Giornale di Critica dell'Architettura
-

PrimaPagina
di


Ultimi Articoli

Morandi per noi


di Sandro Lazier - 18/9/2018


Alla metà degli anni settanta, come tutti i giovani che avevano compiuto i diciott’anni (diciott’anni volevano dire patente di guida) feci visita per la prima volta al Salone dell’automobile di Torino.
Nell’importante spazio del palazzo delle esposizioni, un grande edificio razionalista progettato nel ‘38 da Ettore Sottsass senior in collaborazione con Pier Luigi Nervi, e successivamente ampliato in occasione del centenario dell’unità d’Italia, entrai nel salone sotterraneo di Riccardo Morandi. Ne fui rapito. Credo al punto che, come me molti altri giovani, se hanno in mente un futuro ancora incerto, in luoghi come questo possono trovare le risposte e le conferme di cui hanno disperata necessità.
...(continua)

[Torna su]

Centro/periferia: il grande gelo


di Vincenzo Ariu - 2/8/2018


Abstract
La dialettica tra il centro della città (il foro, la piazza medievale) e il suo intorno è sempre stata, per le società occidentali, in continuo mutamento: intere parti di città, nel divenire storico, si sono sviluppavate per i bisogni dei cittadini facoltosi per poi repentinamente essere abbandonati dagli stessi, quando le masse popolari, alla parti di città, nelle quali gli emarginati del passato sono sostituiti dagli esclusi di oggi. Il tentativo ricerca di condizioni migliori, ne aumentavano la densità e con essa il degrado. Nel novecento, dopo i tentativi di riordino dell’urbanistica ottocentesca, la contrapposizione tra centro e periferia ha, nella nuova dimensione metropolitana, congelato di decentramento di alcune Istituzioni, come asseriva Aldo Rossi, per provocarne la rinascita, non è stato efficace. ...(continua)

[Torna su]

In der Strafkolonie


di Ugo Rosa - 2/8/2018


Nell’architettura di Carlo Scarpa è custodito, in vitro, il dramma dell’esporre e tutta la sua ambiguità.
Ogni opera d’arte è concepita per l’ombra, ne ha desiderio e vocazione; vuole rimanere celata, lasciarsi sfiorare solo da un raggio di luna che la riveli parzialmente e con parsimonia estrema.
Tanto più si vota al silenzio quanto più certi suoi fortuiti artefici proclamano di volere esprimere qualcosa (o, peggio ancora, “esprimersi”).
Esporla è la violenza più atroce cui la si possa sottoporre e il museo è la raffinata camera di tortura che l’uomo ha concepito per praticare in tutta comodità, e spesso a pagamento, lo stupro.
...(continua)

[Torna su]

Je te veux
(per Loos)


di Ugo Rosa - 2/4/2018


Come scrive Kierkegaard: “…alla base della certezza del passato v’è questa incertezza che lo caratterizza nello stesso modo dell’avvenire, questa possibilità da cui il passato non potrebbe mai risultare con necessità” (Briciole di filosofia) e ogni storico (ma anche ogni critico, ammesso che si possa essere una cosa senza l’altra…) scommette, su questo, la sua stessa esistenza.
Se il passato fosse dato una volta per tutte non ci sarebbe storia né critica possibile. ...(continua)

[Torna su]

Spazi incompresi e spazi incomprensibili
Letture e considerazioni sulle strategie di ri-generazione urbana in corso ad Atene


di Andrea Bulleri - 31/3/2018


Lo sviluppo disordinato di Atene ha generato nel tempo un incredibile continnum edilizio, privo di spazi verdi e ricreativi. Nell’eccessiva densificazione urbana, la proliferazione di numerosi ambiti interstiziali – minuti e improbabili – ha ribadito una ostinata propensione alla vita all’aperto, tipica della capitale greca, mortificata dall’invadenza del traffico veicolare. La piazze, i balconi e i marciapiedi raccontano tante microstorie imperfette: isole di strade incrociate; logge strette e profonde; sentieri occupati da mercatini improvvisati. Sono tutti esempi di volenterosa incompiutezza spaziale che rivendicano un’aspirazione inespressa e irraggiungibile. L’assenza di luoghi pubblici è un limite strutturale del tessuto urbano ateniese riconducibile alla moderna espansione post-bellica, manifestata da un processo meccanico di ripetizione tipologica dell’unico modello residenziale, la polykatoikia (palazzina per appartamenti). Durante tale periodo la popolazione urbana è più che raddoppiata, raggiungendo, alla fine degli anni ’70, il tetto massimo di 4 milioni (l’attuale ordine di grandezza). L’attenzione rivolta alla mera soddisfazione della domanda residenziale ha fatto emergere fenomeni di discontinuità ed eterogeneità ambientale, marginalizzando nel tempo l’azione sulle qualità spaziali degli spazi aperti. ...(continua)

[Torna su]

Storie di un Atene Moderna:
la facciata mutilata


di Andrea Bulleri - 30/3/2018


Il legame fra Atene e il mare ha contraddistinto la formazione e l’identità storica della capitale greca fin dalle sue origini mitologiche (tramandate nelle gesta di Teseo e di suo padre Egeo). L’intuizione politica di Temistocle fece di Atene una potenza mercantile egemone nel Mediterraneo, decretando l’abbandono dell’antico porto del Faliro per il Pireo; la creazione di una doppia centralità, polarizzata sull’Acropoli e l’Arsenale (V sec. a.C.), indirizzerà l’impianto della città antica determinandone le fortune nel periodo del suo massimo sviluppo.
La sua rinascita urbana nel XIX sec., come capitale del nuovo stato greco, riproporrà intatta la vocazione marinara: l’apertura della Leoforos Syngrou, nel 1883, ri-orienterà gli equilibri su Faliro e Glyfada. La strada, lunga 6 km, collega la città al mare attraverso un lungo rettifilo, disteso tra il tempio di Zeus Olimpio e la baia del Faliro; evidentemente il suo ideatore, il banchiere e filantropo Andreas Syngros, amava i collegamenti diretti e le scorciatoie (non a caso è ricordato per il suo significativo contributo alla realizzazione del canale di Corinto). ...(continua)

[Torna su]

Tra “faccia” e “facciata”,
lo studio Doxiadis a Atene


di Andrea Bulleri - 27/3/2018


Alan Colquhoun, in un articolo del 2005, delinea il concetto di “facciata manifesto” – “Die Fassade als Manifest” –, nella disamina critica di un tema sensibile e controverso: il ruolo della “facciata” nel Moderno. Riferendosi a Le Corbusier, il critico cita architetture come la villa a Garches, il padiglione dell’Esprit Noveau e l’edificio per l’Esercito della salvezza a Parigi; esempi nei quali la facciata torna a rivestire un’importanza estetica e simbolica nell’espressione di un “programma”, una dichiarazione architettonica che recupera anche il potenziale rappresentativo tradizionale (contestato invece dalle coeve correnti De Stijl e Neue Sachlichkeit). ...(continua)

[Torna su]

A Norcia l’uomo è fatto per il sabato


di Sandro Lazier - 21/3/2018


In questi giorni a Norcia, colpita dal recente terremoto, è stata sequestrata un’architettura dello studio Boeri di Milano, finanziata con donazioni private, perché, per la Procura di Spoleto, non disponeva delle scartoffie necessarie alla sua autorizzazione. Ne è seguito tutto un dibattito nel quale gli schieramenti, a favore e contro, hanno indagato e messo sotto esame ogni dettaglio sia giuridico che urbanistico, compreso quello edile motivato da chi chiede, pare in modo dirimente, se l’edificio sia smontabile o meno. ...(continua)

[Torna su]

Gillo Dorfles (1910-2018)


di Gianni Marcarino - 18/3/2018


Si è spento Gillo Dorfles. Se ne è andato ai primi di marzo nella sua casa di Milano.
Critico d’arte e artista era nato nel 1910 a Trieste, ancora cittadino dell’impero asburgico.
Dopo una laurea in medicina decise di occuparsi del mondo che più lo interessava , il mondo dell’arte, fondando con altri artisti il MAC, Movimento per l’Arte Concreta. Fu anche tra in fondatori, nel 1956, di ADI, Associazione per il Disegno Industriale, tuttora ente essenziale per diffondere la cultura del progetto contemporaneo. Rifiutando il ruolo di storico dell’arte, vestì con decisione i panni del critico, attraverso una acuta analisi estetica e culturale della modernità e una ricca produzione letteraria. ...(continua)

[Torna su]

OcchioPinOcchio


di Ugo Rosa - 8/1/2018


“La pubblicità sarebbe un po’ incongrua in un mondo che non fosse visibile: se si potesse rimanere non visti e lontano dagli sguardi le nostre difficoltà sarebbero differenti da quelle che sono…”Venite a vedere” è l’invito pubblico più generalizzato...il mondo visibile, una volta iniziata l’esperienza visiva, prende possesso di tutta l’esistenza.”
F. J.E. Woobridge, Saggio sulla natura
...(continua)

[Torna su]

Seguiteci su