Giornale di Critica dell'Architettura

11 commenti di Emanuele Piccardo

Commento 6594 del 24/12/2008
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


Giovanni Damiani ha perso una buona occasione per stare zitto, qui non si fa sciacallaggio, semmai lui si deve vergognare delle sue parole scritte nel post di Abitare che, abilmente, ha tolto dalla home del sito. Solo facendo "cerca" si risalgono ai post. Archpoto, la rivista che dirigo, rifletterà sul tema Architettura e Potere con una serie di interventi. Il primo intervento è di due giornalisti, autori del libro-inchiesta "Il partito del cemento" sugli intrecci affari-politica-architetti in Liguria.
vi regalo un link sulla questione Casamonti a Genova
http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/genova/2008/12/23/1101968742590-appalti-teleguidati-gare-beffa.shtml

Buon Natale e Onesto 2009 a tutti!



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Commento 6576 del 18/12/2008
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


caro paolo,
bravo come sempre sei lucido, puntuale e pungente.
Abitare ha aperto una discussione sul suo sito da una mail di Stefano Mirti, io sto scrivendo un articolo sul personaggio Casamonti che verrà pubblicato sia su Liberazione che Archphoto. Apprezzo il tuo scritto tranne la possibilità di redenzione del Prof. Casamonti (sospeso dalla docenza e dallo stipendio), un personaggio che ho contrastato nel mio piccolo dal 2002, scaltro e intrallazzone nel formare quel capolavoro dell'Aid'a (Agenzia italiana di architettura). Una associazione culturale che ha l'obiettivo di costruire una vera lobby di cui fanno parte docenti, progettisti, presidi. Casamonti è l'esempio di una pessima pratica in voga tra gli architetti, i quali dovrebbero ritornare a fare architettura con l'etica assumendosi una responsabilità sociale ogni volta che progettano o che si scelgono il committente. Perchè è vergognoso leggere le intercettazioni di Casamonti dove afferma la sua stima per Ligresti.
Un abbraccio
Emanuele

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18/12/2008 - Paolo GL Ferrara risponde

Caro Emanuele, brevemente, ti racconto un fatto di mafia.
Nel marzo 1973, tale Leonardo Vitale, dopo essere stato arrestato nel 1972 e, successivamente, rimesso in libertà, si presentò alla Questura di Palermo per denunciare Riina, Provenzano e Ciancimino. Non fu creduto, o meglio: per le note compromissioni politiche mafiose, non si poteva ammettere tale verità. Fu rinchiuso in un manicomio criminale. Ne uscì anni dopo e fu subito ammazzato. Vitale era stato un killer, un uomo che, arrestato, era poi tornato in totale libertà. Ma si pentì e cercò di contribuire allo sradicamento dei corleonesi.
Detto ciò, vengo al dunque: chiunque può cambiare, persino un mafiso/killer, e chiunque può dare il personale contributo per combattere il malaffare.
Credo fermamente nell'onestà e combatto per essa, da sempre. Martedì scorso ho fatto una lezione/dibattito in facoltà sulla questione etica dell'architettura (le colpe e le responabilità degli architetti) e specificatamente sul "caso Gibellina Nuova". Ieri mi è è stato consigliato da qualcuno che "dire certe cose è pericoloso per la tua carriera universitaria". Ho risposto: "la carriera la facciano gli altri".
Tutto ciò non mi ha però mai portato ad avere l'assoluta certezza che chi ha sbagliato non possa cambiare. Sarà difficile che Casamonti possa cambiare? Non so esattamente il perchè, ma credo che lo farà.
Piuttosto, dove sono tutti quelli che lo osannavano? Pensa un pò: se Casamonti diverrà un uomo diverso, che faranno costoro? dovranno trovarsi un altro sedere da leccare! Minchia che risate che mi farò!
Un caro abbraccio

Commento 1350 del 07/08/2006
relativo all'articolo Universo Soleri
di Antonino Saggio


caro Pacciani,
non voglio convincerla sulla bontà dell'opera soleriana credo che una discussione di questo tipo non porti da nessuna parte. Di fatto alimentare una polemica non mi interessa e nella mia precedente risposta ho già spiegato le motivazioni che mi trovano in disaccordo con lei e mi trovano in accordo totale con la risposta data da Giovanni. Ritengo utile però precisare alcune questioni fondamentali a partire dal concetto di utopia.
"Le utopie-diceva Lamartine -non sono altro che verità premature.
Lara Vinca Masini tempo fa scrisse a proposito di utopia : " Ernst Block considera la natura come processo e pone il principio di speranza nella materia. L' utopia sarebbe, per lui, una sorta di costante culturale che si manifesta nell' arte, nei movimenti sociali, nelle aspirazioni religiose, nel sapere critico, dovunque l' immaginazione faccia scaturire dal presente, provvisorio e instabile, in immagini o abbozzi, ciò che di esso contiene il futuro."
In questo senso va definita l'utopia soleriana. L'altro concetto sul quale vorrei farla riflettere è la visione dal vero dell'architettura, in quanto è indispensabile per elaborare un pensiero critico soprattutto in un luogo così complesso come Arcosanti. Li non si tratta solo di architettura ma soprattutto di un modello comunitario alternativo alla società americana, che le assicuro non è quella realtà dorata che appare dall'Europa. Trovo poco rispettoso da parte sua definire Soleri un architetto asociale! Lei compie gravi errori e le raccomando nuovamente di leggere i libri scritti su Soleri in modo da comprendere la genesi del concetto di Arcologia e allo stesso tempo verificare le date di costruzione di Cosanti e Arcosanti. Si accorgerà che gran parte di Arcosanti è stata realizzata tra il 1970 e il 1976 circa, nel periodo di maggiore visibilità per Soleri; dopo 10 anni è stata costruita un'altra parte di residenze. Proprio per le motivazioni riportate nella risposta di Giovanni non ne è stato possibile lo sviluppo. Il grande senso etico e morale di Soleri sono stati le cause della lentezza nel costruire la sua idea di città, certo Nouvel o Foster non avrebbero avuto nessun problema basta un investitore immobiliare e voilà la città è costruita. Occorre recuperare l'etica nell'esercizio della professione dell'architetto è l'unico modo che abbiamo per cambiare il modo di fare architettura. L'affermazione della Torselli sulle architetture realizzate per piacere ai critici può essere vera in parte ma come ha affermato Purini la critica spesso è servile e prona agli architetti e senza dubbio l'architettura di Soleri non è concepita per piacere ai critici ma per rendere migliore la vita delle persone.
Buona estate!

Emanuele Piccardo


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Commento 1326 del 27/07/2006
relativo all'articolo Universo Soleri
di Antonino Saggio


Caro Pacciani,
leggo il suo prolisso commento alle vicende di Arcosanti, e non mi trovia d'accordo su alcuni punti che proverò a spiegare.
Non bisogna commettere l'errore che molti fanno nel definire Arcosanti una utopia o un fallimento soprattutto se non si è mai studiato Soleri, in quanto non basta visitare il sito per comprendere la riflessione teorica che è alla base dell'arcologia. Occorre andarci a vedere le architetture e parlare con le persone che le abitano e le progettano alltrimenti ogni commento risulta essere superficiale.
Non si può parlare di utopia nel moment o che un frammento di città è stato realizzato per contrastare il fenomeno, tanto elogiato in Europa, dello sprawl urbano incontrollato; quello contro il quale Soleri si batte.
Piuttosto parlerei di una architettura visionaria che ha saputo anticipare problemi oggi, purtroppo, ancora attuali come la relazione tra uomo e natura. Di fatto Soleri ne parlava cinquant'anni fa quando erano in pochi a pensare che attraverso un diverso rapporto con l'ambiente attraverso l'architettura si potesse cambiare il modo di concepire le città. Lui stesso ridimensiona molto il progetto di Arcosanti, dovrebbe leggere la bibliografia di Soleri dai suoi scritti teorici a chi ha scritto su di lui (M.I.Lima, Spinelli)e poi la invito a passare un periodo in Arizona a visitare Cosanti, la Dome House e Arcosanti. In questo modo avrà la possibilità di comprendere meglio sempre che ne abbia la curiosità.
Buona lettura!

Emanuele Piccardo

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Commento 877 del 24/02/2005
relativo all'articolo PresS/Tletter? no, PresS/Tabloid
di Paolo G.L. Ferrara


Caro Domenico,
applaudo la tua volontà nel lavorare all'interno di una realtà difficile come quella calabrese. Rimangono le differenze di pensiero tra noi, ma non è importante, viva la discussione. Dopo un pò le discussioni diventano sterili e preferisco adoperarmi sul campo per cambiare la cultura architettonica del paese con i mezzi in mio possesso:il web e la passione. Sono d'accordo che si debba recuperare il valore culturale di un'architettura regionale perchè se confrontiamo un progetto di Zucchi con un progetto della Grasso Cannizzo è evidente che progettano architetture che tengono in considerazione una sorta di "regionalismo" influenzato dalle condizioni sociali, culturali e ambientali dei luoghi in cui sono collocate.
ciao
Emanuele

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Commento 869 del 11/02/2005
relativo all'articolo PresS/Tletter? no, PresS/Tabloid
di Paolo G.L. Ferrara


caro domenico,
vorrei precisare alcune cose a partire proprio da Archphoto. La rivista nasce per dare voce e visibilità ad autori (architetti, artisti, sociologi, antropologi,liberi pensatori...)poco noti ed emergenti del panorama architettonico nazionale e internazionale, mettendo così in relazione l'architettura alle discipline ad essa connesse come l'arte contemporanea, il cinema, la fotografia,la sociologia...Dovresti leggere più attentamente Archphoto e scopriresti che è una rivista tematica,ossia ogni tre mesi viene indivudato un tema e indagato da differenti punti di vista. Così negli anni abbiamo trattato il rapporto dell'architettura e le arti e nell'ultimo biennio il tema è stato le architetture continentali (latinoamerica, asia, europa, e prossimamente nordamerica). Ogni tema viene affrontato con una pluralità di contributi che hanno reso grande visibilità agli autori che abbiamo invitato e hanno fatto crescere la nostra esperienza professionale ed umana. Questa è la nostra linea editoriale!Le critiche a Prestinenza sono doverose e sono dovute al metodo, che senso ha fare una graduatoria e individuare delle categorie?Qual'è il plusvalore di un contributo acritico come quello di LPP?Per fare il critico occorre studiare, studiare, studiare e verificare nel tempo la validità di un architetto non lo si può giudicare da un progetto riuscito o perchè potenzialmente può essere un bravo architetto, ciò può avvenire se è comprovata una ricerca seria e attendibile che dura anni. Quando nel 2002 ho organizzato "14_02" ho portato in evidenza, anche con l'aiuto di LPP(riferito alla Sicilia), quegli architetti invisibili come Grasso Cannizzo, Sanna, Latina, studioata,D'Ambrosio,altro_studio di cui nessuno aveva mai sentito parlare. Come fai a parlare di nuovissima architettura, una parola tremenda che non ha nessun significato. Nuova rispetto a cosa?L'architettura per essere nuova deve avere un elemento di novità, nell'approccio ad un contesto, nell'uso della tecnologia costruttiva,nel tema che l'architetto indaga (mobilità,spazio pubblico, paesaggio,nomadismo,abitare) .Non è corretto fare una classifica dove chi costruisce e fa una ricerca seria sulla bio-architettura come Cucinella viene collocato al 5° posto, mentre studi che iniziano oggi ad aver costruito piccoli edifici sono nelle prime posizioni. Anche noi(Archphoto) come Lazier e Ferrara, se avessimo a disposizione risorse economiche illimitate, forse saremmo cartacei, ma la nostra libertà intellettuale nello scrivere e pubblicare senza condizionamenti probabilmente ne risentirebbe.
Emanuele Piccardo

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Commento 866 del 09/02/2005
relativo all'articolo PresS/Tletter? no, PresS/Tabloid
di Paolo G.L. Ferrara


caro Ferrara,
nonostante io non sia sempre d'accordo con il tuo pensiero, questa volta devo darti ragione. Prestinenza ha fatto una valutazione superficiale, rispetto sia all'individuazione delle categorie che in merito alla classificazione degli architetti. L'architettura deve trovare altre forme di interagire con la società questo è indubbio, ma se la strada è quella tracciata da Prestinenza che,in una sorta di classifica da Sorrisi e Canzoni, lancia giudizi affrettati risultato di un innamoramento di renderings la questione è seria. Soprattutto quando l'articolo appare su una testata come Il Sole 24 ore che ha un prestigio e una fama nell'informazione economica e culturale. Vorrei però ricordarti che Prestinenza è stato creato dalle webzines (Arch'it in primis, Channelbeta...) e il "valore" del suo pensiero viene valutato nel momento in cui gli viene dato credito. Se fossi un architetto inserito nella Prestinenza's list mi sentirei preso in giro, soprattutto leggendo le note di accompagnamento. Ma va tutto bene, tanto ormai siamo una società che vive di pettegolezzi e l'architettura italiana (quella cresciuta nelle webzines )di questi ultimi anni ne è invischiata. Gli architetti cercano di avere visibilità ancora prima di aver dimostrato la capacità di saper fare buona architettura ma basta avere "rapporti in Francia e Spagna" e vincere "tutti i concorsi possibili e immaginabili" ma costruire poco per partecipare al nuovo show online su Press/Tabloid letter "Saranno Famosi".
Un saluto.
Emanuele Piccardo
direttore Archphoto

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Commento 861 del 17/01/2005
relativo all'articolo Omertà
di Mario La Ferla


Gentile Mario La Ferla,
capisco la sua amarezza ma proverei a forzare la mano, organizzando insieme ad antithesi, Giovanni Bartolozzi e tutte le persone interessate... un happenning a Palermo e Gibellina, dove lei legge dei brani tratti dal suo libro. Credo che la coscienza collettiva della Sicilia non collusa con la mafia possa aiutarla in questa missione. Proprio partendo dal basso, con la partecipazione dei cittadini si può avere quella carica che le istituzioni non riescono a infondere, a partire dalla lezione di Dolci. Oppure in modo provocatorio chiederei alla Procura di Palermo di fare nella sua sede la presentazione, magari insieme a un magistrato che ha indagato su Gibellina. Attraverso la rete può diffondere la vendita del libro anche usando i blog degli studenti delle università siciliane, in quanto più se ne parla e meglio è per la Sicilia, affinchè riesca a sconfiggere l'omertà verso temi caldi come quelli affrontati nel libro.
Un saluto.
Emanuele Piccardo

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Commento 841 del 20/11/2004
relativo all'articolo Triennale senza coraggio
di Paolo G.L. Ferrara


Caro Ferrara,
leggo con piacere una presa di posizione a favore di Luca Molinari. Personalmente non posso che condividere il tuo risentimento nei confronti dell'istituzione, devo darti atto che sei stato l'unico finora, pubblicamente, a prendere posizione. Tutti gli "amici" di Molinari (Boeri, Ciorra, Metrogramma, 5+1, Cliostraat, Francesco Jodice, Armin Linke....) che hanno avuto benefici dal suo insediamento in Triennale non hanno scritto una sola frase in suo favore. Mi ci metto anch'io, ma almeno ho avuto il buon senso di telefonare a Molinari per testimoniare la solidarietà mia e di Archphoto. Uso questa sede per esprimere il mio disappunto nella gestione politica della Triennale da parte del governo nazionale e regionale. Nel nostro paese non riusciremo MAI a vedere persone valide per merito a dirigere le istituzioni culturali. Se non si appartiene alla corrente politica maggioritaria nel paese, destra o sinistra , indipendentemente dalla qualità del progetto culturale, i curatori come Molinari vengono fatti fuori. Non ho nulla contro Fulvio Irace, ma resto scettico sul metodo con cui è stato designato, unicamente politico. Molinari ha avuto il merito di riportare la gente comune alla Triennale e di questi tempi non è poco. Spero solo che domani la Triennale non ci proponga solamente mostre sull'architettura moderna allontanando nuovamente l'architettura dalla società. Grazie per l'attenzione.
Emanuele Piccardo

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20/11/2004 - Paolo GL Ferrara risponde

Caro Emanuele, ti ringrazio. Luca Molinari lo conosco diciamo "di sfuggita", ma ne conosco però le capacità. Comunque sia, può darsi che non sia stato un male non farsi stritolare dai compromessi politici. Molinari ha molto da dire. E lo dirà attraverso il lavoro.

Commento 387 del 02/08/2003
relativo all'articolo Buone vacanze a...
di Paolo G.L. Ferrara


Purtroppo sono molte le riviste che scrivono senza aver visto le architetture mi domando che senso ha. Noi su Archphoto piuttosto che scrivere di architetture non viste, richiediamo ai progettisti le relazioni dei progetti o li intervistiamo anche via email. Credo sia molto meglio come metodologia piuttosto che inventarsi le parole per descrivere un edificio. Il vero critico dovrebbe uscire dal suo ambito e andare a scoprire gli architetti emergenti, noi nel nostro piccolo, non per essere presuntuosi, ma siamo curiosi di trovare dei bravi architetti. Recentemente mi è capitato di andare a Ivrea dove ho conosciuto un gruppo che si chiama ff.wd architettura, sconosciuti ai più, ma che producono lavori interessanti. Allora mi domando perchè sia così diffcile trovare nuovi architetti sulle riviste come l'Arca o Casabella. In merito all'augurio di buone vacanze condivido buona parte di quello che hai scritto e anche la scelta del film...mi auguro prima o poi di conoscerti e di poter collaborare insieme magari su temi a cui siamo interessati entrambi.
buone vacanze
emanuele piccardo

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Commento 330 del 05/06/2003
relativo all'articolo Medaglia d'oro?
di Mara Dolce


Mi trovo completamente d'accordo con te: Brizzi fa di tutto ma non è certo un critico di architettura. Un critico di architettura dovrebbe elaborare un pensiero critico individuando delle tematiche nelle ricerche progettuali e proponendo una chiave di lettura, se necessario criticare duramente l'operato di un architetto ma forse è da troppo tempo che non si fa critica seriamente. Infatti a pensarci non mi viene in mente nessun critico di architettura italiano esistente, sarà una questione di memoria?
emanuele piccardo
direttore Archphoto.it

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