Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Carnevale a Piazza Armerina: la carrozzata 'Villa del Casale', di Vittorio Sgarbi

di la Redazione - 13/11/2006


Sembra che Sgarbi abbia finalmente trovato il modo di "fare l'architetto". Infatti, il progetto per la nuova copertura della Villa Romana di Piazza Armerina è sì stato opera del Centro regionale di restauro diretto da Guido Meli, ma secondo le linee guida impartite proprio dall’Alto commissario.
Quello che ne è venuto fuori rappresenta appieno la totale approssimazione rispetto i significati del rapporto tra storia e architettura, ridotto esclusivamente ad una mera questione di materiali da usare, nel caso specifico quelli della tradizione classica: legno e mattoni. Probabilmente, i protagonisti di questa assurda carrozzata carnevalesca (la carrozzata è il carro allegorico), disconoscono completamente la Casa Rossa di P. Webb e W.Morris, dove mattoni e legno sono creazione assoluta di una straordinaria architettura moderna.
William Morris fondò l’Arts & Crafts Movement per combattere quella produzione industriale che considerava deleteria per l'arte. Oggi, nel caso della Villa Romana, tutti noi possiamo limitarci a firmare l'appello per la salvaguardia dell'opera di Minissi che propone il Prof. Franco Tomaselli e che segue l'appello dei professori Tusa e Guerrera. Vi invitiamo a farlo: sarà un atto di modernità.

APPELLO
Sicilia, Villa romana del Casale di Piazza Armerina

Informo che si sta per commettere un gravissimo misfatto culturale.
La villa del Casale è stata posta sotto la tutela del dott. Vittorio Sgarbi che ha deciso di fare eseguire opere del valore di 25.000.000 di ?uro che comprometteranno l'integrità e l'autenticità del noto monumento, dichiarato dall'UNESCO patrimonio dell'umanità.
Il progetto prevede la distruzione delle coperture e dell'impianto museografico che sono considerati tra i più validi esempi di intervento di restauro del Novecento.
Collegandosi al sito www.unipa.it/monumentodocumento si possono ottenere dettagliate informazioni e partecipare alla protesta per impedire che si compia una ulteriore distruzione dell'opera esemplare dell'architetto Franco Minissi.
Vi prego di diffondere la notizia di questo pericolo e sollecitare ulteriori adesioni.
Grazie per l'attenzione
Franco Tomaselli, Professore ordinario di Restauro dei Monumenti, Facoltà di Architettura - Università degli Studi di Palermo
Associazione Culturale Monumento-Documento onlus
www.unipa.it/monumentodocumento

__________________________________________________________________

LETTERA proff. Tusa e Guerrera

Master Arch x Arch
Università degli Studi di Palermo
DISPA
Dipartimento di Storia e Progetto nell'Architettura
Corso Vittorio Emanuele 188 ­ 90133 Palermo

Palermo, li 25 settembre 2006

All'Assessore per i Beni Culturali, Ambientali e P.I.
Regione Siciliana
On.le Lino Leanza
E p.c.
AI Ministro per i Beni e le Attività Culturali
On.le Francesco Rutelli

Oggetto: Sostituzione della copertura della Villa del Casale a Piazza Armerina.

Un'importante opera d'architettura contemporanea, la copertura della Villa del Casale a Piazza Armerina, progettata da Franco Minissi negli anni '60 e '70 per proteggere i ruderi e, soprattutto, i pavimenti a mosaico della villa d'epoca romana tardo~imperiale, sta per essere distrutta.
I principi informatori del progetto di Minissi sono semplici: ogni ambiente della villa è protetto da una copertura che evoca la forma che avrebbe potuto avere in origine della sua costruzione. I volumi, le falde di copertura e le pareti perimetrali in perspex - un materiale leggero e trasparente - sono sostenuti da leggere travi reticolari e sotti1i montanti in acciaio appoggiati sulle tracce murarie della Villa. Alcune di queste costituiscono anche il percorso soprelevato per la visita e per 1eggere dall'alto le figure mosaicate sui pavimenti.
Inoltre, per diffondere uniformemente la luce sui pavimenti e consentire una buona lettura dei mosaici, fu progettato con lo stesso materiale della copertura un velario mentre per garantire l'aerazione naturale degli ambienti, le pareti sono pannelli a scalette del tipo persiana.
I volumi, nella composizione dettata dal1o straordinario impianto planimetrico, resi astratti dal materiale, rendono visibile l'impianto della villa, riconoscibili le tracce murarie e i pavimenti d'origine e introducono
nello straordinario paesaggio della vallata una figura nuova e suggestiva per i sottili rimandi verso l'antico e verso la contemporaneità.
Nel complesso l'intervento di Minissi, non compromettendo la leggibilità del rudere archeologico, riconfigura la villa senza tuttavia riproporla come una ricostruzione filologica.
Allo stato il monumento è in cattive condizioni, causa interventi non qualificati per risolvere alcuni problemi derivanti dal1a presenza quotidiana di migliaia di visitatori. In realtà sono stati proprio questi interventi che
hanno compromesso la validità della realizzazione Minissi, con l'aggravante della mancanza assoluta dì manutenzione ordinaria,
Sicuramente i problemi da risolvere sono:
l-Eliminare ]'eccessivo calore che provoca il distacco delle tessere del mosaico. La sostituzione delle pareti perimetrali con vetrate chiuse e la totale chiusura del peristilio con vetrate hanno causato certamente la
mancanza d'aerazione e l'innalzamento della temperatura negli ambienti interni.
2-Abbattere l'eccessiva insolazione e la formazione d'ombre proiettate sui pavimenti che rendono illeggibili i mosaici. L'asportazione del velario ha avuto come conseguenza la diretta proiezione sui pavimenti, delle ombre del1e travi e dei piedritti.
3-Sostituire le strutture in acciaio ammalorate perché deteriorate dalla mancanza di protezione dagli agenti atmosferici.

E' stato reso noto che per risolvere ques1i problemi è stato deciso dalle Istituzioni competenti di demolire le strutture, le pareti e le coperture e di ricostruirle in legno, conservando del progetto di Minissi so1amente i
percorsi sulle murature.
Troviamo questa decisione inadeguata e inopportuna per diversi motivi.
l-Sostituire gli elementi strutturali ammalorati e migliorare le coperture sostituendo, possibilmente, il perspex con materiali e soluzioni tecnologicamente più avanzati per filtrare la luce ed evitare la formazione
di ca1ore, è un'operazione progettuale semplice, re1ativamente costosa e soprattutto significa riconoscere il valore del1'opera di Minissi che è organica nel suo insieme all'impianto archeologico.
2-L'intendimento di usare il legno per le coperture rivestite in lamina di rame, di inserire pannelli per le pareti perimetrali rivestiti d'intonaco renderebbe il complesso una ricostruzione falsamente imitativa della forma della villa originaria oltre che contraddire i principi che hanno improntato la moderna scienza del restauro. Inoltre il sistema strutturale ligneo, a causa del peso proprio, richiederà certamente il consolidamento delle murature e delle strutture in fondazione con 1'uso di micropali.
3- E' dato di sapere che per realizzare la sostituzione delle coperture è previsto un impegno fil1anziario di 24 milioni d'euro, dunque un investimento notevole, che se adottata una soluzione aderente all'opera di Minissi, in parte potrebbe essere utilizzato per migliorare il sistema di fruizione del sito costruendo adeguati servizi d'accoglienza per le migliaia di visitatori; per risolvere anche l'annoso problema della vendita di gadget e souvenir che affoga l'ingresso alla villa; per continuare la ricerca archeologica nelle parti
insediamentali non esplorate ove si conservano le tracce dei livelli e delle strutture architettoniche che vennero impiantate in epoca tardo-antica ed alto medievale nell'area della villa, le cui porzioni soprastanti la villa stessa vennero purtroppo eliminate senza documentazione nel corso degli scavi passati.
Con queste motivate considerazioni chiediamo alle Loro Signorie di intervenire nella qualità di massimi responsabili dei beni culturali in Italia e Sicilia per impedire la distruzione di un'opera di architettura contemporanea d'alto straordinario esempio d'intervento moderno in un sito archeologico a dar luogo ad una organiza e razionale progettazione risolutiva delle diverse e urgenti esigenze dell'importante area archeologica della Villa di Piazza Armerina.

Prof. Giuseppe Guerrera
Direttore del Master Architettura per l'Archeologia
Università di Palermo

Pro f. Sebastiano Tusa
Soprintendente del Mare
Regione Sicilia


_______________________________________________________________________________ Pubblichiamo anche la risposta di Vittorio Sgarbi alle accuse ricevute. L'articolo è stato pubblicato su "Il Giornale" del 23 ottobre 2006

Pistola puntata su Villa Armerina Verrebbe voglia di lasciar perdere, di abbandonare la Sicilia. Povera Sicilia, nella quale le forze migliori sono sopraffatte non dalla mafia, ma dalla cattiva amministrazione, dall'inerzia, dalla burocrazia, e infine, dalla vana logomachia di cervelli bizantini, perpetuamente insoddisfatti e desiderosi del fallimento di chi ha conservato entusiasmo e speranza. Fra i campioni di questo atteggiamento disfattista, che favorisce l'inerzia delle istituzioni, ci sono oggi architetti e studiosi tristi e modesti come Giuseppe Guerrera, Sebastiano Tusa, Luigi Prestinenza Puglisi, Umberto Di Cristina, con il concorso esterno di un falso restauratore, avvezzo a dar corpo ai suoi deliri architettonici come Marco Dezzi Bardeschi. Tutti schierati, con le loro pistole scariche, contro il progetto di recupero della Villa romana del Casale a Piazza Armerina, proprio oggi che, dopo anni di inenarrabili traversie, sta per prendere avvio. Fantasiose interpretazioni architettoniche, strumentali difese della brutta e logora copertura di ferro e plastica maldestramente derivata da un progetto dell'architetto Franco Minissi, si oppongono alla più semplice e pura ridefinizione degli spazi che il nuovo progetto, dopo anni di incuria, stabilisce per la miglior conservazione e visione dei mosaici, ritenendo del Minissi l'utile passerella sopra i muri innalzati al medesimo livello. Ai queruli studiosi e architetti si aggiunge qualche pettegolo maledetto, infiltrato anche nel FAI che, nella lunga attesa delle autorizzazioni regionali, ha negato la mia dedizione e la mia funzione, credo essenziale, in Sicilia, per non perdere il finanziamento europeo di circa 25 milioni di euro (POR più PIT, due programmi di finanziamento). Posso serenamente affermare che, senza la mia ostinazione, quel finanziamento straordinario avrebbe rischiato di non essere attivato e che sono stati necessari la mia determinazione e decine di visite e incontri in Sicilia per discutere, indirizzare, elaborare il progetto che, negli ultimi giorni, è stato definitivamente legittimato anche dalla Corte dei Conti. Ad ogni passaggio ostacoli, rallentamenti, tentativi di insabbiamento. E anche ora l'attività dei nemici del progetto e dei sostenitori del «tanto peggio tanto meglio» è febbrile e, come sempre, distruttiva. L'impegno straordinario, anche attraverso il contribuito dei migliori consulenti, architetti, restauratori, e scienziati dell'Istituto Regionale del Restauro, ha prodotto un elaborato di copertura dei mosaici, di grande misura e qualità, riabilitando i materiali originali, mattoni, legno, rame, intonaco, ed eliminando ferro, vetro e plastica che opprimevano il monumento. In perfetta trasparenza tutto l'elaborato, frutto di centinaia di ore di lavoro, e di una immane impresa di contrattacco alla burocrazia condotto da me e dal responsabile unico del procedimento (RUP), l'architetto Rosa Oliva della Soprintendenza di Enna, è consultabile nelle migliaia di carte depositate nella sede dell'Istituto Regionale del Restauro presso l'architetto Guido Meli. Molta passione e nessun vantaggio, se non per il piacere dell'impresa. Io ho lavorato, gratuitamente, per tre anni, così come tutti i consulenti legati al rischio della decadenza del finanziamento europeo, fra i quali l'ottimo Gionata Rizzi, architetto milanese noto anche per i restauri del Duomo di Parma e della Villa Reale di Monza, oltre che per gli interventi in molti siti archeologici e in Medio Oriente e a Pompei, anche per incarico della fondazione Getti. La Regione non ha fin qui provveduto a pagare né autisti, né segretarie, né tanto meno me, nominato con decreto, sulla base di una legge regionale, Alto Commissario, e il cui compenso, comunque, mai percepito, è stato fissato in 50mila euro all'anno. Le grandi cifre di cui si favoleggia, e di cui mi parlava Giulia Maria Crespi del FAI, sono inesistenti, mentre la mia presenza e il mio impegno in Piazza Armerina sono noti a tutti e documentati anche nelle cronache dei giornali, fra dibattiti e discussioni interminabili, insieme a mille inutili polemiche e contestazioni poste nelle commissioni regionali di controllo da un pessimo architetto avvezzo a un inutile decorativismo neo liberty come Umberto Di Cristina che ha fatto di tutto per rallentare l'approvazione del progetto. Da qualche settimana, dopo anni di lavoro, tutta una pratica amministrativa è compiuta e approvata. Tra qualche giorno, il 25 ottobre, si apriranno le buste delle offerte delle imprese per la gara d'appalto. Dovrebbe essere gran festa. E invece continuano calunnie e diffamazioni, insieme alle minacce di sciopero degli organi di controllo. Ora dovremmo soltanto sperare di dare inizio a lavori, come si era stabilito, entro novembre. Si tratta, ovviamente, di grandi interventi straordinari che la villa richiede per il restauro dei mosaici e per la copertura. L'attività ordinaria, da cui dipende l'evidente degrado della villa, sotto gli occhi di tutti, e anche i miei, da cui derivò la mia denuncia e la conseguente, assoluta dedizione ed impegno per il recupero, prima su indicazione dell'assessore Fabio Granata, poi con legge regionale, come Alto Commissario, non compete direttamente a me, ma alla soprintendenza e alla direzione della Villa che non ha, di fatto, collaborato col mio ufficio, fino alla recente nomina della nuova direttrice Maria Costanza Lentini. Vani sono stati anche i miei tentativi di stringere il Comune, che dispone di una parte dei finanziamenti derivati da una percentuale sulla vendita dei biglietti, di impegnarsi nella manutenzione ordinaria per la quale io non ero dotato di fondi. Né potevo usare quelli annunciati, ma garantiti soltanto dal progetto definitivamente approvato in questi giorni, del finanziamento europeo. Tocca ora all'Assessorato regionale interrompere la lunga inerzia e riprendere con rinnovato rigore l'impegno cui io non ho mai rinunciato e che nessuna polemica di falsi architetti distruttori potrà contrastare. All'Assessorato tocca onorare l'impegno per una impresa così importante per la nostra civiltà e mostrare rispetto per il lavoro di funzionari, architetti, e restauratori che in questi anni si sono dedicati con intelligenza, passi one e rigore a quest'opera senza alcuna garanzia se non la loro speranza in una Sicilia migliore". Vittorio Sgarbi

(la Redazione - 13/11/2006)

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Commento 4949 di Monumento-Documento del 12/04/2007



Per un breve periodo ci eravamo illusi che la Villa del Casale di Piazza
Armerina fosse in salvo e che si potesse gioire per lo scampato pericolo.
Avevamo sperato che il lungo ritardo accumulato nei tempi annunciati
dall'alto commissario dott. Vittorio Sgarbi per lo svolgimento del faraonico
progetto, fosse frutto di un ripensamento e di una matura riflessione
sull'inopportunità di svolgere opere distruttive e costosissime.

Ma si trattava solamente di una temporanea illusione perché l'arroganza e la
protervia dei personaggi, senza scrupoli, che in questo periodo sono
chiamati ad esercitare la "tutela" del prezioso sito archeologico, non
vedono ostacoli di sorta ed hanno intenzione di portare a compimento il loro
intento delittuoso in dispregio delle norme e delle leggi per la
salvaguardia e la conservazione del patrimonio culturale.

Passato il primo periodo di delusione e sconforto l'Associazione MONUMENTO-
DOCUMENTO ha deciso di reagire utilizzando l'essenziale opportunità che ci
offre la legge, ovvero quella di fare ricorso al Procuratore della
Repubblica che, siamo sicuri, ci potrà garantire, nell'esercizio del nostro
mandato statutario, contro coloro che attentano alla conservazione e
all'autenticità della Villa del Casale.

È possibile leggere il testo dell'esposto presentato al Procuratore della
Repubblica a tutela del bene culturale Villa del Casale su:
www.unipa.it/monumentodocumento

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Commento 1841 di Associazione monumento documento onlus del 18/02/2007


Villa del Casale a Piazza Armerina (Sicilia).

Solo di recente il Centro del Restauro della Regione Siciliana ha consentito la visione del cosiddetto “progetto di restauro” della Villa romana del Casale; valutandone i contenuti si avverte che il rischio di un imbarazzante flop culturale è altissimo. Si ha l’impressione di osservare studi preliminari alla redazione di un progetto, di cui ancora appare lontana la genesi…
L’alto commissario dott. Vittorio Sgarbi non solo prevede la distruzione della storica copertura di Minissi, a vantaggio di un fantasioso ripristino, ma anche la manomissione e falsificazione dei mosaici romani.
L'intento di portare a compimento la dispendiosa manomissione e del sito archeologico della Villa del Casale di Piazza Armerina non è più un sospetto! Per approfondimenti si consultino le nuove pagine del sito web dell'Associazione culturale Monumento-Documento:
http://www.unipa.it/monumentodocumento/villadelcasale/progetto/index.html
Si prega di diffondere ulteriormente la notizia del gravissimo rischio di assistere alla rovina di uno dei siti archeologici siciliani più noti al mondo.

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Commento 1785 di giuseppe maniscalco del 02/02/2007


i resti murari della villa romana del casale sono oppure no un bene culturale in sè? l'architettura antica è oppure no un bene culturale? se la risposta è affermativa, come mai nascondere i profili verticali esterni dei resti murari con una copertura laterale opaca?
perchè livellarli all'occhio del fruitore?

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Commento 1783 di Giuseppe Maniscalco del 01/02/2007


Non sono né esperto né competente in materia di restauro conservativo. Tuttavia, poiché il prof. Vittorio Sgarbi è incompetente e inesperto quanto me in materia, io posso parlarne con cognizione di logica se non di fatto o di scienza.
Nelle linee guida dettate dal prof. Sgarbi si doveva preliminarmente procedere a conoscere delle cause del degrado dei pavimenti musivi della Villa Romana del Casale. “Il progetto dovrà pertanto analizzare le cause di degrado in atto e valutare la necessità di interventi all'intorno (irregimentazione delle acque?) capaci di eliminare o ridurre i fenomeni di deterioramento.”
E oltre: “Non è da prevedersi, invece, il distacco delle parti ricollocate su massetto di cemento, operazione questa assai invasiva e, allo stato attuale delle conoscenze, non necessaria .”
Da: http://www.archaeogate.org/classica/article/457/2/la-villa-del-casale-di-piazza-armerina-dagli-scavi-alla.html
Il lavoro di approfondimento reso con la collaborazione del CNR –credo- ha individuato nel massetto di cemento armato su cui sono poggiati i pavimenti musivi una di queste cause: dal sito http://www.icvbc.cnr.it/consulenza/piazza%20armerina.htm leggo: "Poiché siamo perfettamente consapevoli che il problema dei sali solubili sui mosaici di piazza armerina (in assenza di stacco e ri-supportazione, ipotesi per il momento accantonata) non potrà essere risolutivo ..." ecc. ecc.
Io che non sono un esperto non capisco…
A)Bisogna identificare le cause del degrado.
B)Non bisogna procedere al distacco del pavimento posato sul massetto di cemento, perché è invasiva e, per le conoscenze attuali, non necessaria.
C)In assenza di stacco e ri-supportazione, ipotesi per il momento accantonata, il problema dei sali solubili sui mosaici di piazza armerina non potrà essere risolutivo.

L’ordine delle tre proposizioni è sbagliato. Quello giusto è:

A)premessa: bisogna identificare le cause del degrado.
B)premessa: in assenza di stacco e ri-supportazione, ipotesi per il momento accantonata, il problema dei sali solubili sui mosaici di piazza armerina non potrà essere risolutivo.
C)conclusione: non bisogna procedere al distacco del pavimento posato sul massetto di cemento, perché è invasiva e, per le conoscenze attuali, non necessaria.
Ma la conclusione C) è falsa.
Infatti è falsa perché i tecnici non dicono che non sia necessaria -premessa B)-. Ma dicono che per il momento è accantonata pur essendo necessaria. Inoltre, non dicono che sia invasiva. questo lo dice il Prof. Sgarbi non il CNR.
La domanda è: come può qualificarsi il ragionamento di Immanuel Sgarbi? Sintetico, analitico, a priori, a posteriori, o …?


Tutti i commenti di Giuseppe Maniscalco

 

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Commento 1514 di Gaetano manganello del 23/12/2006


A seguire la vicenda contrastata della villa del Casale di piazza Armerina si rimane frastornati dalla confusione espressa dalle varie posizioni.
Tra le due posizioni emerse, quella conservativa del restauro dell'arch. Minissi, e quella "innovatva" proposta da Sgarbi ( paradossalmente innovativa perchè rinnova il restauro contemporaneo del Minissi con un progetto conservatore e non conservativo) c'è sicuramente spazio per una strada alternativa che esplori le possibilità di una nuova progettazione che risolvi il problema innanzitutto della migliore conservazione dei mosaici della villa e della leggibilità dell'impianto architettonico.
Penso che la cultura architettonica contemporanea possa esprimere progettisti e progetti che diano identità e valore aggiunto alla villa del casale.
Che fare dunque?
Nominare una commissione formata da esperti ( per carità veri e non politicizzati ) che elabori un dettagliato e puntuale programma degli interventi attento anche alla definizione dei servizi funzionali alla fruibilità delle masse dei visitatori.
Espletare un vero concorso internazionale finalizzato alla realizzazione dell'opera.
Questa ipotesi obbligata nel resto del mondo ( dove le principale opere architettoniche sono il risultato di concorsi vale per tutti ad es. il concorso per la biblioteca di Alessandria espletato in un paese del cosiddetto terzo mondo vinto da un gruppo norvegese Shoetta che ha poi realizzato la biblioteca; e di esempi se ne possono fare tantissimi) in Italia rimane la più complicata e difficile da seguire.
A quando le ragioni dell'architettura prevarranno sulle becere questioni legate alla politica e ai rapporti di forza tra personaggi di dubbio profilo?

Tutti i commenti di Gaetano manganello

 

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Commento 1491 di Leandro Janni del 03/12/2006


Villa romana del Casale: tanto rumore, pessimo risultato


Tanto rumore si è fatto, in questi ultimi anni, a proposito della Villa romana del Casale di Piazza Armerina. Il rumore, però, non ha prodotto buoni risultati. Oggi, infatti, la Villa rischia di subire un assurdo intervento di “ricostruzione in stile”, frutto della confusa collaborazione tra l’Istituto regionale del restauro, diretto da Guido Meli, e l’Alto commissario Vittorio Sgarbi.

In questi ultimi mesi parecchie autorevoli voci si sono levate contro il progetto Sgarbi-Meli, e a difesa del progetto di Franco Minissi che, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, realizzò una struttura museale organicamente, discretamente collegata all’impianto archeologico della Villa, oggi in pessime condizioni.

Io credo che sia giusto e sacrosanto criticare, opporsi decisamente, impedire che venga realizzato l’insensato progetto di “ricostruzione in stile” della Villa romana del Casale. Credo, altresì, che difendere strenuamente, feticisticamente il progetto di Minissi, considerato da taluni opera d’architettura di assoluto e intangibile valore, sia un errore. Risultando, tra l’altro, perfettamente funzionale alla realizzazione del progetto Sgarbi-Meli.

Diciamolo con molta chiarezza: se veramente si fosse voluto realizzare un buon progetto, creativamente conservativo, capace di tutelare e valorizzare la Villa, l’unica strada percorribile era quella del concorso internazionale di progettazione. Di certo non quella dell’Alto commissario.

Continuare a negare la cultura contemporanea, il meglio della cultura contemporanea, aumenta inesorabilmente la confusione sotto il cielo e il senso, doloroso, della decadenza.


Leandro Janni






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Commento 1474 di vilma torselli del 20/11/2006


Pare che Vittorio Sgarbi abbia finalmente acquietato ciò che, parafrasando Freud, chiamerei “invidia del titolo” e sia riuscito a fare l’architetto, seppure in carenza di regolare “autorizzazione” accademica.
Naturalmente, per la suddetta carenza, lo fa male, rischiando di fornire l’ennesimo esempio di come le buone intenzioni degli incompetenti possano essere più dannose dell’indifferenza degli esperti.
Evidentemente, nel caso specifico, il fatto che si tratti di un intervento di restauro lo autorizza in qualche modo ad impicciarsi di una disciplina non sua, ma anche una casalinga di Voghera sa che non si può restaurare ciò che non si conosce profondamente, perché il restauro attiene all’anima delle cose, ad una intimità che dorme sotto il degrado e che va attentamente indagata con opportuni strumenti culturali.
La realtà è che Vittorio Sgarbi non ha una particolare vocazione per l’architettura, è molto più brillante quando parla/scrive di quadri, evidentemente la bidimensionalità della tela gli è più congeniale, è quello il campo in cui dispiega al meglio il suo linguaggio colto, ricco, evocativo, di intrinseca eleganza letteraria, perché mai non si ‘limita’ a quello?

Tutti i commenti di vilma torselli

 

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Commento 1469 di m.marchesini del 16/11/2006


Letta la lettera di Sgarbi non posso che commentare con tono analogo ai suoi tanti coloriti interventi televisivi: il nuovo progetto per la villa di Piazza Armerina è UNO SCHIFO!!

Tutti i commenti di m.marchesini

 

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Commento 1463 di christofer giusti del 13/11/2006


Cio che l'Architetto Andrea Pacciani afferma può essere condivisibile per certi aspetti: le teorie sul restauro si sprecano, al punto che l'unica via percorribile, dal mio punto di vista, è quella che, oggi come oggi, fa più paura, quella che non demanda all'una o all'altra tranquillizzante teorizzazionie assolutistica, che non si affida alla scienza come foriera di tutte le risposte giuste perché, appunto scientifiche, ma quella che sia affida alla sensibilità percettiva, espresiva e culturale di un architetto, nella fattispecie l'architetto Franco Minissi.
Sembra incredibile che i tempi contemporanei, eredi di tanta passata ricchezza (frutto della intuizione), non siano, di fatto, in grado di apprezzare la ricchezza non materiale, non misurabile non monetizzabile.
E se l'opera del Minissi per la villa romana , certamente un'opera funzionale oltre che architettonicamente certamente apprezzabile, vista l'indecente incuria che le è stata riservata, potrebbe essere sostituita da altra opera MODERNA e egualmente, se non più sensibile, (e non certo dalla porcata di Sgarbi e co), lo stesso non si sarebbe potuto certo dire per la basilicale di Mazara del Vallo, un'opera di gran bellezza per la quale, signor Pacciani, sì, si sarebbe dovuto procedere a un restauro; ma non un restauro secondo le teorie di tizio piuttosto che di caio, o secondo le tendenze del tal sovrintendente, ma un restauro che, preso atto della giustezza dell'idea, ne riproponesse lo stesso lirismo se non più alto! magari usando materiali più durevoli o più garantiti
invece, a proposito di reversibilità, qualche sprovveduto ha pensato bene di tramutare quella delicata opera in una colata di cemento...intonacato di bianco.

Tutti i commenti di christofer giusti

 

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Commento 1461 di andrea pacciani del 13/11/2006


Il restauro di un restauro ma non con i criteri del restauro moderno? scusate ma non è un po' paradossale? e che facciamo il dov'era e com'era del Missini con un falso storico ancora più ingannevole del falso storico di cui si accusa il progetto Sgarbi?
Oggi ci fanno restaurare con interventi rimovibili perchè un giorno possano essere migliorati o sostituiti con nuove opere e tecnologie diverse, e adesso invece museifichiamo anche il restauro? e con che criteri poi? e tra trent'anni che facciamo museifichiamo il restauro del restauro.....
E poi, se vogliamo veramente restaurare sto capolavoro di Missini come lo facciamo; mi sembra che sia stato proposto inevitabilmente non in maniera conservativa ma di sostituzioni delle parti non più performanti (il perpex con nuovi materiali.....) allora creiamo un falso Missini aggiornato ai nostri giorni.
Di Missini vogliamo trasmettere l'identità del tipo di intervento che è stato fatto? ma questo non viene fatto con la testimonianza dell'originalità materiale (come si fa per gli edifici del passato) ma con gli aggiornamenti tecnologici disponibili per allungarne la vita funzionale: è come mettere le tapparelle al Quirinale!
E poi come si farà a distinguere il Missini originale dal sostituito? mi immagino bulloni di colorazioni diverse e verniciature dalle brillantezze variegate per una lettura omogenea ma attenta alla datazione dell'intervento sul lacerto (lo smalto vecchi esfoliato sulle putrelle come si conserva?) insomma un pasticcio per discernere ciò che ha trent'anni da ciò che è nuovo.
Mi sembra il tutto molto confuso..............
Mi aspetto che i lettori di antithesi, se coerenti con le proprie idee moderniste più che firmare per il dov'era e com'era del Missini facciano una petizione per un progetto nuovo, diverso di quello di Sgarbi se non piace, ma almeno con una coerenza d'approccio culturale.
Tuttavia mi fa piacere che il modernismo si interroghi sulla storicizzazione dei propri monumenti che sono stati progettati e costruiti non per essere trasmessi nel tempo ma semplicemente per rispondere ad un'esigenza culturale contemporanea senza rendersi conto che prima o dopo ne avrebbero dovuto rispondere (gira questa leggenda metropolitana che il Bouburg nei suoi restauri, se così si possano chiamare, sia costato ormai più di cinque voltoe del suo costo di costruzione).
Le architetture nascono per attraversare più generazioni, purtropo accade anche per quelle moderne: questo collasso anticipato di una di trent'anni probabilmente mette scompiglio nella serenità menefreghista contingente dell'architetto contemporaneo che si deve interrogare sul lungo termine del proprio lavoro e sulla loro manutenibilità

Tutti i commenti di andrea pacciani

 

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