Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Ricordo di Pasquale Culotta

di Teresa Cannarozzo - 13/11/2006


Pasquale Culotta, notissimo architetto, studioso e docente universitario, è scomparso repentinamente nella notte del 9 novembre, lontano dalla Sicilia e dalla sua Cefalù, mentre si trovava in Irpinia, per seguire i lavori di riqualificazione della piazza principale del comune di Solofra, piccolo centro in provincia di Avellino. Recentemente infatti, la sua attività prevalente, che svolgeva con passione ed entusiasmo, era quella di partecipare a concorsi di progettazione, insieme a giovani architetti che lo chiamavano da ogni parte di Italia.
Per ricordarlo, voglio cominciare dalla straordinaria partecipazione emotiva che ha suscitato la sconvolgente notizia della sua fine improvvisa. Gente comune, autorità, studenti, allievi, colleghi di Palermo, di Venezia, di Roma, di Napoli, di Bari, hanno preso parte al suo funerale senza riuscire ad entrare nella chiesetta che ha ospitato il rito. Sul web si moltiplicano le testimonianze attonite e addolorate di molti, specialmente giovani studenti, che da poco lo avevano incontrato come docente della Facoltà di Architettura.
Se c’era una persona di cui non si poteva ipotizzare a breve la quiete e il silenzio della morte questo era Pasquale Culotta, impegnato in mille attività, relazioni, progetti e programmi, che trasmetteva con una energia e una vitalità senza pari, con una enorme capacità di coinvolgimento, ma anche di ascolto e di dialogo di tutti coloro che incontrava nella sua poliedrica attività.
La sua interazione con gli altri si basava su un meccanismo semplice ed efficace che gli ho visto adoperare migliaia di volte. Sia che fossimo al bar, all’osteria, in Facoltà o a un convegno internazionale, Pasquale Culotta chiedeva sempre all’interlocutore come si chiamasse e poi lo chiamava per nome, come per radicare e dare significato a una conoscenza a volte solo occasionale. Questa forma di attenzione assolutamente sincera nei confronti degli altri, induceva gratitudine, fiducia e la consapevolezza di avere stabilito un rapporto significativo.
Il suo atteggiamento nei confronti di tutti e di tutto era sempre ispirato alla benevolenza e alla volontà di costruire in senso lato: dalla costruzione dello spazio alla costruzione di obiettivi condivisi, di relazioni tra le persone.
Pasquale Culotta nasce a Cefalù nel 1939 e si laurea a Palermo insieme a Bibi Leone, nel 1965, con una tesi di laurea che allora fu ritenuta una vera e propria sfida. Si trattava infatti della prima tesi di laurea in Urbanistica, centrata sullo studio del centro storico di Cefalù, seguita dal Prof. Roberto Calandra, e priva pertanto di qualsiasi approfondimento di calcolo strutturale, connesso alla progettazione di un edificio, che era allora era il tema di laurea obbligatorio. Anche se la vicenda si concluse felicemente, l’iniziativa non era esente da rischi e lo stesso relatore era molto preoccupato.
Nel lavoro della tesi di laurea Pasquale e Bibi usavano magistralmente degli inchiostri colorati (le écolines) che stendevano sapientemente sulle planimetrie del centro storico: edifici, reti viarie, piazze, cortili, diventavano un mosaico scintillante, quasi un caleidoscopio, e io giovane studentessa di architettura alle prime armi, li guardavo ammirata e consapevole che mai avrei potuto eguagliare quella maestria.
Da allora, per lunghi anni, io imparato a vedere, a pensare, a disegnare e a progettare, guardando quello che facevano Pasquale e Bibi, i miei primi maestri verso i quali ho un debito inestinguibile.
Dopo la laurea Pasquale e Bibi aprivano lo studio a Cefalù e inauguravano un sodalizio che è durato cinquant’anni e nel quale avevano ruoli complementari.
La loro produzione è stata pubblicata nelle migliori riviste specialistiche, è stata commentata e studiata da altri ricercatori, è stata esposta in mostre prestigiose, ha avuto premi e riconoscimenti nazionali. Le architetture e gli interventi nel centro urbano di Cefalù sono sotto gli occhi di tutti. Tommaso Giura Longo dedicò al loro impegno scientifico e professionale un saggio critico dal titolo Nel paesaggio normanno pubblicato su L’Architettura Cronache e Storia n.273/1978 battezzando le esperienze di Culotta e Leone come La scuola di Cefalù.
Non è questa la sede per ricordare analiticamente tutte le opere dello Studio Culotta e Leone di cui comunque esiste una prima raccolta critica nei volume dei due architetti Le occasioni del progetto (1985).
Cresciuti culturalmente grazie anche alla presenza nella Facoltà di Architettura di Palermo di architetti di grande valore come Gino Pollini e Vittorio Gregotti, Pasquale Culotta e Bibi Leone avanzano nella carriera accademica e diventano ordinari di Progettazione Architettonica nel 1986.
Da allora Pasquale Culotta si impegnerà sempre di più in compiti di governo delle strutture universitarie senza per altro tralasciare quelli di progettista, di studioso e di formatore di giovani ricercatori. E’ stato a lungo Direttore del Dipartimento di Storia e Progetto nell’Architettura e Preside della Facoltà di Architettura dal 1989 al 1996. Attualmente era Presidente del Corso di Laurea in Architettura.
Mi piace ricordare una delle ultime occasioni che ci ha visto partecipare insieme al convegno nazionale organizzato dall’Associazione Nazionale Centri Storico-Artistici (ANCSA) a Bergamo il 13 maggio di quest’anno avente come tema Gli spazi aperti nei contesti storici. In quella circostanza Pasquale Culotta aveva illustrato gli interventi realizzati, progettati insieme alla figlia Tania, riguardanti il recupero, la riqualificazione e la ricucitura della “cortina megalitica” delle mura di Cefalù. Questi interventi traggono origine dal Piano Particolareggiato per il centro storico progettato da Culotta e Leone fin dal 1974-78 e saranno ultimati nel 2007. La serie degli interventi puntuali sulla “cortina megalitica” persegue l’obiettivo strategico di fare rivivere tutta la scogliera e il fronte a mare come parco pedonale, proponendo nuove connessioni tra il centro storico e la fascia costiera. Tali connessioni sono affidate a elementi architettonici “minimi”, altamente poetici, come la riproposizione di una veduta, di una porta di attraversamento, la costruzione di un belvedere, di un davanzale, di una seduta. Diceva Pasquale illustrando gli interventi: “Vedete come l’architettura istruisce il paesaggio”. Questa progettazione acquisisce veramente l’accezione di “pratica artistica” e cioè esplicita compiutamente la potenzialità dell’architettura contemporanea di costituire una chiave di lettura del paesaggio e della città storica consolidata.
Nell’ambito dell’impegno civile e della consapevolezza di dovere affrontare le nuove problematiche sociali e culturali della nostra epoca, possiamo collocare l’interesse scientifico e didattico di Pasquale Culotta verso il tema progettuale della residenza e dei servizi delle comunità immigrate nelle nostre città.
E per concludere voglio ricordare l’ultimo scritto di Pasquale Culotta, apparso su il Giornale dell’Architettura n. 45 del novembre 2006, pochi giorni prima della sua morte, a proposito delle tre mostre organizzate a Palermo dalla Biennale sul tema delle città costiere e del rapporto tra strutture portuali e città. L’articolo di Pasquale Culotta, una sorta di testamento spirituale, propone una riflessione colta e accurata sul materiale esposto, di cui mette in evidenza i punti critici e in generale, l’incapacità di raggiungere l’obiettivo prefissato e cioè di ricucire il senso urbano delle città portuali.


Palermo 13 novembre 2006

Teresa Cannarozzo


(Teresa Cannarozzo - 13/11/2006)

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Commento 5420 di pietro salvino del 09/07/2007


io, non sono potuto andare al funerale del Profesore Culotta; sono anche io architetto, laureato a Palermo; la facolta di architettura di Palermo è stata e speriamo sia ancora qualcosa di strettamente legato a Culotta; purttroppo non ho mai avuto il professore Culotta in un corso di composizione; sono comunque felice di averlo avuto come presidente di commissione all'esame di laurea; il tema della mia tesi era “l'architettura ipogea”di cui fu relatore il mio stimatissimo professore Giuseppe Laudicina: non so se la mia tesi sia effettivamente piaciuta a Culotta............ il fatto è che .il Professore è stato critico già al momento della discussione..............ma non mi scoraggiai affatto ( troppo convinto ero e sono delle mie ragioni) non fu per me che un momento di crescita..............la sua critica era indirizzata soprattutto all'assunto della mia tesi secondo cui l'ipogeicita potesse essere sotto certi circostanziati e ben descritti aspetti una soluzione valida per il consumo del territorio, Culotta ritenne questo assunto indiscriminatamente sbagliato in quanto rinunciatario , quasi una fuga; non so se all'esame riuscii a spiegare che l'atteggiamento della tesi nei confronti del tema era invece semplicemente e genericamente di carattere urbanistico, teso cioè all'assunzione della ipogeicità come aspetto nuovamente di pari rilievo e dignità nell'ambito dell'edificazione soprattutto per fini abitativi; Culotta fu categorico non mi lascio spiegare............non portai alcun rancore verso di lui ma mi dispiacque seriamente di non avere avuto il tempo di argomentare, di rispondere, di controbbattere. Mi sarebbe piaciuto ma non ci fu il tempo...di corsa si guardarono le tavole .... e via un 110 e lode con un pizzico di amaro in bocca;. Racconto questo forse insignificante episodio solo perchè è l'unico mio rapporto diretto avuto con Pasquale Culotta che sotto sotto ho amato fin da quando avevo cominciato a capire qualche cosa di architettura; rimpiango di non averlo avuto come professore ( e ho invidiato quelli che appendevano tavole nei corridoi per fare esami con lui).......ma so anche che a molti faceva veramente antipatia; 'ho osservato in più occasioni ...e devo dire che effettivamente l'immagine che spesso comunicava era un bel pò respingente................non voglio mi si fraintenda, sono solo mie impressioni forse anche un pò superficiali......................eppure ricordo sempre che l'antipatia indotta e instillata in me da coloro che a me vicini ne parlavano male tendeva a scivolare e a trasformarsi in fervente e addirittura quasi colpevole ammirazione per Culotta ...........non so se Culotta fosse un bravo professore...intendo un comunicatore.................ma so che quello che doveva comunicare lo comunicava con la materia che credo lui più di tutte amasse : e cioè con la sua architettura; lo stesso Bibi Leone a volte lo sfotteva bonariamente come si sfotte un amico pizzicandolo su difetti che effettivamente sembrava avere.................ma devo dire che questo non faceva che accresere la mia ammirazione silenziosa ...anche un pò segreta per il Professore Culotta; in fondo qualsiasi cosa finirò per fare penso che molto di lui c'è in me come architetto; penso che fosse un poeta................un pò antipatico ................ma questo è un piccolissimo prezzo da pagare per una persona che ha portato in Sicilia un po' di cultura dell'architettura..................e ogni volta che sentivo una critica al suo operato non posso fare a meno di pensare che chi lo criticava fosse una persona superficiale e poco attenta ai contenuti; Non so se fosse un persona corretta o se avesse il tempo per esserlo (volendolo scusare a posteriori) , se amasse la trasparenza, se conducesse o dirimesse questioni politiche interne all'università in maniera più o meno limpida ma quello che sò è che l'architettura ha subito una perdita vera..................credo che infatti ancora oggi Culotta avesse molto da dare..............avesse da crescere ................e chissà che incontrandolo novantenne in forma ti tenero vecchietto ancora all'opera come tutti i grandi architetti di veneranda età ,non mi sarei ricreduto sul suo essere un pò respingente.ed antipatico oppure avrebbe confermato il mio solito giudizio forse avrei pensato : “ma guarda!!!!.... l’età non lo ha addolcito per niente è il solito vecchio burbero però chissenefrega è troppo bravo”.
Sinceramente e con affetto, anche se molto in ritardo, addio professore Pasquale Culotta

Pietro Salvino (Architetto)

P.S.
Spero per il futuro che la facoltà di architettura riesca a crescere in onore di Culotta e che sappia ( non so veramente come) estromettere le molteplici persone che nulla hanno a che fare con il talentto del suo prestigioso e ormai storico preside;
spero che il reclutamento dei nuovi professori non segua più le vecchie strategie di potere e di servilismo;
Spero che altri veri talenti riescano ad a

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Commento 1838 di Leandro JANNI del 18/02/2007



Ora, con sereno razionalismo, mi chiedo: come mai il professore Pasquale Culotta si è quasi sempre circondato, all’università, di emeriti imbecilli?
Absit iniuria verbo , ovviamente.

Leandro Janni

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Commento 1508 di Francesca mosca del 17/12/2006


Per me ,Pasquale Culotta è stato come buon padre che aiuta i primi passi incerti del proprio figliolo.Mi rivedo al mio primo anno di architettura ,impaurita,incerta,incapace di potere tracciare una sola linea.Avevo la maturità classica e di disegno non ne masticavo affatto.Quell'anno,era il 1974,c'era la Sezione di approccio alla progettazione ed il professore Culotta insegnava Disegno e Rilievo ed il tema da portare avanti era Lettura di Piazza San Domenico.Io,allora non capivo granchè e mi ricordo ,ancora oggi,gli sforzi che faceva Culotta quando doveva spiegare le sezioni,perchè il gruppo di studenti che provenivano dal classico era molto nutrito.Con noi ,lui era sempre molto paziente e non ci mortificava mai.Così come è ancora nitido il ricordo dell'ultimo esame che ho sostenuto con lui:era la mia quinta composizione architettonica,ma per lui era la prima come docente.Una composizione fuori dagli schemi classici infatti era solo teorica e si basava sullo studio di un paese a lui molto caro:Gratteri.Ho un ottimo ricordo di quell'esame che superai brillantemente,anche perchè,in quella sede lodò molto la mia preparazione,anzi mi indicò,rivolgendosi verso tutti gli altri componenti della commissione,come un esmpio da seguire.Dopo la laurea,lo ncontrai alcune volte in occasioni diverse,ma non si era scordato di me.Neanch'io l'ho mai dimenticato e sono profondamente addolorata per la sua scomparsa improvvisa.

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Commento 1479 di Leandro Janni del 22/11/2006


Non è facile dire qualcosa su Pasquale Culotta, il Prof. Pasquale Culotta, in questa grigia giornata d’autunno.
Noi che lo abbiamo conosciuto, frequentato, ascoltato, detestato, ammirato, ci porteremo dentro, molto a lungo, il ricordo della sua forza vitale, il suo generoso opporsi all’indifferenza e alla banalità.
La vita è bella, imprevedibile, sfuggente. Le opere restano? Forse.
Solo l’amore, solo il conoscere contano veramente.

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Commento 1471 di Domenico Cogliandro del 18/11/2006


Ero anch'io al suo funerale, ho seguito il feretro, sono salito a piedi fino al cimitero, ho atteso fino a quando Tania non ha tracciato con le dita il nome di suo padre sul cemento fresco. Si inizia con un nome, con un nome si finisce. Giuliano Gresleri mi ha fatto notare come uno dei dettagli, apparentemente insignificanti, di questa tumulazione sia stato il gesto del muratore che, appena finito il lavoro, ha tolto via tutto, compreso l'impalcatura, trasportando sottobraccio le assi di legno: "come una specie di direttore d'orchestra" mi ha detto Giuliano, e poi "un omaggio al caro Pasquale". Quello che continuo a portare dentro - oltre la commozione di tutti, sia al funerale che al cimitero, com'è ovvio, - è il silenzio composto e assorto di ogni persona che era lì. A tratti il silenzio imponderabile, stando zitto anche il mondo attorno.

Tra qualche giorno, immagino, Arch'it ospiterà un mio testo accanto ad uno di Ugo Rosa. Siamo molto amici, ma non ci siamo messi d'accordo. Un caso, me lo ha detto Marco Brizzi. Anche Ugo era lì, ed erano lì tutte le persone che ho conosciuto grazie all'amicizia con Pasquale, e di Pasquale. Scrivo questo breve commento da amico di Pasquale, ed è sempre stato un piacere averci a che fare tanto che non sono mai riuscito a capire l'astio di alcuni architetti, incontrati per vari casi, nei suoi confronti. Pasquale è stato sempre attento ogni volta che ho discusso con lui: era preside, o direttore di varie cose, io uno dei tanti e stava lì ad ascoltarmi. Senza tirar via, come fanno quelli che non hanno le palle. Io sono un architetto, ma non mi sono laureato a Palermo; i miei rapporti con Palermo sono stati assidui oltre dieci anni fa quando, per via di un Dottorato in Disegno, avevo un rapporto di amore/odio con Rosalia La Franca. Adesso vivo a Palermo, ma faccio altro.

Come ha scritto anche Vito Corte, bisognerà cogliere l'eredità di Culotta senza perderne le qualità e Panzarella, certo, sa di avere un compito teso alla sostanza più che alla forma organizzativa. Per cui bisognerà fare molta attenzione alle questioni di potere - su cui ho sentito, dall'esterno, voci imbarazzate - infatti non si ricuce o non si ripensa a partire da quello. Va gestito, per quel che colgo, il rapporto con i giovani architetti, allievi di Culotta, e con gli allievi veri e propri della scuola, e vanno poste le basi per sostenere l'identità della scuola palermitana di cui, a livello nazionale (basti guardare i contributi al Festival dell'Architettura di Parma dello scorso anno), Pasquale Culotta era sentito come l'artefice. Questo non significa che non ci siano eccellenti architetti, ed eminenti docenti, ma che non ha senso polverizzare e smembrare un'eredità. Perché a distanza di tempo nessuno potrà capire, e nessuno potrà sapere, quello che è accaduto negli ultimi trent'anni. Per cui, non saranno i libri, o i seminari, o le giornate commemorative, o le borse di studio a salvare il contenuto di una vita, ma la maniera di porsi, il contributo in termini di tempo e di disponibilità, le strategie culturali, il desiderio di guardare avanti assieme ad altri. Ritengo.

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