Giornale di Critica dell'Architettura

57 commenti di Carlo Sarno

Commento 13997 del 08/01/2016
relativo all'articolo Sulla bellezza e l'eco-buonismo
di Sandro Lazier


Si, è proprio vero Sandro, è ora di porre fine a questo periodo di profonda ipocrisia disciplinare architettonica, le "oscillazioni del gusto" non possono condizionare la vera Tradizione dell'Architettura... a questo tuo richiamo della coscienza mi viene in mente un significativo e pregnante messaggio di Gio Ponti, che nella sua semplicità chiarisce il mio pensiero a riguardo della tua riflessione : " AMATE L'ARCHITETTURA " !!!!!!!!!!

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Commento 13999 del 08/01/2016
relativo all'articolo Sulla bellezza e l'eco-buonismo
di Sandro Lazier


Si, è proprio vero Sandro, è ora di porre fine a questo periodo di profonda ipocrisia disciplinare architettonica, le "oscillazioni del gusto" non possono condizionare la vera Tradizione dell'Architettura... a questo tuo richiamo della coscienza mi viene in mente un significativo e pregnante messaggio di Gio Ponti, che nella sua semplicità chiarisce il mio pensiero a riguardo della tua riflessione : " AMATE L'ARCHITETTURA " !!!!!!!!!!

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Commento 7731 del 08/01/2010
relativo all'articolo Bruno Zevi due lustri dopo
di Sandro Lazier


Carissimi amici di Antithesi, auguro a tutti un Buon Anno Nuovo con la speranza che la luce di Bruno Zevi e della Architettura Organica da lui promossa non si spenga mai nel cuore di noi architetti italiani !!!

Invio un breve omaggio alla sua memoria :

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Bruno Zevi nella conclusione della relazione al I° Congresso Nazionale dell'APAO - Associazione per l'Architettura Organica, tenutasi a Roma il 6 dicembre 1947 dice :

"... L'architettura moderna ha spezzato il conformismo nel campo creativo venticinque anni fa; oggi , dobbiamo spezzare il conformismo nel campo critico e storico. Se non portiamo la nostra passione moderna nel campo della cultura, se permettiamo che persistano due diversi metri di giudizio per l'architettura moderna e per quella del passato, è evidente che noi resteremo sul piano caduco del manifesto rivoluzionario, non potremo maturare il movimento di avanguardia di venti anni fa in una seria cultura architettonica.

L'architettura organica non è storicamente, e non lo è nelle nostre intenzioni, un ismo di avanguardia. Non abbiamo nulla da rivelare; dobbiamo svolgere una cultura, riorientare tutto il pensiero architettonico, ridonargli un senso profondo, una funzione sociale, suscitare intorno ad esso un vasto consenso, creare una educazione popolare sull'architettura.

Nel conflitto del mondo moderno, stretti tra la coterie intellettualoide del funzionalismo, e l'incidente di un positivismo che vuol rovesciare tutto ciò che non ha un immediato senso comune, noi architetti organici tentiamo di fondere i valori della nostra tradizione spirituale con le moderne istanze sociali, di rompere la dicotomia tra cultura e vita che da un secolo separa gli artisti dal popolo, di proporre una terza via sociale, libera, umana. Ci riusciremo? E' inutile far profezie. Questa è la nostra strada, la nostra battaglia per una cultura integrata, per un'architettura integrata, e perciò per una vita migliore. Per dirla con Vittorini, una cultura che serva alla vita. e non solo a consolare.

Se avremo tempo, ci riusciremo sicuramente. Se no, amici dell'APAO, avremo almeno la coscienza di aver fatto con disinteresse il nostro dovere. E se le bombe atomiche dovessero interrompere il nostro lavoro, ognuno di noi avrà la libertà, come ha detto Quaroni questa mattina, di decidere se ritirarsi a vita privata e scrivere un nuovo Discorso sul Metodo, oppure, seguendo l'esempio di Pagano, abbandonare il tavolo da disegno e la penna, e andare a fare la rivoluzione... ".

BRUNO ZEVI

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Commento 6498 del 26/10/2008
relativo all'articolo Saudade
di Sandro Lazier


Carissimo Sandro e carissimi amici di Antithesi, l'intervento di Bruno Zevi qui riportato dimostra che è ancora vivo, le sue parole scolpiscono la nostra anima, dimostrano la sua lungimirante spiritualità, il suo genuino Amore per la vera Architettura!
Questo suo modo di scrivere ed attaccare senza remore né timori - che può sembrare a volte troppo duro ed esagerato - scaturisce dalla sua strenua difesa delle verità costitutive dell'onesto fare dell'uomo, un fare rivolto alla creatività e alla felicità. E guai chi si contrappone a questo fine ! Guai a chi vuol far passare il genio di Borromini per un classico!
Il suo credo e il suo pensiero si sposò nei suoi anni giovanili con l'Architettura Organica e fu fedele ai suoi principi per tutta la vita, e oggi, benché le maggiori riviste spesso trascurino la nuova generazione di architetti organici, essa risulta più viva che mai nei suoi continuatori, fratelli spirituali di Bruno Zevi.
L'Architettura Organica è Architettura con Amore, Bruno Zevi è Critica Organica Integrale con Amore : entrambe non tramonteranno mai!
Fraternamente e organicamente, Carlo.

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Commento 1355 del 10/08/2006
relativo all'articolo Una spiritualità ecologica
di Leandro Janni


Caro Leandro , mi rende lieto il tuo appello sincero ad una "spiritualità ecologica" , un concetto di ecologia che estende l'idea di equilibrio ed armonia ad una visione integrale del cosmo, inteso come sintesi di materia e spirito.
Mi viene in mente ad esempio l'idea di estetogenesi cosica formulata da Paolo Soleri con la sua ricerca Arcologica, radicata nei principi dell'Architettura Organica, che sfocia in una ecologia dell'uomo inteso come totalità, essere razionale e compassionevole capace di comprensione e amore verso la natura.
E che dire poi di Hundertwasser e della sua concezione delle "cinque pelli" dell'uomo, dove si passa dalla pelle ai vestiti, poi all'architettura, all'ambiente antropizzato e infine al cosmo intero.
Ma ancor più mi sembra utile Leandro citare qui la Carta dei Cristiani per l'Ambiente , presentata ad Assisi il 5 giugno 2004, che è bene divulgare per comprendere meglio l'importanza di una "spiritualità ecologica" .
Auguri a tutti una buona lettura e riflessione, cordialmente Carlo.

( brano tratto dal sito www.ambienteazzurro.it )

La cultura ambientalista che ha dominato la scena mondiale negli ultimi trenta anni è stata caratterizzata da un accentuato relativismo filosofico e morale.
Le attività lavorative e l'identità umana sono state criticate oltremodo ed accusate di tutti i mali del pianeta.
In questo contesto la stessa concezione giudeo-cristiana come espressa dalla Genesi è stata rifiutata.
Agli albori di questo terzo millennio, Roberto Leoni, presidente Sorella Natura, Rocco Chiriaco, presidente Movimento Azzurro, Saverio Quartucci e Vincenzo Tuccillo, presidente e vicepresidente di Ambiente azzurro e Antonio Gaspari direttore di Green Watch News, hanno sentito la necessità di manifestare la propria identità cristiana nel proporre una cultura ambientale coerente con gli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa.
Per questo hanno stilato una "Carta dei Cristiani per l'Ambiente" al fine di riunire le tante realtà associative in un progetto finalizzato alla lode e salvaguardia del creato secondo i principi dell'umanesimo cristiano e della difesa del bene comune.
La Carta dei Cristiani per l'ambiente è stata presentata ad Assisi il 5 giugno 2004, giornata mondiale dell'ambiente.


CARTA DEI CRISTIANI PER L'AMBIENTE

L’accresciuta sensibilità nei confronti del creato è sicuramente un fenomeno che indica un più alto livello di civiltà e una maggiore attenzione ai diritti di esseri non umani.
Quello a cui assistiamo oggi però fa parte di quella “babele dei diritti” in cui per moda o peggio per ideologia si propongono utopie radicali in cui la difesa degli animali, della flora e del mondo inanimato viene contrapposta alla vita umana.
Assistiamo ad un ritorno dell’utopismo romantico, dove prevalgono pessimismo, catastrofismo, irrazionalità, trasgressione, pensiero magico.
Il tentativo della cultura ambientalista dominante è quello di capovolgere il mandato di Dio indicato dalla Genesi: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la Terra, soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla Terra” (GN 1,28).
L’uomo, posto da Dio nel giardino dell’Eden “perché lo coltivasse e lo custodisse”, è stato considerato da una certa cultura ecologista il peggiore dei nemici. Addirittura il “cancro del pianeta”.
E la natura è stata divinizzata al punto tale da essere adorata come Gaia.
Da questo punto di vista, l’approccio e la soluzione dei problemi ambientali è stato stravolto, perché la crescita civile e lo sviluppo economico, lavorativo, tecnologico e scientifico dell’umanità sono stati considerati come aggressioni alla “madre Terra”

In questo contesto e’ rilevante notare le differenze che esistono tra l’ideologia che caratterizza le maggiori associazioni ambientaliste e il pensiero cristiano.

--Per un cristiano l’uomo è fatto ad immagine e somiglianza di Dio. Per una certa cultura ambientalista l’uomo è “cancro del pianeta”.

--Per un cristiano la crescita demografica è una benedizione del Signore, per gli ambientalisti è una disgrazia, la causa di tutti i mali.

--Noi cristiani abbiamo una visione teocentrica che tende alla verticalità, dove il creato ci è stato messo a disposizione del Signore per curarlo, svilupparlo e governarlo.
Mentre il movimento ambientalista ha una visione orizzontale che tende verso il basso, con la tendenza a divinizzare la fauna e la flora.

--Il Dio in cui noi cristiani crediamo è buono, e ama alla follia l’umanità, mentre il movimento ambientalista parla di Gaia, una Dea pagana ostile e vendicativa che si ritorce contro l’uomo per ogni sua azione.

Per questi motivi auspichiamo la nascita di una più avanzata cultura ambientale che attraverso le strade della fede e della ragione giunga all

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Commento 1296 del 13/07/2006
relativo all'articolo Universo Soleri
di Antonino Saggio


Caro Antonino ti ringrazio per la presentazione di questo interessante libro su Paolo Soleri di Luigi Spinelli. Lo hai intitolato " Universo Soleri ": niente di più indovinato.
Paolo Soleri è un architetto formatosi e cresciuto nei principi dell'Architettura Organica , sviluppa e reinterpreta a riguardo il punto di vista di Frank Lloyd Wright integrandolo con principi ecologici di respiro universale e sistemico .
Da ciò scaturisce il suo universo , l'Universo Soleri , un universo caratterizzato da una concezione della persona e della società in senso estetico-mistico.
Paolo Soleri affronta il sociale e lo spazio antropologico rispettando le più alte aspettative dell'animo umano : solidarietà , partecipazione, rispetto della natura, armonia con il cosmo che ci circonda, amore sincero verso il creato e la sua bellezza ed economia , ecc..
Questa sua idea di una dimensione cosmica del fare architettura intesa in maniera organica ed integrale trova corrispondenza con il pensiero organico di Hundertwasser del cosmo come quinta pelle dell'uomo.
Paolo Soleri è consapevole che occorre immaginare e progettare un Universo migliore, più bello e più armonico, in cui l'uomo ha la parte di protagonista e pertanto non può rinunciare ad un'etica positiva di intervento nel creato.
Arcosanti , il microcosmo nato dalle teorie di Paolo Soleri, vuole essere l'inizio di un nuovo universo , più bello e armonioso. Il microsistema avrà i suoi limiti, dovuti specialmente alla piccolezza del proto-sistema sperimentale , ma ciò non toglie al tentativo di Paolo Soleri la sua grande portata e il suo grande appello rivolto all'uomo e in particolare agli architetti :
occorre impegnarci tutti per creare un universo migliore in cui regni l'amore, la pace e l'armonia !!!
Grazie Paolo Soleri per la tua preziosa vita spesa per la giusta Causa dell'Architettura !

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Commento 1111 del 28/03/2006
relativo all'articolo Zevi dispettoso
di Paolo G.L. Ferrara


Per non dimenticare... con affetto , Carlo Sarno .

Conferenza tenuta dall'arch. Bruno Zevi il 6 dicembre 1947, al 1° Congresso Nazionale dell'Associazione per l'Architettura Organica (A.P.A.O).

Amici congressisti delle APAO,

non è senza titubanza ch'io mi accingo a parlarvi di architettura organica. Mi è capitato spesso di trattare e di scrivere sull'argomento, ma confesso che questa è la prima volta che mi trovo a parlare di architettura organica ad un consesso di architetti organici. E' vero che noi diciamo che il carattere distintivo dell'architettura organica rispetto a quella razionale è di essere funzionale anche sul terreno della psicologia; ma qui non si tratta di psicologia, sibbene quasi di una seduta di psicoanalisi collettiva, in cui dobbiamo insieme discutere su quei germi corrosivi e, per fortuna,...infettivi che, nella casistica delle nevrosi moderne, danno luogo a quella strana malattia che va sotto il nome di... APAO.

Quando ci trovammo a stabilire il programma di questo congresso, alcuni proposero di dedicare qualche ora a dibattere gli aspetti culturali dell'architettura organica. Ma ritirarono subito la proposta non tanto per tema di trasformare questa riunione in un incontro pugilistico, quanto perché tutti avevano la sensazione che ormai l'APAO vale assai più dell'architettura organica. Avviene in tutti i partiti e in tutte le associazioni. Si parte da un credo politico o culturale, poi ci si fanno le ossa, si creano e si sviluppano valori di collaborazione, di vita vissuta insieme, di comuni opere, di solidarietà, e ad un certo punto questi valori acquistano un'importanza autonoma, divengono essi stessi la giustificazione dell'essere associati. La nostra fedeltà all'APAO trascende la valutazione del suo credo architettonico; l'associazione raccoglie ormai le migliori forze dell'architettura moderna italiana dalla Sicilia al Piemonte; lavorando a Torino, voi piemontesi sapete di perseguire intenti per cui operano i giovani architetti di Palermo e di Catania, e questa coscienza dà forza e fiducia, crea un ambiente psicologico di vincoli umani che costituisce una zona di attrazione anche per coloro che altrimenti non si sentirebbero di firmare questa nostra antica Dichiarazione di Principii di colore cospiratorio e carbonaro. Prima che una poetica comune, ci lega una profonda passione di rinnovamento della scena fisica e morale del nostro paese, una generosità, una volontà di operare su un piano che va al di là degli interessi grettamente professionali e personali. In tre anni di lavoro, abbiamo creato le tradizioni dell'APAO; sì che, se qualcuno venisse qui questa sera a dimostrarci che l'architettura organica non esiste, che nulla ha un senso di ciò che noi predichiamo culturalmente, e, per uno strano scontro di costellazioni, riuscisse a convincerci tutti, noi risponderemmo: dunque cambiamo nome, e continuiamo a lavorare.

Non è per un caso che delle due associazioni di architettura moderna che preesistevano all'APAO, cioè l'MSA di Milano e la PAGANO di Torino, una di esse si sia unita al nostro movimento. E perché? Perché si richiamava ad un uomo che per noi tutti è segno e simbolo della missione, del coraggio e della vocazione dell'architetto moderno. Al di là del credo teorico di Giuseppe pagano, al di là degli errori ch'egli commise e dei compromessi che accettò, c'è e resta e sola vale la tensione della sua azione, il tempo della sua vitalità, la capacità e la generosità del suo fare. Quando voi torinesi avete trasformato la PAGANO in APAO, l'avete fatto perché sentivate che Pagano - indipendentemente dalle sue intuizioni sull'architettura organica e dalla risonanza che aveva dato in "Casabella" al pensiero di Persico su Wright - indipendentemente da ogni valutazione teorica, sarebbe stato con noi, perché tutta la sua vita, con i suoi errori e col suo eroico splendore, fu qualificata da questa generosità nell'agire, da un temperamento che preferiva magari una parzialità atta a scoprire nuovi orizzonti piuttosto che una verità generica e infeconda.


Contro l'agnosticismo.

E con ciò, credo di aver risposto alla principale critica che ci vien mossa da parte degli "obbiettivi o degli agnostici. essi ci dicono che la architettura non ha bisogno di aggettivi, che l'arte rifiuta attributi, e che di conseguenza l'architettura organica non esiste. Ebbene, amici, chiunque ci conosce sia pur di lontano dovrà ammettere che noi non siamo illetterati fino al punto di non sapere che all'arte non si danno aggettivi. Ma questo non basta affatto a giustificare la posizione di sordo agnosticismo che vige nel campo avversario. L'arte non ammette aggettivi, ma il mondo morale, pratico, intellettuale e, se volete comprendere anche i mezzi espressivi, la poetica sulla cui base nascono le creazioni degli artisti, richiedono caratterizzazioni e perciò ammettono aggettivi. Se l'arte organica non esiste, e n

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Commento 1006 del 19/12/2005
relativo all'articolo Ri-costruire nei centri storici
di Vulmaro Zoffi


Ringrazio Vulmaro Zoffi per aver evidenziato il problema della nuova architettura inserita nei centri storici. Scrive così in un passo : "...In molti centri storici degradati e consumati dal tempo – e dall’incuria - c’è bisogno di architettura; ma di nuove architetture che dialoghino con quelle passate, con il suo vissuto che in massima parte sta ancora lì. Con ciò non si desidera tornare ai vecchi stili, più o meno organizzati per citazioni, ma si desidera un’architettura che scaturisca da un dialogo, da uno scambio intenso tra l’architetto e il suo più potente committente: la città. Città intesa in senso ampio, interdisciplinare...".
La risposta al problema è già insita nella questione : per poter progettare armonicamente nei centri storici occore che gli architetti sappiano creare la storia, nuove architetture che si innestino organicamente nella città vera, che vive, soffre, gioisce e ama....
Prima di atteggiarsi ad "architetto demiurgo" occorre semplicemente sentirsi un cittadino, parte organica di una città che è vivente, che ha una memoria, dei sentimenti, delle aspirazioni di rinnovamento ed evoluzione.
Occorre comprendere i processi generativi delle realtà sociali, senza le quali ogni progetto risulta astratto e scollegato.
Occorre avere il coraggio di affrontare con la storia il futuro della città, di cogliere l'energia ed il buono che scaturisce dai centri storici e proiettarla in una dimensione urbana attualizzata sulla vita di oggi, sull'uomo di oggi.
Occorre comprendere a fondo che qualsiasi centro storico non sarebbe esistito senza l'uomo, e che è l'uomo e la sua felicità il vero fine dei nostri progetti e non la ossessiva e anacronistica conservazione di pezzi di città che ostacolano lo sviluppo organico di essa, soffocandola e ghettizzandola.
Abbiate coraggio di fare la storia ! Abbiate coraggio di amare veramente la città e la sua vita sociale non meno dei suoi monumenti ! Abbiate coraggio di difendere i nuovi valori di civiltà conquistati dall'uomo a duro prezzo e che richiedono nuovi spazi e nuove architetture !
" Non abbiate paura !!! " ci diceva a gran voce il pontefice Giovanni Paolo II. Non temete di proporre il bene !
Affrontiamo l'attualizzazione dei centri storici con coraggio , rendiamoli vivibili per l'uomo di oggi e non solanto cadaverici musei urbani che nulla restituiscono della vita attiva e armoniosa dei costruttori e abitanti del passato !
Concludo con un esempio, una proposta e una speranza , lanciando un appello alla Chiesa Cattolica e Apostolica Romana :
come nel passato alla fine del 1400, in pieno umanesimo e rinnovamento dei valori, il Papa di allora Nicolo V prese la decisione di abbattere almeno parte della antica Chiesa di San Pietro, e in seguito Giulio II all'inizio del 1500 pose la prima pietra della nuova Chiesa su progetto di Bramante, e che da allora subirà continui cambiamenti e trasformazioni in funzione delle nuove esigenze liturgiche e simboliche, ponendosi ad esempio sommo di come ci si deve comportare nei centri storici con il coraggio e la necessità di creare nuova storia, attuale e viva ;
così auspico e spero che anche oggi, nel terzo millennio, spronati dalle parole di Papa Giovanni Paolo II " non abbiate paura ! " , ed a seguito del rinnovamento avvenuto nella Chiesa con il Concilio Vaticano II, promosso da Papa Giovanni XXIII nella rilettura della Parola di Dio portata a noi da Gesù Cristo, la Chiesa dia ancora il suo messaggio di speranza e amore per la vita vera e abbia il coraggio di trasformare e ricostruire di nuovo la Chiesa di San Pietro in Vaticano, riattualizzando lo spazio liturgico in maniera fiunzionale e organica ai nuovi stimoli che provengono da tutta la cristianità.
Che lo Spirito Santo, che è Spirito di sapienza e amore, illumini gli architetti che dovranno progettare e costruire nei centri storici per una città vivente e che, mi auguro, un domani potranno contribuire all'edificazione della nuova Chiesa di San Pietro in Vaticano !
Carlo Sarno

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Commento 945 del 31/08/2005
relativo all'articolo Bravo Eisenman. Anzi, no
di Vilma Torselli


Cara Vilma Torselli, si...credo che tu abbia ragione, nell'opera di Eisenman manca qualcosa di importante, qualcosa che faccia superare l'odio nel momento del tragico ricordo... si, cara Vilma, è proprio così...manca semplicemente questo:

" LA DOLCEZZA... DEL PERDONO !!! "

Cordialmente Carlo Sarno

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Commento 913 del 08/06/2005
relativo all'articolo Giancarlo De Carlo è morto
di la Redazione


Scrive Giancarlo De Carlo : "...l'architettura diventa generosa e significante per gli esseri umani solo se è un'estensione gentile e delicata dell'ordine naturale..."
"...A Siena nel centro storico il processo di formazione è stato tra i più organici che si conoscano e lo sviluppo non è stato ancora così dirompente da sconvolgere la mirabile corrispondenza tra spazi solidi e cavi, né l'intrecciata presenza di disparate attività umane. Per questo le piazze a Siena hanno ancora senso e per tutti - cittadini e viaggiatori - in loro stesse, nelle loro sequenze, nei riflessi di quell'assoluta origine e destinazione che per ciascuna di loro è il Campo..."
"...Le città sembrano diventate irrazionali, mentre il loro scopo di origine era di stabilizzare isole di razionalità nel mare degli arcani misteri della natura. Non sono più confortevoli né sicure, mentre la sicurezza e le punte di comfort che offrivano erano tra i motivi più certi della loro forza di attrazione. non sono più opere d'arte e neppure d'ingegno o di maestria, mentre un tempo sulle città si concentrava il meglio dell'invenzione umana per renderle riconoscibili e memorabili..."
"...In parallelo alla scoperta che il commercio del suolo urbano può offrire redditi considerevoli perché il valore delle aree edificabili cresce automaticamente con l'estendersi della superficie urbana, il processo di sviluppo della città si è sottratto alla molteplicità delle sue leggi organiche per conformarsi alla univocità della correlazione tra domanda e offerta..."
"...La struttura che le ordinava si è disfatta e per questo sono diventate incomprensibili. Dall'nsieme non si riconoscono i ruoli delle parti e nelle parti non si rintracciano i segni delle assonanze che le fanno concorrere in uno stesso insieme..."

Da queste brevi citazioni di Giancarlo De Carlo subito si evince la sua sensibilità , professionalità e consapevolezza del problema urbanistico contemporaeo.
Il pensiero architettonico di Giancarlo De Carlo affonda le sue radici nell'Architettura Organica e Sociale Italiana, nell'APAO (Associazione per l'Architettura Organica promossa da Bruno Zevi ed altri nel dopoguerra), nell'approccio urbanistico organico di Luigi Piccinato e Giuseppe Samonà; a tutto questo si innesta una sua particolare sensibilità per i problemi etno-antropologici e culturali dei sistemi sociali, abbinata ad una profonda conoscenza del mestiere di architetto e urbanista.
Grazie Giancarlo De Carlo per la tua meravigliosa vita dedicata alla Causa della Architettura!
Carlo Sarno


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Commento 903 del 20/05/2005
relativo all'articolo Intervista a Attilio Terragni
di Paolo G.L. Ferrara


Bravo Attilio! Il tuo sforzo e il tuo lavoro non andrà perduto! Hai dato inizio ad un recupero di Giuseppe Terragni e credo che ormai la sua figura non potrà più essere accantonata.
Certo, ognuno ha modi di vedere diversi, chi avrebbe evidenziato di più un aspetto, chi un altro, possono sorgere anche dei costruttivi dissensi, ma...resta il valore della tua azione intesa a comunicare l'importanza di un grande architetto italiano come Giuseppe Terragni alle nuove generazioni.
L'architettura di Terragni è una architettura intensamente umana, che con i mezzi e la tecnica della sua epoca cerca di trasmettere i migliori valori dell'uomo, superando il funzionalismo per una attenzione alla vita e al sociale, alle sofferenze e alle gioie che attraversiamo nel tempo e nello spazio.
Non releghiamo Terragni ad una fredda lettura ufficiale ed accademica, o meramente "colta" che dir si vuole, ma apriamo l'architettura di Terragni ad una lettura pluralista e complessa, democratica e variegata, libera e spontanea, ma vera e ricolma di sentimento....e credo Attilio che il tuo lavoro stia facendo tanto in questo senso!!!
Continua così Attilio, e vedrai che dal bene uscirà bene, che l'insegnamento dell'architettura di Giuseppe Terragni ha ancora da dare tanto per una buona e veritiera Architettura Italiana....e questo...e ti sia di conforto....è anche ciò che pensa Antithesi e il sottoscritto.
Carlo Sarno.

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Commento 893 del 21/04/2005
relativo all'articolo Vittorio Giorgini
di la Redazione


Ringrazio la Redazione di Antithesi per la sua pronta attenzione a favore del significativo tentativo di Luigi Prestinenza Puglisi di recuperare Vittorio Giorgini nell'ambito della cultura architettonica italiana.
Vittorio Giorgini è di classe 1927, si laurea a Firenze nel 1957, recepisce i principi dell'Architettura Organica, opera negli Stati Uniti dal 1970, questo allontanamento forse comporta la sua eclisse dalla critica architettonica italiana insieme ad una difficoltà di comprensione della sua profonda poetica spaziale.
Ma per comprendere il valore della concezione architettonica organica di Vittorio Giorgini - emblematica la sua Villa Saldarini, Baratti, 1961 - lascio che lui stesso parli con sue parole, e sarà facile per tutti comprendere la pregnanza del suo approccio ad una architettura per l'uomo libero e creativo, frutto di una originale teoria topologica-linguistica che lui chiama "spaziologia".
Scrive Vittorio Giorgini nel 1971 :
"...la natura con le sue geometrie di ordine superiore opera con dimensioni spaziali e strumentali adeguate a infinite funzioni di una economia varia e affascinante. Imaparare la lezione e reperire tecniche che consentono nuove realizzazioni significa creare strutture inattese, significa riscoprire il mondo interiore dell'uomo in qanto le "dimensioni interiori", (lo "spazio dell'anima" di Finsterline) sono locate nella struttura organica dell'uomo, nutrite dal suo funzionamento biologico e quindi contenute in spazi geometrici di ordine superiore. Pertanto lo spazio psichico dell'uomo trova equilibrio solo in uno spazio di egual natura. L'uomo sopporta lo spazio euclideo solo in quella percentuale contenuta in natura. Ne deriva che se fino a oggi l'uomo ha potuto vivere in un ambiente totalmente euclideo, ha potuto farlo grazie a una abitudine lentamente acquisita non accorgendosi di quanto ciò gli fosse nocivo. Infatti, le sue caratteristiche interiori, lo si potrebbe individuare statisticamente, sono andate degradando in maniera proporzionale alla crescita dell'ambiente artificiale che l'uomo è andato costruendosi nel tempo. Sarebbe auspicabile fossero compiuti studi comparativi in questo senso, fra caratteristiche di popolazioni con habitat che si differenziano. Infatti, l'uomo si salva finché le sue abitazioni raggruppate in piccoli nuclei riescono a beneficiare ancora dell'ambiente naturale..."

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Commento 870 del 16/02/2005
relativo all'articolo L'architettura di pietra. Dalle 'pietre della natu
di Alfonso Acocella


Caro Alfonso ti ringrazio per il recupero del valore del significato di un materiale come la "pietra" che da sempre ha accompagnato la creatività costruttiva dell'uomo e dell'architetto in particolare.
Felice nella tua esposizione il richiamo alla natura del materiale "pietra", all’idea della permanenza in stretta continuità con il suolo, alle sue caratteristiche di 'massa', 'volume', 'solidità', 'durata', ed entusiasmante l'approccio alla geologia della Terra come fonte di stimoli e bellezza naturale.
Mi sorprende però, devo essere sincero, il finale del tuo articolo Alfonso, che sembra rinchiudere e limitare l'utilizzo della pietra al "monumentalismo", o quanto meno a fattore simbolo dell'idea di monumentalità in architettura, e il richiamo al vuoto formalismo citando l'Estetica di Hegel "...opere di architettura che quasi siano sculture, se ne stiano per sé autonome e portino il loro significato non in un fine e bisogno diverso, ma in loro stesse.".
Alfonso come tu stesso hai precisato nel finale le pietre da 'naturali' divengono 'configurate' per seguire le aspirazioni di una costruzione, ma occorre precisare bene che le aspirazioni consistono nella vita degli uomini che abiteranno quel determinato spazio e che non necessariamente dovranno rappresentare monumentalità o rigido schematismo (per non dire classicismo), ma anche libertà, divenire, trasformazione.
La pietra può essere utilizzata anche in maniera anticlassica, antimonumentale, frammentaria, non rigidamente conformata - mi riferisco alle architetture della tradizione zen giapponese , o all'utilizzo 'naturalistico' della pietra in Frank Lloyd Wright , Bruce Goff, Bart Prince, ecc. esponenti dell'Architettura Organica.
Concludo questa mia breve osservazione ringraziandoti Alfonso per l'attenzione rivolta ad un materiale così importante per gli architetti e per il giudizio critico come la "pietra", ma volevo solo segnalare agli amici lettori di Antithesi che è possibile un utilizzo della pietra anche in maniera più naturale, anticlassica ed organica.
Termino con una citazione dal libro Per la causa dell'Architettura di Frank Lloyd Wright : " Ogni materiale ha in sé un suo messaggio e, per l'artista creativo, un suo canto...".
Carlo Sarno






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Commento 848 del 04/12/2004
relativo all'articolo Public Art e Architettura
di Vilma Torselli


"...L'ideale di una architettura organica per una società organica come generatrice di una nuova cultura è, inevitabilmente, un fattore fondamentale per il mondo, in quanto è effettivamente costruttivo...Se non sapremo volere una società organica, non realizzeremo mai un'architettura organica...perché ogni architetto possa apprendere a esistere socialmente e a realizzare un'architettura organica noi dobbiamo inevitabilmente farci missionari...Sappiamo che il vero compito dell'architetto è quello di interpretare la vita perché per la vita sono fatte le case, per viverci e viverci serenamente...non dobbiamo più contentarci di essere spettatori della vita, ma dobbiamo approfondirla, dominarla, renderla organica...creare nuove forme di democrazia, e far sì che questa non sia una società invertita e generica, ma vita concreta, lavoro vivo dell'uomo...una società che manchi di architettura organica non può tenere il passo coi risultati della scienza, non può utilizzarli, né mostrarli come usarli materialmente...Se la cultura in tutte le sue forme, e prima fra queste l'architettura, non muove dall'intimo di ognuno di noi e dal nostro pensiero credo che siamo alla fine della nostra grande civiltà...quello che noi chiamiamo architettura organica non è un semplice concetto estetico, né un culto né una moda, ma l'idea profonda di una nuova integrità della vita umana in cui arte e religione e scienza siano "uno". La Forma e la Funzione viste come Uno, questa è la Democrazia...La democrazia è un'espressione della dignità e del valore dell'individuo; questo ideale di democrazia è essenzialmente il pensiero dell'uomo di Galilea, anch'egli umile architetto, di quegli architetti che allora si chiamavano carpentieri...ad una sincerità di vita, corrispnderà una sincerità di forme e l'individualità sarà intesa come nobile attributo di vita...". FRANK LLOYD WRIGHT (citazioni dai libri : Architettura Organica e Architettura e Democrazia).
Perché questa lunga citazione del pensiero di Wright?
E' molto semplice: pur auspicando una società organica Wright non rinuncia al valore della persona , della creatività costruttiva individuale . Mi sembra che anche questo filone della Public Art si inserisca nei tentativi di omologazione e appiattimento della creatività umana , si opponga alla vera realizzazione di una società organica . Si tenta di sostiture una "creatività collettiva" , astratta , impersonale (burocratica), ad una creativita organica integrata con la persona, la vita ed i suoi valori.
Concludo con una citazione di Bruno Zevi dal suo libro Verso un'Architettura Organica : "...l'architettura moderna ha alla base della sua ispirazione un fine sociale...l'uomo, nella varietà della sua vita, nella pienezza della sua libertà, nel suo progresso materiale, psicologico e spirituale è il fine...il problema oggi, per tornare alle parole di Aalto, è l'UMANIZZAZIONE DELL'ARCHITETTURA...".
Carlo Sarno

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4/12/2004 - Vilma Torselli risponde

Egregio Carlo Sarno,
con tutta l’ammirazione e la gratitudine che gli architetti di oggi debbono nutrire per Wright, non va dimenticato che le sue parole ci giungono da quasi un secolo fa, un secolo denso di avvenimenti come pochi altri, squarciato da due guerre mondiali ed attraversato da movimenti culturali di travolgente contestazione, dopo il quale Wrigth sarebbe l’unico ad aver mantenuto intatto il valore ed il significato delle sue teorie nel senso letterale in cui lei le propone, senza contare che oggi la società (americana) alla quale erano rivolte non è più la stessa e non è detto che le condivida ancora.
Non si può trascurare il fatto che, allora, Wright non ha dovuto confrontarsi con un fenomeno dei nostri giorni, forse dannoso, ma ineludibile, che va sotto il nome di globalizzazione, che fa inevitabilmente rima con omologazione e che ha finito per annacquare e togliere incisività ad ogni atteggiamento individualista: una cultura capace di “creatività costruttiva individuale” deve essere anche fortemente identitaria e quindi, oggi, anacronistica.
Personalmente credo nell’esistenza di una creatività collettiva, il fatto che poi sia un singolo, più o meno geniale, a captarla e a strutturarla in linguaggio è un altro discorso: Wright, che si batte per una cultura americana libera, consapevole delle sue radici e delle sue potenzialità autonome, Jackson Pollock che scinde con la violenza gestuale dell’action painting ogni legame di subordinazione con l’arte europea, sono probabilmente interpreti o anticipatori di istanze epocali.
E credo anche nella potenza dell’azione corale di una collettività di umili e sconosciuti che, rinunciando ad ogni rivendicazione individualistica nel nome di quella creatività collettiva, contribuiscono con la loro opera anonima a scrivere la storia dell’architettura, altrimenti non avremmo avuto, per esempio, le cattedrali gotiche (l’idea non è mia, è di William Morris).
E non finisco di stupirmi di come la storia ci metta davanti a straordinari risultati che superano largamente la somma dei singoli apporti di tanti antindividualisti senza nome (anche in questo caso l’idea non è mia, si tratta della teoria della gestalt).
Attraverso queste mie personali credenze riesco ad individuare il fine sociale dell’architettura moderna.

Commento 803 del 16/10/2004
relativo all'articolo Tra Loos e Wright : Giuseppe De Finetti e villa Cr
di Luca Guido


Caro Luca Guido, ti ringrazio per aver evidenziato un aspetto della crisi della critica architettonica ma, secondo me, non bisogna soffermarsi troppo sui lati negativi.
Focalizziamo la nostra attenzione e le nostre energie su tutto ciò che di buono ha prodotto l'Architettura Italiana in questi ultimi tempi. Non lasciamoci trascinare su falsi discorsi e false realtà. La buona architettura in Italia esiste, saranno opere più o meno note, più evidenti o meno evidenti, ma la testimonianza c'è.
Non è facile oggi con tutti i vincoli reazionari esistenti creare una architettura innovativa, ma vedo che ovunque esiste una tensione alla realizzaione creativa e propositiva, più o meno riuscita, ma esiste.
Cerchiamo di prendere il meglio di tutte queste esperienze e costruire una nuova e proficua cultura operativa architettonica in Italia.
Ad esempio di ciò cito soltanto lo spazio esistenziale-sociale-organico di Giovanni Michelucci, o lo spazio lirico-ecologico-morfologico di Mario Galvagni.
Parliamo del bene, parliamo della vera architettura creativa, non lasciamoci distrarre, costruiamo una nuova società organica di pace, amore e felicità, nel solco della verità e libertà.
Carlo Sarno

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16/10/2004 - Luca Guido risponde

Caro Carlo Sarno,
Mi dispiace ma non sono disposto a chiudere gli occhi.
E' vero che in Italia ci sono -e ci sono state- tante cose positive ma è altrettanto vero che non viene dato sufficiente spazio a queste "novità".
Se poi anche nelle riviste meno legate ad ambienti accademici e di potere vengono portate avanti e si da spazio a queste ricerche-schifezze rimango quantomeno perplesso.
In fondo, nel mondo delle riviste, gli architetti che fanno ricerca vengono pubblicati per vendere copie e non sono quelle le pubblicazioni che contano. Quello che conta per esempio non è trovare frequentemente Gehry o i Coop Himmelb(l)au pubblicati in Casabella (non meravigliamoci di questo) bensì trovare molto meno frequentemente, ma con più peso, i progetti di Massimo Carmassi, di Francesco Venezia, di Gae Aulenti...facendo immediatamente di quella rivista un punto di riferimento per un certo mondo dell'architettura.
E in effetti poi i nomi "italiani" affermati e conosciuti all'estero non sono certo quelli di chi fa davvero ricerca, ma quelli di poco fa con l'aggiunta dei Portoghesi, dei Braghieri, dei Monestiroli, dei Natalini, dei Gregotti, ecc... c'è chi parla solo italiano.
Per fortuna ci sono Fuksas e Piano ma il loro professionismo non basta.
Questa italianità omologatrice non mi appartiene.
C'è chi parla molte lingue.

Commento 763 del 17/07/2004
relativo all'articolo Leonardo Ricci. Lo spazio inseguito
di la Redazione e Antonino Saggio


Leonardo Ricci (1918-94) è uno dei maggiori esponenti dell'architettura organica italiana . Emblematica la sua Villa Bailman all'Isola d'Elba (1959-62) che rappresenta la splendida risposta italiana alla Casa sulla Cascata di Frank Lloyd Wright .
E’ stato allievo, collaboratore e amico di Michelucci, da cui si è poi allontanato. "Se fossimo stati nel Rinascimento - afferma Ricci in un’intervista - forse avremmo lavorato insieme tutta la vita" (L. Ricci, Testi, opere, sette progetti recenti di Leonardo Ricci, Pistoia 1984).
Da Giovanni Michelucci apprende l'umanizzazione dell'architettura , che prima dello spazio c'è l'uomo , e da questo principio sviluppa una personale concezione dell'architettura organico-espressionista , dove con il termine espressionista si intende una valenza esistenziale che crea un parallelo architettonico con le problematiche filosofiche di Camus , Sartre , Abbagnano .
Ribelle ed anticonformista di natura non ha mai accettato etichette per la sua passionale architettura , ma chiaramente opera e concepisce nel solco dell'architettura organica .
Un grazie quindi a Giovanni Bartolozzi per il suo bel libro su Leonardo Ricci e ad Antonino Saggio curatore della collana , per aver contribuito ad una maggiore consapevolezza della rilevanza dell'Architettura Organica Italiana .
Carlo Sarno

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Commento 759 del 06/07/2004
relativo all'articolo Mario Galvagni - Poetica della complessità
di Sandro Lazier


Mario Galvagni esprime una creatività architettonica eccezionale che convalida la forza e il valore dello sviluppo dell'Architettura Organica in Italia. Mentre il suo compatriota Paolo Soleri, di pochi anni più anziano, lascia l'Italia dopo l'esperienza con Wright e va nel deserto dell'Arizona a costruire la sua Arcosanti sviluppando la sua ricerca sull'Arcologia (Architettura + Ecologia), Mario Galvagni realizza in Italia, attraverso una poetica del frammento, la sua teoria della Ecologia della Forma, trasmettendo a tutti la sua passione di vivere l'avventura dello spazio come luogo di percorrenza di energie estetiche e sociali .
Partendo dai principi dell'architettura organica e dalle interazioni dinamico-spaziali della poetica futurista, sviluppa attraverso un approccio scientifico una interessante ricerca sperimentale sulle strutture morfologiche dell'architettura, da lui definita : Ecologia della Forma (GestaltEcology). Si tratta di determinare diverse metodologie per evidenziare e interpretare un sistema interattivo di relazionalità sui territori socioestetici. Scrive Mario Galvagni: " L’Ecologia Formale, in analogia con l’ecologia biologica (studio delle interazioni tra le forme viventi e il territorio), analizza e ricerca i rapporti e gli scambi di informazione morfologici tra l’uomo e il territorio estetico circostante (stratificazione del lavoro creativo locale nella cultura storica) per estrapolare le componenti progettuali morfologiche dette matrici formali. "
Credo che Bruno Zevi, quando nel 1997 nella premessa al libro "Leggere, scrivere, parlare architettura" scriveva del TRIONFO DELL'ARCHITETTURA ORGANICA, sicuramente aveva anche in mente la geniale, artistica e super-organica architettura morfogenetica di uno dei più grandi architetti italiani contemporanei : MARIO GALVAGNI.

Ps. Ringrazio di cuore Sandro Lazier e Paolo GL Ferrara e la Redazione di Antithesi per aver richiamato l'attenzione su uno dei maestri viventi dell'architettura italiana.

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Commento 738 del 25/05/2004
relativo all'articolo Terragni ibernato?
di Paolo G.L. Ferrara


Zevi scrive di Terragni : "opere tuttora incalzanti nel loro messaggio; anziché oggetti del passato da ammirare passivamente, offrono stimoli sferzanti all’attuale inerzia creativa”. (da: Cronache di architettura, n.692, 31.12.1967).

E Ferrara , autore dell'articolo , scrive : " nelle opere di Terragni non vi è traccia della chiara volontà di recuperare l’aspetto figurativo e simbolico dell’architettura ma, piuttosto, di riproporre secondo un lessico contemporaneo le ricerche del passato sullo spazio dinamico, lessico che per sua stessa genesi aveva eliminato qualsivoglia elemento stilistico riconducibile alla tradizione. E se Terragni impara qualcosa dal passato, è proprio sulla capacità di Michelangelo e Borromini di erodere le impostazioni classiche che va posta l’attenzione.... Quello dell’erosione è un tema che Terragni non tralascerà mai nelle sue opere.
Leggere Terragni significa eliminare a priori la ricerca nelle sue opere della simmetria poiché una tale impostazione è fuorviante rispetto alle finalità che esse avevano... " .

Ringrazio Bruno Zevi e Paolo Ferrara per queste loro precisazioni che colgono un punto essenziale della poetica di Terragni, ed aprono ad una più profonda comprensione del grande architetto poeta-razionalista italiano. Si, poeta-razionalista credo che sia l'unica esatta denominazione di Terragni. In lui, e lo si evince dalle sue opere, il razionalismo viene sublimato nella poesia, ma non con forzature, con una azione appariscente ed eclatante, ma con l'eleganza e la semplcità che è proprio del maestro. E' il suo un linguaggio architettonico che incarna l'ideale democratico del valore della persona e dell'ndividuo, in cui la diversità ed il divenire formale si radicano sulla tradizione senza restarne ingabbiati. Anzi la sua architettura, che potremo definire "razionalismo-poetico", esprime al meglio una istanza creativa originale - per dirla con Zevi - e ancor più - come indica Ferrara - Terragni erode l'impostazione classica, ma non nelle strutture superficiali ma in maniera profonda .
In tal senso, la Casa del Fascio si può ben definire un'opera "cubista" in cui l'imprevedibilità ed il diverso giocano un ruolo essenziale. Occorre girare intorno all'opera del maestro, entrare all'interno, percepirne le trasparenze e continuità sinestetiche per apprezzarne il valore .... ma non è tutto ... occorre spostarsi dal piano del significante al piano linguistico del significato e coglierne - miracolosamente proprio in un'epoca totalitaria - il profondo messaggio di libertà e democrazia, fierezza morale, dignità e valore della persona.
Grazie di cuore Giuseppe Terragni! Tu insegni agli architetti italiani che non ci sono scuse, che non c'è alcuna giustificazione morale per chi non svolge la sua missione di architetto oggi: promuovere creativamente uno spazio per il bene dell'umanità .
Carlo Sarno

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Commento 723 del 24/04/2004
relativo all'articolo Scontro sull'eredità di Terragni
di Bruno Zevi


Giuseppe Terragni era un poeta che affrontò il razionalismo e l'esigenza di modernità dell'Italia infrabellica con il suo geniale lirismo . Lo stesso Le Corbusier nel 1948 nel vedere una mostra sull'opera di Terragni dirà che era stato un suo compagno di lotta per un'arte pura , un'arte tutta rivolta all'espressione dello spirito - quindi libera e democratica .
Giuseppe Terragni scrive dal fronte russo il 21 ottobre 1941 : " ... mi sembra di vederti chiedere le mie impressioni sulla guerra e le ripercussioni sull'animo di un artista ( come sinceramente credo di essere ) di una vita e di tante emozioni così lontane dalla attività spirituale alla quale l'artista è chiamato ..." .
E' proprio qui il punto : "...attività spirituale alla quale l'artista è chiamato..." . E' proprio qui l'acme del suo contributo all'Architettura Italiana : dare uno spessore spirituale all'attività di architetto , di creatore di spazi per una vita in cui l'uomo possa esprimere al meglio la sua personalità e verità di essere .
Non fossilizziamoci su giudizi storicistici e meramente di cronaca .
Giuseppe Terragni se seppe riscattare insieme a Persico e Pagano la cultura italiana architettonica dal disfacimento totale , opponendosi alla retorica , alla corruzione e al commercialismo , questo fu principalmente perché era un architetto geniale ed un grande artista che credeva nell'onestà intellettuale e nella fede in un Dio di amore , unico riferimento sovrastorico per la costruzione di una civiltà migliore .
Dice Bruno Zevi : "...La crisi dei linguaggi di estrazione cubista era inevitabile di fronte ai nuovi panorami del dopoguerra, al movimento organico, al dirompente messaggio di Frank Lloyd Wright. Il problema non sta in un revival di Terragni, ma in un confronto, in una spregiudicata riflessione autocritica...".
Questo significa che ciò che è importante dell'attività di Giuseppe Terragni è il suo messaggio di artista impegnato , che crede a dei valori , che sa che l'artista-architetto è chiamato ad una insostiuibile e fondamentale attività spirituale , baluardo della libertà e originalità dell'uomo , costruttore di una civiltà migliore per un vivere felice .
Carlo Sarno

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Commento 709 del 05/04/2004
relativo all'articolo Quelques considerations sur l'enseignement et le m
di Guidu Antonietti


Cher Guidu , oui " ... L’ARCHITECTURE est un Art majeur ( assez peu une technique, en France les ingénieurs sont sensés s’occuper de cela... ) qui est le reflet de ce qu’était ou est la société où il se déploie...".
Guidu , Mère Thérese de Calcutta a dit que le mer est fait de goutes ! Tu doit etre optimiste ! Tu es la goute ... tous nous architects sommes les goutes que rèalizeront une nouvelle societé , une nouvelle ville .... plein d'amour et bonheur ! Cordialement , Carlo.
- traduzione per gli amici italiani : caro Guidu , si ".. L'Architettura è un Arte maggiore ( non una tecnica , in Francia gli ingegneri si occupano di questo ...) che è il riflesso di ciò che è la società nel suo sviluppo..." . Guidu , Madre Teresa di Calcutta ha detto che il mare è fatto di gocce ! Tu devi essere ottimista ! Tu sei la goccia ... tutti noi architetti siamo le gocce che realizzeranno una nuova società , una nuova città ... piena di amore e felicità ! Cordialmente , Carlo .

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Commento 690 del 10/03/2004
relativo all'articolo Dedicato a Valle Giulia
di Laura Podda e Silvio Carta


Al futuro giovane professionista invio questo brano di Gio Ponti :
AMATE L'ARCHITETTURA
Amare l’architettura è amare il proprio Paese
Amate l'architettura, la antica, la moderna
Amate l'architettura per quel che di fantastico, avventuroso e solenne ha creato - ha inventato - con le sue forme astratte, allusive e figurative che incantano il nostro spirito e rapiscono il nostro pensiero, scenario e soccorso della nostra vita
Amatela per le illusioni di grazia, di leggerezza, di forza, di serenità, di movimento che ha tratto dalla grave pietra, dalle dure strutture
Amatela per il suo silenzio, dove sta la sua voce, il suo canto, segreto e potente
Amatela per l'immensa gloriosa millenaria fatica umana che essa testimonia con le sue cattedrali, i suoi palazzi e le sue città, le sue case, le sue rovine
Amate l'architettura antica e moderna: esse han composto assieme quel teatro che non chiude mai, gigantesco, patetico e leggendario, nel quale noi ci moviamo, personaggi-spettatori vivi e naturali in una scena «al vero », inventata ma vera: dove si avvicendano giorno e notte, sole e luna, sereno e nuvole, vento e pioggia, tempesta e neve: dove ci sono vita e morte, splendore e miseria, bontà e delitto, pace e guerra, creazione e distruzione, saggezza e follia, gioventù e vecchiaia: l'architettura crea lo scenario della Storia, al vero, parla tutti i linguaggi
Amate l'architettura antica e moderna; esse han creato attorno a noi, nello scenario che hanno composto, la simultaneità delle epoche: ci han creato Venezia e New York
Amate l'architettura perché siete italiani, o perché siete in Italia; essa non è una vocazione dei soli italiani, ma è una vocazione degli italiani: l'Italia l'han fatta metà Iddio e metà gli Architetti: Iddio ha fatto pianure, colli, acque e cieli, ma i profili di cupole facciate cuspidi e torri e case, di quei colli e di quei piani, contro quei cieli, le case sulle rive che fanno leggiadre le acque dei laghi e dei fiumi e dei golfi in scenari famosi, son cose create dagli Architetti: a Venezia poi, Dio ha fatto solo acque e cielo, e senza inten­zioni, e gli Architetti han fatto tutto
(rispose l'autista parigino di Tony Bouilhet, quando gli chiesi come trovava l'Italia: « très architecturale »: vox populi)
Amate l'architettura per le gioie e le pene alle quali le sue mura, sacre all'amore ed al dolore, hanno dato protezione, per tutto quello che hanno ascoltato (se i muri potessero parlare!) ed hanno conservato in segreto: amatela per la vita che s'è svolta in essa, per le gioie, i drammi, le tragedie, le follie, le speranze (questa forma di follia), le preghiere, le disperazioni (questa forma di lucidità), i delitti stessi che rendono sacro - amoris et doloris sacrum: come è scritto sulla chiesa della Passione a Milano - ogni muro: muri, pieni di storia, di fatica, di vita e di morte, di poesia, di follia, di ricchezza e di miseria
Amate l'architettura per gli incantesimi che ha creato attorno a noi, attorno alla nostra vita; pensate ancora a Venezia, pensate alle enormi cattedrali, ai monumenti sublimi
Anche quelli che furon palazzi privati, se sono belli, appartengono a tutti perché appartengono alla cultura; la loro « bellezza privata » fu per « l'eccezione, sogno o follia che li originò », fu per una volta soltanto di un uomo solo o di una famiglia sola, ma poi una « socialità ritardata » quella della Storia, l'ha consegnata a noi tutti: il monumentale cioè l'opera che funziona sul piano « perpetuo » e disinteressato dell'arte e della gloria umana, è sociale, i monumenti sono sociali: tutti varchiamo tutte le soglie dei monumenti; il più povero dei veneziani dice da padrone « il mio San Marco »
ed entra: i palazzi che furono dei potenti, oggi sono le pareti del suo Canal Grande - non nobis Domine, non nobis, è scritto sul palazzo Vendramin Calergi - e Venezia non è nemmeno soltanto sua, è di tutti, è della civiltà
Amate gli architetti antichi, abbiate fra essi i vostri prediletti io il Palladio, il Borromini; voi scrivete qui i nomi dei vostri
Amate l'architettura moderna, dividetene gli ideali e gli sforzi, la volontà di chiarezza, di ordine, di semplicità, d'onestà, di umanità, di profezia, di civiltà
Amate l'architettura moderna, comprendetene la tensione verso una essenzialità, la tensione verso un connubio di tecnica e di fantasia, comprendetene i movimenti di cultura, d'arte e sociali ai quali essa partecipa; comprendetene la passione
Amatela nei grandi maestri d'oggi, in Le Corbusier, in Mies van der Rohe, in Gropius, in Nervi, leggete i loro libri, conoscetene le opere
L'architettura contemporanea ha i suoi vegliardi, Wright, e Van de Velde; ha i suoi grandi iniziatori e profeti scomparsi Loos, Perret; ha i suoi genii, Gaudi, Wright, Niemayer: ha i suoi « artisti »: Aalto, Neutra: ha i suoi capolavori
Amatela, l'architettura moderna, nei suoi giovani

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Commento 679 del 23/02/2004
relativo all'articolo Architetture della memoria: costruire luoghi per r
di Metella Montanari e Fausto Ciuffi


"...E' la storia antichissima , di ogni età e di ciascuno , cui la dodecafonia schonberghiana ha impresso un'attualità acuta fino allo spasimo . ' Fatti capire dal popolo ; parla in modo adatto a lui ' , sollecita Aaron ; e Moses intransigente risponde : ' Dovrei falsificare l'idea ? ' ..." Da una parte , argomenta Bruno zevi nel suo brano Moses und Aaron , abbiamo Moses che pone il problema della definizione di Dio come indefiniblità , dall'altra Aaron si sforza di comunicare al popolo ed in tal maniera con la sua parola tradisce l'idea di Dio e conduce al vitello d'oro .
Continua Bruno Zevi con un meraviglioso parallelo con la poetica di Schonberg : "... Schonberg impersona in chiave artistica , il dramma... l'inesprimibilità dell'idea - dodecafonica - si traduce così in un disperato travaglio linguistico , storicamente agganciato all'insorgente bestialità nazista : ' di fronte ad una società in cui tutti i valori morali erano entrati in crisi - commenta Fedele D'Amico - e ogni codice stava diventando menzogna , la risposta dell'espressionismo musicale fu questa : dichiarare tutti gli elementi del linguaggio irrimediabilmente compromessi in quella menzogna , e perciò solo atteggiamento morale il rifiuto della 'parola' e il conseguente rifugio in una tensione permanente verso l'inesprimibile " ; è il segreto per cui , aggiunge Massimo Mila , '...Schonberg , questo musicista tanto volentieri tacciato di cerebralismo e spesso descritto come un grande teorico sprovvisto di ispirazione , ha vinto la partita sul terreno della musica , della sua potenza espressiva e della sua virtù poetica ...' . Veniamo all'architettura , dove l'inconciliabilità tra 'idea' e 'parola' , o tra 'coerenza' e 'vita' , si manifesta in modo forse ancor più aggrovigliato ...".

Mi fermo qui nella citazione del pensierio di Bruno Zevi sulla questione , ringraziandolo per aver addolcito con "forse" un aspetto icastico e crudo della nostra misera realtà .

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Commento 616 del 01/02/2004
relativo all'articolo Libera cultura e bastioni oscurantisti
di Mariopaolo Fadda


Semplicemente amore , più amore per l'architettura e per l'umanità. Viviamo in un mondo che sta dimenticando il vero amore . Basta leggere le riviste di architetturra, i libri di architettura, ascoltare i convegni di architettura, le commissioni di piano, ascoltare gli architetti e gli urbanisti di oggi, ... per capire che hanno dimenticato la parola " amore ", che hanno tolto dal loro linguaggio architettonico l'amore .
Caro Mariopaolo, parlo qui di un amore radicale, alla maniera di Gesù Cristo, un amore fino alla morte per la libertà del prossimo, un amore senza compromessi, che non vacilla, che difende la libertà e la giustizia dell'abitare democratico e creativo.
E' prima nel cuore degli architetti e degli urbanisti che deve avvenire la liberalizzazione, occorre prima purificare i nostri cori ed abituarli alla verità. Solo allora l'oscurantismo sarà debellato alla radice .
Mi viene in mente il meraviglioso libro di Pavel Nikolajevic Evdokimov sull'arte dell'icona intitolato: Teologia della Bellezza. Lì si dice chiaramente che nessuno potrà diventare un vero iconografo se prima non avrà reso bella, libera e vera la sua coscienza di artista. Riconquistiamo la luce dentro di noi e saremo luce anche per gli altri, in questo caso nell'ambito dell'urbatettura intesa zevianamente.
Impariamo di nuovo ad amare se vogliamo veramente creare una civiltà dell'amore e della solidarietà.
Cordialmente, Carlo.

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Commento 582 del 12/01/2004
relativo all'articolo Con De Masi per Niemeyer
di Paolo G.L. Ferrara


"...E' evidente che una cultura organica , nel suo sforzo di dare una base e una storia all'uomo moderno disperso e senza radici e di integrare le esigenze individuali e sociali che si presentano oggi in forma di antitesi tra libertà e pianificazione , cultura e pratica , rivolgendosi al passato , e specificamente alla storia dell'architettura , non può usare due diversi metri di giudizio per l'architettura moderna e per quella tradizionale . Noi avremo fatto un deciso passo avanti nel cammino di questa cultura - organica - , quando saremo capaci di adottare gli stessi criteri valutativi per l'architettura contemporanea e per quella che fu edificata nei secoli che ci precedono ... ". Bruno Zevi , Saper vedere l'architettura .
Grazie Paolo per la tua sensibilità critica , un grazie anche a Beniamino per la sua passione per una architettura vivente , ed un grazie specialmente ad Oscar che ha donato all'Italia un altro suo preziosissimo fiore!
Cordialmente Carlo

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Commento 256 del 01/08/2003
relativo all'articolo Debord e la Psicogeografia
di Sandro Lazier


Caro Sandro , grazie per l'argomento "Situazionista", caro Guidu mi fa piacere sapere che hai fatto parte nella tua giovinezza di questa corrente artistica : non pensavo a questa tua radice artistica!
Dunque , credo che Debord e la Psicogeografia rappresentano a buon titolo il vero grande contributo dell'arte moderna e delle avanguardie artistiche : la convergenza dell'arte con la vita , la comprensione e quindi consapevolezza che non ci può essere vera arte se non relazionata alla vita.
Ma allora si pone la questione : ma l'arte a che tipo di vita dovrà relazionarsi ? Forse ad una vita contemporanea alienata e mercificata ? Forse ad una vita eterodiretta da un ambiente falso e ipnotico che rende reale ciò che di peggio ha prodotto l'uomo : la mercificazione della sua vita stessa , del suo lavoro , del suo pensiero ?
Sandro scrive : " ... L'Internazionale Lettrista sperimenta teorie architettoniche e comportamentali in base alle quali l'architettura influenza il comportamento di chi la abita ed essendo essa stessa l'espressione della classe dominante esercita una coercizione fisica, psichica, dei cittadini-sudditi... ". La nostra condizione , così come individuata dai ' Situazionisti ' , sembrerebbe drammatica.
A questo punto giunge in aiuto Guidu : "... il popolo delle forme e dei colori è il solo al mondo, insieme a quello dei numeri e dei segni, a non avere né bandiere né frontiere ... " .
Ogni uomo , ogni abitante , ogni coscienza non ha né bandiere né frontiere !!! ... , occorre operare per una liberazione dell'abitare e del vivere . Ed ecco tutta la grandezza delle parole del genio Frank Lloyd Wright :"... AD OGNI UOMO IL SUO STILE ...". Soltanto una vera e profonda architettura organica che nasca dall'intimo dell'uomo , dalla coscienza come consapevolezza della propria libertà , potrà intervenire nella drammatica e veritiera condizione coercitiva e innaturale , evidenziata dai psicogeografi lettristi , dell'uomo e della società contemporanea .
L'arte situazionista ammonisce gli architetti , l'architettura organica che è generata dalla verità interna della vita risponde ottimisticamente : " E' possibile , anzi è nostro dovere creare spazi per la libertà e la felicità. Saranno spazi di amore e non spazi di odio e catene . Ad ogni uomo il suo stile , ad ogni uono lo spazio della sua intrinseca natura in un tutto integrato e armonico ! " .
L'arte e la vita convergono armonicamente in una vera architettura organica , dove lo spazio riflette la bellezza di un vivere nella pienezza di amore . Cordialmente , Carlo.

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Commento 377 del 19/07/2003
relativo all'articolo La critica è ricerca
di Paolo G.L. Ferrara


La critica è organica oppure non è critica ... Bruno Zevi insegna. La vera critica nasce dall'interno del fenomeno, da una intuizione critica che unisce sentimento e conoscenza per una globale e organica comprensione.
Non si può osservare senza "sentire" ... occorre immergersi nel processo generativo storico e rendersi partecipi con il proprio personale, libero e creativo punto di vista.
La critica organica si origina sempre dalla realtà fattuale delle opere che riflettono le matrici teoriche che le hanno generate.
Allontanarsi dalle "opere", dalla "natura organica" della critica, significa perdersi in cerebralismi senza meta. Soltanto una storiografia critica libera e creativa genera vera conoscenza critica.
E qui rimpiango il classico " SAPER VEDERE " di Matteo Marangoni, o il più recente " SAPER VEDERE L'ARCHITETTURA " di Bruno Zevi. La critica buona esiste, serve alla società, ed aiuta a crescere e diventare uomini veri per costruire un futuro migliore,
Questa è la critica organica!
Questa è la critica che insegna a vedere il mondo e conoscerlo! Questa è la critica che mi ha insegnato l'Architettura Organica!
Cordialmente, Carlo Sarno

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Commento 367 del 04/07/2003
relativo all'articolo A ciascuno il suo
di Paolo G.L. Ferrara


Scrive Paolo : "... vado a rileggere Wright : "Architettura organica vuol dire, né più né meno, società organica. Gli ideali organici rifiutano le regole imposte dall'estetismo epidermico o dal mero buon gusto[…] nell'era moderna l'arte, la scienza e la religione s'incontreranno, sino ad identificarsi: tale unità sarà conseguita mediante un processo in cui l'architettura organica eserciterà un ruolo centrale". Non mi basta e cerco chiarificazioni da Bruno Zevi:"…il dinamismo organico rispecchia e promuove i reali comportamenti dell'uomo, punta sui contenuti e sulle funzioni", dunque,il compito dell'architettura organica "..è di fare discendere la configurazione dell'edificio dall'insieme delle attività che vi si svologono, ricercando negli spazi vissuti la felicità materiale, spirituale e psicologica degli utenti, estendendo tale esigenza dal campo privato a quello pubblico, dalla casa alla città, al territorio. Organico è un attributo che si fonda su un'idea sociale, non su di una intenzionalità figurativa".
Siamo inquieti: e se la dirompenza dell'architettura organica - oltre qualsiasi problema di forma- stesse proprio nella capacità di assorbire e interagire con le innovazioni di un qualsiasi tempo ad essa contemporaneo? ... ".


Si Paolo , proprio così ... a tal riguardo ti invio la mia risposta ad una intervista fattami da Mario Barone che si basava sulla domanda :
Quali sono i limiti dell'Architettura Organica e di Frank Lloyd Wright ?
Risposta di Carlo Sarno :

L’Architettura Organica è una architettura che “…deriva dalla vita e ha per scopo la vita come oggi la viviamo , di essere quindi una cosa intensamente umana…” (Frank Lloyd Wright) .

L’Architettura Organica si sviluppa dall’interno all’esterno, dalla vita interiore , che si svolge nello spazio , all’ambiente esterno . L’Architettura Organica è senza stile, unica e irripetibile, in quanto legata all’Uomo, al Luogo e al Tempo, tre variabili che non si ripetono mai. Ogni opera dell’Architettura Organica è diversa dalle altre perché generata da altri fattori , per dirla con Bruce Goff “… scaturisce dal continuo presente della vita … “ , è irripetibile . Diceva Wright :”… Ad ogni uomo il suo stile …”.

L’Architettura Organica è sempre ‘nuova’ perché risponde alle esigenze dell’ambiente e dell’uomo contemporaneo .

D’altra parte l’Architettura Organica è ciò che Wright chiama la “Vera Tradizione” , è onnipresente dall’origine dell’uomo ad oggi , e lo sarà anche in futuro , e appare quando ci troviamo in presenza di un opera di architettura organica e funzionale per la libertà creativa dell’uomo in sintonia con la natura . Anche Bruno Zevi nel suo libro ‘Controstoria e storia dell’architettura’ spiega come l’Architettura Organica sia sempre esistita, anche se solo con Frank Lloyd Wright è stata esplicitata chiaramente , e si rivela lì dove le opere sono più integrate con una concezione della vita dell’uomo libera e creativa , spiega anche Zevi che non tutte le opere di uno stesso autore possono riuscire organiche , e che addirittura alcune opere tarde dello stesso Le Corbusier possono definirsi organiche .

Pertanto :

- l’Architettura Organica non ha limiti se non la vita stessa , quando finirà la vita finirà anche l’Architettura Organica .

- Frank Lloyd Wright ha incarnato l’Architettura Organica , il suo limite è stato la durata della sua vita .



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Commento 361 del 29/06/2003
relativo all'articolo Buon compleanno, Danilo.
di Paolo G.L. Ferrara


I miei migliori auguri per Danilo Doci, faro di salvezza della cultura italiana. Ma qui, caro Paolo, faccio anche a te, oggi 29 giugno 2003, gli auguri di un buon onomastico. E voglio riallacciarmi proprio al tuo nome, e al Santo del tuo nome, per una breve osservazione.
La critica, la vera critica si fonda sul valore morale e sulla propria testimonianza: ce lo ricorda meravigliosamente Danilo. La critica si fonda anche sul valore delle parole pronunziate, che debbono essere giuste, costruttive, vere. Ecco, qui vorrei ricordare San Paolo, lui parlava della Parola di Dio, una "spada a doppio taglio", Parola di verità e amore, di speranza e bellezza. Danilo Dolci mi sembra si avvicini molto a questo "uso" buono della parola, cioè sa "parlare bene". Anche tu, caro Paolo, hai dato prova nei tuoi scritti e interventi di saper "parlare bene".
Bruno Zevi nel suo libro "Leggere , scrivere , parlare architettura" richiama gli architetti a saper "parlare bene".
Cerchiamo dunque tutti, sulla scia di San Paolo, apostolo delle genti che amplificò il messaggio di salvezza proveniente dalla Parola di Dio, e sull'esempio di Danilo Dolci, di trovare anche per l'architettura e la sua critica una giusta maniera di "parlare bene" , per costruire una vita migliore per tutti.
Cordialmente, Carlo Sarno .

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Commento 301 del 22/03/2003
relativo all'articolo ATTACCO A URUK
di Comunicato della Redazione


Papa Giovanni Paolo II
"Mai più la guerra, Signore"
-Preghiera per la Pace -
Dio dei nostri padri,
grande e misericordioso,
Signore della pace e della vita,
Padre di tutti.
Tu hai progetti di pace
non di afflizione,
condanni le guerre
e abbatti l'orgoglio dei violenti.
Tu hai inviato il tuo figlio Gesù
ad annunziare la pace
ai vicini e ai lontani,
a riunire gli uomini
di ogni razza e di ogni stirpe
in una sola famiglia.
Ascolta il grido unanime dei tuoi figli,
supplica accorata di tutta l'umanità:
mai più la guerra,
avventura senza ritorno,
mai più la guerra,
spirale di lutti e di violenza,
minaccia per le tue creature
in cielo, in terra e in mare.
In comunione con Maria,
la madre di Gesù
ancora ti supplichiamo:
parla ai cuori dei responsabili
delle sorti dei popoli,
ferma la logica della ritorsione
e della vendetta,
suggerisci con il tuo Spirito
soluzioni nuove,
gesti generosi e onorevoli,
spazi di dialogo e di paziente attesa
più feconde delle affrettate scadenze
della guerra.
Concedi al nostro tempo
giorni di pace.
Mai più la guerra. Amen.




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Commento 295 del 02/03/2003
relativo all'articolo L'architettura va alla guerra. Fuksas diserta
di Paolo G.L. Ferrara


Veramente mi aspettavo qualcosa di diverso, una architettura alternativa alla logica dei grattacieli ormai secolarizzata. Invece, anche se con simbolizzazioni si ripete la stessa matrice. Dice Paolo : " ...Quando le Twin Towers vennero commissionate a Minoru Yamasaki è certo che i proprietari dell’area gliene abbiano chiesto il massimo sfruttamento, da cui ricavare il massimo profitto...". Si Paolo ma non è solo questo. Erano anche il simbolo della forza economica americana, un modo rigido e antidemocratico di marcare la propria supremazia. Il ritorno di una simmetria schizoide che ben rappresentava l'uomo eterodiretto di Marcuse.
Ma allora quale alternativa? C'è chi ha parlato di riprendere un vecchio progetto di Gaudì per un grattacielo albergo, che se non altro avrebbe rappresentato la volontà di creare un futuro diverso sulla base delle idee di un genio dell'architettura. Ma ancor più Paolo, io penso a come Frank Lloyd Wright ha risolto il problema di creare una architettura organica a New York, tra grattacieli , il Museo Solomon Guggenheim. Cosa ha fatto Wright ... è partito dal principio organico dell'architettura che genera lo spazio dall'interno all'esterno, dalla vita che dovrà svolgersi in modo vitale e democratico all'involucro esterno. Non cerca rapporti con un ambiente urbano ostile circostante, genera la sua architettura da un principio interno, originale e creativo. Chiunque è stato a New York, ed esce dalla Quinta Strada e si avvicina al Museo di Wright comprende subito che si trova di fronte ad una realtà estranea alla logica della mercificazione, una architettura organica che esalta la creatività e libertà dell'uomo in maniera inconfondibile: è un fiore in un deserto!
Ecco Paolo, mi aspettavo per il Memorial qualcosa di effettivamente nuovo , una fioritura dell'architettura umana nel senso vero del termine, in un ambiente che ha asservito l'uomo alla logica del mercato e dell'arrivismo carrieristico, ... l'inizio di un nuovo mondo, di pace, solidarietà e democrazia. Se anche nel progetto vincitore ci sono queste intenzioni, mi sembra che non riesca a distaccarsi dalla logica precedente, pur avendo qualche sfaccettatura formale in più ed un guglia eccezionale.
Carlo Sarno

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2/3/2003 - PaoloGL Ferrara risponde

Cercare raffronti tra i significati delle due opere (Wright e Libeskind) lo reputo un pò forzato. Sia chiaro: Wright è per me "l'architettura", ma anche il Solomon trattava il tema del profitto (non per niente è sì un edificio a scopo culturale, ma anche commerciale). Il linguaggio ed il messaggio trasmessi sono comunque drammaticamente diversi: il Guggenheim "trasmette" cultura, l'uomo che si specchia nella sua genialità attraverso le opere d'arte. Il WTC "trasmette" tragedia, l'uomo che si specchia nella sua pochezza, nella sua miserabilità.
Caro Carlo, purtroppo credo sia così.

Commento 286 del 14/02/2003
relativo all'articolo Andrea Branzi sulla linguistica architettonica
di Andrea Branzi - Bruno Zevi


"...se “la qualità architettonica è ancora sottintesa in qualsiasi forma urbana”, ciò dipende dal fatto che gli architetti applicano alle città la logora nozione di “forma urbana”; il movimento moderno l’ha sempre combattuta, tanto che la settima invariante postula la “reintegrazione edificio-città-territorio”..." risponde Bruno Zevi ad Andrea Branzi.
Si, mi sembra che il nucleo dell'argomentazione sia proprio qui : LA REINTEGRAZIONE EDIFICIO-CITTA'-TERRITORIO. Dice Bruno Zevi nel suo libro il Linguaggio moderno dell'architettura :"...crolla ogni distinzione tra spazio interno ed esterno , tra architettura e urbanistica , dalla fusione edificio-città nasce l'urbatettura ..." e ancora "...la reintegrazione architettura -natura va operata scientificamente , sulla base di studi antropologici , sociologici e psicanalitici...". In parole semplici , Bruno Zevi tende alla reintegrazione architettura-urbanistica-vivere felice dell'uomo.
Il maestro dell'urbanistica organica italiana Luigi Piccinato già dagli anni quaranta sulla mitica rivista Metron , portavoce dell'A.P.A.O. (Associazione Per l'Architettura Organica , nata nel 1945) , poneva la questione della reintegrazione della città con il territorio e con la vita felice dell'uomo.
Ma ancor prima Frank Lloyd Wright poneva le basi della settima invariante zeviana , e il suo pensiero lo troviamo ben espresso nella sua ipotesi per Broadacre City e con le sue stesse parole , nel libro La Città Vivente , il cui titolo è già un programma : "... la città nuova non è da nessuna parte se non è ovunque . Lo spazio diventa vivente , per poter essere goduto e per poterci vivere ... Questo è il nostro sviluppo , l'integrazione spirituale con la vita quotidiana . Semplice perchè è universale conservazione della vita , e la felicità ne è la conseguenza inevitabile ... ".
Con la fiducia negli uomini che sapranno in futuro organicamente reintegrare la vita e l'abitare con l'architettura e il territorio, mi unisco al brindisi di Bruno Zevi alla vittoria della vita !
Carlo Sarno


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Commento 265 del 26/01/2003
relativo all'articolo L'architettura: chi è?
di Sandro Lazier


Caro Sandro , dici bene :"... La verità è che non ha più significato misurare i valori con gli strumenti della critica tradizionale (di tipo fondamentalmente qualitativo e contemplativo) ma occorre rivedere le capacità di giudicare in un senso “strategico”, quindi non governato da paradigmi aprioristici, escludendo ogni possibilità di regole generali per giungere ad obiettivi ambiziosi. Sono crollati gli obiettivi, o meglio sono diventati molti, simultanei e spesso contraddittori. Infatti, ad esempio, non è assolutamente vero che nei posti migliori vivagente più libera e appagata. Allora occorre una ricerca svincolata e la soluzione dell’incognita architettura diviene un problema di metodo : la progettazione non può più avvenire prima, definita e dettagliata (non si conoscono le regole), ma solo “durante”, aperta a tutti gli stimoli che devono integrarsi nel tempo di realizzazione di un evento. Solo in questo modo è possibile affrontare la complessità dovuta alla simultaneità degli obiettivi. Questo modo di operare si chiama, appunto, strategia : una battaglia che avviene sul campo e non certamente a tavolino...".

Oggi occorre un nuovo modo di vedere e considerare l'architettura , non più partendo da posizioni aprioristiche e vincolate ad uno starsystem propagandistico e ghettizzante . La cultura , mai come nel mondo contemporaneo , sente l'esigenza di un pluralismo aperto e capace di accogliere la crescita e trasformazione poliedrica della società .
Non si può continuare a vedere l'architettura contemporanea con gli occhi del passato , si rischia di bloccarla in schematizzazioni o formulazioni stilistiche che creano soltanto vuote diatribe e hanno come unico risultanto solo di allontanare sempre più l'architettura dalla vera vita democratica e libera .
A tal riguardo mi viene in mente l'architetto Glenn Murcutt , un progettare "strategico" - per dirla come te , Sandro - che apre il fare dell'architettura al divenire della vita , recependo in se tutti gli stimoli interni ed esterni , in una architettura organica capace di restituire la complessità della vita senza forzature o plagio .
L'architettura deve abbracciare l'esistente come sostanza e non più inseguire futili mode per futili spazi dove vivono esseri unidimensionali.

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Commento 244 del 23/12/2002
relativo all'articolo Firenze - Zevi Maestro di domani
di Luigi Prestinenza Puglisi


"...Solo un altro critico, Edoardo Persico, peraltro da Zevi amatissimo, aveva avuto tanto coraggio nel legare il messaggio civile dell’architettura con le forme dello spazio. Lo aveva fatto in una conferenza memorabile dichiarando l’architettura “sostanza di cose sperate ”, manifestando così l’inscindibilità del nesso tra forme e liberazione, tra spazio e utopia, tra concretezza del presente e immagine di un futuro sperato, voluto, agognato.
Se le parole sono il tramite dei valori di chi le pronuncia, vale anche il contrario e cioè che le persone sono coloro che plasmano le parole. E chi non ha valori, non può, se non ipocritamente, inventare parole che indirizzano al cambiamento...".
In questo periodo natalizio urge un recupero dei valori etici dell'architettura , una pausa di riflessione dei profondi sentimenti che sono a fondamento della vita personale e sociale . Anche l'Architettura può approfittare della "magia" del Natale per riscoprire la sua vera identità , la sua missione di creatrice di un futuro migliore .
Richiamo questo articolo su Zevi di Luigi , che evidenzia il lato morale e anticonformista del grande critico organico , per aprire una finestra sulla speranza di una architettura che parta dalla vita , dalle vere necessità dell'uomo contemporaneo , senza farsi trascinare in futili mode o diatribe.
L'Architettura ha bisogno di impegno morale , ha bisogno di rifondarsi sull'amore per la vita nella maniera in cui Gesù Bambino ci ha insegnato , ha bisogno di guardare chi soffre , chi è povero , chi è debole e costruire per il nostro prossimo bisognoso una vita migliore piena di pace e felicità.
L'architettura senza amore non è " Architettura " !!!

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Commento 228 del 25/11/2002
relativo all'articolo Tradizione e identità
di Sandro Lazier


Frank Lloyd Wright , dal libro Testamento :
" ... Si può garantire la libertà; non donare la libertà. La libertà nasce dal di dentro. Malgrado ogni abuso cui la libertà è oggi soggetta - perchè l'uomo è protocollato come un articolo commerciale, e mutilato del suo diritto di nascita attraverso l'eccesso insano e la corruzione che il sistema del profitto produce - pure l'uomo può essere ancora innamorato della vita e trovare sempre meno vita, proprio per questa ragione. La verità è della libertà, che sempre dà sicurezza , che è sempre affermativa, dunque conservatrice. La verità proclama il rifiuto delle tradizioni minori invecchiate, seppellite dalla grande Tradizione . La legge del Mutamento è il grande fattore ' eterno ' della verità. E' la libertà , questo ' grande divenire ' ....
... Pertanto, rompere con molti modi di vita comunemente accettati è indispensabile per la libertà. Attraverso l'operare naturale della propria sensibilità , la libera mente dell'uomo vivente in democrazia è sempre aperta alla verità. Mente e cuore costituiscono insieme la sua anima, e l'unità di essi è la vera protezione - forse l'unica - della sua libertà ...
... La vita può essere redenta, resa più nobile, solo da un pensiero e da un sentire veramente grandi, in ogni arte nostra, e nel netto rifiuto di tutte le manifestazioni d'insania, destituite di spiritualità, che abbiamo chiamato per tanto tempo tradizione. La nostra cultura non si manifesta ormai attraverso nient'altro che uno 'Stile' fondato sul gusto. Pericoloso, perchè il 'gusto' (sia vecchio sia nuovo) è fondamentalmente figlio dell'ignoranza, e raramente, e solo per avventura, va d'accordo con la conoscenza del principio poetico. Occore conoscenza ; non gusto... ".

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Commento 224 del 13/11/2002
relativo all'articolo Diritto d'Autori - il diritto a un ricordo... il d
di Davide Crippa


Bravi!...bravi!...bravissimi! ... Non c'è futuro senza passato!
"..."Diritto d'Autori - il diritto a un ricordo... il dovere di un omaggio" è una mostra che è stata organizzata dal gruppo studentesco Architerna, realizzata dal gruppo Ghigos e finanziata dal Politecnico di Milano con il benestare della Presidenza della Facoltà di Architettura.
L'avvenimento è stato pensato con la finalità di raccontare "istantanee di vita" di nove architetti che hanno svolto attività didattica all'interno della Facoltà di Architettura, a cavallo degli anni '60 e '70.
Franco Albini, Piero Bottoni, Carlo De Carli, Gio Ponti, Ernesto Nathan Rogers, Aldo Rossi, Giacomo Scarpini, Vittoriano Viganò, Marco Zanuso...".
Si, è un gruppo di persone che hanno dato tanto allo sviluppo dell'architettura italiana, sia culturalmente che professionalmente.
Ma qui, commosso, vorrei ricordare un altro gruppo di persone, unite dal filo conduttore dell'architettura organica:
In Italia l'architettura organica ha avuto come esponenti storici: Giovanni Michelucci (1891-1991, maestro dell'architettura organica e sociale italiana), Luigi Piccinato (1899-1983, maestro dell'urbanistica organica italiana), Bruno Zevi (1918-2000, critico e promotore di fama internazionale dell'architettura organica e sociale italiana), Carlo Scarpa (1906-1978), Giulio De Luca (1912), Marcello D'Olivo (1921-1991), Leonardo Ricci (1918-1994), Luigi Pellegrin (1925-2001).
Ricordiamo e non dimentichiamo... ricordiamo per essere onorati di essere architetti italiani... ricordiamo per comprendere le radici del nostro vero amore per l'architettura !!!
Carlo Sarno

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Commento 217 del 17/10/2002
relativo all'articolo Volume puro e dinamismo: che tipo di rapporto in t
di Sara Gilardelli


Cara Sara, un bel articolo davvero! L'importanza data allo spazio vissuto organico, come spazio dell'uomo prioritario rispetto a qualsiasi concezione volumetrica, pura o dinamica, mi rende felice. Quando scrivi:"...Lo spazio organico è ricco di movimento, di indicazioni direzionali, di allusioni prospettiche ma il suo movimento non vuole centrare l’occhio dell’uomo bensì esprimere l’azione stessa della vita, creando un’ininterrotta fluenza nella successione di angoli visuali... - e ancora - ...Nella maggior parte degli edifici infatti si distingue un involucro, una scatola muraria, inteso come contenente, ed uno spazio interno quale contenuto, e sempre uno condiziona l’altro. Ma questo principio ha visto molte eccezioni ed il più delle volte la cassa muraria è stata oggetto di maggior pensiero e progetto che non lo spazio architettonico, dimenticando come in architettura sia proprio l’uomo che muovendosi nello spazio, conoscendolo da punti di vista successivi, è in grado di creare quella quarta dimensione spazio-tempo che dona all’estensione la sua realtà totale. Questa quarta dimensione definisce il volume architettonico, cioè l’involucro murario che racchiude lo spazio, ma lo spazio in sé, l’essenza dell’architettura, trascende i limiti di questa dimensione risultando così un fenomeno che si concreta solo in architettura e che di questa costituisce perciò il carattere specifico...".
L'uomo è il generatore dello spazio architettonico reale, organico. Le forme pure o dinamiche sono entrambe soggette alla vita che si svolge nello spazio, qualsiasi concezione e progettazione architettonica priva della considerazione dell'uomo risulta una considerazione sterile e vuota. Lo spazio organico è la vita spazio-temporale dell'uomo ,diceva Frank Lloyd Wright, di un individuo o di un gruppo libero e creativo. L'unico rapporto in architettura tra il volume puro e il dinamismo è l'uomo. Grazie Sara per aver evidenziato questo rilevante principio di una vera architettura organica.
Carlo Sarno

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Commento 212 del 09/10/2002
relativo all'articolo L'artista non vede, guarda
di Sandro Lazier


Ciao Guidu, l'architecture n'est pas ambitions, elle n'est pas seulement construire et de-construire... la vrai architecture est amour!!!
"... Wassily Kandinsky ... oltrepassa i limiti del riconoscibile alla ricerca del significato più profondo della realtà intima delle cose. Una realtà che non ha necessità di forme verificabili in quanto elaborata in sintesi unitaria che sola dà significato all’esperienza. Vivere è esperienza complessiva, organica, impossibile da ridurre in parti riconoscibili da smontare e rimontare a piacimento. Le stesse parti, in momenti diversi, hanno significati diversi e il senso del loro coesistere è rappresentabile con un segno che non è somma di pezzi ma sempre sintesi unitaria... L’architettura ha vissuto poco e malamente il confronto con l’espressionismo. La necessità accademica di poter disporre di elementi sciolti da poter assemblare a piacimento ha posto ostacolo alla visione unitaria del segno personale, sempre mortificato in virtù di una pretesa egemonia del carattere sociale della materia ... la sensibilità per una visione organica dell’esperienza, del vivere espressivo, hanno ora vinto una battaglia secolare contro la disciplina della forma e quindi della sostanza, contro l’intransigenza della semplificazione e della coerenza storica...".
Si Sandro, l'espressionismo richiama l'architettura ad i suoi valori più profondi, ad una visione unitaria ed organica del processo di progettazione in funzione di una reale libertà individuale e sociale. L'espressionismo apre gli occhi dell'architettura alla realtà dell'uomo, rende lo spazio umano ed esistenziale. Frank Lloyd Wright ha sempre predicato di aprire l'architettura alla vita e di farne una realtà organica intensamente umana.
Cordialmente, Carlo

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Commento 186 del 21/09/2002
relativo all'articolo Michelucci sulla linguistica architettonica
di Giovanni Michelucci - Zevi


Giovanni Michelucci è il maestro indiscusso dell'architettura organica e sociale italiana. L'uomo sociale è al centro della sua architettura. Bruno Zevi ai suoi appunti attribuisce un valore di lezione morale per tutti gli architetti e conclude:" ...arte colta e popolare...aperta al quotidiano dell'uomo ma diffidente verso l'umanesimo astratto. In "Spazi dell'architettura moderna", Michelucci viene definito "il migliore artista italiano della sua generazione". La sua opera e il suo pensiero incutono rispetto e ammirazione; ancor più, suscitano affetto e solidarietà. Di fronte a questi appunti, possiamo dire a Michelucci una cosa sola: grazie, senza la tua presenza, noi saremmo infinitamente più poveri, e smarriti...".
Giovanni Michelucci dalla sua travagliata esperienza di vita (ha vissuto due guerre mondiali) ricava un altissimo senso della dignità della persona, in particolare dei più deboli e disagiati, dei malati e degli afflitti.
La sua umanità rispecchia la sua architettura, schietta e sincera, libera da qualsiasi schema astratto che voglia imbrigliare uno " spazio vivente ", la vita, alla quale nel suo insegnamento ha voluto aprire le porte della accademia.
Giovanni Michelucci ha scritto in questi suoi appunti riferiti alla linguistica: "...cambiano i modi espressivi, ma non muta il soggetto della storia. Cambia il modo di porre i problemi, uno dei quali resta costantemente sulla scena drammatica della vita e che è la ricerca e la costruzione dello spazio della libertà, in un perenne conflitto umano ed urbano.Ogni ricostruzione storica è sollecitata dal presente e deve agire sul presente per vincere le resistenze più tenaci. Le quali si vincono, se al fare degli uomini si pone l' "invariante" riferita all'uomo, all'umanità, quali soggetti immutabili della storia...".
Come Zevi anche io , e a nome della nuova architettura organica italiana, ringrazio Giovanni Michelucci per la sua lezione di vita, per la fecondità trasmessa alla vera architettura italiana, una architettura progettata con il cuore e non soltanto con la mente.
Carlo Sarno

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Commento 184 del 14/09/2002
relativo all'articolo Sul rapporto economia/politica
di Fausto Pitigliani - Zevi


Lo studio delle società primitive e arcaiche condotto da Karl Polanyi nel suo libro "La sussistenza dell'uomo" ci fa riflettere su una maniera non illuministica di considerare l'economia e la politica.
Le invarianti di Zevi del nuovo linguaggio dell'architettura si innestano in una prospettiva antropologica paleostorica, paleolitica, dove i rapporti sociali e l'economia sono vissuti in una armonia di rapporti estranea alla economia di mercato attuale, e che attualmente si legano ad una idea del sociale democratica e ad una concezione libera e dignitosa dell'essere umano. Zevi:"... Un linguaggio anticlassico, antiautoritario, antiaulico, antimonumentale, e perciò democratico e popolare, deve essere capito da tutti, anzi deve essere "costruito" con la partecipazione di tutti, in quanto rispecchia e si rispecchia nelle più varie attività...".
Pitigliani affronta la problematica del rapporto invarianti/economia riferendosi ad una concezione istituzionalizzata di economia, strettamente connessa ai mercati, alle capacità produttive, alla necessità di una imposizione di un ordine e di un controllo nella pianificazione del socio-economico e del territorio. Malgrado il tentativo di un accordo, le premesse dei due autori sono molto lontani, e di qui una mediazione, attuata da Pitigliani con sorpresa di Zevi, di una approvazione parziale delle invarianti, considerandone alcune inadatte ad interpretare i rapporti economici.
Ma Bruno Zevi, conosciamo il suo carattere, non accetta compromessi!
Carlo Sarno

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Commento 176 del 05/08/2002
relativo all'articolo Lettera per il moderno
di Sandro Lazier


Caro Sandro, sono d'accordo sulla differenza sostanziale tra funzionalità e necessità, sul senso etico e veritiero nell'intenzione dell'architettura moderna, sullo sforzo compiuto da Le Corbusier, Frank Lloyd Wright ed altri per una architettura libera, democratica adatta all'uomo di oggi.

Però quando ti riferisci alla poetica, alla scarsa rilevanza del rapporto bello/brutto, qui non condivido. Il bello, il buono e il giusto sono tre categorie universali che interagiscono per amonizzare il rapporto dell'uomo con il creato, ed in particolare l'architetto con la natura (penso ad esempio alla teoria arcologica di Paolo Soleri).

A tal riguardo ho ripreso un brano di un mio articolo e che spero poi andrai a leggere per intero sul website Buildlab.
Cordialmente, e sempre grazie per le riflessioni che promuovi per una buona architettura (Bruno Zevi sarebbe felice di sentirti!). Ciao Carlo.

"...L'alto valore etico dell'arte, massima espressione del linguaggio, annienta la funzione decorativa e cancella le categorie del "bello" e del "brutto" che inattuabili razionalmente perdono ogni loro significato ed efficacia. Tutta l'arte del novecento ha concepito il proprio ruolo in funzione etica. In particolare l'architettura ne ha fatto un credo nel quale la liberazione dal pregiudizio e dal privilegio di pochi ha assunto nel manifesto del razionalismo la sua massima espressione. Se si dimentica la profonda e appassionata sincerità di questa intenzione, non solo non si capiscono la modernità e la nostra condizione attuale, ma non si capisce nemmeno la storia passata...." Sandro Lazier

"...Mi riferisco ad un libro su "Pio IX e l'Immacolata" di monsignor Michele G. Masciarelli e sulla questione della 'bellezza che salva', così scrive: "… Salverà il mondo solo la bellezza redenta: quella che sorge dallo Spirito ed è apparentata con le ultime realtà; essa opera una coincidenza tra l'esperienza estetica e quella religiosa. Così è la bellezza dell'Immacolata … Nella bellezza dell'Immacolata è compatibile la bellezza dell'intera umanità … Siamo invitati a imitare questa bellezza …perseguendo la vittoria della verità sulla menzogna, dell'unità sulla divisione, della carità sul disamore, della grazia sul peccato …".
Laura Boccenti così parla della bellezza nel suo articolo pubblicato sul numero di maggio di questo anno della rivista di apologetica Il Timone:" … Sempre la bellezza è richiamo all'assoluto perché in essa si sperimenta la 'luminosità' dell'essere e nello splendore dell'essere brilla la gloria di Dio …". " tratto dall'articolo "la bellezza architettonica tra natura e spirito" di Carlo Sarno pubblicato sul portale di architettura buildlab ,per vedere l'articolo l'indirizzo web è: http://www.buidlab.com/article/133

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5/8/2002 - Sandro Lazier risponde

Caro Carlo Sarno,
la compagnia platonica del bello, buono e giusto è stirpe che, purtroppo, non ha un patrono imparziale cui fare riferimento. Sono “universali” di cui, grazie al cielo, l’umanità è riuscita a liberarsi con grande fatica, malgrado la perfezione del buon dio, della natura e della storia.
Tra l’altro, mangiarsi il proprio dio come fanno i cristiani, non è né bello, né buono, né giusto, ma può essere mirabile e convincente se la messa in scena coinvolge emotivamente le folle nella promessa di una vita eterna.
Ovviamente non critico la fede, né i fedeli. Mi intriga la liturgia.
La guerra non è né bella, né buona, né giusta. Ma "liturgicamente" ci sono fotografie e filmati che la ritraggono in modo sublime. Come sublimi possono essere le sue macchine mortali.
L’espressione artistica, a mio vedere (ma è pensiero che si perde nella notte dei tempi) è strumento delicato che può giustificare “esteticamente” anche le intenzioni meno nobili. Nella storia non c’è tiranno che non abbia legittimato e vestito il suo privilegio con capolavori artistici.
Perciò non è vero che una cosa bella sia, automaticamente, anche buona e giusta. Così come non è vero che una cosa ingiusta, o cattiva, possa non essere bella. Per questa ragione credo che il “bello” sia una strategia (un modo di esprimere con segni) e non una categoria. L’arte astratta non è né buona né giusta. E’ astratta, perché è solo segno (= significazione). Il resto è vecchia metafisica, che vuol dire assoluto, natura, dio. Che sono altra cosa.

Commento 163 del 14/07/2002
relativo all'articolo Sulla linguistica architettonica
di Giuseppe Samonà - Zevi


"La presenza di Giuseppe Samonà nella battaglia per il linguaggio moderno dell'architettura attesta la sua perenne giovinezza intellettuale, ed è sommamente importante e significativa per i più giovani. Adesso dobbiamo concentrarci sui fatti operativi, per riorientare i metodi di progettazione e l'insegnamento dell'architettura. Diffondere, popolarizzare un linguaggio anticlassico chiaro, democratico, che riazzera ogni formalismo e perciò non può mai ricadere nell'accademia; un linguaggio idoneo alla comunicazione quotidiana come massimo atto creativo, e quindi capace di incidere sulle strutture . Questa è la sfida."Bruno Zevi

Io credo che un punto di incontro tra Samonà e Zevi avvenga sul piano della concezione della "STORIA COME METODOLOGIA OPERATIVA".
Giuseppe Samonà , architetto di origine siciliana di venti anni più grande di Zevi, nell'introduzione al suo libro "L'urbanistica e l'avvenire della città" ad esempio dice chiaramente che per comprendere il pensiero urbanistico nella sua concretezza occorre comprenderne il suo svolgimento moderno, attraverso "...gli elementi formativi, i caratteri e i problemi fin dalle loro origini ottocentesche, facendoli scaturire dalle situazioni strutturali della società e dell'ambiente che ne ha accolto e provocato lo sviluppo...".
Zevi nel libro "Linguaggio moderno dell'architettura" dice che :"... l'insegnamento dell'architettura va storicizzato perchè il metodo storico è il solo che consenta un riscontro scientifico e, prima ancora, una comunicazione di esperienze...".

Dove divergono Samonà e Zevi, invece, è proprio nel principio genetico del linguaggio moderno secondo Zevi, che comprende in sé tutti gli altri : L'ELENCO COME METODOLOGIA PROGETTUALE.
Dice Zevi :"...L'elenco... nasce da un atto eversivo di AZZERAMENTO culturale che induce a rifiutare l'intero bagaglio delle norme e dei canoni tradizionali, a ricominciare da capo, come se nessun sistema linguistico fosse mai esistito, e dovessimo costruire, per la prima volta nella storia, una casa o una città...".
Ecco quindi i due momenti della concezione teorica Zeviana: da una parte la storia come metodologia operativa, scientifica direi, che aiuta a leggere e comprendere il nuovo linguaggio dell' architettura , dall'altra parte abbiamo l'azzeramento culturale, il ricominciare da capo, l'unicum creativo e progettuale che origina un nuovo processo conoscitivo e generativo di un ignoto originale e innovativo.
Dall'azzeramento nasce un nuovo elenco 'risemantizzato' con nuove connessioni, una singolarità per dirla con la nuova fisica, un nuovo organismo architettonico rispondente ad un particolare locus, ad un particolare tempo e ad un particolare uomo , in maniera ottimale , senza forzature formalistiche.
Come dice Zevi:" ...gli spiriti autenticamente creativi hanno sempre azzerato...".
Carlo Sarno

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Commento 154 del 12/07/2002
relativo all'articolo Sette invarianti? Forse nessuna...
di Sandro Lazier


Bruno Zevi era un profondo conoscitore del pensiero e dello spirito di Frank Lloyd Wright, e mai sarebbe caduto nell'errore di cristallizzare in una teoria formalistica la poetica dei veri e creativi architetti.
Come dici bene Sandro, le sette invarianti di Zevi rappresentano uno strumento concettuale che "SERVE PER LEGGERE E NON PER SCRIVERE".
Frank Lloyd Wright ha sempre combattutto la tirannia dello stile come il maggior nemico della creatività in architettura. La sua architettura organica, come dice chiaramente nel suo libro "Testamento" , è una architettura relativa all'uomo, al luogo e al tempo, tre variabili che cambiano continuamente da opera a opera.
Bruno Zevi, già nel 1945, parla agli italiani in "Verso una architettura organica" di questo nuovo spazio organico, non stereometrico,geometrico, astratto, ma di uno spazio umano, che esprime la vita dell'uomo, la sua dignità, libertà, espressione.
Inoltre Sandro, in America esiste una associazione Friends of Kebyar dei continuatori della poetica dell'architettura organica di Frank Lloyd Wright e Bruce Goff, e di cui anche io con lo studio Sarno Architetti faccio parte, che promuovono contro la tirannia di teorie formalistiche, rigide e disumane, la cosciente,innovativa ed originale creatività.
Nel sito americano di Friends of Kebyar campeggia tra le persone che hanno contribuito a liberare l'architettura da falsi preconcetti e mancanza di originalità la figura dell'italiano Bruno Zevi.
Carlo Sarno

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Commento 146 del 03/07/2002
relativo all'articolo Antithesi e 'nuovi critici' di architettura
di Paolo G.L. Ferrara


La critica è l'arte di giudicare secondo determinati principi. Caro Paolo io credo che Mara con la sua osservazione ha dimostrato proprio questo: chi ha dei principi non teme il confronto e la critica.
Ma, sfatiamo anche il concetto di critica solo come contraddittorio e opposizione ...Tante volte la critica ha agito costruttivamente, tante volte il critico ha pagato di persona per spalleggiare una particolare ideologia o visione del mondo.
Non è detto che la critica sia tale soltanto se crea una dialettica, si pensi per esempio a Pierre Restany ed al "nuovo realismo" degli anni sessanta: una sintonia di intenti e concezione con le sperimentazioni artistiche.
Il critico è un artista nel campo del giudizio e, come tale, si rivolge sempre alla sua coscienza , alla sua conoscenza ed alla sua creatività.
Concludo, Paolo, dicendo che il vero critico ed i "nuovi critici" saranno tali solo se saranno artisti all'altezza della loro arte .
Carlo Sarno

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3/7/2002 - Paolo G.L. Ferrara risponde

Il confronto, caro Carlo, è proprio ciò che chiediamo. Non "tante volte", ma "sempre" la critica deve agire costruttivamente, anche creando opposizione o contraddittorio. Se no, non è critica. Perfettamente d'accordo sul critico che deve rivolgersi alla sua coscienza e alla sua conoscenza. Un pò meno d'accordo sul critico quale "artista nel campo del giudizio", dunque sulla sua creatività. Il mio articolo tende a rimarcare che essere critici di architettura non è operazione che risulta automatica solo perchè si "scrive di architettura". Mara Dolce ha ragione ma attenzione a non fare di tutta l'erba un fascio. Di critici giovani, seri, preparati ce ne sono...tre o quattro, ma ci sono. Tu commenti spesso i nostri articoli perchè hai capito lo spirito di antithesi, quello di avere dialogo con chiunque. E, soprattutto, che chiunque ci stimoli a ragionare sulle sue obiezioni

Commento 144 del 20/06/2002
relativo all'articolo Il testo e l'opera: Borromini attraverso Zevi
di Tino Grisi


Borromini è architetto dell'infinito, del nuovo infinito postulato da Leibniz, dell'infinito del significante e del significato. Borromini non pone limiti, come dice giustamente Zevi e come evidenzi bene Tino, alla sua creatività e non è riducibile ad una classificazione per quanto poliedrica si cerchi di farla.
Borromini esplora non solo il multiforme universo formale ma anche il campo espressivo-simbolico, la sua immaginazione è oltre misura, è un gigante nel regno dell'arte e della poesia.
Lo spazio raggiunge con lui una fluidità ed una continuità mai percepite prima di lui, insegna agli uomini della sua epoca un nuovo modo di essere nello spazio e nel tempo, il suo sfondamento della prospettiva pone l'esserci a contatto dell'essere.
Agli architetti di oggi Borromini insegna che non bisogna porre freno all'immaginazione, alla capacità di rielaborare creativamente l'architettura di tutti i tempi e di tutte le etnie.
Con Borromini abbiamo una nuova interpretazione del mistero dell'uomo e del suo rapporto con Dio...un Dio che avvolge l'uomo in uno spazio libero e colmo d'amore : l'infinito borrominiano !
Carlo Sarno

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Commento 141 del 12/06/2002
relativo all'articolo Il triangolo no...
di Paolo G.L. Ferrara


Nel triangolo siiciliano le forze ctonie non prevarranno su quelle solari...Ulisse arriverà alla sua Itaca...sono ottimista, il ponte sullo stretto di Messina è una nuova avventura dell'uomo, ai limiti delle sue possibilità tecnologiche, si mobiliteranno tutte le forze positive e negative del territorio e dell'umanità ma alla fine avremo un'opera che stimolerà l'essere umano al coraggio, alla virtù, alla fede nel suo giusto lavoro.
Caro Paolo io credo che l'impresa è così ardua che alla fine per realizzare il ponte più lungo del mondo si dovrà per forza ricorrere alle migliori virtù dell'uomo: la Fede nella capacità umana e nell'aiuto della Provvidenza, la Speranza di riuscire nella difficile impresa , l'Amore come partecipazione e crescita in comunione con il prossimo.
Il fatto poi che tale ponte venga costruito in Italia e, precisamente, tra la Sicilia e la Calabria, è un onore che mostrerà al mondo intero le capacità umane e scientifiche e tecniche e umanistiche degli italiani e dei siciliani.
Le grandi opere sono realizzate da grandi uomini, e tutti coloro che parteciperanno a tale difficile impresa e la realizzeranno, saranno e diventeranno "grandi uomini", di cui noi saremo fieri.
Che Dio protegga la costruzione del Ponte di Messina !!!
Carlo Sarno

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Commento 132 del 24/05/2002
relativo all'articolo Conversazione di architettura
di Maria Elena Fauci


Cara Maria Elena, la parola è un dono di Dio ed è giusto parlare di temi importanti, in questo caso dell'architettura siciliana. Io sono un architetto campano ma, attraverso l'eco del dibattito su Antithesi, ho potuto riflettere e avvicinarmi alle problematiche del territorio siciliano. Secondo me non bisogna pretendere di essere ascoltati, ognuno è libero di fare ciò che vuole, non giudichiamo, ma, allo stesso tempo, non bisogna rinunciare a dire le cose che la coscienza e il cuore e la propria cultura stimolano a dire.
Lo so, a volte nasce un po' di amarezza, si lavora tanto e poi alla festa mancano gli invitati ... ti auguro però che questo sia per te un momento passeggero e che riprenderai con più forza e vigore di prima la tua missione nella architettura siciliana.
Senza la parola e il lavoro di Paolo e Sandro non avrei saputo della condizione dell'architettura siciliana.
Maria Elena non dobbiamo rinunciare al dono della parola !!!
La Sicilia ha bisogno di tutti noi !
Carlo Sarno

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Commento 129 del 18/05/2002
relativo all'articolo Sciacca per fare
di Sandro Lazier


Fare cultura e fare architettura contro un falso sapere ed un falso costruire è il nodo gordiano di Sciacca secondo me, caro Sandro.
Gli architetti hanno una missione ed è quella di un buon progettare per creare spazi per un buon abitare ed un buon vivere. Il progetto non può slegarsi dall'uomo, da colui che abita, dall'esser-ci dello spazio vitale.
Frank Lloyd Wright nella sua architettura organica pone la dignità dell'uomo come finalità del processo progettuale e costruttivo, dignità a cui si perviene con la verità del fare architettura e del fare cultura.
La coscienza della cultura e dell'architettura deve essere pura come, diceva Le Corbusier, "quando le cattedrali erano bianche...".
Il problema è nella coscienza di chi fa politica e amministra, di chi progetta, di chi costruisce, di chi fa cultura, di chi abita quel particolare spazio.
Il mio vuole essere un umile e semplice invito, prima a me, poi agli altri di agire nella realtà, in questo caso siciliana, con la verità di spirito, con la purezza del cuore, con un vero amore per questa terra siciliana che ha dato tanto all'Italia e al mondo, e che ...sicuramente ... non ha ancora detto l'ultima parola !!!
Carlo Sarno

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Commento 222 del 11/05/2002
relativo all'articolo Sulla linguistica architettonica
di Lina Bo Bardi - Zevi


Lina Bo Bardi con il suo intervento se la prende con tutto e tutti. Sembra di sentire Manfredo Tafuri quando nel suo libro Progetto e Utopia dice:"...La riflessione sull'architettura, in quanto critica della ideologia concreta, 'realizzata' dall'architettura stessa, non può che andare oltre, e raggiungere una dimensione specificamente politica...". Ma questa eccessiva ideologizzazione dell'architettura porta soltanto a un empirismo pratico che assoggetta la libertà dell'individuo alla collettività.
"...Importa formulare un linguaggio comunicabile e popolare, che tutti possano usare, anche i non-architetti. Evidentemente, poiché "niente nasce dal niente", e le "nuove strutture sociali" sono "infiltrate", questo linguaggio non può sorgere che dall'esperienza concreta del movimento moderno...". Con tale frase Bruno Zevi ribadisce la necessità di una riformulazione nuova, scientifica e radicale, dal basso, dell'architettura.
A tal proposito scrive Rolando Scarano nel suo libro Processi di generazione della configurazione architettonica, un libro fondamentale per comprendere il processo generativo organico dell'architettura in una prospettiva scientifica :"...i paradigmi ideologici tendono a trasformare le assunzioni in procedure empiriche di progettazione, che, pur essendo comunicabili, non costituiscono ancora veri e propri paradigmi scientifici...- e ancora continua Rolando Scarano - ...gli enunciati, le formulazioni ideologiche risultano reciprocamente inconfrontabili, per cui il loro confronto dialettico non comporta nè un cambiamento nè un progresso della conoscenza...". Ed è proprio questo che Bruno Zevi vuole evitare con le sue invarianti, la stasi e il ristagno dell'architettura. Le invarianti zeviani stimolano alla crescita libera e scientifica dell'architettura guardando all'utile sociale senza cadere in un facile ideologismo.
Per Bruno Zevi ciò che conta è l'uomo e la sua libertà !
Carlo Sarno

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Commento 124 del 02/05/2002
relativo all'articolo Dell'Imprinting nell'architettura siciliana
di Antonino Saggio


Caro Antonino, grazie alle osservazioni di Cristina ho rivisto con attenzione il tuo articolo e credo che nell'imprinting come embriogenesi, debba vedersi il fulcro del tuo discorso. L'architettura oggi non riesce più ad essere indigena al luogo e alle sue trasformazioni. L'architettura organica professata da Frank Lloyd Wright pone a fondamento di ogni buona architettura il legame con il luogo, un legame profondo, la comprensione dei processi generativi dell'architettura del luogo che innestati nello spazio prossemico dei suoi abitanti crea lo spazio architettonico indigeno e unico dall'interno verso l'esterno. L'embriogenesi è un processo naturale ben commentato da Prigogine che dovrebbe far parte come "imprinting" di ogni buona architettura naturale al suo luogo. Cerchiamo, come hai detto giustamente Antonino, di comprendere l'imprinting più che aspetti architettonici solamente formali, cerchiamo di conoscere i processi generativi della vera architettura siciliana, la sua embriogenesi per dirla con Prigogine, e solo allora ne vedremo i suoi profondi valori e la sua universalità innestati in una peculiare e stupenda condizione antropologica e ambientale!
Carlo Sarno

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Commento 102 del 26/04/2002
relativo all'articolo I nodi da tagliare della specificità siciliana
di Franco Porto


Più che di specificità, caro Franco, io parlerei della universalità della cultura siciliana e della sua architettura, a partire dai greci allo stilnovo duecentecsco al verismo e così via. La cultura siciliana è universale, crogiolo di varie civiltà, e pertanto la sua stessa architettura deve ritrovare nelle sue radici la sua universalità senza lasciarsi trasportare da mode effimere.

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Commento 208 del 10/04/2002
relativo all'articolo Fondazione Bruno Zevi; tre domande a Luca Zevi
di Luca Zevi - antiTHeSI


Cari Luca e Adachiara, il mio cuore ha esultato di gioia all'apprendere la nascita della Fondazione Bruno Zevi. Insieme alla Fondazione Giovanni Michelucci saranno i due fari luminosi per il buon avvenire dell'architettura italiana. Giorni fa ebbi occasione di ringraziare Sandro Lazier e Paolo Ferrara per l'opera di divulgazione del pensiero del Professore Bruno Zevi.
Ma ora cari Luca e Adachiara sono sicuro che con questa iniziativa il patrimonio culturale di vostro Padre sarà conservato e ricordato correttamente :"... la Fondazione continuerà a considerare l'architettura come una disciplina destinata ad incidere fortemente sulla vita quotidiana della gente, condizionandone i modi di pensare e di agire. In questo senso continueremo ad occuparci di architettura in chiave civile e politica, tentando di farne sempre più uno strumento di evoluzione dell'uomo e di dilatazione dei suoi spazi di libertà...".
Quindi Luca e Adachiara vi ringrazio di cuore, sinceramente... il Professore Bruno Zevi ha ancora molto da insegnare!
Cordialmente Carlo Sarno , dello studio Sarno Architetti, a nome della Nuova Architettura Organica Italiana.

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Commento 209 del 10/04/2002
relativo all'articolo Paolo Balmas sulla linguistica architettonica
di Paolo Balmas - Zevi


Paolo Balmas affronta il problema linguistico dal punto di vista diacronico, evidenziando i limiti di un possibile azzeramento. Sembra quasi riprendere Kubler ed i suoi concetti formativi di opere nel tempo.
Bruno Zevi replica: " ... Anzitutto, un genio determina mutazioni talmente radicali e vaste da rendere quasi irriconoscibili le fonti che ha contestato. Ciò è vero non solo per Borromini e per Wright, ma anche per Michelangiolo: nei palazzi capitolini si evidenzia il mutamento, a Porta Pia esso ha prodotto un'alternativa. Ma preme sottolineare che, in architettura, la lotta dei rinnovatori non è diretta tanto contro il codice vigente, quanto contro la sua ideologia classicista. Rispetto alla quale non esiste possibilità di mutazioni perché, come si è detto, non si evolve..." , e ancora, " ... come stabilire che il linguaggio di un certo periodo sia basato su un codice del tutto estraneo a quello di un altro? E chi ha deciso che occorre stabilirlo e, peggio, che debba essere "del tutto estraneo"? Il codice anticlassico scorre in tutti i periodi della storia architettonica, da Mnesicle appunto (e prima) a Wright ( e dopo, a Johansen). Il classicismo -quante volte al giorno devo ripeterlo?- non riguarda invece nessun periodo storico, ma l'impalcatura dispotica e repressiva di ogni codice o linguaggio...".
La possibiltà di azzeramento dei codici, la possibiltà di una trasformazione radicale del linguaggio è essenziale per la costruzione di uno spazio libero e sociale. Molte volte la dimensione storico-diacronica ha soffocato gli slanci innovatori. Bruno Zevi non cede, Bruno Zevi non accetta prigioni e sbarre per lo spazio vivente dell'architettura l'unico che si evolve, Bruno Zevi difende il vero spazio della vita e della libertà dell'uomo con tutto il suo sincero entusiasmo.
Carlo Sarno.

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Commento 91 del 05/04/2002
relativo all'articolo Il senso della verità nella critica
di Sandro Lazier


Ciao Sandro, ti chiedi quale è la ricerca della verità, come ricercarla...
con umiltà proverò a darti il mio parere.
La critica è un problema di coscienza, di introspezione nella propria e altrui anima, di fede. Imparando a conoscere se stessi (lo diceva anche Socrate) si trova la via per la comprensione della esistenza e della realtà in maniera profonda e non supereficiale. Solo comprendendo se stessi e la propria essenza un critico potrà diventare un vero critico, ovvero un critico rivolto alla verità sua, degli altri, e delle opere e degli argomenti che tratta.
Credo anche che per diventare un buon critico occorra comprendere il mistero della Croce, il mistero dell'uomo e della sua partecipazione al divino. Il Regno di Dio è dentro di voi, ripeteva Gesù, ed a lui recentemente nel campo dell'architettura faceva eco nel suo libro Testamento Frank Lloyd Wright ripetendo...il Regno di Dio è dentro di voi...non lasciate spegnere la vostra Luce.
Io credo che la risposta al come ricercare ed a quale sia la verità nella critica lo si debba ricercare proprio lì, nel cuore dell Luce che è in noi.
Carlo.

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Commento 84 del 27/03/2002
relativo all'articolo Il senso della verità nella critica
di Sandro Lazier


La critica non può essere solo logica e coerenza. La critica è una attività intensamente umana dove i problemi dello spirito dell'uomo emergono incalzanti.
La critica è - la vera critica - una attività morale e costruttiva che dona coscienza a fatti ed eventi di cui ancora non si ha chiara consapevolezza; il critico è l'interlocutore degli eventi, colui che stabilisce un dialogo, che traduce l'indicibile, che dona agli altri - distratti - una consapevolezza di fenomeni rilevanti per la crescita culturale e morale dell'umanità.
Il mio pensiero va a Gramsci, a Zevi e tanti altri.
Ma soprattutto la critica è un problema di coscienza, di amore per la vita, di ricerca della verità , che assume in sè anche l'assurdità della Croce e della incomprensione in quanto profezia dell'ignoto.

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27/3/2002 - Sandro Lazier risponde

"Ma soprattutto la critica è un problema di coscienza, di amore per la vita, di ricerca della verità ..." appunto, quale verità? Ma soprattutto, come?

Commento 76 del 23/03/2002
relativo all'articolo The Virtual Museum, secondo A. Bonito Oliva
di Sandro Lazier


Il museo virtuale può avere una grande funzione di divulgazione dell'arte e della cultura, nulla togliendo al momemto decisivo e intenso dell'incontro reale con l'opera d'arte vera e propria, che può essere anche preparato da un primo incontro virtuale e guidato con l'opera d'arte.
Comunque, a mio parere, la vita è l'opera d'arte che più di ogni altra dobbiamo conservare, ammirare e contemplare, vera opera d'arte che è costtituita da relazioni umane, affetti e sentimenti; in tal senso il museo virtuale potrebbe concorrere a incentivare la partecipazione e la interazione tra gli esseri umani ,anche lontani, vere opere d'arte viventi.

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Commento 73 del 18/03/2002
relativo all'articolo La New Age del'architettura organica.
di Paolo G.L. Ferrara


Finalmente un articolo che fa chiarezza sul messaggio di Wright ed il suo rapporto con un facile e superficiale naturalismo.
Grazie Paolo Ferrara per le tue riflessioni.
Cordiali saluti
Carlo Sarno architetto

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Commento 75 del 18/03/2002
relativo all'articolo Luigi Pellegrin, un uomo che non ebbe paura della
di Paolo G.L. Ferrara


Si, è giusto riconoscere il valore di Luigi Pellegrin e la sua lezione di architettura organica italiana. Bruno Zevi ha sempre dato molto rilievo alla sua figura di architetto come risposta italiana alla lezione di Wright.
Cordiali saluti
Carlo Sarno architetto, promotore con lo studio Sarno Architetti della "nuova architettura organica" italiana

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18/3/2002 - Paolo G.L.Ferrara risponde

Pellegrin è stato sottovalutato. Ma si sa, è un vizio nazionale quello di andare in soccorso dei vincitori...