Giornale di Critica dell'Architettura
Università

IUAV occupato

di Studenti IUAV - 26/9/2002


Ieri 25 settembre, gli studenti dell'Istituto Universitario di Architettura di Venezia hanno occupato la loro sede storica (Chiostro dei Tolentini) per rivendicare il diritto allo studio maltrattato, negato, dimenticato.....
Con la riforma universitaria entrata in vigore da un anno sono nati problemi di conflitto tra ordinamenti che dimostrano l'incapacità dell'IUAV di gestire la situazione che all'esterno viene pubblicizzata come rinnovamento epocale.
Per capirci non solo i soliti problemi di sovrapposizioni di orari ed esami, cancellazione di corsi "in via di estinzione" (che fanno parte dell'ordinario), ma qui E' VENUTA A MANCARE LA VOLONTA' DI AFFRONTARE IL PROBLEMA:
Facoltà e professori, in primis il preside Carlo Magnani, programmano e decidono in funzione dei pochissimi iscritti (circa 1200) al cosiddetto Nuovissimo Ordinamento, lasciando letteralmente a loro stessi gli studenti dei vecchi ordinamenti(circa 9000).
Di Riforma, in riforma si cambiano nomi, tempi , modalità di corsi ed esami, ma non si affrontano i veri problemi dell'università, in un circolo vizioso che l'elefante burocratico targato IUAV non riesce più a sostenere.
I "vecchi studenti" (in corso e fuori corso) vengono messi di fronte a due alternative: o passare al nuovissimo ordinamento-rinunciando al proprio percorso di studi- oppure rimanere all'interno dell'università senza avere la possibilità di seguire i propri corsi e sostenere esami (infatti sono state abolite le sessioni straordinarie di esame che avrebbero favorito lo "smaltimento" di questi studenti che non fanno altro che interferire con "fighissimi" ordinamenti).
Mentre all'esterno Lo IUAV passa per la più prestigiosa scuola di architettura ( sfoggiando i vecchi biglietti da visita frutto del lavoro di mitici docenti non più fra noi), NOI,ALL'INTERNO, CI CHIEDIAMO COSA RIMANE REALMENTE DI QUESTI INSEGNAMENTI E DOVE STIA ANDANDO L'UNIVERSITA'.
I problemi continuano sulla qualità della didattica ostacolata dalla "LICEALIZZAZIONE" e "PROVINCIALIZZAZIONE" determinata dalla riforma e avallata dagli organi di governo della facoltà.
Mancano, come al solito, strutture e strumenti ( es. 50 computer per più di 10.000 studenti)non mancando invece i soldi..e manca un organo per il controllo della qualità della didattica.
Inoltre dopo un anno non si è ancora fatto fronte a tutti quei problemi che girano intorno alla figura dello studente lavoratore: la COMPRESSIONE didattica associata alla volontà di non ricreare nuovi fuori corso comporta un'automatica esclusione dagli studi di tutte quelle persone che ,anche per far fronte alle ingenti tasse universitarie, non possono contare su una notevole disponibilità economica da parte della famiglia. Ci chiediamo che fiducia possiamo riporre in queste istituzioni distratte che non comprendono la realtà dei propri studenti.
Gli indirizzi della facoltà sono su altre strade...
Prima le università erano "esaminifici" ora lo IUAV ci insegna che sono "licealetti" e per giunta d'elité.
Le ragioni della protesta non sono questioni isolate e che riguardano solo il nostro ateneo : il paradosso vuole che questi disagi siano da anni il background di ogni studente universitario...

(Studenti IUAV - 26/9/2002)

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Commento 437 di A.M. del 12/10/2003


Leggendo l'ultimo commento vedo che la situazione che io ho vissuto allo IUAV solo qualche anno fa è identica a quella di molti atenei.
Non esistono forme di tutela REALI per gli studenti, se il docente o il corso è inadeguato bisogna arrangiarsi da soli, perchè rivolgersi a senati studenteschi o tutor (ma esistono?) è tempo perso. Chi ha frequentato l'Uniiversità italiana è in grado di riportare decine di esempi dii "malauniversità", le proteste studentesche sono di solito poca cosa perchè moltissimi studenti penano a escogitare un modo per evadere al più presto possibile (se c'è l'assemblea non si va all'Università, si rimane a casa a studiare).
Per quanto può contare sono d'accordo con gli studenti IUAV che continuano a subire una situazione in cui esistono solo doveri, e i diritti sono a discrezione del personale docente e non docente.
Non credo però che queste piccole proteste possano portare da nessuna parte, non per le ragioni che le muovono, ma per il didinteresse che le circonda

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Commento 304 di andrea scotti del 07/04/2003


Sono uno studente della facoltà di architettura del politecnico di milano.
Nuovo Ordinamento. Nessuno all' atto dell' immatricolazione mi ha informato sul fatto che al politecnico avrebbero attivato, con il mio primo anno, il nuovo ordinamento. Quando ho cominciato a frequentare nemmeno i professori sapevano che ci trovavamo all' interno del nuovo ordinamento.
Dopo tre anni posso solo rilevare il fatto che qualcuno, finanziato dalle mie tasse, sta sperimentando nuovi moduli di insegnamento giocando con l' unica laurea che probabilmente potrò permettermi in vita mia.
Questo corso di studi non da alcuna preparazione di tipo universitario. Stanno formando una generazione di incompetenti di cui io mi trovo mio malgrado a fare parte.
Non esiste alcun organismo di tutela.

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Commento 198 di luca mazzo del 28/09/2002


In risposta ai vari commenti e a Enrico Botta in particolare.
Sul comunicato dello IUAV ho qualche perplessità anche io, non di meno apprezzo che sia stato fatto e divulgato. Per altro era stata offerta anche la possibilità di correggerlo a qualunque studente interessato.
Le perplessità nascono dal fatto che per essere divulgativo e comprensibile anche al di fuori dell'istituto, finisce con l'essere generico. Immagino che i problemi da trattare nello specifico verranno fuori nelle sedi appropriate e con gli organi competenti.
La protesta invece ha tutta la mia approvazione. Lo IUAV non funziona così com'è strutturato e non consente di essere modificato nella sua struttura dall'interno ... il potere studentesco anche se esercitato non riesce a contrapporvisi.
Organi quali il CdG (Consiglio di Garanzia), atti a risolvere questioni di malagestione e a proporre soluzioni alternative agli organi competenti, non si riunisce da tempo ... per di più pochi ne conoscono la stessa esistenza!
La presenza degli studenti nei vari consigli e senati è puramente formale. In Aprile, se non ricordo male, il Senato degli Studenti, più altri volenterosi, era presente ad un consiglio di facoltà per chiedere che non fossero eliminati gli appelli straordinari ... nonostante la folta e chiassosa presenza, il preside di facoltà non ha tenuto affatto conto della richiesta degli studenti, per di più avvallata da alcuni docenti (quei pochi presenti).
Il Senato degli Studenti da almeno sette anni a questa parte è stato incapace di conivolgere gli studenti e renderli partecipi di ciò che avviene nell'università ... con questa protesta, legittima, il Senato finalmente scuote un po' gli animi.
I problemi maggiori nascono dal numero di studenti e dalla scarsità delle risorse fisiche, economiche ed umane. Nonché da una malagestione delle stesse.
È veramente impensabile gestire laboratori di progettazione con centinaia di iscritti.
È veramente difficile seguire lezioni di Scienza senza trovare posto, in un'aula sovraffollata, oltre i limiti consentiti, non solo in termini di sicurezza, ma umani.
È assurdo che non si trovino docenti che insegnino materie quali Diritto Urbanistico, dovendo ricorrere al solito docente che è costretto a gestire più di seicento iscritti.
È bizzarro e triste che tutt'ora si insegnino alcune materie scientifiche nella maniera in cui si insegnano allo IUAV ... non tanto per l'effettiva difficoltà nel superarle, quanto per la distanza di esse dal mondo architettonico, dalla progettazione.
Questi sono solo alcuni dei problemi specifici, che derivano da un eccessivo numero di studenti e una scarsa capacità gestionale.
Poi ce ne sono altri ...
La qualità della didattica è penosa, salvo rare eccezioni.
Docenti assenti, docenti in ritardo costante, docenti che non hanno nessuna motivazione all'insegnamento ... forse ci sono anche studenti della stessa stoffa, ma per lo meno loro non vengono pagati.
Il sistema universitario all'estero funziona, a seconda dei paesi, meglio o peggio in alcuni casi. C'è da dire che il numero di iscritti raggiunti dallo IUAV, non se ne vedono. Per di più, in Olanda ad esempio, le università percepiscono fondi dallo stato in base al numero di laureati ... ossia che è nel loro interesse fare in modo che gli studenti termino gli studi. Lo IUAV vive delle tasse ... tanti più iscritti, tante più tasse (da lì anche la campagna di marketing degli ultimi anni).
A Barcellona le tasse sono leggermente inferiori, ma per lo meno si paga in base ai corsi che si seguono e le strutture, nonché l'organizzazione dei corsi sono decisamente migliori.
In Germani l'università è praticamente gratuita, i cento o duecento marchi che alcuni studenti devono pagare, servono sostanzialmente a coprire un pass annuale per i trasporti (di ogni sorta).
Quindi al di là di futili discorsi sul diritto allo studio o meritocrazie di sorta, ci sono dei problemi effettivi, tangibili e noti che vanno risolti negli interessi di tutti, studenti, docenti e personale amministrativo.
Su questi dovrebbero essere spese parole ...

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Commento 197 di Angelo Errico del 28/09/2002


Sembra che l'università non sia cambiata. Laureatomi al Politecnico di Milano circa cinque anni addietro (io ne ho 37) ho vissuto due cambiamenti di ordinamento e ho avuto fatica non poca a laurearmi, tra docenti facinorosi, assistenti przzolati, corsi che anticipavano il master di adesso, oltre a tristi vicende familiari che hanno ritardato a 15 anni la discussione della mia laurea.
Sono d'accordo; s'iscriva chi ha le motivazioni e, chi ha bravura e talento, sia sostenuto dalla società. Se lo merita, può far solo del bene. Ma a chi? E se è uno cosiddetto straniero? non porterà forse tutto il sapere acquisito in altra patria?
Ho visto riciclarsi professori in abili esperti del "tal" settore ai master che vanno per la maggiore oggi, a prezzi immorali e con materiale che a me avevano propinato con dispense per un anno per riempire e giustificare il lauto stipendio di un anno accademico (si parlava di 7 milioni di lire allora); ho visto firmare articoli sulle riviste specializzate scritte da ghost writer; ho visto professori picchiati ed alcuni denunciati perché non ti facevano passare l'esame se avevi il libro di testo suo (alla faccia delle royalities!) prestato dal compagno o preso in biblioteca.
Sono d'accordo, vada in università chi lo merita. Anche per ch'insegna.

Angelo Errico

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Commento 196 di capolicchiodichino del 28/09/2002


università, istituzioni, sono sottoposte a tensioni di rinnovamento molto forti. negli ultimi anni i nuovissimi ordinamenti hanno generato una proliferazione metastatica di istituti, ciascuno dedicato a settori merceologici specifici, allo scopo di avvicinare sempre più l'università al mondo produttivo. abbiamo visto nascere facoltà con la stessa logica con cui nascono i distretti delle PMI. contemporaneamente si è sempre più ristretto il numero degli iscritti. che ci fosse bisogno di avvicinare l'accademia al mondo produttivo era necessario lo sappiamo tutti, ma farlo così senza criterio, è estremamente dannoso per la società intera. cosa ce ne facciamo di facoltà che preparano tecnici come gli istituti per periti? il vecchio ordinamento preparava intellettuali. all'interno delle facoltà si formavano i movimenti di opinione, cresceva la società civile. questo modello scellerato, affiancato ad una società in cui è impossibile creare le coscienze critiche (non dimentichiamo che negli stati uniti, musica, associazionismo, ecc sono luoghi di ri-produzione del sapere sociale). ma in italia dove si struttura la mente sociale? GUARDANDO LA TELEVISIONE? e poi prepariamo i tecnici per un mercato in cui: le imprese NON FANNO RICERCA, lo stato NON FA RICERCA (stiamo per vendere quel carrozzone del CNR). ecco ancora una volta atenei che guardano ancora a se stessi alla loro possibilità di mettersi in mostra, attraverso le facoltà usate come griffe da esporre sulla passerella mediatica, autoreferenziale, inutile adesso come prima, nell'assolutismo gattopardesco del tutto deve cambiare perchè tutto deve rimanere come prima. a fine anni '80 si parlava di massa critica degli atenei, in cui la grandezza era l'unica certezza di produzione del sapere. poi si è parlato di dinosauri e si è cominciato a smantellare per dare vita a microscopiche facoltà di architettura (ferrara, cesena, parma) piccole provinciali, in grado di aumentare sempre più il GAP tra architettura provinciale (quella di qualità paragonabile se non inferiore alle opere dei GEOMETRI, ma più adatta ad una clientela borghese (in via di estinzione) solo perchè porta la firma di un architetto), e l'architettura dello star system che si insegna nelle grandi scuole internazionali. i 20 architetti di Deyan Sudyc saranno sempre più soli e sempre più male accompagnati.
questo è il futuro che vogliamo? non credo, questo è il futuro che ci becchiamo, stretti tra la morsa di una destra in preda al furore di dimostrare qualcosa e di una sinistra ad encefalogramma piatto. buon lavoro a tutti

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Commento 194 di enricogbotta del 28/09/2002


In riferimento ai commenti 190 e 191.
Caro Emilio Zola (sempre che questo sia un nome vero...),
Studente "congelato", vuol dire che ho sospeso gli studi presso lo IUAV.
B.Arch. significa Bachelor of Architecture, un titolo americano che non mi stupisco lei non conosca, a riprova del fatto che molti non sanno nulla di cio' che avviene fuori dal loro cortiletto.
Detto questo, sono d'accordo con Sandro Lazier, e credo che il suo intervento sia quantomeno fuori tema.
Cara Laura Masiero,
Fermo restando che i problemi che solleva lei sono diversi da quelli indicati nel comunicato rilasciato dopo l'occupazione, le scelte amministrative dell'universita' sono operate all'interno di un consiglio di amministrazione, dove esistono dei verbali, e dove gli studenti siedono con due rappresentati su 7. Bene, a detta del rettore Folin, questi due rappresentanti che sono Fabrizio D'Oria (esperto designato dal senato degli studenti) e Valentina Garuzzo mai hanno sollevato questione alcuna. La verifica di queste informazioni e' molto semplice e la invito
Avviare una protesta pretestuosa senza aver agito nelle sedi competenti e' segno di grandissima immaturita' ed incapacita' di gestire il proprio ruolo. Se quello che lei sostiene riguardo al dirottamento di risorse fosse vero, gli studenti dovrebbero prima protestare contro il senato studentesco e dopo, semmai, contro il rettore...
Riguardo al diritto allo studio io sono convinto il diritto di tutti di fare cio' che non sono in grado di fare lede la liberta' dell'individuo nella societa'.
Lede la liberta' di colui che dal diritto allo studio (nei termini demagogici in cui e' inteso oggi) crede invece di essere avvantaggiato. Mi spieghi lei in che modo un sistema meritocratico, dove ci siano scuole diverse per chi ha capacita' diverse (non basate su criteri di selezione economici, sociali, religiosi, razziali o sessuali), lederebbe il diritto allo studio.
Avere centinaia di migliaia di architetti disoccupati non fa bene a nessuno, tranne a chi e' nella posizione di poter sfruttare la situazione a proprio vantaggio, cioe' assumendo architetti laureati, e a volte persino iscritti ad un ordine, come disegnatori e pagarli meno di un operaio.
Questo non e' che il risultato della troppa offerta troppo poco preparata frutto del suo tanto amato diritto allo studio, indovini un po' chi ci rimette?
un saluto,
enricogbotta

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Commento 193 di Emilio Zola del 28/09/2002


Caro Lazier,
si figuri se non sono d'accordo con Lei: non per nulla mi sono premurato di citare i casi macroscopici dei Maestri, per non dimenticare, visto che siamo in ambito veneziano, Carlo Scarpa, genio per tutta la vita tormentato perché privo di abilitazione professionale. Infastidisce solo la prosopopea, l'assolutismo del pensiero che condanna tutto e tutti e poi si espone al classico "il re è nudo!"; torniamo a fare i conti anche con la realtà spicciola, del lavoro quotidiano, senza scorciatorie. Finché l'ordinamento della Repubblica è questo, per campare come architetti bisogna dare tutti gli esami: ma questi finiscono e l'architettura, forse, no.

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Commento 191 di Laura Masiero del 27/09/2002


Carissimi,
non sono daccordo con la posizione di enricogbotta.
Mi sembra un commento presuntuoso e un pò sopra le righe.
Quello che sta succendendo allo IUAV è il risultato di anni di malcontenti che sembravano assopiti dopo l'ultima occupazione da parte della "pantera", in quanto qualcosa quell'occupazione aveva ottenuto.
La verità è lo IUAV sta correndo una gara con le altre facoltà che si basa sull'offerta didattica, sulla nascita di nuove facoltà (vedi design e arti, scienze del teatro ecc.). Per far ciò sta impiegando mezzi e risorse togliendole alla "vecchia" facoltà di architettura, in particolare agli studenti del vecchio ordinamento (ord.min. 1993) che da quest'anno sono stati soppiantati nei finanziamenti dalle nuove matricole, dimenticando che i "vecchi" sono quasi 9000 persone!! che pagano le tasse!!!

Sul discorso delle tasse che sostiene il sig. Botta non sono assolutamente daccordo.
Si torna al vecchio problema della meritocrazia: TUTTI hanno il diritto di studiare e di essere messi nelle condizioni di farlo...questo si chiama DIRITTO ALLO STUDIO.
Non mi sembra giusto fare di tutta l'erba un fascio, è vero, di studenti lavativi ce ne sono molti, ma nulla impedisce anche a loro di studiare con i loro tempi e come preferiscono, se no l'università si chiamerebbe scuola dell'obbligo, si farebbe l'appello ogni giorno, si chiamerebbero i genitori per i colloqui ma siccome chi frequenta l'università maggiorenne lo è già, le tasse le paga, ha tutto il diritto di gestire la sua vita universitaria come vuole.
Allo IUAV fondi ce ne sono ma vengono spesi male e non certamente per il bene della didattica e delle strutture, e nonostante questo gli studenti che escono dallo iuav sono ancora tra i più "bravi".
Io non sono persona da occuapazioni, ma non posso che appoggiare questi ragazzi che stanno lottando, nel bene o nel male, per rendere migliore la mia facoltà.

Sul fatto che "ognuno è sempre libero di scegliere un'altra facoltà" e per il resto , un no comment credo che basti, mi trovo pienamente daccordo con Emilio Zola.

Tutti i commenti di Laura Masiero

 

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Commento 190 di Emilio Zola del 27/09/2002


In riferimento al commento n.189
Correggetemi se sbaglio: dal commento precedente si evince che il sig. enrico botta...non è laureato. Che significa "studente congelato"? Che titolo è "b. arch."? In effetti dal curriculum reperibile nel sito enricogbotta.com pare risultare che il suddetto sia in possesso della sola maturità scientifica, ottenuta, peraltro, nemmeno a pieni voti, e che i progetti indicati sono ascrivibili a tutt'altri professionisti.
Si puo' dar lezioni in tutto, ma, per favore, con le carte in regola, altrimenti non si fa che sbeffeggiare chi, invece, tutti i titoli e abilitazioni se li è presi come legge e tempi comandano e pure nel marasma universitario italiano. Di non-laureati ci bastano Wright ed LC e mi sembra che avanzino.

Tutti i commenti di Emilio Zola

27/9/2002 - Sandro Lazier risponde a Emilio Zola

Caro Zola, veramente crede che, per parlare di religione, sia necessario prendere i voti? Enrico Botta, al di là delle appprossimazioni e della condivisibilità delle sue affermazioni, ha tutto il diritto di dire la sua su questioni che hanno avuto a che fare con la sua vita, senza essere picchiato sul piano personale e privato. A parer mio l'architettura ha bisogno di architetti e non di lauree, se no non se ne esce.

 

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Commento 189 di enricogbotta del 27/09/2002


Sono molto perplesso di fronte a questo comunicato, firmato per altro in modo molto generico da "Studenti IUAV".
Io sono uno studente IUAV "congelato", che per vari motivi, alcuni dei quali anche citati nelle rivendicazioni di questo comunicato, ha deciso di completare la propria preparazione professionale fuori dall'italia.

Perche' allora non condivido e non sostengo la protesta che questo comunicato solleva? Beh, proprio perche conosco lo IUAV, ci ho vissuto e conosco gli studenti, una piccola parte di loro certo, che pero' sembra avere caratteristiche comuni ai piu'...

Lo IUAV ha troppi studenti. Definire 1200 studenti pochi e' una sciocchezza, per qualsiasi scuola, specie se di architettura, dove il limite fisiologico e' piu' o meno di 500... non per corso ma in totale.

Lo IUAV, come altri atenei in Italia, non fa che prendere atto molto tardivamente di un fatto molto semplice: e' immorale che ci siano persone che rimangono "studenti" per 10-15-20 anni... e il modo per fare in modo che cio' non succeda e' che ci sia un controllo piu' diretto, piu' stile liceo. E' brutto, lo so, ma e' cosi, e non si tratta di una invenzione dello IUAV.

Le scuole straniere che gli "studenti" conoscono poco e ceh spesso tendono a mitizzare basandosi sulle loro esperienze, brevi, fatte durante i programmi di scambio e che sembrano essere sempre meglio, che siano in Francia, o Spagna, o Germania, o Inghilterra, o Olanda. Sono davvero sempre meglio, sara' vero?

Le scuole ritenute migliori sono molto diverse dallo IUAV (o da qualsiasi altra facolta' in Italia, sia ben chiaro): 1. Hanno 20 volte meno studenti; 2. Hanno curricula molto piu' stretti e gli studenti sono molto piu' irregimentati; 3. Costano molto di piu'. Questo per essere brevi...

Scusate, ma quando sento parlare di cifre "ingenti" in riferimento alle tasse universitarie mi sembra veramente che un occhiata fuori dai nostri confini bisognerebbe darcela sul serio (e non mi si dica che in Germania la TU Berlino costa 100 marchi a semestre perche ai tedeschi costa molto di piu' attarverso prelievo fiscale ed e' onestamente un bordello), non dalla bambagia del socrates/erasmus che fa sembrare financo l'Architectural Association una passeggiata di salute.

Conoscendo personalmente studenti, questi si studenti, che si sono indebitati per migliaia di euro, e che DOPO aver studiato duramente lavorano altrettanto duramente per pagare i prestiti, trovo certi piagnistei veramente indecenti. Se e' vero che le tasse non avrebbero ragione di essere piu' alte per l'universita' offerta oggi, non se ne puo' pretendere una diversa allo stesso costo.

Lo studio, specie a livello universitario, e' una scelta che deve essere responsabile, e non fatta con leggerezza... mi sono sempre stupito di come fosse possibile che quelle 750 persone che hanno sostenuto con me l'esame di caratteri tipologici e morfologici con Cornoldi nel 1995 fossero tutte ma proprio tutte la' per profonda motiviazione...
Entrare all'universita', esserci, in italia e' troppo facile... senno' non si spiegherebbe come mai alla Cooper Union o all'AA non ci siano 3.000.000 di studenti di architettura.

Eh si, Cooper e' una universita' di elite... perche? c'e' qualcosa di male a dire che l'universita' e' per le persone motivate e di valore e non per i fannulloni? E, guarda caso, per i BRAVI Cooper costa anche meno dello IUAV... e' gratis.

Ma MERITO per i movimenti studenteschi italiani e' una parolaccia orribile (specie per i vari figli di evasori fiscali che godono delle collaborazioni studentesche e degli alloggi sottocosto).

Insomma cari "studenti" non meglio precisati, togliete dal conto i fuori corso da 10 anni in su e vediamo quanti ne rimangono nel chiostro dei Tolentini. Hanno fatto altre esperienze si dira', hanno lavorato per mantenersi (si potessero vedere le statistiche degli studenti lavoratori si capirebbe che spesso questi sono solo il paravento dietro il quale si riaprano i lavativi)... bene si assumano la responsabilita' delle loro SCELTE.

Nessuno e' obbligato ad accettare nessun ordinamento e nessuna scuola, ed e' sempre libero di sceglierne un'altra.

enricogbotta, B.Arch.
matricola N° 229046

PS
Invece di protestare adesso, aveste fatto gli esami quando era il momento adesso tutto vi apparirebbe in una luce diversa...


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