Giornale di Critica dell'Architettura
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OcchioPinOcchio


di Ugo Rosa - 8/1/2018


“La pubblicità sarebbe un po’ incongrua in un mondo che non fosse visibile: se si potesse rimanere non visti e lontano dagli sguardi le nostre difficoltà sarebbero differenti da quelle che sono…”Venite a vedere” è l’invito pubblico più generalizzato...il mondo visibile, una volta iniziata l’esperienza visiva, prende possesso di tutta l’esistenza.”
F. J.E. Woobridge, Saggio sulla natura
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RendeR-Vous


di Antonio Mastrogiacomo - 5/1/2018


Trovare confinate nello spazio di un plastico le fermate della metro dell'arte di Napoli musealizza l'esperienza quotidiana cristallizzandola in scala: un palcoscenico senza attori che brilla della sua chirurgica geometria attende i visitatori del museo MAXXI, da sempre teso alla valorizzazione delle architetture. Ben altro spessore si addice a quelle rappresentazioni digitali, di per sé riproducibili, che vanno sotto il nome di render. Se dovessi azzardare la proporzione su cui si gioca il contributo che segue direi che plastico : museo = render : web. Capirete bene dunque che il pubblico di questa traduzione digitale si aspetta qualcosa da quello che vede in maniera diversa che non con il semplice plastico - dove la staticità suggerisce il movimento dell'immaginazione. ...(continua)

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Piccolo Manifesto per il 2018


di Sandro Lazier - 25/12/2017


La Cultura
Negli ultimi trent’anni, uno dei maggiori aspetti che hanno influenzato pressoché tutto il mondo accademico riguarda la rivalutazione delle culture e l’esaltazione delle loro diversità, senza nessuna distinzione di merito. La filosofia ermeneutica prima, e quella post moderna seguente, hanno di fatto cancellato la possibilità di conoscere e perseguire un solo sistema di valori, legittimando il relativismo fino alla falsificazione della realtà. Questo ha prodotto la rivalutazione del localismo, del regionalismo, dei nazionalismi e di altre cose poco nobili a cui stiamo assistendo in tutto l'occidente. ...(continua)

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Intervista a Davide Vargas,
architetto de L’altra città


di Ambra Benvenuto - 24/12/2017


L’altra città [guida sentimentale di Napoli] (tullio pironti, 2017) è l’ultimo libro di Davide Vargas che conclude la trilogia dedicata ai “luoghi parlanti” – le tappe precedenti sono Racconti di qui (2009), Racconti di architettura (2012).
Considerato che per il letterato-architetto il tratto non esclude o sostituisce un testo, il libro è giustamente arricchito di molti disegni colorati - ora chiarificatori, ora evocativi. L’altra città configura la possibilità di leggere finalmente un testo su Napoli in cui poter trovare tracce da seguire – dalla Sanità alla Mostra d’Oltremare; da Banksy a Lamont Young - e riflessioni che non cadono mai nei cliché che quasi sempre accompagnano scritti sulle realtà campane. ...(continua)

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Deformazione culturale


di Sandro Lazier - 8/12/2017


Nell’anno scolastico 1967/68 frequentavo le scuole superiori di Aosta. Quali, sono un fatto mio privato: mi sono deformato culturalmente da solo e intendo mantenere incontaminato questo privilegio.
Provenivo da tre anni di collegio, passati dai Salesiani di Torino in via Medail. Tre anni scanditi da premi finali e medaglie per meriti di studio e disciplina. Il terzo anno, addirittura, fui premiato dall’ex allievo Oscar Luigi Scalfaro e, questo, per converso, avrei dovuto capire essere un segno di predestinazione d’insofferenza verso le “Istituzioni”. Dopo quel premio, infatti, mi chiesero d’arruolarmi tra i Salesiani, ma rifiutai.
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Merchants’ National Bank
(1914)


di Ugo Rosa - 25/11/2017


Che cos’è un predecessore?
Il trionfo dell’inesistenza.
Un tenue, lontanissimo bagliore che viene salutato e valutato, come la stella cometa, solo in funzione di ciò che annuncia.
Svolto quel compito, puramente introduttivo, non gli resta che sparire.
Per il predecessore la massima “Form follows function”, di cui Louis Sullivan, autore di quest’opera, fece il suo motto, assume il tono del sarcasmo.
La funzione infatti, cannibalizza in lui la forma e la riduce a un teschio rinsecchito.
Frank Lloyd Wright lo sapeva e coronò il proprio mito definendo Sullivan “Mein Lieber Meister”. Lo relegò in tal modo, con la perfidia di cui era maestro, nel sottoscala dei predecessori e, dopo averlo fottuto professionalmente in vita (gli sottraeva dolosamente i clienti) lo fotté definitivamente post mortem.
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Passaggi di riconversione simbolica:
il caso di piazza Skanderbeg a Tirana


di Andrea Bulleri - 22/11/2017


La recente inaugurazione di Piazza Skanderbeg a Tirana – riconfigurata secondo il progetto dello studio belga 51N4E – propone la rivisitazione contemporanea di un tema urbano prettamente ottocentesco: l’allestimento di una “piazza nazionale”, baricentro e fulcro spaziale di una città certamente monocentrica. L’adozione di tale modello rimanda, per associazione mentale, alla formazione dei moderni stati europei, ad una filosofia urbana ricca di riferimenti identitari –caratterizzati da una rigida fissità celebrativa – ad impianti immutabili e spesso immutati nella loro consequenziale costruzione retorica (ancor oggi mantenuti come testimonianze storiche e luoghi simbolo dell’unità nazionale). ...(continua)

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MM


di Bobo Pernettaz - 21/11/2017


Arrivo a Pistoia, splendida città baipassata dai flussi turistici, e prendo possesso della mia porzione di b&b che si affaccia sulla raccolta piazza della Sala e mi fiondo alla mostra M.M.
Con quattro salti mi inerpico sulla scalinata ma una garbata assistente mi conduce in biglietteria. Pago scontato causa età... SIGH!
Col fiatone affronto le undici sale che compongono la mostra. Rimango affascinato dall'eleganza delle forme e dai "gridi" inespressi dei cavalli che si contorcono trascinati al suolo.
Inebetito da tanta bellezza, quasi stordito, mi accorgo a visita iniziata della presenza di opere antiche, etrusche, ecctt e ospitate Manzù, ecctt. ...(continua)

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Cartella L - sezione museo


di Antonio Mastrogiacomo - 20/11/2017


Una definizione accogliente di museo sembra potere essere rintracciata nella cartella L dei Passages di Walter Benjamin - quando li inserisce tra le case di sogno della collettività "Case di sogno della collettività: passages, giardini d’inverno, panorami, fabbriche, musei delle cere, casinò, stazioni. [L 1, 3]."
La storicità della gestione della macchina museale mostra infatti il progressivo coinvolgimento delle masse nella gestione delle opere. La nostra costituzione, ad esempio, inscrive tra i principi fondamentali l'art. 9 per dedicare alla voce paesaggio e patrimonio storico e artistico della Nazione l'azione della tutela; proprio su questa leva legislativa, si può leggere nella categoria della moda il rapporto di adeguamento della tutela al capitolo voce di bilancio. ...(continua)

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La vecchia giacca nuova


di Gianni Marcarino - 31/10/2017


Paolo Conte canta che la gente più che carezze vuole certezze.
Dalla rivoluzione industriale in poi quello che la modernità andava cercando erano nuovi oggetti, forme e materiali creati per soddisfare le esigenze nate dalla crescente richiesta di beni da parte di una grande massa di persone, di nuovi consumatori, fino a quel momento esclusi dalla giostra del benessere.
Era continuo il rapporto tra sviluppo economico, disponibilità di merci e innovazione tecnologica ed artistica.
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