Pietro pagliardini del 15/10/2009


Mi spiace, ma lei non risponde alle mie domande perchè non vuole leggere ciò che scrivo. Credo,a questo punto, sia sinceramente inutile continuare ad offendere le nostre rispettive intelligenze.
Noi due siamo (stia attento, ho detto SIAMO) lo specchio della catastrofe italiana: da una parte un potere culturale e politico in disfacimento totale che arriva ad appellarsi ad Obama (il quale palesemente non c'entra un piffero con le nostre beghe) come ultima speranza possibile cui riferirsi, nell'impossibilità di trovarne una credibile in casa propria, dall'altra una forza grande che però è costretta a muoversi a spintoni e spallate, nell'impossibilità di poter discutere serenamente dei mali che ci affliggono.
Lei non è contro il Ponte in sè, non una ragione ha addotto, lei è contro ogni cosa proposta da Berlusconi, io non sono a favore del Ponte, di cui anzi nutro dubbi, ma sono costretto a difenderlo di fronte al vuoto di motivazioni contrarie che sento.
Se continuassimo a scriverci finiremmo coll'offenderci inutilmente perchè non ci capiremo mai e non c'è alcun motivo plausibile per farlo.
Quindi lei continui a credere di essere uno strenuo difensore dell'ambiente e un paladino della "legalità", io continuerò, ma non con lei, a fare domande, sperando di ottenere qualche risposta coerente con l'argomento.
Saluti
Pietro

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Commento 7519 di renzo marrucci del 15/10/2009


Fra le tante cose che il piano casa diventerà ci sarà anche quello... Ma chi non può chiudere il balconcino di casa o aggiungere una stanza perchè non è in villa o in villini vari potrà sempre ricorrere alla speranza di farsi una villa al mare o in montagna...

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Commento 7518 di Leandro Janni del 15/10/2009


Il Piano casa è un condono preventivo.
Il Piano casa attribuisce ai privati la scelta di ampliare l’abitazione, in deroga alla pianificazione urbanistica che, con un complesso procedimento amministrativo fatto anche di partecipazione pubblica, stabilisce limiti alla proprietà per assicurare, secondo l’art.42 della Costituzione, l’interesse pubblico dell’uso equilibrato di un bene limitato come il territorio. Questa deroga alla pianificazione, determina una profonda modificazione nei rapporti tra bene pubblico e interessi privati. La stessa modificazione dei condoni edilizi, cambia solo il rapporto tra la legge e l’intervento edilizio: nel caso del condono viene prima l’intervento edilizio e poi la legge, nel Piano casa è il contrario. In tutti e due i casi c’è un aumento del consumo del suolo e del carico urbanistico in contrasto con il piano regolatore generale, vale a dire che viene alterato il rapporto tra numero di abitanti e quantità di servizi. Il Piano casa, secondo i suoi sostenitori, andrebbe incontro alle esigenze del figlio che si sposa e invece di comprar casa amplia quella dei genitori, con la conseguenza che, considerato che si prevedono ampliamenti del 20% degli edifici uni o bi-familiari (oltre alle demolizioni e ricostruzioni fino al 35%), nelle zone con questa tipologia di edifici (si pensi alle tante villettopoli cresciute intorno alle nostre città) ciò determinerà un aumento del numero degli abitanti, mentre rimarranno immutate le strade, i parcheggi, le fognature, le scuole, gli uffici pubblici, il verde pubblico, le reti di gas, luce e telefono, ecc.
Per queste ragioni, a difesa della pianificazione pubblica del territorio, sin dall’inizio - e oggi ancor di più, dopo la tragedia di Messina - Italia Nostra si è opposta al Piano casa, indipendentemente dal fatto che a proporlo ed attuarlo fosse il Governo o le Regioni, indifferente anche al fatto che alcune Regioni ne abbiano mitigato la portata. Italia Nostra, dopo aver presentato nelle scorse settimane un reclamo alla Commissione europea per violazione del diritto comunitario, impugnerà innanzi al TAR le deliberazioni dei Comuni sul Piano casa e solleverà la questione di legittimità costituzionale della legge regionale per violazione di diversi articoli della Costituzione, in particolare dell’art.42. Senza contare che non risulta che i Comuni, nell’approvare a loro volta il Piano casa, abbiano tenuto conto dell’art.78 del Testo unico enti locali che prevede l’astensione dei consiglieri comunali “nei casi in cui sussiste una correlazione immediata e diretta fra il contenuto della deliberazione e specifici interesse del consigliere o di parenti o affini entro il quarto grado”. Siamo sicuri che non c’è alcun consigliere comunale, o parente o affine del medesimo, al quale faceva comodo ampliare la villetta?
Questo sotto il profilo giuridico, mentre per quello economico, se nel Piano casa è evidente l’interesse dei cementieri, meno sicuro è quello dei costruttori che già oggi hanno serie difficoltà a vendere i tanti edifici costruiti sull’onda della bolla immobiliare (chi li acquisterà se, in piena crisi dell’edilizia, i figli che si sposano amplieranno la casa dei genitori?), mentre l’invenduto e il disabitato, con adeguati incentivi, potrebbero risolvere il reale fabbisogno abitativo.
Un interesse opposto hanno invece i settori del turismo, dell’agricoltura, delle energie rinnovabili e di quell’economia verde che si va affermando nel mondo. La devastazione del nostro territorio e paesaggio, vera ed irripetibile ricchezza del nostro Paese e del nostro turismo di qualità, non è la via di uscita dalla crisi economica, ma il definitivo e irrimediabile affossamento della nostra economia e della capacità dell’Italia di attrarre talenti e ricchezza. Per superare la crisi serve un diverso modello di sviluppo, non il Piano casa, non altro cemento. Quel modello al quale sta lavorando Obama negli Stati Uniti e quello che ci incoraggia a perseguire il Presidente Napolitano quando dice “facciamo della crisi un’occasione perché l’Italia cresca come società basata sulla conoscenza, sulla valorizzazione del nostro patrimonio culturale e del nostro capitale umano”.

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Commento 7523 di Renzo marrucci del 17/10/2009


Il ponte sullo stretto
Davvero interessante che i verdi si scandalizzino tanto per il ponte sullo stretto di Messina quando dimenticano, per esempio, quello che avviene a Salerno per l’ennesimo crescent post fascista o leninista che dir si voglia al segno di un’archistar… o di quello più o meno analogo che avviene a Milano con city life con quella scorta di grattacieli tentennoni con previsto museo a tazza che oltretutto provincializzano irrimediabilmente l’immagine di Milano secondo una svolta all’incontrario… e non certo per migliorare la vita dei cittadini. Eppure i verdi compaiono e spariscono e non si sa bene il perché… Nessuno che si interessi agli scempi di Roma delle giunte scorse e via dicendo… Silenzio assoluto… compreso il silenzio sulla questione delle recenti esperienze napoletane sulla mercificazione dell’immondizia… e come dimenticare la leggendaria fioritura di ogni sorta di immondizia sulle strade e sugli spazi pubblici di città campane? E come mai questo interesse verso un’opera pubblica che potrà innescare qualche cosa di nuovo nella vita di un’isola tenuta all’esterno? Ora si interessano tanto al ponte? Sarà che si risveglia l’anima per un romantico Caronte? Sarà per una nota di agreste mitologica memoria intrisa di sentimento nostalgico ? Oppure la preoccupazione per una futura pagina che non sigli troppo l’era della sinistra dello scontento?
Renzo Marrucci
Milano, 15 ott. 2009
da Patrimonio sos

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Commento 7550 di Matteo seraceni del 21/10/2009


Io credo che quello del "piano casa" sia un falso problema: è la mentalità italiana ad essere fallace.
Vorrei ricordare gli innumerevoli condoni (fatti da governi sia di destra che di sinistra che di centro) succedutisi negli anni, le speculazioni edilizie, le opere iniziate e mai finite (tanto per citarne una, la Salerno-Reggio Calabria), ecc.. ecc..
Il problema è più antico di quel che sembra; non nascondiamoci dietro un dito: il popolo italico è pronto a vendere la propria terra, il futuro dei propri figli ed i propri ideali in cambio di qualche soldo e della possibilità di avere un minimo tornaconto.
Mi piacerebbe vivere in un mondo senza palazzinari, speculatori e falsi professionisti; ma vivo in Italia.
Credo che la prima cosa da fare sia piuttosto dare una speranza a chi ancora crede che si possa fare della buona architettura in un contesto come questo...
A presto

Matteo
http://arching.wordpress.com

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