Giornale di Critica dell'Architettura

240 commenti di Renzo Marrucci

Commento 13340 del 01/11/2014
relativo all'articolo Il linguaggio dell'architettura
di Sandro Lazier


Non è una questione di palle ma di equilibrio personale , come dire di natura.
Personalmente lo credo e lo vivo. Ho sempre detto quello che pensavo e pagare è normale ... a questo mondo si pagano l'onestà e la franchezza perché è diventata un lusso che pochi possono permettersi. La lealtà è poi una gran cazzata che ti consente di prendere bastonate al limite della sopportazione e anzi occorre, fa bene all'intestardimento... e alla purificazione dell'anima... ma non del corpo beninteso...ti possono venire un cancro oppure ipertensione e mal di cuore...
Milano,1/11/2014

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Commento 12767 del 31/01/2014
relativo all'articolo Mosco colpisce ancora
di Sandro Lazier


Al lungo scritto di Lazier faccio due battute soltanto: gli eroi ci sono, ci sono... ma possono essere benissimo sopraffatti così che non paiono degli eroi ma poveri uomini. Finiscono nel tritacarne della politica e della stupidità. Oggi non si muore con la bandiera in pugno, si muore e basta... e qualcuno può anche non saperlo.
Il disegno è più che mai un fondamentale strumento per un architetto ma questo deve essere inteso non alla maniera della forma, cioè di uno strumento per finire e per rappresentare la forma, ossia alla vecchia maniera. Il disegno è il vero modo per capire lo spazio e la spazialità se usato con il cuore e con il cervello. Ci fa vedere le cose nello spazio e impariamo a vederlo, a pensarlo, ad amarlo ... sicchè l'architettura nasce davvero con il cuore dell'uomo e porta amore... nella città.
La mancanza dell'insegnamento alto del disegno nelle scuole italiane ha interrotto, cioè non ha favorito lo sviluppo di una maniera di pensare l'architettura con il cuore e con il cervello. Viene purtroppo capito ed insegnato al modo vecchio e accademico... e non va bene neanche per la pittura... si usa sempre alla stessa maniera ottocentesca... in modo acritico e piatto, e allora non serve a nulla e va bene anche il solo computer che di fatto sostituisce ma non sostituisce proprio nulla e aumenta il baratro....
Dispiace fermarmi ma credo che questi due punti siano eccezionalmente importanti. grazie Lazier...

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Commento 10642 del 29/07/2011
relativo all'articolo Università per ricchi
di Luca Guido


Bhè si! non si può che condividere... aggiungerei che è proprio uno schifo ma
non bisogna troppo martellarsi sulle ...

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Commento 10641 del 29/07/2011
relativo all'articolo Cielo Infinito. Il cimitero-grattacielo e la super
di Paolo G.L. Ferrara


Rileggo il mio commento 9312 su anthitesi e lo confermo ora con più forza...
la vai della morte è naturale e l'uomo dovrebbe avere l'intelligenza e la sensibilità di rispettarla ...

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Commento 9312 del 11/04/2011
relativo all'articolo Cielo Infinito. Il cimitero-grattacielo e la super
di Paolo G.L. Ferrara


Qualcuno, non ricordo chi, affermò che : all'imbecillità non c'è limite...
credo sia ormai un classico ... e accade soprattutto quando si vuole innovare senza sapere che cosa voglia dire innovare... Capita, questo, solo agli amminustratori e con una certa frequenza direi...
Al ministero di qualche ministro c'è anche qualche ufficio addetto all'innovazione che naturalmente invecchia e uccide tutto ciò che fà e mi pare anche naturale del resto ...
Perciò che concerne un grattacielo dei morti che dire... sembra anche una poetica asserzione se non fosse davvero una autentica prova di incapacità a pensare ..

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Commento 9245 del 17/01/2011
relativo all'articolo Corredo Libeskindiano
di Domenico Cogliandro


IL PONTE SULLO STRETTO… VA LARGO?
Adesso si arriva al problema vero del ponte sullo stretto di Messina.
Dopo aver perso tempo si arriva al problema.
Dopo aver perso tempo in opinioni retrò e punti di vista malinconici si comincia a scorgere l'obbiettivo.
QUALE PONTE DEVE CONGIUNGERE LO STRETTO?
Mentre il salotto si snervava tra Scilla e Cariddi, si progettava e si pensava di
chiamare qualche superstar da rotocalco per la furba e necessaria "tocca" di guscio da destinare alle pagine della Kultura... necessaria per far andare in brodo di giuggiole le satinate e lucenti pagine del vuoto rotocalco architettonico ed anche quelle satinate e non dell'informazione massiva.
Naturalmente, questo per progettare le delicatissime opere di raccordo tra i due estremi terreni punti e semmai da prevedere, con qualche pseudo-invenzione, come oggetto di una sorta di esangue risoluzione formale ai danni del territorio… che sarà tutta da assistere e da osservare per il divertimento di tutti coloro che gettavano il sudario : sul ponte si… sul ponte no! l'Italia due spaghi….
La logica è quella di sempre, chiara chiara, che fa anche un po’ schifo a dire il vero. La parte tecnica è tecnica e basta , la parte poi del raccordo territoriale si risolve con un’ imbellettatura secondo lo stile crudo e asettico di una “star” : “e c’ho pronto pure il pennello per madama la marchesa...” Per cui si chiama l'archistar più in agio sul territorio oggi in Italia o… similia. E via? Simulando e tratteggiando un bel “chi se ne frega” della realtà italiana… qui gli affari contano e su questi, si sa, si piegano penne e pennini... al vento che tira.
L'architetto non è più neanche la succulenta, affabile ballerina del can can, ANZI PEGGIO: L’INVENZIONE DELLE VELINE con quel balletto un po’ sullo stitico… costituisce la cosa più congeniale e geniale da rilevare per il tempo di oggi, per dare l'immagine, cio’è coprire legittimando il guscio ed alla parte sostanziale ci pensa qualche buona società di ingegneria… dimenticandosi tutto quello che c'è da dimenticarsi e alla faccia di quel fantomatico e incomprensibile “rompi”, che è il rapporto integrativo tra manufatto e ambiente… in fondo non vale nulla !
Su questo si potrebbe discutere : su ciò che non vale nulla e sull’ importanza
dell’ incapacità a capirlo

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Commento 9209 del 18/12/2010
relativo all'articolo Pompei
di Leandro Janni


Cosa entra il "buon" lo puoi spiegare tu ... Forse per stimolare un dibattito? Ma gli argomenti devono essere sostanziali caro amico...
dirti che continui a non comprendere mi sembrail minimo se ti riferisci alle parole del soprintendente. Bisognerebbe capire un po più a fondo... più a fondo, e non girare sù come fai...
Cioè andare a vedere dove inizia la politica di dotare i sistemi museali con attrezzature di confort e documentazione in italia... e quindi capire perchè e come... E capire anche quale è stato il lavoro dei ministri, almeno degli ultimi cinque, sulla conservazione in Italia. Setu lo avessi fatto forse avresti trattato il dramma dove si trova... per questo l'articolo non è sul tema caro Janni e fa solo polichetta scussa scussa. Sarebbe un buon contributo far capire che di Pompei tutti si son dimenticati, tutti!!!
E anche il perchè....

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Commento 9205 del 15/12/2010
relativo all'articolo Rivendichiamo l'AntiPiacentinismo
di Antonino Saggio


Non è difficile non concordare con il nostro grande Zevi che i convegni in Italia hanno sempre un odore un po stantio nell'esser celebrazioni di questa o quella idea politica che in quel momento "comanda". Che vuò fà ?? Ricordo anche alcuni nobel in odore di propaganda ma che Vuò Fà... se la cultura italica viaggia nella sottocorsia della politica? C'è chi tiene alla carriera sempre e c'è sempre stato e la faccenda è vecchia ahimè... e in molti, troppi! si mettono anche oggi in calzoncini e corrono sulla corsia preferenziale del cadreghino e... che Vuò Fà ?
Ma Saggio perchè si stupisce ??
E' un mistero?

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Commento 9204 del 15/12/2010
relativo all'articolo Pompei
di Leandro Janni


Il pensiero con cui apri l'articolo è uno di quei pensieri cosidetti nobili, buoni per tutte le occasioni e non si sbaglia certo a citarlo oggi.
Il motivo per cui non mi sollecita dibattito è perchè si regge su una strumentalizzazione a sfondo politico che non mi attira per come è impostata. Posso dire però alcune cose:
_ Le Soprintendenze italiane hanno perso la loro attendibilità da molto tempo e non può essere attribuita ad ora la loro struttura inadeguata e fuori della realtà di oggi. Fosse solo fuori della realtà di oggi sarebbe un buona cosa, ma non sufficiente.
Il Ministro Bondi non ha capito questo ministero e non ci è entrato dentro, se non con scelte consuete, ordinarie, come ogni ministro ha fatto prima di lui e con la stessa leggera visone del mondo della cultura italiana. Per esempio la stessa approvazione del Codice Urbani, che io salutai come uno dei provvedimenti più illuminati dal 1939 ad oggi, venne notevolmente ridimensionata dagli apparati di ogni politica, compresa quella di cui tu fai parte caro Janni, e con ciò dicendola assai lunga sulla realtà della tutela di questo problema del paesaggio in italia... A tutto ciò si aggiunge il fatto che di Pompei non se ne è occupato nessuno con serietà... e questo da molto tempo.
Presentire altri crolli e altri misfatti anche in ambito territoriale è oggi un dovere da segnalare all' opinione pubblica. Dal punto di vista intellet
tuale, credo ci sia onestamente da responsabilizzare a raffica ed indistin
tamente sulla storia della gestione di questa nostra realtà storico-artistica e sul paesaggio,così come sulla cultura dei Centri Storici. Io per esempio, sono testimone dell' incapacità politica per alcuni Centri Storici importanti della Toscana retta da tuoi idem sentire. Questa volta non concordo con il tono che hai dato a questo tuo articolo, che ritengo assai leggero sui contenuti e specialmente in riguardo al discorso sulla indignazione e il riferimento agli intellettuali organici.
Il buon Seneca non può essere usato a discrezione di una sola parte!

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Commento 8958 del 15/09/2010
relativo all'articolo Molinari: Biennale ailati ...ma de che?
di La redazione


Manganello dice cose giuste a le dice anche in tono garbato.
Ma questa abitudine tipicamente italiana è dura e non c'è modo di cambiarla, appartiene ad una consuetudine vecchia e vecchia non può che essere la sua risultanza come del resto la cultura oggi in Italia.

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Commento 8914 del 01/08/2010
relativo all'articolo L'Italia del petrolio
di Leandro Janni


Che vuoi che ti dica caro Janni... dopo che il barattolo della marmellata è schiantato giù a terra sporcando tutto... anche i bimbi hanno un moto di vergogna e attenzione, di pentimento sincero, almeno loro...
Ora si cercheranno vie diverse per consentire... attraverso pubblicità e silenzi... e giù chiacchere per irretire una sorta di ripresa e magari un pò più in la nel tempo... E speriamo ci diano tempo ...

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Commento 8768 del 24/07/2010
relativo all'articolo Addio Giannino Cusano
di La redazione


Siamo di passaggio in questa avventura umana e non ci resta che accettarlo e farne, per quello che possiamo e per quello che riusciamo,
una esperienza per altri... per i propri familiari e per i propri amici e per i propri compagni di avventura... ma anche per gli altri... con quello in cui crediamo con passione, cioè amore e sincerità...
Così capita... e così capita che anche con la tua scomparsa riflettiamo di più e più a fondo anche la tua esperienza per il tempo che rimane e che Dio ci dà ...
Non immaginavo che fosse arrivato il tuo tempo così come non immaginavo che fosse arrivato il tempo della mia Rosa... ma arriva e quando arriva ti arriva dietro alle spalle e nulla e nessuno ci può fare niente...
E' un arrivederci Giannino... continueremo la buona costruttiva polemi
ca... e ora il mio umile e sincero cordoglio ai tuoi familiari ed amici.



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Commento 8642 del 09/07/2010
relativo all'articolo L'Italia del petrolio
di Leandro Janni


IL MARE DI OBAMA
Leandro Janni benchè compiti di architettura e urbanistica... ma è questa una moda oggi molto diffusa in Italia, ha dato il meglio scrivendo un bellisimo articolo SU ANTITHESI sul disastro ambientale recentissimo che io chiamo il "mare di Obama"... (non certo per cattiveria ma per ironia della sorte semmai) e ricordo che gli è stato dato il premio Nobel anticipato forse facendogli un dispetto... presupponendo all'orizzonte disgrazie del genere, con una portata enorme sul globo e sulle tendenze di sviluppo odierne, vista la cultura in atto di dare carta bianca alle compagnie senza tutelarsi da questo genere di disgrazie che possono inginocchiare il mondo.
Dice bene Janni sullo strapotere delle compagnie... cioè dei gruppi economici che riunendosi hanno in mano la possibilità di distruggerci il pianeta e restituirci i cocci, creando le condizioni per la macelleria di cui a volte si parla con una certa puzzetta sotto il naso. Di questo passo altro che polemiche sull' energia eolica (i nuovi mulini al vento) che offende l'occhio di sofisticati dilettanti o salottieri estetisti o rotocalchisti professionali di provincia, per esempio circa l'impiego rozzo dei pannelli fotovoltaici... ma che con una certa attenzione e volontà di ricerca possono benissimo integrarsi al territorio... Si tratta di energia pulita tutto sommato e reversibile quando il peggio viene dal petrolio e dalla sua scelta indiscriminata di sfruttamento.
Si profila oggi e il bravo Janni lo dice... un gara allo sfruttamento arido e pervicace, indifferente e consentito... su questo fronte acritico e da cui è necessario guardarsi... da cui è necessario difendersi.
Un sincero grazie !

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Commento 8564 del 04/06/2010
relativo all'articolo Arte senza senso
di Sandro Lazier


La poesia è poesia... ci sarà logica nella poesia ? C'è logica nell'arte?
Una e fondamentale è quella di aiutare a ristabilire dentro l'animo dell'uo
mo il suo filo interno con la società e il mondo... La logica è scaturente oppure è lavorata affinata costituita e pensata ed è un aiuto puro quando è un processo vero e sentito espresso per esternare come a spingere fuori il senso di una coscienza in lacrime o il sorriso, la gioia e la felicità oppure il dolore... è una instintiva volontà di compensare la vita, la città, di equilibrarla... di farcela sentire vicina e amica nonostante la cattiveria dell'uomo ... Meraviglioso risoluto tentativo di riconquistare la forza e la capacità di amare...
C'è logica nell'architettura oggi ?

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Commento 8197 del 19/05/2010
relativo all'articolo Molinari: Biennale ailati ...ma de che?
di La redazione


L’oro del merlo
E soprattutto: e de che cosa ??
E' la prova della grande confusione generata da una certa ricerca giocata sull'equivoco di una rimessa sulle idee... o meglio sulla mancanza di idee... accade, accade e non ci può fare molto !
Parliamo della felicità dell'incoscienza? O della coscienza che gioca sui destini dell'uomo e della città ? Di chi cerca l'opera d'arte quando invece ci sarebbe da cercare l'opera di senso, cioè quello che è utile ad avere una città meno asfissiante e la speranza di un degrado risolvibile nelle forme della civiltà. Non la festa dell'egoismo fatto pseudocultura di Molinari e altri… E’ la speranza di un rifugio nella felicità di F.O.G. o dei suoi illusi o incerti fans... falsa felicità e semmai egocentrismo a tutta forma... incompatibile con una città che pensi al futuro. Ideuzze e tecnologia vanno avanti perchè colpiscono subito la fantasia di chi è distratto o annoiato, oppure ha bisogno…e producono che cosa? Un senso sbagliato senza dubbio... un’economia acida e corrosiva, inseguendo miti sbarellati che hanno la parvenza del nuovo ma fuggono la verifica... come appunto lo è la ricerca facilmente entusiasta del capolavoro in architettura! Non si cercano i capolavori in ciò che crea effetto! In ciò che luccica … nell’oro del merlo ! né si possono voler vedere per forza ! Ci si interroga sul tempo che durano e semmai della riuscita della finalità e sul valore che esercitano nel contesto in cui sembrano inserirsi, ma non fanno vera incetta dei problemi che affliggono la città, né ad essa si sposano… se ne distaccano quanto possono! Si isolano sdegnati inserendo un sogno senza risveglio ! Ci si muove con programmi che umiliano per la forza degli investimenti… senza curarsi della verifica e dell’impatto che creano e ricorrendo alla esposizione economica che intimidisce la memoria del presente... ma accampano il sicuro degrado del futuro. Nessuno si interroga del dopo per non bruciare innanzi tempo la festa … La festa ora sarà a Roma, ma che festa sarà ? De che? E soprattutto : de che cosa ?
Renzo Marrucci

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Commento 8196 del 19/05/2010
relativo all'articolo Arte senza senso
di Sandro Lazier


Altro che senso nella felicità di F. O. G. e beato lui che ottiene incarichi di quel tipo... l'unica vera cosa da invidiargli... ma se poi così li sfrutta me ne astengo con facilità ma anche questo è interessante perchè fa crescere in qualche modo ... Osservare chi nuota nell'abbondanza e nella leggerezza... giocare con l'uomo e con i suoi mezzi tilascia li per lì stupefatto... poi dopo capisci...
L'arte ha senso sempre se non per il fatto che è arte quando è Arte... Quindi ha senso F.O.G. e altri, molti altri come lui ... e per fortuna in questo mondo che noi passiamo nella sua grande fessura aperta ...
Devo dire che sono ammirato e stimolato dallo scritto della Signora Torselli che ringrazio della sua umiltà davvero efficace e semplice.
Renzo Marrucci
Devo aggiungere che l'articolo di Lazier mi ha procurato dei dolorini acuti ma non semplice mal di pancia...
Grazie ...

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Commento 8017 del 19/04/2010
relativo all'articolo Kairos e modernità
di Paolo G.L. Ferrara


Libro circolare e articolo circolare ? Per me va benissimo, non ci sono problemi ma… che vuol dire ? Che lo giro e lo leggo, se leggo? Oppure se lo rivolto e lo inclino mi appare un ellisse? Oppure una delle trasformate del cerchio? Perfino una iperbole? Sempre ammesso che sia possibile leggere un libro partendo dalla fine, come si fa per una rivista femminile odi architettura oppure... lo si fa a volte per pezzi a risalire per individuare i punti chiave ecc... Ma il cerchio non cerchia ... Lo dico con rispetto evidentemente e non vorrei che si offendesse nessuno qui.
Molto rispetto per i greci antichi, ci mancherebbe ! Io sono più Etrusco semmai...
Mi piace pensare che la vita o il discorso non abbia mai un punto di ritorno e continui oltre come un viaggio… pensando che il corpo abbia cibo e altro Ma sono con Torselli per certe sue strette riflessioni sulla mano e sulla mente e sul programma e ripeto anche che la modernità non assomiglia che ad una idea di libertà molto parziale... e se ne parliamo osservando l'ombra proiettata dal cerchio, allora si ingarbugliano le idee e le parole tornano dove partono come un certo circolo... mi pare... chiuso! O come, se preferite, l’animaletto che si morde la coda…
addio libertà...
Tanzi però rientra sull'idea dello spazio virtuale ed è utile parlarne e comincia a interrogarsi... si vede che l'architettura non deve mai dimenticare l'uomo e le sue necessità di essere singolo e di essere sociale come nella città... e tutto viene da lì… e nel saper tenere il carro sulla strada oppure il timone sulla barca quando il mare … con molta umiltà ! In aderenza alle cose della città e dell'ambiente che ci ospita.
Giannino vola dalle sue radici radicate e radicali e trova che "catorcio" vuol dire chiave... ma che bello! Per essere una chiave la "cosa" di Bilbao ci inchiavarda il cervello o meglio il cittadino che entra e poi esce e rientra nella sua città... solo dopo una escursione? Non nascondo un certo fascino iniziale come tutte le cose superflue... ma dopo perdo anche la pazienza nel mio piccolo, camminando per la città, e mi pare… perchè sulla città non si dovrebbe più scherzare occorre cominciare a fare sul serio... Sì, caro Giannino, è proprio un "catorcio" ma questa volta usiamo il senso che passa nella vita corrente tra le mie vecchie vie di pietra... appunto di brutta serratura, che spesso non si apre e nemmeno si chiude ...
Renzo M.

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Commento 7998 del 12/04/2010
relativo all'articolo Architettura e modernità
di Brunetto De Batté


Giannino io amo il dadaismo e tutto quello che segna un passo Avanti nella storia dell'uomo. Che lo stimola e lo contraddice per dare all'evento
umano e culturale tuttoquello che serve per far sentire viva e critica la condizione dell'uomo rispetto alla sua dimensione e aspettativa di qualità edi futuro. Ma mi piacerebbe capire perchè ti passi l'idea sul dadaismo in particolare... mentre apprezzo l'ironia del tuo commento .
Pensa un pò credevo di aver scritto "cartoccetto" invece di scartocetto e forse sarebbe piaciuto di più ? Mia nonna mi diceva sempre : "attento bimbo a come usi le parole che l'omini si raccapricciano... "
Avevo in mente le mie vecchie lezioni di disegno professionale a qual
che studente a cui davo un foglio accartocciato, proprio sotto i loro occhi,
da disegnare... Mi guardavano sorpresi ma poi cominciavano divertiti a disegnare... li vedevo divertiti e disegnavano senza inibizione e proprio loro che non erano ben dotati e il bello era vedere come si interessava
no... al cartoccio o cartoccetto che dir si voglia... Il loro professore li inibiva a scuola e io, modestamente..., li disinibivo... Ma che bello che bello che bello!

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Commento 7995 del 12/04/2010
relativo all'articolo Il 'particulare' di La Maddalena
di Paolo G.L. Ferrara


Caro Lazier, mi suggerisca Lei quale opinione devo o dovrei avere per poterne parlare liberamente fuori del bar sottocosa… Vede, io non faccio e non ho mai fatto vita da bar, ma se potessi parlare di architettura anche al bar non mi sentirei sottoutilizzato né in qualche modo emargi
nato. Rispetto le sue idee e quelle degli altri, ma desidero essere me stesso sapendo di essere libero di difendere le mie idee in fatto di ar
chitettura. E poi guardi, con tutto il rispetto mi creda Lazer… la solitudine non mi ha mai spaventato, specialmente oggi, semmai da lei mi sarei aspettato che mi avesse detto : caro Marrucci, ci pieghi per cortesia per quale motivo ritiene un "catorcetto" la cosa di F.G. ? Oppure anche altro semmai …

Caro Tanzi, mi hai sintetizzato credo abbastanza il contenuto del libro ma conoscendo l'autore per altre cose ho connesso il suo pensiero con le sue righe e… certo, quando posso ne farò lettura senza dubbio!
Da quello che scrivi, l'autore mi è sembrato fermo a certe visioni che già conosco, il quale certamente stimo pur essendo tra quelli che non la pensa come lui … Ma vivaddio mi sembra che sia anche utile al dibat
tito… e utilmente fuori di un coro, come dire… concertato, oppure anche lei mi invita al bar ? Oppure ad andare al bar ?


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Commento 7993 del 12/04/2010
relativo all'articolo Architettura e modernità
di Brunetto De Batté


Non è sul piano di Morris il mio punto di vista, non può essere, dai!
Le implicazioni sono diverse e commisurate alle problematiche della realtà che viviamo. Sono motivi che derivano dal vivo della società, della spettacolarizzazione e dell'uso della tecnologia a prescindere dalle necessità umane. Uso spronato e incanzalte, oltre l'uomo, sopra l'uomo inesorabilmente. Mancanza di commisurazione allo spazio dell'uomo... Per esempio nel "catorcetto" metallico di Bilbao che fa di Frank Gehrj uno snob copiatore furbo dell' italico futurismo dell'architettura dei salotti pseudo critici, che non capiscono bene... per dirla in poche parole:
R.P. può stare per l'altro tecnologo della situazione italica benpensante ? Sarà un indovinello? E mettici poi tutte le sigle che vuoi... quelli che sono italiani e quelli che sono stranieri e che snobbano l'uomo come cittadino, ma ragionano in termini del "si può fare" , ritenendo che la sfida sia seguire l'ultimo risultato, anche se mai sperimentato nella sua logica umana e sociale. Ma dove è oggi l'architetto ? a Dubai ? O portano Dubai nelle nostre città ?
Dobbiamo svegliarci e non dormire tra le forme che vivono l'isolamento non degno dell'uomo...
Io credo sicuramente con te che un libro o un intervento possa essere positivo nel suo assunto, sia che sia condiviso o no! E chi lo nega Giannino? Sarebbe sciocco sicuramente! Utile è invece entrare nel merito sia partendo da un verso o da un'altro verso... e arrivare, se è possibile... al nocciolo della questione.

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12/4/2010 - Sandro Lazier risponde

..."catorcetto" metallico di Bilbao che fa di Frank Gehri uno snob copiatore furbo dell'italico futurismo dell'architettura dei salotti pseudo critici....
Questi dirscorsi li faccia al bar sottocasa, Marucci, non qui. Se no rischia una desolante solitutine alla ricerca di un improbabile nocciolo della questione.

Commento 7991 del 11/04/2010
relativo all'articolo Architettura e modernità
di Brunetto De Batté


Non c'è altro ? A me pare che I’assunto così posto lasci molte perplessità al tempo che trova... caro Tanzi... Da quello che scrivi, sembra che si registri il fatto e lo si consegni ad altri... con dei timidissimi segnali di percorrenze tutte da affrontare …
Certo, è da considerare positivo in sé il tentativo di organizzare le esperienze... ma pensavo però che con l’occasione maturasse qualche cosa di più, oltre alla rassegnazione tutta da spiegare al digitale che… fino a prova contraria, segna la fine di una ricerca architettonica seria e soprattutto vera... per il passaggio conclamato ad un nuovo eclettismo reboante quanto banale e spettacolare, arido nella migliore delle ipotesi...
Quegli stessi autori che citi e di cui tratta A.S. ne sono una prova evidente e chiara. Vedi l'ultimo progetto di J.N. per esempio… sembra esplicitamente copiato o derivato sfacciatamente da un’ organizzazione cellulare materiale ripresa dalla composizione chimica dei materiali... ma se è così... allora si apre un campo infinito di schede enciclopediche da cui attingere a disposizione per R.P. e F.G. e la Hadid e via di seguito... Ed è aperto, dispiegato a tutti coloro i quali abbiano il potere di attingere incarichi e non l'anima, la poesia, la sensibilità umana per svolgerli? Pacifico ?
Consegneremo, secondo A. S., le nostre città al digitale e poi andremo in campagna per i nostri ultimi giorni???
La noia più o meno mortale… non sta certo solo nella campagna… caro Tanzi …
RM

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Commento 7988 del 09/04/2010
relativo all'articolo Il 'particulare' di La Maddalena
di Paolo G.L. Ferrara


Perdita di sogni ? Non direi che l'atteggiamento suggerito nei tuoi com
menti propendano verso il sogno o la capacità di sognare ... mi pare che invece siano di un realismo molto "in" alla cultura del tempo ... io mi sento più avanti caro Zappalà, mi sento davvero un sognatore nella mia voglia di giustizia e di qualità e non mi offro alla fresca vecchiezza delle idee... perchè è meglio essere se stessi col tempo e andare con lui... lucidamente pero!
Parlo per me naturalmente !

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Commento 7989 del 09/04/2010
relativo all'articolo Architettura e modernità
di Brunetto De Batté


Caro Tanzi come vedi non faccio altro che aumentare la gioia di Antonino.
Spero allora che mi faccia avere il suo libro anche sulla mia scrivania ...
Devo dire però che se ne ha fatto lettura... interessante sarebbe discuter
ne anticipando qualche contenuto saliente e non farebbe male neanche
alla divulgazione del libro e dei suoi contenuti... Credo ci sia tanta neces
sita di discutere più che di approvare ... Già questo fatto di leggere e di non parlarne, mi scusi tanto, mi sa tanto di lontananza ...

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Commento 7983 del 08/04/2010
relativo all'articolo Il 'particulare' di La Maddalena
di Paolo G.L. Ferrara


Come nipote avrei molti dubbi a riconoscertene la provenienza ma come
biscugino una strana somiglianza la trovo soprattutto nel fiore del verbo non ispirato... ma tenacemente arenato in una filosofia semplice e anche alla moda... ma forse occorrono correnti d'aria salubre e concentra
zione... prima di attribuire parentele ... solo un pò azzardate... Puoi riconoscerlo ?

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Commento 7979 del 04/04/2010
relativo all'articolo Il 'particulare' di La Maddalena
di Paolo G.L. Ferrara


Caro Zappalà quello che dici è ovvio e scontato e anche senza nulla nulla di interessante per il futuro. Pensare al presente è una logica diffusa che non mi sento di condannare, ci sono tante condizioni nella vità che non è il caso di criticare ma da accettare e però finisce lì.
Io se fossi in te cercherei di non farne una religione ... è troppo stretta e
poi non indica altro che aumentare la zuffa ... Coraggio Zappalà si può mantenere il controllo anche nella confusione...

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Commento 7975 del 02/04/2010
relativo all'articolo Il 'particulare' di La Maddalena
di Paolo G.L. Ferrara


Non credo che il dispiego della filosofia del cinismo serva a molto se non al cinismo in quanto tale... e lei parla di salotto Zappalà e poi fa il solito discorso del falco pigliatutto e se piglia ha gli attributi, altrimenti è uno da mettere a lato... No! Mi dispiace non è così ! libero però di dire quello che vuole ma se applica quello che dice .... siam più poveri di prima ! Lei evita di pensare e così facendo si pone nella condizione di
accettare le scorciatoie del sistema e le legittima, mi pare.
Io faccio parte di quelli che credono che ci debba essere un limite alla indecenza in un contesto che voglia definirsi accettabile e passibile di essere propositore del futuro. Credo che ci debbano essere delle regole, non troppe, ma quelle importanti altrimenti è come dice lei... alla guerra come alla guerra e alla guerra quando si è in pace si finisce con il trovarsi nella merda tutti quanti (mi scusi non volevo usare questa parola...) come pare stia accadendo per il nostro mestiere e per certa qualità che non viene prodotta ormai più nelle nostre città.

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Commento 7972 del 02/04/2010
relativo all'articolo Il 'particulare' di La Maddalena
di Paolo G.L. Ferrara


Freddezza secchezza di idee freddezza secchezza di contenuti... acidi e ossuti di qualità... Progetti per essere fotografati e messi a cartolina sulle pagine satinate di riviste secche e fredde, ma poveri i nostri bei paesaggi mediterranei sospinti e violentati leggermente dal fare, dalla filosofia del fare come se fosse filosofia del guadagnare... per chi e per chè cosa non è dato sapere... in fin dei conti il cittadino è pura entità astratta e sia nei pensieri che nei programi che nell'anima dell'architetto. Appunto freddezza e secchezza nell'anima. Gelo mediterraneo o del nord ? Ma il gelo è sempre gelo... Pagliardini dice speriamo che frani? Gli scricchiolii li sente? Io no ! speriamo abbia un udito più fino del mio...

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Commento 7969 del 31/03/2010
relativo all'articolo Il 'particulare' di La Maddalena
di Paolo G.L. Ferrara


Questa però non è acqua calda Zappalà... è una minestrina sciapa mi pare...

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Commento 7966 del 26/03/2010
relativo all'articolo Il 'particulare' di La Maddalena
di Paolo G.L. Ferrara


Coscienza dell'impegno civile??
Ma che cosa è ? Bisognerebbe farlo spiegare ad un comico perchè altrimenti vieni preso per fesso... (Parlo a me stesso naturalmente e a chi vuole sentire )
Se un'architetto oggi debba avere coscienza del proprio impegno civile?
Si può credibilmente ragionarne? Se non muta qualche cosa di profon
do nella realtà che si vive? Chi stà per sprofondare nella mota oppure solo per campare... può avere coscienza dell'impegno civile ? E chi pro
venendo da famiglia ricca o benestante che non ha problemi di sussis
tenza e conosce la realtà per come gliel'anno raccontata può ragionevol
mente interrogarsi sulla coscienza dell'impegno civile ? Tale dibattito si può estendere forse tra chi sogna ad occhi aperti senza contaminazioni di nessun genere ovvero tra Angeli e nuovi Angeli...
A parlarne con serietà si rischia davvero di far la figura dei fessi ma per dirlo con tenerezza !
Come se oggi l'architetto dovesse essere bravo per lavorare... ma ci si è mai domandati se è l'ultima cosa ? Conta, se conta , essere alla mano di chi comanda..., meglio al piede e quindi imparare a galoppare, fare l'architetto è secondario... è spesso una vera perdita di tempo... meglio fare le parole crociate e insegnarle a fare perchè possono chiedertele anche all'università dove vuoi studiare...
Questo non è pessimismo solo una forma di ottimismo critico di nuova concezione ...

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Commento 7963 del 25/03/2010
relativo all'articolo Architettura e modernità
di Brunetto De Batté


Trattasi di semplice sceneggiata all'italiana, del resto molto diffusa nel panorama dell'architettura italiana e non solo... ma del resto se non si sostengono tra di loro... il mercato è di questi tempi duro per tutti per cui
si può capire... Un cordiale saluto

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Commento 7964 del 25/03/2010
relativo all'articolo Il 'particulare' di La Maddalena
di Paolo G.L. Ferrara


Meglio stappare le bottiglie di questi tempi... è meno impegnativo e senza dubbio più piacevole. A furia di stappar bottiglie si possono fare architetture traballanti? Ho conosciuto architetti che beveveno come spugne però le architetture erano buone e interessanti... è proprio il tempo, cioè l'epoca, che induce a far architetture traballanti e senza bisogno di altro liquido nè del nettare di bacco.

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Commento 7960 del 24/03/2010
relativo all'articolo Architettura e modernità
di Brunetto De Batté


Scusi De Mattè però si capisce solo che ne parla bene dell' A. Saggio e fa sempre piacere specialmente all'autore... ma non si capisce il perchè!
Ci faccia capire... visto che sul nostro tavolo non è arrivato...

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Commento 7818 del 10/03/2010
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


Scrivere fare cultura o controcultura che è poi fare cultura in antitesi non implica lo stare in poltrona e avvitarsi in riflessioni narcisistiche o barbo barocche annaffiate da litri di vino e piattini di salame puro o piccante...
secondo il gusto... Anche così, ma per me, e non solo per me... vuol dire essere e sentire, vivere tra persone e magari offrire esempio con la propria realtà senza ricorrere a vari o diversi trombini o trombette. Offrirsi personalmente autenticamente e si può solo migliorare e talvolta anche sparire dalla circolazione dei vivi. Non vedo e non capisco come potreb
be essere diversamente ! Senza ripari e semiripari e senza paura dei propri limiti... è dura... ma c'è da crederci davvero!

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Commento 7817 del 02/03/2010
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


Fare cultura non vuol dire parlare o scrivere a vuoto e non vuol dire divagare e non vuol dire fare sfoggio di un sapere fine a se stesso ma oserei dire che " fare cultura" non è ripetizione del nulla o reiterazione della forma . Dire quello che si pensa costituisce una buona semplifi
cazione della realtà e soprattutto aiuta a riportare il confronto sui conte
nuti... in parole semplici aiuta a divulgare la realtà a e non ha eluderla.
Cultura è una parola giovane e organica...
Credo che abbia una grande forza di innescare una operazione di grande aiuto per chi voglia comprendere la realtà e dare il proprio contributo a migliorarla.
Poi ad ognuno la propria disponibilità e libertà di azione morale e di altra natura. Capire per esempio che fare cultura non è solo organizzare mostre sfilando quadri dai musei secondo i circuiti tradizionali espositivi
ad uso dei soliti stregoni spendendo enormi somme di denaro pubblico
e lasciare le periferie allo stato della condizione attuale. Fare cultura è soprattutto agire nella società secondo i benefici della partecipazione alla bellezza e esercitare l'uso della bellezza per elevare la vivibilità della città. Non esibizione per speciali palati di primarie opere facendo riferimento ad un settore della società. Generare dalla vita e non dalle cantine dei musei... La vita presente è l'oggetto primario della cultura come esercizio critico della realtà... volto a capire dove sono gli errori e dove sono le malversazioni e dove sono le incompatibilità che rendono difficili le aspettative di vita e di speranza nel futuro. Alla ricerca di un ottimismo che è reale fiducia nella vita e non illusione pubblicitaria sulle idee e coercizione della speranza. La speranza deve essere restituita alla vita e alla società e non vedo un'altra possibilità utile per rigenerarne la materia se non il ricorso alla scaturente flagrante reale condizione della vita e dei suoi contenuti espressivi.

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Commento 7812 del 24/02/2010
relativo all'articolo Il coccodrillo come fa...? la politica lo sa
di Paolo G.L. Ferrara


Piacerebbe sapere Il prof. dr. Antonino Saggio della Sapienza di Roma quale contributo vuole portare alla già consistente confusione italiana con il suo blog sulla pagina di antithesi. Impermeabile e autonomo si concede alla visione senza contraddittorio forse per timore di ricevere delle critiche ? Oppure è così sicuro delle approvazioni ? Oppure è puro narcisimo intellettuale o roba simile... sia detto per necessità di capire come mai ci si protende per immagini autocelebrando un vizio già molto consistente in giro e senza uso della parola quando in realtà ce ne sarebbe almeno in parte bisogno...

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Commento 7805 del 17/02/2010
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


Bravo Giannino! Io credo che la cosa importante sia parlarne e scriverne.
Farne cultura o contro cultura. Seguendo il filo della quotidianità. Le posizioni estreme consentono solo di essere messi fuori luogo e tempo... La crosta per essere buona deve avere una ferita da proteggere ... La crosta della società attuale è fine a se stessa...non è una cosa sana...

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Commento 7795 del 14/02/2010
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


Fossero solo molte leggi... Le molte leggi derivano, si motivano nelle precedenti leggi, per cambiare o per nascondere o per permettere o per
impedire... Un uso leggero e intenso per muovere le cose ai fini dei fini che la società presenta rispetto ai gruppi di potere... Cioè chi stà al comando cerca di muovere secondo il senso che si muove, cioè interes
si che se coincidono con la necessità è un bel caso...
Quindi molte leggi ma leggi parziali e sbagliate... Il serpentone dove comincia? Da quando hanno capito che chi è al governo il tempo non gli basta, cioè è mobile e cambia quello che può e che gli conviene...
In questo contesto è difficile muoversi, pensare... ed è anche difficile vivere da quello che vedo in giro e capisco io ... Non voglio fare il pessimista ma anche l'ottimismo a vuoto mi stufa e da qualche volta fastidio...
Se la società diventa sempre di più un pastrocchio come fa a sviluppare la città secondo criteri umani e sociali? Se il bene da raggiungere è deviato nella sua concezione semplice e naturale quale è lospirito con il quale unarchitettooggi esercita il suo mestiere ? Ogni mestiere è un valore ed è tale fin tanto che il valore ideale rimane... Lo stagno cioè l'ambito sociale della cultura bolle e ribolle su se stessa ... come le leggi che attraversano iter incredibili per arrivare strozzate nella società... come possiamo pensare di fare architettura e migliorare le città ? Chi si salva da questo ribollire di fatica e di senso del denaro che diviene unico valore della vita ?
Spero di essere stato più chiaro...

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Commento 7788 del 13/02/2010
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


Pensierino per Giannino...
Mentre il nostro Janni s'accalora contro il ponte che gli farebbe tanto bene alla salute ma...
cosa è successo Giannino ? Ma sei proprio convinto anche te della loffia e archiloffia, arc(h)imatura e un pò rafferma statica incrostata condizione dello stato degli ordini italiani e mi riferisco... a quelli degli architetti italiani che gli altri non li conosco ... In questa realtà pavida ma che dico pavida... madornale! o se preferisci archipavida... occorrerebbe una disperata mossa in avanti e non indietro... a impantanarsi... come invece accade ! O forse non è neanche possibile pensarla una mossa nella pietrificata essenza raggiunta chè si sbriciola tutto e allora... sal
viamo l'oracolo della sopravvivenza ???
Lo stagno è fermo, macera e bolle e poi ribolle chissà in quali miasmi
si profonderà o meglio si sprofonderà... ma già i nasi han perso sensi
bilità... siam diventati lentamente resistenti e la pelle s'indurisce come le papille... saranno i giovani a soffrire e a piangere amare conclusioni ma è comunque interessante constatare che la gara tra gli architetti italiani, dall'una e l'altra parte, trionfa nella perseveranza del picco nulla...
Sarà un pensiero d'ottimismo ?

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Commento 7780 del 02/02/2010
relativo all'articolo Il coccodrillo come fa...? la politica lo sa
di Paolo G.L. Ferrara


A Ferrara
Sarà questione di coccodrilli? Certo, l'immagine procura una certa suggestione, ma credo che sia una questione di mentalità collettiva più che mai... Chi manda avanti i crostosi coccodrilli (per usare l'immagine di Ferrara)? Sarà il fato oppure un certo tipo di lavoro o di interessi, di cultura o che altro? La chiave è nella mancanza di senso della collettività che prevale e quindi prevale tutto il resto... Ciò che fa diventare la cultura una idea anziché no e via dicendo... Il rapporto con la società è friabile come lo sono le montagne che franano addosso alle città, seppellendo intere famiglie nella comune speranza dello “speriamo che non succeda mai” e dello “speriamo che non succeda più”... Si va avanti così e così vanno avanti i nostri e vostri politici... i nostri ei vostri uomini di cultura nelle loro posizioni originali e individuali. Siamo un popolo animato da un forte senso della speranza e allora si risorge da ogni misfatto e da ogni realtà in un modo o nell'altro mi pare, con la stessa flemma dei cosiddetti “poveri coccodrilli” che quando perdono la giornata (la preda) si ritirano sulla sponda con santa pazienza, in attesa... Questi antichi animali hanno la giornata dura, cercano di campare anche nell'equilibrio generale della forza della natura o della società ... Se invece noi vogliamo pensare in modo più civile, allora ci tocca dire, per esempio, che la materia edilizia non è un modo per trovare denaro ma una condizione per migliorare la vita dell'uomo e fargli assumere il meno possibile atteggiamenti più o meno tribali.
Ci tocca dire che in Italia si odiano i Centri Storici e allora si lasciano franare sotto gli occhi di tutti gli edifici che andrebbero tenuti sotto responsabile controllo . E' un odio che viene camuffato con il sorriso dell’ amore, cioè si dice che il centro storico è bellissimo e che con il paesaggio è una ricchezza... il bel paese ecc... ma non si fa nulla per tutto ciò che viene ritenuto una risorsa da decenni e più, anzi si continua a fare leggi e regolamenti che ne abusano e ne ritorcono le qualità... oppure si effettuano falsi protezionismi e si lasciano deperire le potenzialità , nella tutela più ottusa e nella più grigia salvaguardia, favorendo l'esodo e con esso la progressiva decadenza fino a morte sicura. Ci tocca dire che questo accade oggi in Italia, sia da destra che da sinistra e in Sicilia in un modo e in Toscana in un altro, come in Veneto e in tante altre storiche e affascinanti regioni. Tutto ciò mentre i nostri baldi ministeri, sempre sull’attenti, non capiscono la realtà in cui operano senza nulla di chiaro e serio per recepirne i problemi. Non possiamo evitare di dire che più che si va avanti le leggi della tutela si fanno più ingarbugliate e peggiorano… con tanta nostalgia delle origini. Sono passati i ministri, ma nulla o poco più di poco è cambiato se non nella burocrazia formale di gattopardesca memoria.
E allora speriamo, non rimane che continuare a sperare, cercando di evitare o mettere sotto tutela il coccodrillo, o stando il meno possibile sulla sponda dove vive e cercando anche di sapere se la giornata gli è andata bene, in modo da mantenere la pelle come minimo, auspicabilmente viva…
Renzo Marrucci

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Commento 7771 del 30/01/2010
relativo all'articolo Il Piano Casa in Sicilia e il Ponte di Messina
di Leandro Janni


Sarà una vittoria di chi? La Sicilia in sordina? Leandro Janni è contento?
Evviva evviva ma il ponte non unisce la Calabria alla Sicilia... si sono dimenticati il resto ? Smemoratezza oppure profondo senso di umiltà...?
Sarà che ancora è presto per capire ?

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Commento 7744 del 09/01/2010
relativo all'articolo Bruno Zevi due lustri dopo
di Sandro Lazier


A Volterra, città storica dove sono nato, stanno per essere approvati due progetti nefasti per il territorio volterrano. Sindaco inesperto, assessore che non conosce la realtà volterrana e tira a campà, non sapendo riorganizzare l'ufficio tecnico che è rimasto ancora quello di quando governava una giunta di sinistra ubbidiente a Pisa e a Firenze.
Non in ginocchio ma carponi si potrebbe dire, contro al fatto che un centro storico muore, morendo un cuore antico e nobile della toscana. Un fatto nazionale ? No! non gliene frega nulla a nessuno! in un immobilismo di segno rosso-rosa-cilestrino che porta la toscana nei bassifondi della cultura, con demerito altissimo e senza remisione dei peccati, anzi! Escluso il medio evo, escluso il rinascimento e le bellezze ambientali, che vanno perdendo smalto e peluria...da circa mezzo secolo nulla in più eccettuando il Michelucci...
A Pisa vogliono demolire, anzichè capire l'architettura moderna ed... evviva evviva evviva, ripetuto tre volte! Si parla di Democrazia partecipata, senza capire che l'idea di partecipazione è dentro la parola democrazia, allora tiriamola fuori che fa anche figura! Sento parlare o scrivere di urbanistica partecipata, ma questo andrebbe bene anche sintatticamente, se non fosse come Pagliardini dice una uatentica presa per il.... La gente purtroppo non capisce e aprire la decisione ai cittadini è direi il minimo, potrebbe essere che ci scappa fuori anche una posizione intelligente con un minimo di organizzazione. E comunque il principio è sano!
Si potrebbe dire: " che cosa ci fai con il fucile?" Se sono una persona sana lo uso come paletto di riferimento, in mancanza di legname... oppure ? L'importante è impedire ai sindaci di fare i podestà e lasciar loro imporre decisioni mortificanti perchè non capiscono l'architettura o il territorio come accade a Volterra, a Salerno, A Roma, a Milano e in tante altre digraziate realtà urbanistiche in cui al potere c'è gente che non capisce e di qualsiasi colore siano.

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Commento 7725 del 06/01/2010
relativo all'articolo Zevi, Craxi, prestigio, potere
di Paolo G.L. Ferrara


Concordo sul " diversamente vivi " e anzi non vedo nenche tanto di buon occhio l'accostamento in verità... Zevi è un'altra cosa.
Le lotte che Zevi ha rilevato e propugnato coincidono con il miglior momento del movimento radicale che poi non ha saputo far tesoro "neanche" di questo apporto vero autentico e che definirei fondamen tale per il rinnovamento della nostra società.
Che dire di Bruno Zevi... sono disposto a passar sopra agli errori proprio per il coraggio con cui si è sempre esposto sui temi che ancora oggi sono pressochè insoluti, direi aggravati! e proprio perchè battutti da tutti gli altri che sono venuti dopo di lui con pavida rassegnazione e silenzioso squaliido interesse personale... quindi che volete ? Che cosa desiderate ? Se le strade per Craxi si cominciano a contare come le conta Ferrara allora vuol dire che la storia si copre sempre di comportamenti ambigui che poi tocca a qualcuno di recuperare con il malcontento dei residui...
La vita è quello che è e se il "bastone" rimane bloccato nella corrente non ci rimane altro che fischiare...
Divertente il commentino di Janni che rileva l'aspetto irritante dei due uomini diversamente rilevanti ... ma che dire... Janni è simpaticamente intriso del suo regno ... ma di una Sicilia sola però...

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Commento 7702 del 31/12/2009
relativo all'articolo L'arte facile
di Sandro Lazier


In parole molto semplici : l'artista deve ritrovare se stesso, avere coraggio e rispondere al tempo con un linguaggio vero, non ricostruito da altri o dai mercati che lo stimolano. Manca di autonomia e ne manca sin dalle basi più sensibili della scuola, oggi assai arretrata e falsa... Come se l'artista dovesse affidarsi agli altri per esistere... a chi detiene il potere sociale e culturale... per ogni artista una critico manager che lo guida all'affermazione... come un attore o tanti aspiranti attori alla ricerca di se stessi... Ma che bellezza ! Come se fosse una creatura da proteggere e da accarezzare... una delicata realtà che, senza inserimenti in manovre pseudo culturali, non potesse vivere di vita propria. Innamorarsi o vivere male ? Asservirsi o vivere ai margini... Così l'artista e l'arte non vivono più, non esistono più... se ne perde il valore oppure si trasforma in qualche ovattata condizione di ostaggio pseudo creativo. Così viene strangolata la cultura e la cultura artistica e viene ridotta alla assunzione di mode, mancando la naturalezza e la forza dell' individualità umana. Difficile ma affascinate il tema, basterebbe che una parte ingorda della società non vi ci mettesse i suoi sporchi piedi sopra... oppure per questo... ancora più affascinate il tema e la sfida ?

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Commento 7701 del 31/12/2009
relativo all'articolo La farsa del ponte (sullo Stretto)
di Leandro Janni


Janni, una simpatica persona che fa come il filosofo che, rinchiuso tra le sbarre, cerca di convincere di essere lui il vero libero e che le sbarre non imprigionano veramente lui ... Cioè: la Sicilia è più libera senza il ponte e il ponte non è uno strumento di maggiore possibilità e sviluppo.... Janni non crede che il ponte possa innescare una visione più dinamica del mondo e una geografia più aperta e possibilista di prima... liberare o iniziare a liberare la Sicilia da un retaggio stretto, forse ristretto, appartato e via dicendo. No, non ci crede! Crede invece di perdere dei privilegi e non averne in più... Il certo per l'incerto o il plagio della tradizione che inviluppa queltanto che fa godere il filo antico e prezioso, ma che fa anche perdere o romanza la visione del mondo. Aristocrazia culturale o asfittica gelosa appartenenza? ...di gattopardiana memoria?L'identità non si perde collegandosi, ma semmai si arrichisce e bisogna spiegarglielo bene che chi traina sarà il ponte, non solo una passerella di modernità e il resto vien da sè...

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Commento 7690 del 29/12/2009
relativo all'articolo L'arte facile
di Sandro Lazier


Lessico di derivazione antica e lessico moderno ? E' una questione di lessico? Ma non è una questione sull' avere punti di vista particolari o no! E' questione di capire che cosa è l'arte oggi se cioè sia un mezzo di importanza sociale oppure velleitaria. Se cioè bisogna affidarsi alla testa degli eletti che ti dicono che cosa conta e che cosa non conta nella vita di un uomo... oppure la tendenza è ancora quella di negare ad un uomo il diritto di dire pensare e riconoscere che cosa è una cazzata da quello che invece è cosa seria che contribuisce alla vita degli uomini...
Oggi un artista deve avere capacità individuali ed una forte sincera onestà per vivere...o per morire... per essere un artista come del resto nella storia è sempre accaduto.... E' la mancanza di questo che...

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Commento 7684 del 26/12/2009
relativo all'articolo L'arte facile
di Sandro Lazier


Oggi esiste l'arte in-temporanea o forse sarebbe meglio dire : temporanea... quella che si usa e si affibbia... pensando al valore che avrà (se lo avrà) per convenzione... stabilita dalla magnatocrazia che stipendia critici e ricerche affabulatorie... si possono anche inventare nuove correnti e stabilire batterie di facitori con un attenta organizzazione... e non significa complicare la vita ???
Janni ogni tanto ci coglie... simpaticamente!

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Commento 7676 del 22/12/2009
relativo all'articolo Architetti, crisi e architettura
di Sandro Lazier


Io penso e credo che l'artista debba avere particolari convinzioni etiche e senza queste convinzioni la società si perde nella idea del tutto... Io credo anche che certi studiosi abbiano fatto più male che bene nella loro inconscia volontà di potere...
Avere convinzioni etiche non significa agire secondo una idea precisa e
declamata... significa solo che l'arte è necessaria all'uomo rispetto alla sua condizione di equilibrio che viene espressa nella vita e nella società... come condizione indispensabile dell'individuo rispetto al mondo...

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Commento 7667 del 20/12/2009
relativo all'articolo Architetti, crisi e architettura
di Sandro Lazier


Forse l'epoca del bello molto relativo sta riproponendo qualche cosa che ci fa sentire non dico nostalgia ma la mancanza di qualche cosa di profondo, o almeno di sensato che sta evaporando dalla vita di tutti i giorni...

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Commento 7643 del 05/12/2009
relativo all'articolo Architetti, crisi e architettura
di Sandro Lazier



UNA PATRIA PIù LARGA E PIù GRANDE?
Difficile chiedere ai giovani di non lasciare l’Italia…
Come possono i giovani non andare via?
Cosa dovrebbero fare?! Rimanere a fare i bamboccioni, come un ministro della Repubblica li definì, con una punta di cinismo pseudo borghese di inizio novecento?
Chi studia e vuole affrontare la vita sui propri valori se ne va altrove, qui non trova che porte chiuse e la speranza è senza opportunità e, se qualche speranza esiste, la trova solo nello stare in famiglia. E in quale tipo di famiglia? Non certo in una famiglia normale che oggi fatica a vivere… Non certo in questa società le cui crepe in cui infilarsi sono ormai ben sigillate..Non solo dalla precauzione di scelta, di accesso limitato e preconfezionato da partiti e società, secondo crismi che possono essere definiti come minimo fuori misura… In una realtà in cui l’accesso alle Università è diventato un problema per gli studenti e non è più possibile studiare ciò che vorrebbero, se non attraverso peripezie ecc…
Dopo anni di sacrifici nello studio anche i giovani più impegnati trovano vita difficile in Italia e la ricerca del lavoro è sempre più frustrante…
Siamo sinceri: che cosa ha preparato a questi giovani il sistema sociale e politico ? Per quale tipo di sacrificio si preparano ? Capisco bene lo spirito del Presidente della Repubblica Napolitano, ma come si fa a chiedere ai giovani di rimanere in Italia ? A quale costo? Un genitore che vuole il bene del figlio che deve fare: invitarlo al sacrificio in patria, oggi che la patria diventa più larga e più grande?
Chi non ha un riparo nella famiglia dove deve trovarlo ? Perché signor Presidente o signor ministro…non formare delle case parcheggio per giovani cervelli come ultima possibilità prima dell’espatrio? Almeno avremmo l’occasione di vergognarci e non nascondere sotto al tappeto le nostre inadempienze, non trova?
E chi ha invece un cervello normale ed è animato dalla più umile idea di trovare un lavoro e farsi una casa e avere un futuro come deve fare ? Se poi è uno che possiede altre capacità che deve fare? Formiamo anche qui una cassa per i giovani perché le banche pensano ad altro… non trovate? Sarebbe davvero interessante uno specifico impegno…
Si parla di cervelli, ma anche solo chi vuole lavorare se ne và… come una volta, ma questa volta in patria larga, l’Europa…e per chi non vuole passare una sorta di umiliante eterno servizio presso Baroni e baronetti, capi e capetti di ogni specie e misura …che fare?
Non sarà il caso di osservare meglio la realtà e navigarci dentro ai problemi di oggi,con più realismo ?Lo domando anche a me stesso, ma io non ho che delle preoccupazioni…
Come si può chiedere ai giovani di sacrificarsi per la stupidità o l’impotenza dei padri... senza un aiuto che non li condanni a seguire concorsi con la sporca abitudine di esser predestinati?...
Bisogna operare affinchè in Italia ci sia giustizia e nella società si recuperi il senso del valore... perchè è questo di cui non solo i giovani hanno bisogno più di ogni altra cosa, per trovare e ritrovare un terreno in cui sia possibile sperare e lottare e non solo umiliarsi senza fine, nello sperare in una astratta e fatalistica idea dopo aver fatto il proprio dovere !

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Commento 7634 del 01/12/2009
relativo all'articolo Conservatori del moderno e moderni conservatori
di Sandro Lazier


Piantare più alberi in città, ma ben venga, intanto conserviamo e curiamo quelli che ci sono come dovrebbe essere, dopo nulla esclude un
ripopolamento arboreo e una spintina al bianco capelluto assessore Cadeo, non è male anche per distogliere dalla mania dei parcheggi che stanno infestando Milano mentre la Moratti non si accorge al di là di ogni logica urbana... Ma è poi questo il problema da affrontare e a cui Renzo Piano da con il suo solito sorriso quarantaduedentesco, beato lui, il suo solare soccorso? Milano ha tutt'un tratto un disperato bisogno di alberi ? Di musica e di alberi ? Già ma quando due stars si incontrano si fa spettacolo o mi sbaglio?

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Commento 7627 del 28/11/2009
relativo all'articolo Conservatori del moderno e moderni conservatori
di Sandro Lazier


..."Stupefacente che Renzo Piano"... ma che dici caro Pagliardini? Come se fosse la prima volta e ci fosse da stupirsi... Oggi la figura di un architetto se non è quella di un attore non lavora o lavora male se non ha valore aggiunto... comunque il compiacimento o il conformismo è cosa naturale, semmai obbligata o anche gratuita ma sempre accompagnata da Kilometri di parole gratuite o a pagamento ! Quando Piano spiega le sue riflessioni, non so se ci fai caso, in Tv oppure dietro da qualche bancone... c'è vero sussiego malcelato con posa tipica del ruolo... quel ruolo appunto! Ormai si vende anche l'eskimo rosso, il sorriso o l'erre moscia con il quale partecipa alla sua grandeur... Ma non è solo merito suo... la colpa vera è di certi critici ammansiti e di mas media che hanno bisogno di costruire, di enfatizzare, di ingrandire l'immagine per vendere meglio, dicono, anche il prodotto italiano. Oggi la trovata architettonica è solo marketing, globalizzazione e interesse diffuso e non c'è da stupirsene purtroppo! Autorappresentazione e marchio... La miglior cosa è non pensare con la propria testa, non è previsto... se ci pensano gli altri...

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Commento 7620 del 25/11/2009
relativo all'articolo Conservatori del moderno e moderni conservatori
di Sandro Lazier


La paura è quella di chi non accetta la C. Marchesi con la sua apertura spaziale. Aver paura del futuro e di ciò che porta al futuro. La paura di affidarsi ad una spazialità veramente democratica e aperta. Parlo della paura delle persone... e di quelle che non hanno voluto manutenzionarla e lasciarla andare a sè...
Chi è convinto e chi si lascia convincere dallo stato di fatto attuale a cui si è arrivati nella convinzione indurita di procedere alla demolizione. Se Sandro Lazier non è tra questi non posso che esser lieto.
Saccente e leggero è rivolto a quel numero di persone che vogliono demolire, a Pisa ci sono e son tante, per far posto a qualche cosa di più appetibile al mercato evitando di consolidare l'idea di una città che merita invece una scuola intelligente e all'avanguardia anche come architettura e innovante nel comportamento e nel rapporto tra allievi e studenti...
Mi scuso se a volte mi dimentico di spiegare cose che per me sono del vissuto personale e viscerale e mi pare che siano scontate ma dipende dalla forma dello strumento e di scrittura che mi incalza all'immediatezza e mi spinge forse nel criptico e forse solo nella passione.

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Commento 7619 del 24/11/2009
relativo all'articolo Conservatori del moderno e moderni conservatori
di Sandro Lazier


Quell' architettura è stata ritenuta da alcuni come un corpo estraneo perchè troppo innovativa... Ci piace scrivere INNOVAZIONE sulle targhe e riempirci la bocca con questa parola... ma poi ci tiriamo indietro quando qualcuno affronta e propone il tema nella realtà... salvo poi fare tanti gridolini di falsa gioia su architetture delle archistar, concepite e realizzate a senso unico...
Troppa saccenza e leggerezza nel gestire e nel voler intendere il nuovo che, quando viene in termini pensato, crea le vere ipotesi nonostante tutto!
Quell' architettura, Cara Torselli non ha esaurito proprio un bel niente...
Se la si vede ora, la scuola, nello stato di abbandono in cui è stata premeditatamente lasciata... si può anche lasciarsi convincere, ma così non è.
Occorre metterci mano e venire incontro ai tradizionalisti in modo da farli lavorare con le loro idee, ma lasciar leggere l'idea di democrazia e di libertà che l'architettura contiene ed esprime... in attesa che uomini dalla mentalità più aperta e creativa possano agire e "saper vedere" la spazialità di un organismo e semmai utilizzarne lo spirito spaziale che l'architettura contiene...
Tutto questo se vogliamo andare avanti davvero e non fermarsi nelle controtensioni e incrostazioni, animate solo nella viscosità della paura. Occore più che altro umiltà e volontà di affrontare in termini concreti il futuro...

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24/11/2009 - Sandro Lazier risponde

Marrucci, lei a volte è davvero criptico. Seguirla è davvero difficile. Ma ci provo:
“Quell' architettura è stata ritenuta da alcuni come un corpo estraneo perché troppo innovativa... Ci piace scrivere INNOVAZIONE sulle targhe e riempirci la bocca con questa parola... ma poi ci tiriamo indietro quando qualcuno affronta e propone il tema nella realtà... salvo poi fare tanti gridolini di falsa gioia su architetture delle archistar, concepite e realizzate a senso unico...”
Fin qui tutto bene, ma è una semplice lagnanza.
“Troppa saccenza e leggerezza nel gestire e nel voler intendere il nuovo che, quando viene in termini pensato, crea le vere ipotesi nonostante tutto!”
Chi sarebbe saccente e leggero, e nonostante cosa?
“Quell' architettura, Cara Torselli non ha esaurito proprio un bel niente... Se la si vede ora, la scuola, nello stato di abbandono in cui è stata premeditatamente lasciata... si può anche lasciarsi convincere, ma così non è.”
Convincere di cosa, che non è in stato pietoso? Oppure, questione sulla quale concordiamo, che non è da abbattere?
“Occorre metterci mano” … è quello che sosteniamo sia Torselli, che Cusano che il sottoscritto … “e venire incontro ai tradizionalisti in modo da farli lavorare con le loro idee” … ma non sono proprio questi che hanno avversato l’opera rinunciando alla manutenzione? Venir loro incontro vuol dire, quindi, demolire … “ma lasciar leggere l'idea di democrazia e di libertà che l'architettura contiene ed esprime” ...la scrittura, appunto … “in attesa che uomini dalla mentalità più aperta e creativa possano agire e ‘saper vedere’ la spazialità di un organismo e semmai utilizzarne lo spirito spaziale che l'architettura contiene” ... qualcuno che io ho individuato in Mario Galvagni.
“Tutto questo se vogliamo andare avanti davvero e non fermarsi nelle controtensioni e incrostazioni, animate solo nella viscosità della paura.“ la paura di chi?
“Occore più che altro umiltà e volontà di affrontare in termini concreti il futuro...” infatti! Più concreti, coraggiosi e umili di così?!

Commento 7616 del 23/11/2009
relativo all'articolo Conservatori del moderno e moderni conservatori
di Sandro Lazier


Risposta a Vilma Torselli…

Per quanto concerne la Concetto Marchesi di Pisa non è un problema di architettura asfittica e fuori contesto… da inquadrare come un serio problema di sperimentazione sbagliata... Entra il dovere di intervenire per renderla aderente alla realtà del contesto nel rispetto della stessa architettura e non esiste un dovere di demolizioneper dar credito al rifiuto bigotto di adeguare interni ed esterni e manutenzioni tali per rendere più fruibile quella realtà. Realtà architettonica che si è cercato di mandare in malora… evitandone la manutenzione che avrebbe dovuto ricevere. Ora esiste anche una cattiva intenzione da nascondere …
Nulla in contrario ad abbattere qualche architettura che ha esaurito la sua funzione oppure intralcia la democrazia e la vivibilità e crea problemi di degrado civile e umano... Casi che già ci sono in Italia e per i quali non si pensa nemmeno lontanamente all'abbattimento, né alla loro recuperabilità... Casi che ci saranno sempre di più negli anni a venire, per come le cose si vedono andare avanti. Le cose vanno... C'è un dibattito nella città di Pisa che è arrivato e si è aperto a tanti architetti in Italia, partito proprio dalla fondazione Zeviana e che ha inquadrato bene il problema... Non si tratta di un’ ostinata ottusa polemica, ma di una polemica civile che reagisce al fatto che non è concepibile e soprattutto non è ammissibile che si mandi in rovina un’ architettura e le sue valenze, solo perchè ci si rifiuta con ostinazione di apportare manutenzioni o modifiche idonee ad essere funzionali per una gestione di poca lungimiranza e visione. Il compito bisogna farlo in un bunker? Benissimo!
La scuola può essere ripresa e migliorata funzionalmente secondo i livelli funzionali necessari, rimettendo in gioco le varianti vitali dell'architettura di Pellegrin.
Questo ci si rifiuta di fare contro ad ogni logica umana, sociale, economica e architettonica. Non è facendo gli struzzi e rifiutando l'architettura che si risolvono i problemi... e questo accade anche nella vita, per questo il problema assume un forte significato e senso culturale .
Renzo Marrucci

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Commento 7612 del 20/11/2009
relativo all'articolo Conservatori del moderno e moderni conservatori
di Sandro Lazier


Credo di no! credo che sia da mantenere in vita a maggior ragione per la cattiva volontà dimostrata dall' amministrazione nel non dare la cura e la manutenzione dovuta... invece di affrontare i problemi di gestione spaziale e funzionale interna ed esterna dello spazio architettonico. Cosa che non è stata fatta con una sorta di volontà e convincimento prederminato. Conosco quella realtà e non la si voleva proprio per ragioni tradizionaliste, cioè contro quella architettura. Ora il fenomeno culturale che sta dietro alla volontà di liberarsene è forte in senso etico e morale è inadeguato, caro Lazier. Quell'architettura è poi fondamentale in quello specifico contesto, in quanto portatrice di sfida mentale e funzionale e non vi è dubbio... non si demolisce un' architettura perchè non la si vuole... credo che il valore morale del fare architettura non debba avvalersi di cattive volontà. Per questo, in questo volere l'abbattimento ci vedo involuzione e arroganza verso all'intelligenza e per me diventa forte una ragione culturale e sociale .
Per cui credo che sia un dovere dell'intelligenza difendere quella architettura e intervenire nelle sue criticità!

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Commento 7610 del 20/11/2009
relativo all'articolo Conservatori del moderno e moderni conservatori
di Sandro Lazier


Caro Lazier ,sulla Concetto Marchesi di Pisa il problema del conservare il moderno come l'antico non si pone. Il vero problema è non cancellare un'architettura moderna in un contesto povero di sollecitazioni vive e di volerla capire, superando un clima culturale piuttosto farraginoso e legato al tradizionalismo anzichenò. Una città rimasta un pò ferma sulla torre di Pisa e i suoi cm o mm di bella pendenza e al suo Camposanto e altro lì... in quella iperconnotata piazza.
Su quella scuola verte una problematica culturale profonda grazie alla interessante opera di un architetto vivo e stimolante come lo era Pellegrin. Ciò significa anche una possibilità di inserire, una volta tanto in questa città, una nota critica di vitalità e di cultura democratica senza se e senza ma, e che in fondo in fondo lo è assai poco se per tradizionalismo si torna indietro con la scusa di non saper capire e gestire una funzione per viscosità culturale, Caro Lazier.
La Concetto Marchesi non ha esaurito alcuna funzione architettonica e nulla che non possa essere normalmente riorganizzato e mantenuto con civile correttezza! Anzi è tutta da riscoprire e da rivestire la sua funzionalità, ammesso che sia stata mai usata nelle sue valenze innovative, ancorpiù attuali oggi in tutto il suo valore. Si spera solo che qualche mano e cervello un po' più aperti vi vorranno porre attenzione. Quindi la sua demolizione è da combattere culturalmente e in seconda istanza architettonicamente ! Questi sono temi veri per la cultura architettonica e di grande attualità che la politica viscosa e macchinosa e riverberante oggi le sue sonore incapacità, dimostrano con chiarezza la sua dissociazione dai temi della vita attuale.

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20/11/2009 - Sandro Lazier risponde

Marrucci dice: “Quindi la sua demolizione è da combattere culturalmente e in seconda istanza architettonicamente!”
Assolutamente no!
Questa è una dottrina che non porta da nessuna parte. Se quest’opera vale tutt’ora, vale per la sua architettura. Solo ed esclusivamente per la sua scrittura architettonica.
Come si fa a dire che da allora nulla è cambiato? Basta vedere il contesto attuale: quest’opera è in totale sofferenza culturale e sociale, soffocata non solo dall’incuria e dall’analfabetismo dello scatolame edilizio che la circonda, ma soprattutto dal rifiuto ideologico di comprendere che può diventare altro da ciò che avrebbe dovuto essere e non è mai stato. Vederla in tale stato strappa il cuore a qualsiasi persona di buon senso. Quindi o si riesce a farla rivivere degnamente o la si sopprime per un puro sentimento di pietà. Occorre essere laici anche nel confronto con le idee, non solo con le persone.

Commento 7604 del 16/11/2009
relativo all'articolo Kazuyo Sejima direttore della Biennale 2010
di La Redazione


Presente ! Si! eccome! Altro che aria fritta cara Torselli... Si continua a far vetrina e salotto mascherato... si vede che alla grande parte degli architetti piace di più seguire le onde che si ripetono in sequenza facili facili più che pensare a far riflettere e proporre i veri problemi della città e della ricerca architettonica che è alla deriva di questa società... più bacchettona e ipocrita che mai... e che serve a chi ci campa e ci prolifica con buona pace di chi non ha il coraggio di affrontatare i temi di questa società.
Le Sejima sarà senza dubbio una gran brava donna ma credo che avergli dato la Biennale rientri proprio nel clima ovattato di effervescenza più totale che tanto piace per far fare una gita a Venezia...

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Commento 7607 del 16/11/2009
relativo all'articolo IN/ARCH compie 50 anni
di Sandro Lazier


Riflessioni sull’articolo di S. Lazier e sulla Biennale…
Va benissimo il principio di non ingessare la Biennale con le archistar di cui, peraltro, si incomincia a capire il fenomeno... Sarebbe l'ora però anche di imparare ad utilizzare queste manifestazioni come attendibili nodi di scambio e di intreccio della cultura architettonica e urbanistica, europea ed internazionale, con temi e problemi reali, contingenti, all'ordine del giorno e del tempo che viviamo… se è possibile. Sarebbe questo un ottimo momento per interrompere il senso astratto della vetrina che questa manifestazione tende ad avere sempre più platealmente.
La cultura non dovrebbe volare per conto proprio e dissociarsi da quello che è il dibattito sulla città e favorire l'uso strumentale a cui oggi è sottoposta da investimenti economici slegati da un interesse seriamente umano. Sarebbe l'ora di slegare politica e cultura partendo da qui e cominciare a integrare le responsabilità sociali e umane del fare cultura con la realtà che viviamo tutti i giorni. Pare poco ? Se pare poco significa che siamo indietro o fuori del tempo, che cioè privilegiamo corsie differenziate dalla realtà, trascinando la politica nel disinteresse della realtà della vita che viviamo nelle nostre città.
Rileviamo il pessimo servizio che la cultura presta alla città, alla politica
in favore di una progressiva dicotomia tra senso dell’ uomo e interesse economico che oggi travolge ogni cosa e soprattutto gli uomini di cultura incapaci.
Non dovrebbe la cultura non essere una semplice appendice del potere?
Non dovrebbe invece mediare, arginare e suggerire criticamente il potere e lasciarlo alle sue responsabilità…invece che esserne il servo ubbidiente e accomodante ?
Recuperare il passo con il tempo è considerato troppo difficile? Preferiamo allora separare la realtà dalla vita e vivere la contraddizione come snobistico atteggiamento poetico da una parte, favorendo ogni calcolo deteriore da compiersi sul filo freddo di una condizione puramente affaristica? Lo stiamo già facendo con i sindaci in prima linea sia che siano di DX che di SX. Oggi vi è un comune disegno
nelle ideologie, rimaste solo come appendice e in realtà sopraffatte dall’egoismo e dalla nuda e cruda vanità.
Per quanto concerne gli architetti non credo alle dichiarazioni dell' Inarch anche se proclamate con certa apparente sincerità. Dal periodo di Zevi ad oggi nulla di consistente è stato fatto in favore dell’architettura italiana e credo che oggi sia troppo fuori della compromessa condizione culturale che il sistema archistar, privilegiato dai gruppi economici e dai poteri forti, ha coltivato mettendo in soggezione parte importante della scena sociale italiana, sia mediante i sindaci che li chiamano nelle loro città evitando il confronto delle culture, sia dai ministeri per apparire svecchiati di una certa ruggine che deriva da una profonda incapacità di rinnovarsi. Quando la cultura viene imposta dall’alto si uccide ogni possibilità di semina e tutto ciò che nasce localmente sul territorio che è sempre stata la nostra salvezza. Nessuna possibilità o opportunità al confronto locale, nessun confronto che è linfa vitale e che viene invece affranto e distrutto e non tutelato nella consapevolezza civile della ricerca del valore dei nostri giovani e degli architetti, estromessi da una cultura del concorso malata e corrotta, mossa solo da interessi che prevaricano il territorio.
Dal tempo di Zevi a questa ultima dichiarazione Inarch il tempo è volato e appare facile fare relazioni sulla carta e affermare buone intenzioni, ma è in assenza di un tessuto culturale che sia in grado di sostenere il dettato dei propositi enunciati.
Sandro Lazier dice alcune cose giuste che vanno seriamente considerate, ma i conti con la realtà e con le città chi li deve portare avanti? Chi deve rendersi conto della realtà? Non basta una dichiarazione di buone intenzioni ma serve la coscienza di individuare il tessuto politico e culturale in cui queste parole cadono… che è del tutto impreparato a sostenerle. Formare i giovani in un contesto in cui sono più che altro Materia difficilmente impiegabile a che serve? Che cosa è che non va? La formazione? Se non ci sono intenzioni di applicare i comportamenti che rimangono nella teoria della formazione… Le Università sono i sistemi più controllati della società dalla politica… quella politica che non vuole aprire la formazione e che inventa… per avere un primato verbale, teorico, costruito dalla forma…
Così la Biennale è diventata una sorta di salotto fuori della realtà, dove sognare è possibile per pochi eletti…ma mentre la realtà riempie la città dei cittadini di
edifici irresponsabili, cancella inesorabilmente i luoghi e le identità senza trasformarle, arricchirle e facendo emarginare i suoi cittadini.
Vedremo anche come la gentile esponente del mondo giapponese interpreta la vetrina di questa Biennale e se ci

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Commento 7523 del 17/10/2009
relativo all'articolo Opere faraoniche e tragedie annunciate 2
di Leandro Janni


Il ponte sullo stretto
Davvero interessante che i verdi si scandalizzino tanto per il ponte sullo stretto di Messina quando dimenticano, per esempio, quello che avviene a Salerno per l’ennesimo crescent post fascista o leninista che dir si voglia al segno di un’archistar… o di quello più o meno analogo che avviene a Milano con city life con quella scorta di grattacieli tentennoni con previsto museo a tazza che oltretutto provincializzano irrimediabilmente l’immagine di Milano secondo una svolta all’incontrario… e non certo per migliorare la vita dei cittadini. Eppure i verdi compaiono e spariscono e non si sa bene il perché… Nessuno che si interessi agli scempi di Roma delle giunte scorse e via dicendo… Silenzio assoluto… compreso il silenzio sulla questione delle recenti esperienze napoletane sulla mercificazione dell’immondizia… e come dimenticare la leggendaria fioritura di ogni sorta di immondizia sulle strade e sugli spazi pubblici di città campane? E come mai questo interesse verso un’opera pubblica che potrà innescare qualche cosa di nuovo nella vita di un’isola tenuta all’esterno? Ora si interessano tanto al ponte? Sarà che si risveglia l’anima per un romantico Caronte? Sarà per una nota di agreste mitologica memoria intrisa di sentimento nostalgico ? Oppure la preoccupazione per una futura pagina che non sigli troppo l’era della sinistra dello scontento?
Renzo Marrucci
Milano, 15 ott. 2009
da Patrimonio sos

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Commento 7519 del 15/10/2009
relativo all'articolo Opere faraoniche e tragedie annunciate 2
di Leandro Janni


Fra le tante cose che il piano casa diventerà ci sarà anche quello... Ma chi non può chiudere il balconcino di casa o aggiungere una stanza perchè non è in villa o in villini vari potrà sempre ricorrere alla speranza di farsi una villa al mare o in montagna...

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Commento 7517 del 14/10/2009
relativo all'articolo Opere faraoniche e tragedie annunciate
di Leandro Janni


In Italia si diventa burocrati senza accorgesene caro Janni... che vuole farci, è la cultura che abbiamo tutti qui in italia... il paese dei documenti. I documenti certificano e noi abbiamo il culto della certificazioni. I documenti elevano e noi abbiamo il culto dell'elevazione. Dov' è possibile andare senza i documenti che certificano e dimostrano e comprovano ed elevano??
Il culto nasce da un atavico complesso di inferiorità è indubbio! Noi italiani leggiamo quello che è scritto sui documenti con un certo qual senso di consistenza fisica e psicologica perchè negarlo? Noi siamo la patria degli esposti,delle petizioni e delle autocertificazioni, con mille volte scritto i rischi che si corrono a dichiarare il falso e non solo... quanti funzionari si dimenticano che la tua domanda è incompleta dopo settimane o mesi di ritardo?! Le burocrazie... e le leggi per rendere più agevole che cosa? un amore profondo per la legge che regola, come elemento regolatore. Per regolare una legge facciamo un'altra legge e poi una leggina per sveltirla, e poi un decreto per miglio
rarle e poi aggiungiamo tre commi e li leviamo, e poi li riscriviamo peggiorandone il senso e poi e poi e poi ... Mi dica Lei... che cosa? e Lei credeva di esserne immune? Che Dio ci aiuti, ne abbiamo davvero bisogno, altro che storie! Ma con quale credibilità... In Italia basta essere presidente di qualche cosa che il tarlo della burocrazia ti si attacca alle mani, si abbarbica nel cervello. Siamo il popolo delle dichiarazioni e lei non lo sapeva? Ma in Sicilia si ha la fortuna di vivere lontano da Roma e dalla burocrazia e poi da che cosa? Noi siamo burocrati anche quando ci avveleniamo il sangue contro la burocrazia... c'è lo abbiamo nel sangue, Janni... ecco perchè viviamo e sopravviviamo a suon di pasta
sciutta e vino, formaggio buono e beni culturali allegati...

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Commento 7504 del 10/10/2009
relativo all'articolo Opere faraoniche e tragedie annunciate
di Leandro Janni


Ben venga il Ponte caro Janni. Ben venga un passo più vicina la Sicilia all'Italia e farà bene a tutti. Da troppi decenni l'italia ha smesso i panni delle grandi opere civili e non fossealtro per questo sarei in accordo.
Tutto il resto e quasi noia.... Io ricordo le mezze giornate passate sullo stretto per fare due km. di mare... un autentico settecentesco dramma alla italiana da sud Italia. Credo nella comunicazione reale più di quella virtuale caro Janni. Rimetta i remi in barca e aspetti il Ponte per una sicilianità meno rinchiusa, meno gelosa e più aperta... non potrà che fare bene...
Un ponte che è un ponte e non la cultura degli spot architettonici che stà attraversando l'italia in modo insulso e politicizzato.

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Commento 7493 del 08/10/2009
relativo all'articolo Opere faraoniche e tragedie annunciate
di Leandro Janni


Se non si vuol far fare il ponte sullo stretto è un conto, e tra le tante ragioni per non volerlo ci sono tanti sostenitori che la metà potrebbero bastare a bloccarlo...
Tragedie come questa sono, se permettete, un'altra cosa, e col ponte non ci azzecca nessuna zecca... lasciatemelo dire gentilmente...
Questo genere di tragedie sono di una Italia all'ordine della cronaca, per motivi sulla cui ragione ogni volta si fa un gran parlare in tv e sui giornali, ma poi non si muove nessuno... a partire dagli stessi luoghi ove queste tragedie accadono. Un giorno segue l'altro in una fatalità sconcertante e allora ci si sveglia e a chi tocca tocca... e qualcuno lo sente accadere per ovvio atavico culto della tragedia. Amministratori con la faccia di marmellata e parole profuse freddamente in tutti i dialetti. Domandiamoci a quale scuola appartengono e poi domandiamoci se davvero esistono i responsabili e devo ammettere anch' io che non c'è mai stato vero zelo nel cercare di scoprirlo, anche da parte della stampa ... se non attraverso qualche titolo subito, e poi scoop in TV. Libertà di stampa anche in eccesso ma... su altre questioni... Credo a chi sostiene che viviamo una civiltà dalla faccia di marmellata, senza alcuna voglia di umanizzazione. Ricorrere o pensare di ricorrere ad una urbanistica sostenibile, in questo nostro contesto, mi sembra davvero un sogno pericoloso. Ancora di più...

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Commento 7444 del 22/08/2009
relativo all'articolo Difendere la tradizione dai tradizionalisti
di Sandro Lazier


Si potrebbe dire che tra gli uomini c'è sempre chi si chiude troppo nella
realtà dei padri e tende a fissar le regole per difendere qualche cosa che
è comunque difficilmente difendibile... forse chissà... è una molla che vedo scattare spesso anche negli insospettabili. Sovviene nell'apparte
nenza a qualcosa ... alla terra, alla città e a tutto ciò che ci costruisce.
Il tentativo di difenderla troppo la tradizione, la fa ricadere nella imbalsamazione dei suoi contenuti e allora occorre capire il perchè in quanto, comunque, nella continuità deve evolversi anche e neces
sariamente lo spirito di osservazione e il senso critico che se ci porta nel presente elaborando il futuro... ci consente anche di orientarci nell'altrettanto vivo e confuso, spesso elugubrante, speculativo, opportu
nista falso senso del futuro...
Il passaggio dal senso della tradizione e della storia al presente che viene giorno dopo giorno cioè il futuro... è troppo spesso vissuto come
una noia, una cosa da superare a tutti i costi... una frenesia che non si cura spesso di avere o cercare una vera coscienza. E' forse questo che
procura molta confusione? L'intuizione non è sempre qualche cosa che andando avanti porta dietro il meglio di noi?

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Commento 7353 del 15/07/2009
relativo all'articolo Il caso Gela
di Leandro Janni


Certamente! E' proprio così! Janni ha ragione!
Ma non si pensi che devono essere gli architetti a contribuire su questo piano. Urbanisti ed architetti che sono le prime vittime di una cultura arretrata e, quando non arretrata, opportunistica e mercantile nella stragrande maggioranza dei casi.
Se un sindaco pensa al rilancio della propria città, nella maggioranza dei casi pensa a chiamare una archistar, prefigurando la pubblicità sui giornali come comporta l'aver chiamato kukkas o Kakkas, Hocola o Zizza quando non addirittura Bambas; perchè magari il professorino della locale scuola di architettura glielo dice assicurando un ritorno di immagine, almeno per la durata del suo quinquennio... Poi se va a finire come a Venezia che per un a passerella a scheletro un po’ ritoccata… da 4 milioni di euro si arriva a.. qual’ è l'ultima cifra? Oltre i dieci milioni di euro o di più, non ricordo bene, non riesco ancora a capacitarmi... ma certo la pubblicità costa, questo lo sappiamo...
Chiedere sensibilità agli urbanisti è poi una chimera da corrierone dei piccoli... Avete mai sentito come parlano? Se non ti fanno crescere i calli stando a sedere, bisogna capire dove ti fanno del male...
Il guaio è che manca la cultura, cioè la capacità di capire quello di cui si parla ed un senso critico fondato sulla conoscenza delle cose. La mancanza di cultura rende estranea la partecipazione responsabile. La separazione tra cultura e materia, tra teoria e realtà, tra coscienza e città e via dicendo...
Lei Dr. Janni potrà parlare e scrivere benissimo dei problemi reali, ma sarà del tutto ininfluente se omette di comprendere che un piano urbanistico non è materia che deve stare fuori dalla sua conoscenza ma deve potere avere strumenti per giudicarlo e capirlo... solo allora il senso critico sarà operativo e formerà confronto consapevole o altro sulle cose reali e gli architetti urbanisti avranno dei riferimenti forti con cui sperimentarsi nelle loro capacità e andare a fondo, senza fermarsi alle regolucce striminzite della materia debole dell'urbanistica, che molti vogliono far passare come una sorta di scienza, chiudendosi dentro un linguaggio estraniante e incomprensibile che serve solo a dei politici senza capacità, per i quali non è e non sarà mai neppure una disciplina… E' semmai, il piano urbanistico, il frutto sperimentale della coscienza dell'uomo e come tale passibile di essere e di dare anima alla capacità sociale dell'uomo e della città, solo se recepito in oggettive condizioni culturali poiché solo allora consente di formare lo svolgersi delle riflessioni in una reale e sensibile presa di coscienza dei problemi.

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Commento 7345 del 06/07/2009
relativo all'articolo Gibellina: vergogniamoci, tutti.
di Paolo G.L. Ferrara


Caro studente, io non credo che ci sia un particolare disinteresse per le persone palermitane in quel progetto, semmai una sostanziale incapacità di capire con umiltà la funzione organica che deve avere un architetto rispetto all’ambiente in quanto tale e all’ambiente urbano della città. E’ proprio, in effetti, una religiosa convinzione, quella di essere in grado di imporre linguaggio e gusto dove intervengono molti architetti, comunque e ovunque. Parlerei di scarsa umiltà e anche di un certo delirio teorico che fa perdere il contatto della realtà.
Prendiamo l’esempio di geni come F.L.W e Michelucci (cito questi due che ho a cuore, ma molti altri potrei citarne), lo sforzo di ambientarsi e comprendere la realtà del luogo per integrare l’ opera nel contesto, è intenso e preoccupato, proprio per corrispondere ai cittadini il senso della vocazione di architetti e comunque il timore di non riuscirci è una linea di tensione di alta qualità creativa che è sempre presente nella loro anima, come una costante dell’impegno umano.
Quindi il disinteresse non è mirato a quei cittadini palermitani o romani, milanesi o altro… ma generale e dipende da una visione errata, forse egoistica e cruda della realtà e del pensiero, di un pensiero, chiamiamolo così, diffuso anche dalla scuola e del resto, è molto comune, come comune è di fatto il disinteresse da parte di molta architettura e urbanistica verso il cittadino inteso proprio come uomo.
Voglio includere in questo commento una citazione da Luis Sepulveda nel suo “Le rose di Atacama”: “ Quell’uomo che dispone sulla spiaggia i suoi amuleti protettori,
le pietre verdi e azzurre che terranno il fiume al suo posto, quell’uomo è mio fratello, con lui guardo la luna che ha tratti si mostra tra le nuvole inondando d’argento le chiome degli alberi.” …
Un caro saluto allo studente

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Commento 7325 del 23/06/2009
relativo all'articolo Utilità e inutilità dell'arte
di Sandro Lazier


Dispiace di non essere pienamente con voi ma alcune incomprensioni sviano il discorso. Pazienza, per me non è ripetitivo ma spinge il cuore ed il cervello a capire. Mi dispiace davvero che il limite tra arte seria e poco seria sia così frainteso. Prendi pezzi di discorso e lo metti tra vir
golette come se fosse la frase da incriminare e condannare... é il tuo modo? Va bene ma allora leggi con calma per favore... e disteso... sempre che sia possibile e capisco che non è sempre possibile. Tuttavia per me il limite esiste anche se non posso indicarlo come se fosse un recinto con filo di ferro montato su tralicci... Lo sento dentro di me e poi lo razionalizzo... gli do parola e lo identifico e ogni volta è diverso e ogni volta è profondo...
Quello che dici della mia esperienza di quando ero ragazzo non posso elevarlo ad arte solo perchè è nel mio ricordo gioioso di vita e perchè ilsuo valore è nel racconto e nel ricordo rievocato... Letteratura se entra nel filo di una realtà e ne è parte espressiva... ma non è in sè amore per l'uomo, almeno in quanto non esprime pienamente valore sulla sua esistenza e sulla sua crescita sensibile... Ecco come arte io la definirei poco seria... in quanto si fonda sulla esaltazione di un gesto a cui si offre un valore che non c'è oltre quello di un virtuoso funzionalismo....
Ora basta certamente... se diventa ostile l'argomento!
Comunque mi dispiace.
Salvatore Di Giacomo? Stupendo Poeta!
Caro Giannino io avevo, fino a qualche mese fà, una moglie meravigliosa
mente napoletana... E sono molto legato a quella realtà.
samente napoletana...

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Commento 7323 del 23/06/2009
relativo all'articolo Utilità e inutilità dell'arte
di Sandro Lazier


Certo che sono ovvietà... anche quella di essermi dimenticato una "e", lo è. Ma sicuramente non è ovvietà quello che è scritto dopo... sà, a volte non ci si capisce, ma non è un problema, l'importante è che uno ci rifletta sopra... bontà sua... o forse per lei è anche questà un' ovvietà ? Cosa vuole che mi importi se il termine è accreditato, ho sentito dire tante di quelle sciocchezze di cui la metà potrebbero bastare a farmi cambiare treno... ma si vede che avendo fede riesco a essere capace di convivere... e di vivere...
E poi per me, l'arte è difficile per chi sostanzialmente non la capisce, la sente perchè la vuol sentire, ma in realtà non è l'arte che cerca... La società è piena di chi non la capisce, ed è per questo che c'è chi se ne approfitta.

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Commento 7310 del 19/06/2009
relativo all'articolo Utilità e inutilità dell'arte
di Sandro Lazier


Risposta a Giannino detto Eraclito

Arte dotata di aurea sacrale?
Un ci si capisce! Suvvia, un po’ di ragionevolezza! Devi per forza radicalizzare? Spingere all'estremo e così via... caro Giannino...Quando parlavo dei buoi davanti dietro al carro, non lo intendevo il "carro" che intendevi tu... Chissà come mai...
Si perde la semplicità nel mondo, si ragiona per convenzioni e non si è più liberi... Però non ci rifletti un attimo vai giù sparato nelle tue ombre e ti ci attorcigli...
Ma quale Arte dotata di aurea sacrale?! L'arte è vita e per questo è sincera e profonda, quando è seria... non tende trappole logorroiche o pseudo-accademiche o ortodonzie professorali, però liberi di fare quello che si vuole!
Siccome l'arte è vita, è spiritualità, è poesia e anche amore... ma non è uno sputo per terra, neanche quando arriva a cinque o sei metri e potrà semmai entrare in quel guinnes dei primati... poi il mercato può far dire a qualcuno che è arte e farci scrivere qualche volume sopra, se ne trovano assai, e magari anche una trasmissione pettegola, narcisistica e teatrineggiante, pronta a fare breccia su un folto pubblico di casalinghe o qualche banchiere ignorante che se la crede... tra questi poi ci cascano in tanti purtroppo! Ora, c'è bisogno di capirci qualche cosa dentro a un quadro e in una scultura, non bastano più gli scritti che certificano... Siccome l’ha detto “tizio” aumenta il prezzo…
I valori si sfumano nel nulla e nei discorsi retorici che oggi vanno tanto di moda.
C’è chi ha bisogno di chiarezza. Oggi vi è l’esigenza di recuperare qualcosa di importante dell'uomo che è andato calpestato, messo fuori uso... Ecomostri riempiono le nostre piazze che perdono qualità e socialità, perdono… se non ti piace la parola identità, trovane un’altra…
Abbiamo (hanno) sputato sul futurismo quando era una nostra espressione di grandezza nel mondo... diciamo una bella ricerca nostrana, nell'imbecillità generale di tanta critica d'arte vacua, viziata, faziosa. Adesso ci ritornano i rigurgiti del futurismo dall’america tramite le superstar le archistar o ballerine che dir si voglia, balla pure con loro se senti la musica… non cambia molto... E siccome ritornano gli echi dagli americani o postamericani... tutti contenti? Liberi di stare nella rete amico mio e… se ci vuoi stare stacci... Un po’ mi dispiace.
Riguarda Mirò, Matisse, Picasso oppure altri che come loro erano dentro il mondo e sono nel mondo ancora mentre noi… (loro) si perdono nelle stronzate… andando a casa pieni di parole… e teorie balzane e taluni messi in trono pieni di soldini… come accade in questi contesti attuali… Dove i giovani brancolano nelle accademie con risultati devastanti…
Non hanno saputo fare una rappresentazione seria del futurismo neppure oggi, ne hanno parcellizzato e sfumato l’importanza attraverso una serie di minuscole mostre senza incidere, senza rappresentarlo nella sua importanza….
Nello spirito sciocco delle mostre e mostriciattole che si fanno senza il criterio di una coscienza che vada appena fuori della provincia…

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Commento 7300 del 18/06/2009
relativo all'articolo Utilità e inutilità dell'arte
di Sandro Lazier


L'arte è un cosa seria e ci salva dal cinismo dell'uomo e dal suo cattivo gusto impositivo e da tutte le mistificazioni mercantili che oggi invadono letteralmente il nostro mondo rendendolo sempre più povero. L'arte è una condizione di salvezza quando è vera e ci aiuta a capire.Quando è sentita e ci comunica il sentire, lo trasmette a noi appunto tramite il sen
tire di uomini più uomini di altri. Il resto son fregnacce... Spot e balle varie e se noi non le possiamo impedire possiamo però capire. Capire fa vivere!
Ci sono momenti storici di confusione e di manipolazione ma, si può manipolare solo se il menefreghismo vige legato a delle opportunità e a menti sottilmente perverse in senso interessato, che non rispetta e non ama l'uomo. Si potrebbe fare nomi e "cagnomi" dirrebbe il mio amato Totò... Ma servirebbe a farsi dei nemici e aumentare il caos o la con
fusione che dir si voglia. Sarebbe meglio che la scuola italiana capisse l'importanza dell'arte e si rendesse conto della cretinata fatta sulla storia dell'arte e sullo stesso settore da politici responsabili per incompetenza grave e rimediare meglio... Finchè uomini modesti ci governano, finchè uomini incapaci ci governano, capaci di far solo parole... il fiume diventa carsico ma rispunta fuori non appena il sole o la luce ripigliano la natura illuminate che gli è propria.

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Commento 7299 del 18/06/2009
relativo all'articolo Utilità e inutilità dell'arte
di Sandro Lazier


Ma! Giannino? Ancora non hai capito che io sono un tipo che cerca di portare il complesso al semplice e naturale della vita? Cerco ahime! levar lo scuro, per quanto è possibile... naturalmente! che questa vita è tanto breve disgraziatamente!
Ora io penso sempre più spesso a quando s'era ragazzi e si faceva a gara a chi la faceva più lontano... Cosa vuoi che me ne freghi di quella casa che fa i cessi o di quel tipo che ci rimugina sopra? Il krauss e il buon M.Duchamp e altri...
Bisogna riportar le cose alla propria natura per non smarrirsi troppo nella selva contorta dell'inutile... Tirare o spingere l'utile? che cosa è meglio? Stare dietro il carro o avanti? Ma non mi dire che preferisci starci sopra al carro per piacere!

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Commento 7304 del 18/06/2009
relativo all'articolo Utilità e inutilità dell'arte
di Sandro Lazier


Però devo dire che la mia esperienza di quando ero ragazzo non la ritenevo arte, speravo si capisse. Se me la metti in arte allora vuol dire che proprio non ci siamo. Allora che cosa è arte? Tutto è arte..anche sputar per terra o più lontano di altri... Mi sembra davvero una cosa strana... Ho l'impressione che non si parli la stessa lingua?
Ti chiedevo di parlare del pisciatoio ma non per tergiversare o altro...
ma che centra la casa che li fà... desideravo che sviluppassi il ragio
namento su basi critiche magari per definirne la ragione e l'utilità che
porta come azione sociale che si evolve attraverso uno studio che oggi risolve nel design ma non nell'arte! Arte è una ricerca pura, profonda, che non si accontenta e che non si chiude nello stantio di un egoismo chiuso... cioè di una funzione in sè che si esaurisce con l'uso e con una certa forma...che può variare nel tempo... più o meno edonista oppure aristocratica. L'oggetto non è arte anche se puoi dargli il compasso d'oro o di platino rientra in una categoria di utile pratico e fisiologico, funzio
nale alla società e all'uomo. Io credo che l'arte possa informare il desi
gn, animarlo ecc... ma che rientri in una sfera più pura e alta e una vera e prorpia educazione alla vita intesa come principio e ideale. Per cui non capisco il tono che hai voluto prendere, mi dispiace!
Non ti cito articoli e non ti espongo bibliografie solo perchè appesantirei troppo la discussione, è poi proprio perchè aborro l' uso professorale che non mi piace, distaccato e alto da cui per principio mi astengo. Se si vuol capire mi fa piacere altrimenti pazienza...

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Commento 7289 del 17/06/2009
relativo all'articolo Utilità e inutilità dell'arte
di Sandro Lazier


Verrebbe qualche battuta sarcastica di fronte alla difesa dell'arte contem
poranea di Giannino detto Eraclito. Può essere che sia proprio un pisciatoio a salvare il mondo? Non me la sentirei di poterlo escludere...

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Commento 7287 del 17/06/2009
relativo all'articolo Utilità e inutilità dell'arte
di Sandro Lazier


Ciao Giannino, parlaci un pò del pisciatoio... lo trovi molto sensuale oppure onirico? O come lo trovi ? Io stimolante ma ... alla bisogna... e se non lo dovessi trovare alla bisogna :assai doloroso e forse problematico.
Lo dovessi trovare in un museo penserei di avere sbagliato sala ma su
bito mi ripiglierei... L' effetto è arte? Ma se fosse molto bello nella sua idea assurgerebbe a mito? Cioè a idea fondante? staccandosi dalla funzione che sarebbe? Se stesso oppure ?

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Commento 7291 del 17/06/2009
relativo all'articolo Utilità e inutilità dell'arte
di Sandro Lazier


Gentile Torselli, va bene che l'arte ha bisogno di un contesto economico
ma direi che oggi è il contesto economico che si serve dell'arte in un modo che definire vergognoso mi sembra anche un eufemismo....
Per cui è un pò come il carro messo davanti ai buoi...
Quando a Volterra da ragazzo li vedevo passare su per quelle salite di pietra arrancando sotto i colpi di frusta del contadino vociante...avevo una gran simpatia per loro che osservavo bianchi e dignitosi e impegnati
a fare e a fare fare bella figura...
Spingere è meglio che tirare?

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Commento 7283 del 15/06/2009
relativo all'articolo Utilità e inutilità dell'arte
di Sandro Lazier


Come ci sono oggi tendenze culturali ma che in realtà sono, a mio parere, para-culturali o pseudoculturali che invadono il campo dell'arte a piene mani, c’è molta disponibilità verso la curiosità della fantasia umana. Non che queste tendenze siano fasulle nella loro realtà, in quanto spingono verso interrogativi che impegnano, comunque energie umane qualificate nel tentativo di capire, esplorare e rispondere in tono appunto para-artistico e filosofico.
Questo atteggiamento viene chiamato arte ma è in realtà pura speri
mentazione, a volte assai coraggiosa, su contenuti artificiosamente sostenuti con la sfida alla ragione... Il rischio è che poi lo sforzo viene inevitabilmente assorbito e pagato non solo dall'artista ma dalla società intera, attraverso interlocutori che fanno da mediazione e garanzia... come critici e storici e via dicendo... Si assumono il rischio fazioso evidentemente, ma che gli consente di scommettere su sfide iperboliche a volte con sperimentale ardire… sostenuto però da una realtà economica, mercantile senza la quale…
L'abuso sulla coscienza che fruisce è il dato prioritario e costante, spesso viene caricato anche dalla realtà pubblica sulle persone che, perplesse accettano l'opera d'artista, senza spiegazioni e spesso rinunciando ad averle...
La società mantiene il divario, la separazione... e non fa nulla per elevare il senso critico dei cittadini, anzi forse toglie gli strumenti per questa crescita della sensibilità artistica e poetica. Per questo a volte viene lo sconforto a domandarci a cosa serva l’arte e se sia utile…
L’architettura delle archistar si rifugia nell’incomprensibile, sostenuta da chi usa il potere mediatico per affari… cioè nel nuovo, esageratamente esibito, che vale solo con la complicità del richiamo, un valore preciso quando è esercitato sulla curiosità umana e sociale…
Renzo Marrucci

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Commento 7270 del 06/06/2009
relativo all'articolo Utilità e inutilità dell'arte
di Sandro Lazier


Pensierino piccolo piccolo di tarda mattinata...
L'arte è utile se la si capisce... altrimenti e un pretesto sulla buona coscienza di chi non la capisce...

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Commento 7265 del 03/06/2009
relativo all'articolo Utilità e inutilità dell'arte
di Sandro Lazier


Piazza de campo a Siena. E o non è la più bella piazza del mondo?Mi piace la domanda e voglio pormela quì, sotto l'occhio di chi legge...
Beninteso io che son nato a Volterra la più bella piazza del mondo mi sembra proprio la mia piazza dei Priori. La ferrigna piazza dei Priori come ebbe modo di definirla Cesare Brandi in alcuni suoi scritti. Ferrigna per il modo serio e conserto di definire il suo spazio contornato di edifici concatenati, costruiti serrati con la pietra locale, il panchino. Una pietra che prende il suo tono dall'atmosfera del giorno. Una gamma cromatica che si esalta e rivela il suo cuore umano e caldo quando piove e la pietra bagnata diventa colorata di giallo oro ambrato venato e macchiato di bleu trattenuto. Una Piazza che io amo definire umana. Come un uomo brusco e arcigno che è capace di diventare comprensivo e tenero, ironico e dolce, loquace e chiuso...Insomma una piazza che ti stimola e ti contiene e ti trattiene e se non fosse per il modo sbagliato con cui viene usata manterrebbe sempre un grande carattere spaziale e infinito ad ogni uso...
Ho descritto solo un pò il carattere di questa piazza per dire come questo genere di piazze, realizzato nella storia e dalla storia esprima sempre un carattere spaziale e umano che è sempre profondamente espressivo del tono, dell'anima della città, della radice terrioriale di cui questa piazza ne è un luogo, il luogo espressivo e profondo.
Piazza del campo uguale! Nel senso che nella sua diversità esprime la sua specifica realtà di piazza teatro, di piazza luogo dello spazio teatrale, rappresentativo della realtà della identità urbana e territoriale. Realizzata in una cavea naturale rispettata e amata si è contornata e racchiusa in sè. Teatro naturale di se stessa. Appunto come piazza bella e accoglie
nte. Provate a prendere un caffè seduto in uno di quei tavolini sulla fascia alta che non è un loggione ma un piano di spazio sospeso... si stà lì e si sta fuori della realtà, sospesi nella identità senese fatta di scuri e di chiari, piccoli e grandi, di quinte e di intercalari dove le persone sono attori e protagonisti nella semplicità. L'architettura è fatta per l'uomo e diventa città, luogo urbano dove è bello stare e può sembrae bello vivere oggi. Molte piazze sono così, ma non proprio così. Queste sono due capolavori di piazze e non sono rappresentative anche se hanno edifici tipici della rappresentazione urbana ma che si fonde con la realtà, con la personalità e carattere fortemente diverso e intenso...dello spazio che inventano con i propri materiali e dislivelli e proprie ottiche, senari e visioni e colore naturali ed estremamente impersonificanti il territorio rispettato nel costruito, reso sicuro amabile e protetto. Mantenendo la propria anima che comunica al cittadino... e soprattuto a chi la cerca un'anima... da portare con se... e da...... nelle città dove torniamo...
Si parlava di utilità dell'arte?

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Commento 7257 del 28/05/2009
relativo all'articolo Utilità e inutilità dell'arte
di Sandro Lazier


Gentile sig.ra Torselli
capire per me vuol dire entrare nelle cose, siano quello che siano… e poi ti accorgi se le senti o no! Capire e sentire è ciò che ci relaziona e che ci fa crescere. La si può fare molto complessa, ma non è il caso… Ci fa scegliere e partecipare e ci da la possibilità di conoscere, confermare ecc… rimanere fuori di quella emozione o ragione ecc… o condividerla, farla propria, crederci. Di fronte ad un quadro oppure ad una scultura come ad un’ architettura… Avendo un minimo di linguaggio, si entra dentro al tema o alla funzione e se ne può apprezzare e o rifiutare la soluzione o la emozione ecc… Sentirla estranea… Se di fronte ad un paesaggio naturale si prova attrazione il registro è nella misura della propria sensibilità, ma anche perchè abbiamo gli elementi per capire e sentire quella realtà ed apprezzarla rapportandola alla propria attitudine. E’ una questione di educazione per tutti avere elementi idonei ad esercitare il proprio discernimento critico. Tale discernimento cresce, come soffoca senza educazione e conoscenza e con educatori inadatti… Oggi purtroppo di educatori inadatti ne sono piene le scuole (Sic)… Di venditori di parole ne sono piene soprattutto le TV e via dicendo…
Se io capisco un quadro posso valutarlo nella sua comunicazione emozionale e se mi prende dice… esprime, parla sia che abbia valori formali riconoscibili o no!
Una cosa nuova, fuori dalla convenzione, senza codici formali, può benissimo essere riconosciuta nella nostra coscienza e comunicare il suo valore e poi essere tradotta da chi ci arriva prima…Mirò per esempio… di fronte al quale vedo sempre molte perplessità…e via dicendo. Una buona opera di spiegazione avrebbe portato più avanti il mondo… e via dicendo…Capire, come recepire coscientemente, non vuol dire condividere.
Puoi capire e non condividere. Puoi capire e condividere. Capire viene prima e poi entra la tua sensibilità, esperienza ecc… che ti porta a condividere nei gradi della tua sensibilità a recepire. Capire è il primo atto razionale che ti collega al mondo e permette di avere percezione della tua realtà vitale, chi sei e cosa sei nel contesto in cui sei. Qualcuno disse: conosci te stesso… Poi la scelta di aprire le braccine verso ciò che ti tocca, che senti, che ti stimola ecc… ecc…
Una volta la mia povera mamma guardandomi forte negli occhi mi disse : hai capito o no! E io tutto compito, agitando la testolina, dissi di si! In realtà avevo paura di prendere degli scapaccioni e sul momento non seppi dire altro…
Quando mi passò il timore cominciai a capire qualche cosa…
Apprezzo personalmente quello che scrive, ma credo che oggi ci sia molta confusione orchestrata e micidiale e non sta scritto da nessuna parte che gli si debba dare credito. Io in arte, come in architettura mi fido di quello che vedo e che sento. Può darsi che sia limitato, ma l’arte non va confusa con lo sperimentalismo e se qualcuno lo gabella facendo esercizio della retorica, io posso farci poco. La carenza critica di questa nostra società non favorisce la selezione tra i valori, e allora che altro fare? Nella buriana c’è solo chi ci guadagna, ma non la società.
La ringrazio per Bruciafoco

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Commento 7253 del 28/05/2009
relativo all'articolo Utilità e inutilità dell'arte
di Sandro Lazier


Quando dico che l'arte è utile non dico che è utilitaristica e nella diffe
renza c'è la spiegazione. Utile per vivere, pensare e essere nonostante tutto. Qualcuno ha detto che la bellezza salverà il mondo... Si dice sempre qualche cosa per incoraggiare... io non lo so se lo salverà perchè c'è sempre qualcuno che ti dice: ma quale bellezza? A me piacciono le cose tutte verdi o le cose gialle e rosse e come fai a discutere... Bisogna prima educare senza imporre... Conosco scultori che saldano tubi e profilati dell'industria e pensano di rappresentare il mondo. Pittori innamorati della pittura che non si sentono compresi...E via dicendo... ma spero gli faccia bene. Uno mi fece capire che non è bello ciò che è bello ma che bello che bello che bello... Io dico che l'arte è qualche cosa di infinatamente vitale che cerca relazione con l'intorno, con il prossimo che ami in una forma completa e totale... e ci permette di condividere partecipare e amare. Entrare nell'infinito delle cose e comunicarlo... e se non lo comunichi devi non capirlo perchè allora sei condannato alla solitudine e alla sofferenza a prescindere dal valore... Ciò non esclude che tu possa realizzarti lo stesso. Fare, l'arte è un fare purissimo, decantante e trascinante quando riesci a comunicare i tuoi sentimenti e i tuoi pensieri e farli condividere. L'arte se è arte unisce e non divide. La perdità di rapporto divide, la pazzia può essere amata ma divide, la sensibilità unisce quando è vera... L'ideale deve esser, per me, una fonte sincera e non una scusa...
Caro Giannino... leva l'ombre e non le mettere... ora spero mi capirai di più.

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Commento 7250 del 27/05/2009
relativo all'articolo Utilità e inutilità dell'arte
di Sandro Lazier


Secondo Lei, gentile Sig.ra Torselli, appunto secondo Lei. Io, per quello che posso dirle, credo in quello che dico. Capita di cambiare o perfezionare posizione e sentimento di fronte a certe opere, certo, la vita corre e anche noi andiamo dietro a quello che amiamo.
Ho un’ idea chiara di quello che è Arte. Su poche cose credo di avere chiare le idee, ma capita che questa mi sia congeniale. Mio padre era un artigiano, mio zio faceva l'animalista in bottega con il mio babbo. Son cresciuto tra i loro piedi, mettevo le mani sui ritagli di pietra sin da quando ero bambino, che per questo ora sono cosparse di ricordi e cicatrici. Lasciai la scultura per andare a studiare architettura a Roma.
Che cosa sarà l'arte per me? Non che la possa interessare tanto, ma io lo so! Sarò incosciente? Ma che bello, che bello, che bello! Constatando quelli che oggi non so se si ritengano veramente coscienti... mi sento sempre meno incosciente...
Una volta incontrai per strada a Volterra, dove sono nato, Bruciafoco, che era un signore ricoverato ma sempre in uscita dall'ospedale psichiatrico, che girava per le strade di Volterra e senza inibizione alcuna rimproverava più o meno tutti, eccetto bambini e le ragazze. Avevo ventidue o più anni e quella volta mi vide, si avvicinò a me con fare amichevole e mi disse : te! con codesta faccia vedrai... e c’è posto anche per te! Io li per lì rimasi perplesso, era noto per le sfuriate che faceva e se anche venivano prese come barzellette facevano un certo effetto, ma questa volta con una brusca tenerezza che mi stupì...e mi fece riflettere... Scene vive per le vie di Volterra. Teatro della vita.
Ora anche lei mi da dell'incosciente... ma non avrà un po’ dell'anima di Bruciafoco? Che ora ci guarda, dal suo posto… lassù...

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Commento 7248 del 27/05/2009
relativo all'articolo Utilità e inutilità dell'arte
di Sandro Lazier


Arte sempre utile.

Bisogna stabilire che cosa si intenda per utilità. Non è così scontato dal momento che ci sono pubbliche vendite e pubbliche dimostrazioni e che anzi l’esercizio dell’attività culturale e visiva oggi si esprima e divulghi in così tante forme…
Si può ancora affermare che oggi l'arte è sempre utile a qualcuno e in tutti i sensi.
Per il resto bisogna imparare a capirla necessariamente. Ne ho viste e sentite di tutti i colori e anche in bianco e nero riferendomi ad esperienze, in questo settore, sino ad oggi e… osservo le nuove cose con divertente curioso interesse sapendo dove fermarmi.
C’è da credere che abbia dato più contributo, per esempio, Gianna Nannini, con il cantare “ i maschi innamorati confondono le curve di Mirò ” Di tanti saggi di storici e critici dell’arte oggi, per la comprensione del suo mondo fantastico e creativo…
Come Montanelli nella storia… facendo innervosire i parrucconi dei vari istituti di storia. Capire è la cosa più importante oggi. L’arte è utile in quanto ci insegna che c’è sempre un modo migliore per capire e far capire avendo rispetto degli altri, e mi riferisco agli uomini in senso lato, di ogni forma e colore, lingua o vissuto.
L’arte è utile quando segue un percorso serio, lineare, e non si rivolge alla sola elite. Quanto che mai oggi… tranne l’imbecillità che è utile solo a sprazzi e talvolta…nasce dalla esigenza di comunicare al mondo. Comunicare appunto e non necessariamente solo morte ed infelicità, sofferenza e vita e felicità e tutto il resto che sia parte del vissuto dell’uomo e del suo pensiero e della sua storia in rapporto a se stesso e al mondo. L’arte è questo e per questo è un fatto fondamentale di civiltà studiarla e farla studiare. Non solo migliorerà il mercato dell’arte ma anche l’uomo e tutta la sua società.
Appunto l’arte è utile più che mai oggi....

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Commento 7231 del 22/05/2009
relativo all'articolo La ricostruzione a L'Aquila non è roba da Archista
di Vito Corte


Elucubrazioni caro Giannino, elucubrazioni... solo elucubrazioni poco chiare e molto ombrose. Ombrose appunto perchè poco chiare...

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Commento 7228 del 21/05/2009
relativo all'articolo La ricostruzione a L'Aquila non è roba da Archista
di Vito Corte


Carò Zappalà, nessuno gli nega di credere alla politica dei premi e delle menzioni che gratificano soprattuto chi le dà o qualcuno o qualche cosa d'altro dietro... Ma lei è per quello che mi riguarda uno che crede ai premi e comunque e per fortuna libero di crederci e dischienarsi dove vuole... Che vuole il mondo è vario e la coda è lunga...
Ha mai visto lei dove girano i denari? Quanta spontaneità e creatività...
Ma che bellezza ! he! Zappalà ?

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Commento 7217 del 19/05/2009
relativo all'articolo La ricostruzione a L'Aquila non è roba da Archista
di Vito Corte


Io credo che bisogna darsi una calmata con questi architetti, andrebbero ridimensionati e invitati a vedere e capire meglio la società vivendo di più nelle loro confortevoli abitazioni e meditare... sono strapieni di lavoro e lo svolgono in modo che non è da ritenere accettabile nella società di oggi. Bisogna ridare fiducia alle forze interne e alle generazioni locali. Bisogna finirla di favorire i grossi che sono solo grossi e non hanno nulla da darci in più di quello che potremmo avere rilanciando un professionismo diffuso serio e coerente con il territorio. Globalità per chi non ha identità ma non per chi, come noi, in italia, l'identità è un pregio di cui andare orgogliosi, a cui è necessario ispirarsi e sviluppare ricerca. Occorre pensiero e ricerca vera e solo con il professionismo libero è oggi possibile rilanciare la ricerca.
Non sono in sintonia con la faciloneria morbida e possibilista... che ricerca il capolavoro del genio preconfezionato dalla TV O DA CAMPAGNE DI PESSIMO GIORNALISMO PRECONFEZIONATO come una sorta di CATARTICA medicina terapeutica DEL GUSTO formato nello sperimentalismo acido di tecnologia e astrusità di superficie... non credo alla strategia spottistica delle archistar che taluni baggiani identificano come una sorta di sperimentalismo liberatorio mentre invece... mentre invece è asservimento vero e distaccato alla tecnologia per la tecnologia. Asservimento a mentalità immobiliaristica e economica che specula sulla crisi della città.Che non si interessa dei bisogni umani ma che ricerca clamore con artificio patinato e folcloristico. Inutile dirti che la tecnologia di questa gente è funzionale ad una certa sperimentazione virtuosa e citazionista che fa la ribalta di un mondo superficiale e pericoloso per il cittadino e per la nostra cultura umana.
I consulenti archistar non servono per fare spettacolo dove l’esigenza è reale e contingente, ma per fare spettacolo montato ad arte, funzionale alle campagne elettorali sulla povera gente. Mi riferisco alla gente che essendo in crisi di senso critico , anche a causa del trauma del terremoto, può credere si possono risolvere i problemi con la bacchetta ed il cilindro nello spettacolo in città, e poi lasciando alla vita di rivelare un’immancabile squallido senso del futuro.
.

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Commento 7212 del 19/05/2009
relativo all'articolo La ricostruzione a L'Aquila non è roba da Archista
di Vito Corte


Caro Giannino io non ho nessun dubbio che una pianificazione sia necessaria all' Aquila soprattutto per non addizionare volumetrie a caso. La tua riflessione in sè io non la contesto. Sono indignato che il sindaco di Aquila pensi in questa fase ad un architetto specifico... E di quel tipo...Perchè? qualcuno mi spieghi il motivo della scelta... E' arrivato un Angelo notturno o diurno? Se qualcuno non lo vuole spiegare a me... poco conto... lo spieghi a tutti! forse è anche meglio. Come riflessione mi pare allucinante e di poca levatura culturale e sociale... e mi fa
molto temere sul futuro dell'Aquila. Pensare a fuksas per le scelte urbanistiche mi pare allucinante (stavo per scrivere alluvionante ma ci poteva stare). Se proprio gli vuoi far fare qualche cosa dagli da fare
un albergo o una pista da ballo turco cipriota oppure qualche ninnolo volatile in qualche piazza nuova... ma che per favore che non siano nuvole... che se ne può più e poi non le sa fare... quelle belle son tutte lassù...
Io credo che occorra scrivere poco ma bene e chiaro a costo di essere stringati e specialmente su questo mezzo interessante ma con proprie specifiche condizioni. Direi che lo strumento offre un ottimo esercizio per arginare e contenere la retorica vuota e elugubrante che magari molti architetti ,e non solo, abusano, e in altre realtà ci vanno a nozze. Ma sono mie idee e rispetto pertanto le altre...

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Commento 7211 del 18/05/2009
relativo all'articolo La ricostruzione a L'Aquila non è roba da Archista
di Vito Corte


Forse dovevo spendere più parole ma se si seguiva la logica dei com
menti si capiva bene. La chiarezza del sindaco di cui non ho fatto il nome era proprio quella del sindaco dell'Aquila per la scelta di un architetto che con l'Aquila non entra un fico secco! non il Corte sia ben chiaro e di cui condivido lo scritto. Chiarezza poi si fa per dire! Per dire ironicamente il massimo della confusione e anche di più e oggi molto diffusa. Direi una chiarezza allucinante nella sua miopia e limitatezza, disarmante ! e mi auguro che ci ripensi o lo facciano ripensare... Si vede che la notizia mi ha così scioccato che mi son mangiato le parole... ora spero di essermi spiegato.

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Commento 7205 del 18/05/2009
relativo all'articolo La ricostruzione a L'Aquila non è roba da Archista
di Vito Corte


Si dovrebbero risparmiare elugubrazioni pseudointellettualoidi di fronte alla chiarezza del sindaco dell'Aquila. Ancora una volta un sindaco che ha capito tutto, speriamo che chi ha fatto promesse abbia il coraggio di mantenerne almeno un pò. Fate ricostruire ad architetti locali, fate con
corsi seri semmai... ma tenete fuori per cortesia pseudo cervelloni spot
tizzati... fate della vostra terra orgoglio per ricostruire e ridare dignità ai suoi abitanti e non altari pubblicitari di sacrificio per la vostra vanità.
Abbiate fiducia nei vostri concittadini e dategli la voglia di rifare con le loro mani.

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Commento 7201 del 16/05/2009
relativo all'articolo La ricostruzione a L'Aquila non è roba da Archista
di Vito Corte


Sarebbe un'altro terremoto, una solida presa per i fondelli... Ma questa volta senza morti veri... almeno questo!
Il berlusca durante una delle sue discese abruzzesi non aveva proclamato che avrebbe dato lavoro agli abruzzesi?
E' possibile che sotto casco qualche idea gli sia uscita un pò bollita?
Speriamo di no! E mi auguro di no!

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Commento 7181 del 04/05/2009
relativo all'articolo Piano C.A.S.E. : Complessi Antisismici Sostenibili
di Massimo Pica Ciamarra


Residenza, poi campus o viceversa…
Condivido, questa volta, il breve e incisivo articolo sui campus di M.P.C.
Quello che è da temere in modo preoccupante, è proprio che questa tempestiva volontà di precipitarsi nel campo dei nostri aquilani a promettere, si trasformi nella realizzazione di nuovi villaggi a doppio uso, con scartamento ridotto della vivibilità. Se da una parte è buona cosa dimostrare vicinanza e interessamento con le parole, poi occorre applicarsi costantemente affinchè questo interessamento sia corris
posto e tradotto sinceramente nei termini più giusti e appropriati che sia possibile, in modo che il trauma possa essere storicizzato, ma non eternizzato sul territorio e nella coscienza delle persone che lo hanno vissuto.
Infatti, la necessità ora non è solo del bene strumentale della casa com’ era nel primo momento della paura, ma è ora una formula di civiltà da concretizzare. Non nego che si possano realizzare ed escogitare doppie funzioni, ma nella valutazione accorta dei contenuti progettuali e urbanistici, in modo da non ritrovarci sacche di edifici, frutto di una tecnica sapiente quanto diseducativa e frustrante qualità edificata.
In altre parole, occorre formare dei luoghi di vita capaci di generare identità e assimilarsi nel territorio, senza creare fratture è dispersioni sociali e culturali come le rigidità annunciate nell’articolo di M.P.C. , con le progettazioni annunciate e impostate su rigide formule economico-funzionali. Nella creazione di queste nuove strutture occorre riferirsi alla dimensione della organizzazioni di luoghi capaci di generare vita comune, come è nella socialità identitaria e culturale degli abruzzesi. Quindi non aride formule, destinate a perpetrare frustrazione post terremoto e tracce somatiche e traumatizzanti sul territorio.
Non quattro mura allineate e coperte con aree razionali e anonime per ricoverare abitanti …ma soprattutto luoghi umani in grado di continuare il senso di identità sociale e culturale nel rapporto che la città storica ha dato come patrimonio civile agli abitanti dell'Aquila.
Lo sforzo non è quindi solo quello di progettare o inventare schemi sulle quantità da distribuire sul territorio… ma fondamentalmente creare, avendo presenti le qualità da rigenerare, la carica e lo spirito sociale e comunitario con una urbatettura di qualità che motivi gli abitanti a continuare a vivere in questa parte affascinante della terra di Abruzzo.


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Commento 7175 del 28/04/2009
relativo all'articolo 'Ed io che sono Carletto l'ho fatta nel letto...'
di la Redazione


Nessun fiume ha un alveo e una corrente determinata... ma di solito una infinità di storie e di accidenti, di anime e di tante altre cose... semmai il fiume fosse il riferimento... ci potremmo riconoscere tanti caratteri e tratti...tante e differenti omogeineità... Perfino la sua stessa esistenza è in funzione di...

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Commento 7172 del 28/04/2009
relativo all'articolo 'Ed io che sono Carletto l'ho fatta nel letto...'
di la Redazione


Non si può essere contrari al tempo che viviamo ma critici è un dovere esserlo, almeno per chi voglia esser controtendenza a ciò che ridicolizza il bisogno di chi vive appunto il tempo che viviamo e abbia coscienza del tempo che vivremo compreso quello dei figli. Sembra che non ci si esprima mai abbastanza. Internet è un mezzo che consente il dialogo ma rivela le sue lacune, come ogni altra cosa che crei spazi diversi dal naturale del resto... Io per esempio son contrario alla falsa modernità, ma solo quella che sfrutta la voglia di diverso che vedo nella massa... é un pò come la pasticca inutile, quella che ti illude... prescritta dal medi
co furbo o molto esperto. In architettura oggi è così e per capire occorre una solida infanzia vissuta a contatto dei materiali e delle cose vere, de
gli affetti e della prima amicizia che poi ti porti dietro. Per me è così. Occore anche una grande aderenza alla semplicità profonda della vita e questa considerazione che mi viene dall'interno e sempre con grande affetto, la faceva mio padre, nato e morto a Volterra con grande coerenza e continuità organica a quella terra antica dove ha lavorato sempre la pietra degli etruschi e bevuto quel vino che sapeva scegliere e... non le brodaglie... Non posso neanche pensare che fosse morto vecchio, al contrario morì giovane nelle idee e con pensieri profondi che mi rimugi
no ancora nella testa senza risposta... avendo appunto vissuto fino a ot
tantadue anni e passa la vita.
E cosi sarà, sono portato a pensare, che l'architettura fatta con "amore" o la voglia di risolvere... per non dire parola "amore" impegnativa e rite
nuta a torto, oggi, da molti, un po melensa... Oggi occorre far ciccia si sente in giro da più parti da chi comanda e dai più triviali, mentre altri usano altri segni e linguaggi. Distinguere la modernità dalle "fetecchie" dirrebbe totò. Dall'eccesso di narcisimo acritico e arrogante dico io... Che striscia nel tempo che si vive ma che forma, inizia a formare, i propri anticorpi critici, come una sorta di risveglio, come capita, non sempre purtroppo, nelle cosiddette migliori famiglie... Noto con piacere che si parla della Chiesa? di San Giacomo, l'interrogativo mi è scivolato e qualche cosa mi impedisce di toglierlo... Sembra fatta per togliere la fede o insinuare dei dubbi atroci a chi la frequenterà... Ma solo perchè vi è una sostanziale elugubrazione intellettualoide campata in aria, sospesa, come quella scatola inscatolata evoca. Ma è la massa di cemento esibito che sciocca per la mancanza di mediazione sensibile e non solo per l'interruzzione traumatica con l'umiltà di una tipologia che ricorda la casa, una grande o piccola celebrante casa... che è dura da reiventare... Allora si vola, ma senza l'ali dove voli? Ti ritorna tutto indietro purtroppo. Falsa modernita? Nuovo medioevo cementizio? L'angolo retto
al posto dell'ogiva e via le vetrate meglio i cannocchiali corridoio?
Retorica di retorica? La tipologia delle chiese è nella storia, quella di una casa preparata per la celebrazione della vita e per ringraziare della vita... la dico a soldoni... anche per chi è scettico... é comunque un segno di bellezza e anche di accoglienza interiore nella città...
Comunque non è solo Fuksas ha non averlo voluto capire... Già da tempo questo argomento delle nuove chiese preoccupa... forse non lo ha proprio compreso e quel che è peggio, con lui, anche altri è da imma
ginare... purtroppo! Mi sa che dovrete verniciarla di bianco come ha fatto Meyer e, questa volta, con l'aggiunta di fiorellini e alberelli rosa !

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Commento 7167 del 26/04/2009
relativo all'articolo Un'idea per la Ricostruzione: proposte per l'emerg
di La Redazione


Interessante la partecipazione di Cucinella come membro giudicante della giuria, avrà preferenze per una sorta di razione Kappa della residenza...
Il concorso di Exarch ( il contrario di "in") è davvero calzante con il tema del terremoto di Abruzzo e se non vado errato ripete una vecchia idea di venti o trenta anno or sono? Ma poi resa di grande attualità e tempestiva... Le baracche d'autore son sempre baracche d'autore se poi le facciamo disegnare da qualche superstar ci si vivrà bene dentro...
Una volta L'(in)arch aveva intelocutori perchè aveva una certa passione... e quindi anche una certa attenibilità... ora i tempi son cambiati e... non bisogna demordere...

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Commento 7165 del 25/04/2009
relativo all'articolo 'Ed io che sono Carletto l'ho fatta nel letto...'
di la Redazione


Risponderei così…
Sul concetto di continuità credo che non ci sia sofisma in quello che sostengo. Se mi si dice che occorre dimostrarlo anche con le opere, allora capisco di più e questo sino ad oggi, è parte di che ho vissuto nelle mie esperienze. Naturalmente non ho la natura del sofista. Sono nato in una città in cui continuità ed integrazione sono organicamente realizzate. Questa concezione organica è rapportabile anche all’architettura di oggi, che non ha necessità di una particolare autonomia e non c’è bisogno neanche di tante elucubrazioni… prendo a esempio Michelucci e non solo.
Questa riflessione nasce dalla consapevolezza grave della realtà in cui si addiziona volume nella città, che vedo crescere in modo disorganico e irrazionale. Peggio, aggravando l’esistente in una forma che sento destinata ad accumulare invivibilità e non tensione creativa o altro… e a cui sono contrario. Non vedo nel progetto rispetto per chi la vive, ma un certo cinismo nel lavoro di gran parte degli architetti attivi. Sarà una impressione? Ognuno pensa a lasciare il suo segno, ma quale segno? Il sentirsi protagonista è vissuto male, riscontro un senso di superiorità derivata da arrogante convinzione. Non mi convince! Naturalmente non sono solo gli architetti i responsabili, la crisi è dentro la città e nei suoi operatori. In quale altro modo sarebbe possibile spiegare il cinismo con cui la periferia viene lasciata a sé? A produrre esseri umani svantaggiati in volumi assurdi… e il centro che esagera nella sua deformante visione mercantile. Manca il controllo della cultura architettonica e la società, con la sua visione morale e politica è complice.
Per me, continuità e integrazione sono valori semplici e chiari nella loro complessi
tà, ma ogni volta mi rendo conto che è viscoso parlarne.
Si deve imparare dalla storia per non calpestarla o violentarla e non esserne schiavi. Per andare avanti davvero si devono affrontare le realtà…E’ difficile, e me ne accorgo bene, ma non ci sono fughe artistiche per un architetto vero… Un albero cresce e diventa quello che diventa (una magnifica manifestazione di vita) con l’intera storia dei suoi traumi, le sue cicatrici, che son segno di dolore vissuto e assimilato e di mutilazioni che sono la sua sapienza e la sua bellezza, il suo fascino… e per cui mi incanto e mi compiaccio della sua esistenza e per la sua funzione che mi è necessaria. Tutto ciò avviene nella organica continuità del suo principio interno, che è poi quello di crescere e di esistere, di respirare, andare sempre verso la sua natura ... Per me è un grande esempio di continuità e di armonia con gli altri, e le sue vicissitudini naturali diventano la sua storia, nulla si rifiuta ogni cosa si affronta… La legge che c'è dentro di lui è organica, così i traumi sono linfa naturale e funzionali alla sua crescita.
Quando vedo per esempio una periferia come Ponte Lambro, vedo che l'insediamento umano non è organico, non ha connesioni nè spazialità aperte e organizzate che ne connettano il tessuto. Persino la chiesa e la parrocchia è una sorta di bunker progettato in modo orribile. E’ una realtà lasciata crescere senza una legge interna, come tanti episodi interrotti, senza relazione tra edificio e spazio e edificio. Traumi e valori critici non vengono assorbiti… Tutto resta desolato e interrotto e così l'uomo che quello spazio vive.
Passare dal progetto alla realtà tecnica vuol dire per me riorganizzare quegli spazi, dopo avere capito che cosa manca, per avere l’autosufficienza vitale e necessaria a potersi sentire e riconoscere in quella qualità, per guardarsi in faccia e sentire la voglia di comunicare, scambiare parole... passare dal segno sulla carta al valore preso e compreso della realtà, magari seguendo un tracciato di riflessioni che si integrano e si perfezionano, osservando e studiando. Questo io lo faccio nel mio mestiere e, quando vedo i segni che si concretizzano, procurano la gioia di chi quello spazio vive o torna a vivere… mi sento pienamente realizzato dal mio mestiere.
Cercare di formulare risposte che integrino, che valorizzino la spazialità in cui riconoscersi è armonia, si è cioè ristabilita una continuità tra uomo e ambiente con dei valori che integrano il dinamismo e la provvisorietà… in quel momento si è realiz
zata quella continuità tra tensione e spazio e vita... Tra uomo e spazio e ambiente ... e credo sia questo il mestiere dell'architetto...
In questo senso potrei citare alcune opere di Michelucci (e F. L.W. ma anche di molti altri ma non tutti organici…) che è nato e vissuto a pochi km da dove io sono nato. Opere che rivelano, nella loro ricerca… una forte essenza organica connessa alla spiritualità dell'uomo e dell'ambiente. Potrei citare Galvagni nella sua ricerca didat
tica per esempio…
Adesso non mi si dica che sono michelucciano per favore, perchè questo accadeva già molto prima di M. e di solito accade dove l'uomo vive

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Commento 7159 del 24/04/2009
relativo all'articolo 'Ed io che sono Carletto l'ho fatta nel letto...'
di la Redazione


Caro Giannino, l'umore è una cosa bella e spero che mi ritorni presto!

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Commento 7154 del 24/04/2009
relativo all'articolo 'Ed io che sono Carletto l'ho fatta nel letto...'
di la Redazione


Il ritorno al passato è un errore grave come quello di un "nuovo" narcisista... fine a se stesso... ma è così difficile coprendere che cosa sia la continuità? Andare avanti in coerenza? Mi domando come si faccia a non capire che la frenesia del nuovo è contro l'intelligenza della vita? I problemi nuovi sono coerenti con il crescere e le risposte devono essere coerenti e se possibile anche di più. L'idea di rompere con il passato è una sorta di complesso di inferiorità non maturato... crea sempre difficoltà... Nessuno demonizza, e specialmente io, ma di fronte a tante elaborazioni sotto i nostri occhi, si capisce che la vanità sia una sorta di tarlo presentuoso che trova nella pseudo comunicazione una sorta di terreno di cultura... per diventare una specie di virus...
Oggi sentirsi terrone è una sorta di non senso... anzi perfino un po snob... Ma uno si sente come desidera in fondo...caro Giannino.
Si potrebbe parlare di falso nuovo... Di perfido saccheggio della storia ecc... cioè di ciò che non risponde ai problemi della città ma che illude sull'operazione e dato che il tempo è denaro e coincide con gli interessi temporali di alcuni (che aumentano), è sempre un affare di fronte all'ingenuità collettiva. Poi tutte queste cose realizzate o in via direalizzazione, dopo grosse erogazioni di denaro... imprese sempre associate a nomi di architetti pubblicizzati... rimangono a frustrare la vita dei cittadini a riempire le pagine di strombazzanti riviste e giornali... e a rendere, in definitiva, ingestibile la città. Ma la paura che centra? Si tratta di coscienza dopo aver visto e capito...
Spuntano adesso delle pubblicazioni che cominciano a fare una certa chiarezza e una è di J0hn Silver: le architetture dell'assurdo. La condivido solo in parte, per me il fenomeno è per certi aspetti anche più grave.

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24/4/2009 - Sandro Lazier risponde

Marucci dice: "ma è così difficile coprendere che cosa sia la continuità?"
Tutti sanno cos'è la continuità. Ma questa non appartiene alla storia dell'uomo e non serve alla sua vita, né a quella biologica né a quella sociale. La discontinuità, il rinnovamento continuo, l'incertezza, questi sì sono gli argomenti della nostra storia. Un continuo e costante conflitto tra regola e tradimento. Senza questa tensione non avviene nulla. Senza questa tensione non c'è adattamento, evoluzione e quindi non c'è sopravvivenza. La vita ha bisogno di calore e il calore è solo disordine, discontinuità. Il nuovo a tutti i costi, anche forzando il linguaggio? In queste condizioni (fisiche, oggettive) assolutamente sì! Serve alla sopravvivenza. La continuità è la fine, peggio del ritorno al passato.

Commento 7156 del 24/04/2009
relativo all'articolo 'Ed io che sono Carletto l'ho fatta nel letto...'
di la Redazione


Intesa come dice Lazier la continuità è come giocare con le parole e poi con la vita. Io semplicemente la intendo come continuità a vivere, mettendo a frutto l'opera migliore dell'uomo, affinchè la vita possa esprimersi in un consorzio umano dove i problemi è giusto che ci siano, ma quelli veri... quelli che ti porta a vivere... I problemi o la crisi sono impliciti nella continuità, ma siamo noi che dobbiamo capirlo... Considerarla come noia o come la morte... mi sembra molto personale e in questo caso non rientra nella mia idea di vita e di ricerca. A ciascuno il suo...
Se La città si rende sempre più invivibile, si creano condizioni di morte e di degrado della cultura... Credo che bisognerebbe non continuare a coltivare l'errore, perchè l'errore è il culto dell'errore... La vita non è solo questo, ma è l'aspirazione al bene comune, appunto aspirazione...
Nella mia vita per esempio, i maggiori e più gravi problemi sono derivati dalla mediocrità e dalla cattiveria e giuro che la continuità per me è cre
scita che non esclude per nulla i problemi, ma sostengo che bisogna impedire almeno (sic! )a quelli più stupidi e inutili e evitabili... di renderci questa meravigliosa avventura almeno più umana...
La continuità, ho sempre sostenuto questo, è un flusso che non esclude anzi ammette la crisi e la ricerca per la sua soluzione...

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24/4/2009 - Sandro Lazier risponde

Marrucci parla di problemi veri che l’architettura dovrebbe risolvere ma sottovaluta il fatto che il suo problema principale, dell’architettura intendo, è quello linguistico, rigorosamente teorico.
Il resto è in mano alla tecnica, che è padrona assoluta della storia e nessuno ne discute le capacità. Finalità e mezzi forse, ma non la dote di darsi traguardi precisi e raggiungerli con precisione.
Ciò che danna gli architetti non è quasi mai “cosa dire” ma “come dirlo”. Poi le cose possono anche complicarsi compenetrandosi, ma il problema principale rimane sempre quello di dover riempire con dei segni un foglio bianco.

Sul concetto di continuità bisogna evitare i sofismi.
Continuare, persistere nell’incoerenza non porta alla coerenza. Se si è incoerenti per tutta la vita non si può, per questo, chiamarsi coerenti. E viceversa.

Così come, rivolgendomi a Pacciani, la pretesa continuità e coerenza della tradizione storico-architettonica persiste nella sua coerenza anche quando questa si dice incoerente rispetto a chi, ad essa, si oppone. È una semplice questioni di segni: due negazioni confermano.

Commento 7157 del 24/04/2009
relativo all'articolo 'Ed io che sono Carletto l'ho fatta nel letto...'
di la Redazione


Caro Pacciani, solo per essere chiaro...
Rinascita della tradizione come segno di continuità? Ma allora bisogna leggere con attenzione, per cortesia, almeno il possibile! Nessuna rinascita della tradizione ! continuità vuol dire andare avanti, ci siano o non ci siano i problemi o le crisi e se ci sono si lavora per superarli con aderenza al senso della realtà... al senso della storia con logica attitu
dine o consenquenzialità e che non vuol dire smettere la tensione o addormentarsi ! Semmai è il contrario! Nella logica della vita vi è dina
mismo e creatività come il suo contrario e come il peggio, si tratta di arginare il peggio, il non creativo o almeno di capirlo! Non ho detto che continuità significhi dormire il sonno della beatitudine e per capirlo basterebbe leggere i miei commenti o i miei articoli... Ma forse va bene anche scrivere come sulla spiaggia? Pazienza si riscrive.
Per me, spero di essere riuscito a spiegarmi... continuità vuol dire tens
ione morale e sacrificio e lotta all'imbecillità simulata e naturale.

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Commento 7150 del 23/04/2009
relativo all'articolo 'Ed io che sono Carletto l'ho fatta nel letto...'
di la Redazione


Si lo capisco, ma da questo mezzo che è interessante per la vivacità che permette, poi rischia di diventare pesante anche per chi legge... E bisogna pensare,almeno io penso, posso anche sbagliarmi è chiaro, che se si riesce a dare stimoli e ad ottenere stimoli... è già interessante. E a dire il vero è stimolante il mezzo. Più che terrone sei passionale, ma questo è un pregio. La passione è oggi rara e va stimolata negli altri semmai.
Leggere la città è quello che hai fatto quando scrivevi di Roma. E si va avanti a prendere coscienza di come è formata la città, perchè solo osservandola con gli occhi di un uomo, si capisce dove consente la vita e dove la soffoca... dove si sviluppa aggregazione e perchè, dove si vive bene anche se gli edifici non sono il massimo... In altre parole non avere la sindrome del capolavoro che ti spinge sulla strada abbagliata, falsamente intellettuale. Capire le cose semplici ci aiuta a capire le cose meno semplici e a riconoscere dove si sbaglia e dove altri sbagliano... Io ci provo sempre e mi piace, devo ammetterlo.
Uno volta mi sono trovato ad assistere alla presentazione da parte di R. Piano a Ponte Lambro( periferia di Milano), di un progetto residenziale commisionatogli se ben ricordo dall'Europa. Mi sono infiltrato in quella sala dalla grande curiosità ben sorvegliata e ho ascoltato il mago magistrale mentre interrompeva, come se fossero dei registrati collaboratori... i suoi due giovani architetti... Dire che ne ho riportato una impressione fortemente deludente è poco perchè il progetto non nasceva a Ponte Lambro, ma nel suo studio... nonostante mandasse i suoi a giro per questa realtà... appariva come una sorta di scena di fronte al sindaco e alla sua giunta lì radunata a ricevere il dono e in una sorta di gran segreto...
Il progetto era formato da due volumi rettangolari paralleli distesi, con gruppo di scala al centro che li raccordava... ero allibito per la sceneggiata.
Ricordo che Piano tirò fuori l’idea “dell’architetto condotto”… che sta in mezzo ai mutuati a recepire le difficoltà… chiacchere, parole senza passione, distaccate e formali…
Ponte Lambro ha bisogno di essere ricreato, ritrovato, riorganizzato in forma umana, sociale e nei volumi esistenti( come tanta periferia italiana) non ci voleva molto a capirlo, solo predisposizione a recepire e saper leggere il brano di città. Bisognava leggere la città, o il pezzo di città e capire cosa manca, per eliminare il disagio e farne un luogo dove vivere, dove poter stare accanto agli altri e perchè non funzionasse e per quale motivo produce degrado e smarrimento sociale... Niente di tutto questo...
Caro Giannino leggere la città vuol dire capirla umilmente e personalmente ...avere pazienza e non farla capire ad altri su commessa. Ricordo bene la lezione che ne ho tratto e che mi spaventò la leggerezza della risposta...
Se non sono riuscito a spiegarmi ora ci ritorno sopra...
Renzo Marrucci

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Commento 7146 del 22/04/2009
relativo all'articolo 'Ed io che sono Carletto l'ho fatta nel letto...'
di la Redazione



In un commento non è facile argomentare per varie condizioni e anche il tempo è sempre di profilo. Non ho creduto opportuno farlo ma lo farò con più calma, in un altro momento, che la questione non finisce con l'ultimo rigo purtroppo. Cioè dovevo argomentare la continuità organica di una città o di qualche città per essere anche io fuori dal luogo comune
e vero? Ma... caro Giannino io sostengo che si deve essere contro ten
denza al modo di fare in uso tra pessimo committente e superarchistar o mi sbaglio? ( finanziaria, o altro che gli assomigli..)E se questo è ora una sorta di sistema o modo di fare che viene imitato dai precursori della "tumulta" e del "si può fare ci sono le tecnologie" come se fosse una sfida in astratto dimenticandosi di tuto il resto come lo fa il Fuksas, il Piano, la Hadid e aiutetemi voi nella filastrocca noiosa di questa sorta di pseudoartisti dello spettro della multinazionalità architettonica... che ha dimenticato l'uomo o lo ripete nei concetti stereotipati che gli sono ormai noti... Io penso a chi fa il mestiere dell'architetto con amore e con grande difficoltà, che crede sia necessario progettare per la felicità dell'uomo sotto forma di cittadino abitante della città... o del paese o del territorio... Io penso a chi non conosce il luogo della sua progettazione e lo conosce dai filmati e dalle foto o per racconti vari... Io penso a chi ci và su quel luogo e cerca di capirne le peculiarità e le esigenze di chi ci vive e elabora con l'architettura che vi esiste risposte praticabili e coerenti con i materiali e la vita che vi scorre. Quando vedo organizzazioni umane mi fermo e ci rifletto e mi chiedo come funzioni e quale sia stata la magia che le fa funzionare e che l'architetto ha scoperto e cercato senza presumere di cambiare o considerare l'uomo come una marionetta da infilare nei pertugi di spazialità immaginata sulla carta e neanche spesso voluta.
Che cosa è la modernità se non una risposta concreta al presente nei problemi che palesa e che affliggono l'uomo? Poi verrà il capo d'opera ma certo non attraverso la sponsorizzazione di qualche acciaieria o altro...

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Commento 7142 del 22/04/2009
relativo all'articolo 'Ed io che sono Carletto l'ho fatta nel letto...'
di la Redazione


Il nuovo allora non tutela la città …
Ma questo dimostra che se non si sa leggere la città e non solo la città storica... si distrugge e basta o si altera rovinosamente il rapporto con la continuità funzionale e ambientale della città. Ma se questo è l'assunto che non si capiva... allora per me è accettabile. Gli slogam è assai pericoloso farli perchè fungono da pretesto... un formidabile pretesto alla committenza di oggi per interrompere lo sviluppo della città e farlo cadere in catalessi con i numerosi segni di architetti filo archi-super-travi-star... Con le loro architetture nuovissime che se ne fregano della città e del cittadino ma ci tengono molto alla loro narcisistica performace... Dire che "il nuovo tutela la città" senza spiegarlo non è, abbi pazienza, igienico, ma crea condizioni che aprono le porte alla "tumulta" equivoca della peudo architettaglia d'assalto che imperversa, in una disastrosa autostima, a danno non solo della città ma di tutti.
La continuità organica, pensata, rispetta la qualità urbana senza arroganza e non è solo il modo di evolvere la funzione della città nei suoi aspetti umani e sociali, ma consente un dialogo che si riversa nell'architettura e quindi nell'uomo, ne ascolta i bisogni e li interpreta con sensibilità che è speciale matrice del vero nuovo che si rapporta sempre a ciò che vive... e a ciò che ci consente di vivere nell'armonia... Questo tipo di “nuovo” è una tutela, o se vuoi ragiona con la città e non ne scarica i valori distorcendoli o disinnescandone il contenuto come oggi accade in ogni luogo… a dirla fuori dai denti. Se la commitenza è oggi deresponsabilizzata grazie alla politica e si disinteressa al contesto, nella sua massima parte, ne risente la città e la cultura della città, e in buona sostanza siamo noi tutti che ci perdiamo. Oggi così la nostra città cresce… Lasciamo perdere luoghi comuni caro Giannino… Non è una questione di veline…
renzo marrucci

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Commento 7139 del 22/04/2009
relativo all'articolo 'Ed io che sono Carletto l'ho fatta nel letto...'
di la Redazione


W il quasi Re!
Caro Giannino fai pure il disegnino perchè non si capisce bene quello che dici. Principi e Re, Imperatori o Consoli… oppure Contesse e materassi... Dicono quello che dicono, ma se affermi che “il nuovo tutela l' antico”, non solo devi fare il disegnino, ma lo devi anche spiegare bene! I casi in cui il cosiddetto nuovo (a piacere?), cioè alquanto "a-specificato", tuteli l'antico, a parole fa effetto e nei fatti... fa tragici danni spesso irreversibili. Si parla della maggioranza dei casi e ovviamente di ambiente urbano come di architettura e territorio…
Si va dalla borsa merci di Pistoia di un certo G. Michelucci, che aveva il pallino raro del nuovo accanto all’antico e nella natura e così… la capacità di andare avanti... contro l'insofferenza di capire l'architettura storica di quella parte di architetti che credono di essere la vetta del mondo e di imprimere il proprio…come dire: aristocratico, altezzoso, incriticabile segno? A tutela non solo dell’antico.
Se reclamava lo “scarpaio” o se preferisci lo “scudiero” del principe, cosa dici… gli avrebbero riso in faccia? Nessuno se lo sarebbe curato? Se invece contesta lui in persona allora gli rimproverano di usare il suo aristocratico piglio? Farlo per i canali non giusti e balle varie? Ammesso che possa avere, il Carlo, una certa antipatia per certi architetti "super-archi-travi-star", non è certo il solo che sente il peso di una sovraccaricante, manipolante cordata da sistema globale... che impongono e non presentano nè amano discutere e solo presenziare... e quale sarebbe il torto eventuale? l'aver manifestato senza peli sulla lingua il proprio pensiero? Altri lo avrebbero fatto in modo più ragionato e convenzionale... ma sempre critiche a denotare non una dichiarazione di continuità nella città, cioè una ricerca architettonica di materiali e qualità, ma uno strapotere convenzionale di segni archi-super-travi-star, che il Carlo non ha.... sebbene Principe e quasi Re, condiviso! Almeno qualche volta fa bene all’orecchio caro Giannino… in questa nuova epoca di fagocitato extramedioevo a pagamento che, direttamente, il quasi Re dica quello che pensa... e andrebbe bene si facesse di più e spesso in giro... Re o chiunque altro.
Non dimenticare che il Carlo, quasi Re, non è propriamente ”solo-quasi-Re” ma anche cittadino che dalle sue frequentazioni trae per il proprio giudizio critico. Lo scarparo, o lo scudiero, nonostante l’epoca pseudo-evoluta... non spessissimo si pronuncia e forse anche perchè non conoscono i canali giusti?
Renzo Marrucci

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Commento 7125 del 19/04/2009
relativo all'articolo Berlusconi e il Piano Casa per chi ce l'ha già
di Teresa Cannarozzo


Teresa Cannarozzo comincia diventarmi simpatica... ci va giù duro con il piano casa. Lei cosa farebbe? Il piano casa per chi non ce l'ha? Lo dica chiaro e semmai ci dica anche come lo farà o lo vorrebbe fare...visto che và giù di penna che è proprio un piacere... Il mestiere dell'urbanista ripiglia quota rispolverando vecchi concetti nonostante gli scempi perpetrati nelle città italiane ed il fallimento dell'urbanistica italiana... tutto sommato, è meglio far finta di nulla... Questo è il tempo giusto.
Berlusconi vuol fare l'Aquila 1 e poi l'Aquila 2 e via di seguito con 3 e 4... e va a portare la lieta novella nelle tendopoli come fosse il Messia che viene dopo il recente terremoto in terra d'Abruzzo. Come se poi gli esempi berlusconiani di edificazioni immobiliari a Milano abbiano portato qualità urbana... Solo alcune qualità private... Nessuno entra dentro al problema per cautela oppure per timore reverenziale? Ci sorprende è vero ma bisogna ammettere che ha portar speranza si è sempre a tempo... ma sarebbe bene andarci piano con tutti gli interessi che una realtà come la ricostruzione della città dell'Aquila smuove e sveglia tra centro storico e il resto della città...e non si sa dove e come finirà. Cautela e serietà sarebbe opportuno e rimandare gli spot alla fase dei fatti e non delle parole... ma non per far i saggi o altro... solo perchè in Italia quando si è voluto fare presto non è stato peggio o mi sbaglio?
L'Aquila deve essere ricostruita come era prima del terremoto, ne più ne meno applicando la sicurezza che deve essere applicata in quei territori a rischio sismico...è molto chiaro e semplice... senza andar a sollevare
gli aspetti pubblicitari di una ricostruzione secondo principi da mercato immobiliare, che non sono propriamente opportuni nel caso della città abruzzese piena di storia e senza grandi aspettative di incremento abitativo.
Tutto ciò per non rischiare di farci rimanere male chi ha già sofferto e infliggere anche l'umiliazione di una campagna pubblicitaria del tutto inutile.
Questo si dice perchè i meccanismi della macchina statale o regionale non sono certo nelle condizioni di dare la massima garanzia possibile viste le esperienze pregresse e quelle ancora in atto. Per cui la misura è cautela serietà e coerenza... almeno dove è possibile... e aver memoria... attitudine poco italiana mi dicono...

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Commento 7114 del 18/04/2009
relativo all'articolo Gibellina: vergogniamoci, tutti.
di Paolo G.L. Ferrara


Personalmente trovo commovente il Signor Messina. Agli altri dico che la Sicilia è una bella terra e andrebbe visitata di più magari passando da Gibellina e augurandole tutto il bene possibile...

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Commento 7102 del 15/04/2009
relativo all'articolo Gibellina: vergogniamoci, tutti.
di Paolo G.L. Ferrara


Sono nato in una città storica che ha in comune con l'Aquila una forte identità storica e paesaggistica e naturalistica e se clicca un pò ci arriva da solo. Per la polisapienza metropolitana che mi attribuisce le dirò che godo volentieri con due fette di pane e mortadella, una bella birra e... magari "io" un bel bicchiere di vino rosso... specialmente se mi trovo nell'ambiente giusto altrimenti potrebbero anche andarmi di traverso...
E' proprio partendo dal piccolo centro che si capisce fino in fondo l'importanza dell'identità e qui non è un problema di sapienza, mi perdoni... ma ben di altro... e mi dispiace che non lo capisca e tuttavia sono convinto che anche lei lo può capire... se ci si impegna... naturalmente!
E facendo le esperienze giuste.... sia detto con il massimo della gentilezza, caro signor T.V.

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Commento 7098 del 15/04/2009
relativo all'articolo Gibellina: vergogniamoci, tutti.
di Paolo G.L. Ferrara


Si rivolga a chi crede Gentile Tino V. ma, quale che sia l'architetto, si dovrà agire nell'ambito di norme e programmi e criteri urbanistici che dovranno essere studiati e quindi applicati per riformare identità... E se saranno seri qualche cosa di interessante ne verrà per tutti ! Anche da criticare e valutare, come è giusto che sia, per fare una passo avanti e non kilometri indietro... La sua gentile Finocchiaro forse la prende un po troppo alla lontana ma si può capire... L'importante è che ci si avvicini a capire che i problemi di identità sono alla base di ogni realtà sociale ed urbana e spezzarne la qualità-organica di cui Lei (mi perdoni) profila una visione un pò paesana e superficiale (come fà del resto anche il politico Finocchiaro da ciò che lei riporta) e senza considerazione del fatto che soprattutto i terremoti, purtroppo, nel loro potere stravolgente, se cambiano le persone... rinforzano la voglia di ritornare a riconoscersi in un contesto culturale e urbano... di cui l'appartenenza è formata dal carattere organico delle relazioni... da una forza di continuità visiva e funzionale somatizzata e più o meno come capita in una comunità o famiglia... sguardi truci o d'amore che siano!

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Commento 7095 del 15/04/2009
relativo all'articolo Gibellina: vergogniamoci, tutti.
di Paolo G.L. Ferrara


Gibellina è l'esempio squallido di come non si deve fare... Ma può esserci anche di peggio a ben vedere... Ci sono sperimentazioni senza vincolo della storia, teoriche e allucinanti e... realizzazioni pratiche tutte da capire... Essendo Aquila in Italia dove il rapporto con la storia è ormai realtà universale... Cioè che riguarda il mondo! Abbiamo il dovere di recuperare L'Aquila secondo il suo cuore urbano e la sua anima proprio per continuarne la memoria semmai senza trascurare certe nuove intelligenti possibilità che si sposano nella realtà pratica della memoria. L'identità può essere salvata ricostruendo la storia senza pensare al "falso" che è concetto ampiamente superato dall'importanza di una volontà umana e identitaria della consapevolezza della coscienza del ruolo, anche storico, esercitato tra gli abitanti e la cultura di quella regione e via dicendo... Il Presidente del consiglio dice la sua ma poi gli fanno capire e si adegua... non è il caso di storcere troppo il naso e la sua voglia di fare può essere molto utile... La città storica va rimessa in condizioni di essere se stessa... la memoria è importante e la ricostruzione è scienza oltre che cultura e il bravo Augè ha diritto di dire quello che pensa ma si va avanti per fortuna... e può anche, inoltre, pensarsi di impostare la crescita meglio di come previsto e con regole e strumenti urbanistici più operanti e mirati. E speriamo che ciò accada... che non è assolutamente detto... Speriamo che gli interessi che posso
no accalcarsi su questa nobilissima città e cultura... non ne riducano in polvere l'identità abruzzese...

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Commento 7041 del 06/04/2009
relativo all'articolo Galvagni all'università di Genova
di Sandro Lazier


Il fiato a volte è pesante e conviene tenerlo dentro prima di ammorbare...
Calvani a Genova e perchè? Io me lo domando sapendo che la furbizia ha cento e mille code vive e forse anche troppo vive...
Su Calvani mi sono già espresso e non posso che continuare a dirne bene se ciò è utile. Si capisce! Ma non è con un incontro con lui che si lavano i panni al lavatoio. Questa maniera di fare per riguadagnarsi... mi turba e non può che turbare...
La politica possiede un coefficiente di veleno che può inquinare anche usando il bene per il male... Questo aspetto è feroce e io non posso evitarlo nelle mie riflessioni, non ce la faccio...
La ricerca di Calvani dovrebbe essere fatta metodo e metodo è anche l'umiltà con la quale si partecipano i propri studi e non basta ai ragazzi sentire una conferenza o una lezione pur interessante che sia... sarei stato contento che l'invito si fosse risolto in un ciclo di lezioni, in un corso o qualche cosa del genere per lasciare buona traccia nella crescita dei ragazzi. E ciò mi pare la cosa più importante!
Cioè riconoscere il metodo come condizione necessaria per arrivare alla qualità, ognuno secondo se stesso. In mezzo a questo can can dell'autostima che... diventa mostroridicolo dell'esaltazione di ogni cazzata... arrivando al fanatismo per le vie, appunto malsane, della aggressività ideologica e visiva più tronfia... vestirsi cioè di un credo fittizio... diventa come lavarsi alla marana e non alla sorgente ... che è praticamente ciò di cui hanno bisogno le nostre scuolette universitarie...
Sia detto senza offesa per nessuno naturalmente!
Renzo Marrucci
Qualcuno dirà che... è meglio di niente ? Ma se nel niente si conclude...
allora ?

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Commento 7038 del 05/04/2009
relativo all'articolo Rapporto da una periferia territoriale:
la Val

di Teresa Cannarozzo


L'articolo articolato della Cannarozzo poteva essere anche più lungo e articolato e senza dubbio continuare ad avere "formale" ragione... Poteva trattare anche delle ragioni per cui gli "asini" hanno volato e dove invece hanno pesantemente zoppicato... non soltanto raramente qualcuno si è alzato da terra... probabilmente si capisce che volare è l'unica possibilità o alternativa? Teresa cannarozzo probabilmente lo sà ma vola anche Lei, elegantemente, sulla realtà storica, urbanistica e territoriale siciliana.
Un cordiale saluto

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Commento 7000 del 30/03/2009
relativo all'articolo Berlusconi e il Piano Casa per chi ce l'ha già
di Teresa Cannarozzo


Inarch ecumenico... sembra una cattedrale... dice e non dice? Oppure dice? Sembra che dica? Exarch? Bisognerebbe fondare exarch...
Un caro saluto

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Commento 6987 del 27/03/2009
relativo all'articolo Muore il filosofo della decostruzione
di Sandro Lazier


Riflessioni a perdere
Morire a settantaquattro anni non è poi troppo male. Ci metterei la firma e parlo per me naturalmente! Viva chi va oltre e con la mia benedizione.
Caro Giannino sei forte! Però le categorie con cui dividi gli architetti bisognerà ritoccarle di almeno una cinquantina di posizioni... perchè tra corporei e concettuali non ci sono differenze o sono così minime... Si tratterà di perdere aria da punti diversi ma sempre aria perduta ci sarà... Aria con sonoro più o meno articolato ma pur sempre aria...e non c'è bisogno di fraintendersi è tutto così organico e naturale. Le archisuperstar o le stararchitet o gli architetti da seduta televisiva o da rotocalco spettacolar-popolare ( si può cambiare le parole che, come vedete, non calza un tipo quanto una moda) piacciono a chi ha da spendere il denaro degli altri e a colpire l'immaginazione di chi immaginazione non ha... e come dice J. Silber : un po di meno a chi spende il suo e a chi capisce e ci va con i piedi per terra... Quindi finchè il denaro pubblico foraggia, amici carissimi, c'è e ci sarà decostruzione o la dematerializzazione o la cementificazione o la mineralizzazione ecc... e la voglia di andare al kilometroalato (grattacieli)... vedete un pò come vi viene la parola. Quando si spendono i soldi con attenzione si bada al sodo, cioè si cerca quello che effettivamente ci vuole ed è necessario e questo non implica che il prodotto debba essere modesto o non essere un vero capo d'opera. I mezzi contati e la responsabilità sono ancora una realtà su cui si misuran le cose. Chi ha posizione farà sempre la festa, ci sarà ancora ma chi vivrà vedrà, come si suol dire... La ricerca è cosa seria e umana, sa pensare all'uomo e non alle cose che si vogliono fare per mutato senso della responsabilità o per il rincoglionimento di alcuni... Io considero l'artista sempre fondamentale alla nostra società e la sua libertà ci permette di viverne il senso... ma proprio per questo è utile e ha senso nella società... lo vogliono emarginare e svuoltarlo di senso? Ci stanno riuscendo benissimo! Trasferitelo sempre laddove l'uomo deve vivere e sviluppare la sua disponibilità organizzata alla vita e allora sarà cosa che non è. In questo mondo tutto ciò che passa nella realtà deve o dovrebbe essere criticamente mediato…
Renzo Marrucci

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Commento 6979 del 26/03/2009
relativo all'articolo Berlusconi e il Piano Casa per chi ce l'ha già
di Teresa Cannarozzo


Caro Pagliardini allora vuole farmelo dire ancora? Chi è che si candida a rigenerar bellezza? ( rilevare una sincera innoqua ironia per piacere) Attraverso il piano Berlusconi? Ma i cari architetti... nostrane superstar, a partire dagli ospiti di fratel Santoro, e via dicendo, cioè l'autore di nuvole romane all'Eur , oppure l'arzillo Gregotti della Bicocca o la signora Aulenti, autrice dell'infiocchettamento francesizzante di piazza Cadorna... Il "Piano" dei grattacieli intrinati e via di seguito... a crescere o decre
scere per l'imbigottimento di qualche amministratore che ripescherà archistar e substar...a piacere... Bellezza a diffusione con il piano Berlusconi? Il territorio italico non poteva rimanere bello a lungo, sarebbe stato innaturale... Sarà l'economia italiana a guadagnare? Ma naturalmente in funzione della persuasione o della più o meno sua
dente retorica che, illuminati critici galoppatori simpatizzanti di partito, sapranno far fiorire al momento della bisogna... Poi ci saranno altri o chi ti pare ( si fa per dire naturalmente), poichè saranno le regioni a poter disporre e a imporre da come vedo che va la faccenda... Ah! Eppoi geometri e non solo, ma come dice Lei Caro Pagliardini. L'importante è che la torta abbia il suo bilancino secondo le regole non scritte ma tenute bene a mente... tanto, che vuoi che sia?

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Commento 6971 del 25/03/2009
relativo all'articolo Berlusconi e il Piano Casa per chi ce l'ha già
di Teresa Cannarozzo


Riflessioni a perdere…
Chi potrà aggiungere una stanza alla sua casa? Quali gli edifici da abbattere per essere ricostruiti con un'aggiunta di cubatura? Io non lo nascondo, ma sono curioso di vedere con quali criteri si realizzeranno queste due semplici e prensili indicazioni.
Chi e come deciderà quali sono le volumetrie da abbattere? Non che non ci siano edifici terribili in giro, ma sarà divertente vedere come si deciderà nel merito. Si sa che basta creare il pernio.. ma poi il discorso chi lo ferma o chi lo controlla?
Salterà fuori che nella stragrande maggioranza delle città italiane si abbatteranno edifici terribili e se ne ricostruiranno di migliori? Almeno a parole le buone intenzioni contano? C'è già chi si candida a far sognare il bello che verrà... sarà una sagra della bellezza? E della compassione verso chi aspira ad una camera in più?
O tuttalpiù servirà a chiudere una terrazza o un terrazzino per farci l'angolo cottura? Sarà utile per ospitare la giovane moglie del figlio o viceversa, in attesa di una casa propria?
Ci sono gli ingredienti giusti per una soap-opera TV in cui buttarsi per far parte della partita... Le archistar nostrane affilano disponibili le armi nella liturgia della rico-decostruzione… Si fanno avanti e con loro gli altri... per avere, creare lavoro certamente! Nasceranno commissioni zeppe di professori professorali o di politici o tecnici galoppanti? Sarà l'ennesima spolpacciata ai danni del solito cittadino?
Sono solo semplici dubbi, questi che assalgono nei momenti scuri, nella percezione sconcertante della perdita di valori a cui si assiste e di cui non interessa nulla a nessuno? ..Il denaro fagocita la speranza della felicità rendendola un sogno inarrivabile, gonfiato dalle parole. Ma allo
ra? La speranza di sposare uno dei figli di Berlusconi? Che fine ha fat
to? Ma basterebbe anche una nipote di Prodi?...
renzo marrucci

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Commento 6967 del 24/03/2009
relativo all'articolo Muore il filosofo della decostruzione
di Sandro Lazier


Per quanto riguarda lo spazio di piazza del Campo a Siena, dico volentieri la mia opinione alla luce dell' integrazione architettura città e territorio.
Lazier, forse, semplifica un po' troppo. Lo spazio di piazza del campo vive della sua architettura per come è stata pensata e costruita e con il materiale che si vede nelle facciate, che poi facciate non sono ma oganici riferimenti alla città, che nello spazio della piazza si rappresenta.
Materiale e colore e scuri profondi come continum materico-spaziale e funzionale che si estende alla città. Consistente spazio temporalità scandita nel ritmo organico del territorio che produce spazio organico umano, in un felice rapporto integrato alla forma cavea del terreno, in cui la città si incontra con i suoi tre crinali, in un realtà rispettata, amata e assecondata dal genio locale. Esempio di continuità e di profondità umana che F.L.W. ammirando, riportò nella felicità del suo cuore di architetto.
Quale spazio è più caratterizzato di quello? Spazio urbatettonico in tuti i sensi. Da studiare e da capire alla luce della realtà odierna. Quando si vuole capire il tipo di perversione o sbandamento che stiamo attraversando è sufficiente andare a prendere un thè o un bicchiere di vino in quella realtà spaziale... in cui tutto è architettura... e gli edifici sono una sola cosa, un contrappunto di pieni e di vuoti come individuo spaziale che fondendosi, accarezza il cuore e l'anima di chi vuole farsi rigenerare.
Si può osservare ammirati come una cartolina, piazza del campo, e cercarne gli elementi che la connotano, uno per uno e allora si scopre cosa vuol dire integrazione spazio temporale e città territorio, e se si vuole si può anche non decifrare la cifra o il valore architettonico peculiare degli elementi che lo compongono, non cambia nulla. E' una risposta come altre, da studiare nella sua magia instancabile e eterna per capire anche, per esempio che cosa è un luogo umano e urbano e che cosa è l'architettura che non deve distinguersi, ma fondersi in un comune linguaggio che pare quello della modestia ma appare invece, per magia umana esplodente, un luogo della pienezza e della forza organica della spiritualità umana.

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Commento 6959 del 23/03/2009
relativo all'articolo Berlusconi e il Piano Casa per chi ce l'ha già
di Teresa Cannarozzo


Per la serietà di una legge…
Naturalmente con la necessità di far fronte al problema grave della recessione economica, si dovrebbe anche andare incontro alle necessità degli italiani che vivono le esistenti importanti problematicità urbane. Tutto ciò senza schienarsi alle necessità di "portar grasso" ai gruppi economici già molto attivi e agguerriti all'interno delle nostre città, con proposte e realizzazioni allucinogene e bollite. La cementificazione possibile non dovrebbe essere peggiore di quella già esistente... anche se garbatamente paventata da alcune archistar nostrane, più o meno superstar... o da fantomatici e criptici urbanisti della cazzuola… sempre aulicamente nostrana.
Peggio di come è... francamente è difficile supporre.
Se il progetto di legge viene incontro ai problemi della città e dei cittadini sarà un colpo di salute “evolutivo” alla nostra cultura edilizia e economica, altrimenti si rimane nel mosto a fermentare…con addebito di nuove decomposizioni realizzate.
Certo, non bisogna creare ulteriori escamotage o vizi di cui siamo già pieni nelle nostre amministrazioni e determinante sarà il loro comportamento discrezionale nell'applicazione della legge. In Italia c'è tanta architettura minore che non è meno importante di quella cosiddetta monumentale o maggiore vincolata per Decreto. Questa architettura minore, che non concerne solo i Centri Storici, dovrà essere opportunamente tutelata nella sua realtà e bisognerà definire le valutazioni specifiche, per non incorrere in una "lavatura" sciagurata che rischierebbe di essere consentita dalla leggerezza o dalla superficialità di un Decreto legge non particolarmente curato. In Italia si è molto bravi a far passare leggi firmate da qualcuno che lo consenta. Opportunamente normata questa possibilità e organizzate opportune fasce e tipologie di rispetto, sarà possibile avere un campo di azione interessante dove applicare norme per un effettivo rilancio economico del settore edile e anche di sperimentazione possibile. Sarà cioè possibile, quindi, esercitare un campo di azione critica serio e costante, responsabile, anzichè allargare generici proclami di suggestiva preoccupazione morale occorre essere attivi e propositivi nei contenuti.
Renzo Marrucci

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Commento 6958 del 23/03/2009
relativo all'articolo Berlusconi e il Piano Casa per chi ce l'ha già
di Teresa Cannarozzo


Se è un “piano casa” sarà interessante e aiuterà gli italiani…
Atrimenti perpetrerà l'andamento esistente con buona pace della coscienza italiana. Da questo stato di cose nessuno può tirarsi indietro, nessun pseudo moralismo è consentito a architetti ed urbanisti la cui opera si è aggiunta alla realtà odierna e soprattutto non ci si riscatta cavalcando fantomatici proclami di rischiosa cementazione. La cementazione in corso all'interno delle nostre città nessuno la vede e la osserva? Quali i criteri attraverso cui si presume di essere migliori e di salire in cattedra? Sarebbe bello poter leggere autocritiche sull'operato di architetti e super-architetti dalle grosse dimensioni dello studio… ma sarebbe come siglare la propria scomparsa vivente in questa cultura architettonica in cui la critica sta ormai scomparendo oppure viene messa in vendita al miglior offerente. Quale prova di moralismo attendere dalla cultura architettonica italiana?

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Commento 6941 del 21/03/2009
relativo all'articolo Muore il filosofo della decostruzione
di Sandro Lazier


Non è per nulla igenuo... anzi!

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Commento 6921 del 16/03/2009
relativo all'articolo Una proposta per la tutela del paesaggio in Sicili
di Leandro Janni


Proprio ieri sera Report ci allibisce con la maniera siciliana e le sue pillole di probità urbanistica non diverse dalle abitudini già osservate per esempio a Roma, con la giunta dei molto eloquenti due ultimi sindaci...(Alemanno pare un dilettante in oratoria speriamo sia professionale in altro). In Sicilia le coste sono importanti e non meno le città che vi si affacciano... Bisognerebbe cantare "bello e impossibile" di Gianna Nannini... oppure scriverne un'altra simile a quella della "camera a gas"
...sì perchè è meglio cantare come è nella migliore tradizione italiana per
esprimere un sogno o un desiderio irrealizzabile... Con buona pace di Soru ma anche nostra...

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Commento 6916 del 11/03/2009
relativo all'articolo Agilità e velocità
di Massimo Pica Ciamarra


Risposta a M.P.C.
Dalla realtà si prende lo spunto per svolgere riflessioni e considerazioni e fin quì a me pare normale. Cioè, si osserva come vanno le cose e se le cose che vengono realizzate, o che sono in previsione di essere realizzate, rispondono alle esigenze e a quali esigenze... Se poi questi programmi o leggi che siano sono esposte alla considerazione... allora cosa vuol dire? Che si vuole collaborazione? Oppure che cosa? Altrimenti si assiste ad un certo trionfo dell'imbecillità (che a me non pare normale) che ha forza di diffondersi tramite le televisioni o giornali in genere (eccettuati forse alcuni che si sforzano…) provoca un appiattimento tale che fa gioco all'interesse del momento, e a chi, ovviamente, è in grado di gestirlo e in definitiva di tramutarlo in soldoni e potere.
Se la critica oggi è appiattita al seguito delle correnti di potere è anche per merito della scuola che, anche lei, caro professor M.P.C. in qualche modo esprime, nei suoi due articoli, e per forma e contenuto.
Si scambia il contenuto con la forma e questo capita anche in architettura e non solo. Si ragiona al presente come se fosse infinito, mentre si evita di parlare dei problemi che attanagliano questa professione oggi e domani saranno ancor più gravi (sic!). Il futuro è lasciato alla tecnologia che guida il progetto e gli architetti
gli corrono dietro con affanno…sentono che così non và ma che vuoi fare… La scuola non ha più rapporti che con una realtà decaduta… filtrata e arroccata su quel poco prestigio che ancora gli resta.
Quando parlo di architetti non parlo di lei o delle archistar, ma degli architetti che
saranno e quelli che spendono ciò che rimane del loro povero narcisimo che gli tocca ancora per un mestiere in rapido declino... Che non riesce a trovare un ruolo e forse non lo vuole più per stanchezza e mancanza si senso collegiale. In questa società tutto marcia di fronte a interessi che non vedono e riconoscono ruoli che non siano istituzionali, la libera professione è in balia di questi in vario modo. La professione è un’ intermediazione povera e meschina e lo sta diventando sempre di più. Lei parla di rivoluzione? Ma dove? Le commissioni edilizie sono il filtro degli interessi politici e di quelli sociali assoggettati. Che cosa altro sono? Filtri della qualità e di quale ? Non vede come cresce la città…
Dove si finanzia comanda il cinismo che viene riflesso dalle Amministrazioni che invece dovrebbero... Se la gara è trovar le parole che presentino interessi in modo che non siano imposizioni… dove e come si svolge l'intelligenza oggi? L’arte retorica ritorna di moda, B. Zevi sosteneva che oltre ad essere rappresentanza di quello che non c’è, ma che si può immaginare come esercizio… Il nuovo barocco delle star si esprime con lo spettacolo e l’informazione sottilmente manipolata…Ma non ha vissuto tanto, purtroppo, da poterlo vedere e applicare bene…
Le commissioni edilizie... Gli assessori, ci dica cosa sono le commissioni edilizie nei comuni italiani... se lo desidera naturalmente! E quale è il ruolo dell'architetto nella società italiana visto che siamo qui, ben dentro questa realtà nella quale passiamo i nostri anni… Se Lei, come qualsiasi, è impegnato a vivere e a produrre
potrà porsi queste domande? Dare delle risposte poi pertiene alla differenza tra il coraggio personale e l'interesse ? Oppure c'è una terza via? Che è quella che cercano tutti coloro che devono, come si dice : tirare a campà e che è quella dell'ac
cettazione passiva, e magari poi emarginare coloro i quali non accettano l'ipocrita formale fraseggio di alcuni che nella politica vivono il loro interesse professionale?
Non si tratta di far rivoluzioni caro M.P.C. si tratta di ragionar su ciò che esiste anche per non perdere la stima di se stessi.
Si tratta di far capire, per esempio al Buon Bondi che non ci sarà qualità con la sua legge, se non si ha il coraggio di riconfigurare i ruoli della professione oggi al di la degli interessi politici e delle ipocrisie di stato. Si tratta in fondo di capire che senza coraggio il Ministro lo può fare chiunque con le chiacchere… e noi lo sappiamo bene…
Si tratta appunto di rivedere la figura dell'architetto e quella delle altre professioni tecniche… senza le masturbazioni che di solito sostituisco
no la ragione nella scuola e nella società, che non rispondono più nè sul piano ideale nè sul piano professionale, e tanto meno culturale.
Ci sono delle righe di Biondillo romanticamente scritte su ciò che ti darebbe lo studio dell’architettura che io trovo stranamente assurde quanto commoventi per la scuola di oggi e… forse utili …all’ultime righe dell’ introduzione di “ Metropoli per principianti”.
In questi tempi che viviamo le idee non si misurano più con il metro dell'uomo, ma dell'interesse che lo sacrifica.
Mi dispiace per la lunghezza.
Renzo Marrucci

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11/3/2009 - Massimo Pica Ciamarra risponde

Caro Marucci, non replico perché condivido quanto riesco a capire del suo lungo dire, tranne il sentirmi attribuire dell’accademico.
Privo di ruoli significativi di questo tipo (cfr.: “fuori-dentro l’Università” www.pcaint.eu/news 2007) rifuggo (forse senza successo) da “toni professorali”. Superando lo sconforto per l’evidente insuccesso, continuo a riflettere per la sostanziale, profonda, mutazione di regole che sempre più sviliscono ed ammorbano il lavorare nei nostri contesti e rendono improbabili qualità diffuse. Se siamo in tanti a crederci, costruiamo coesioni, esprimiamo brevemente condivisioni e dissensi.
Credo che le prime prevalgano.

Commento 6905 del 09/03/2009
relativo all'articolo Agilità e velocità
di Massimo Pica Ciamarra


Agilità e velocità… scusi! Ma per andare avanti, oppure indietro?
Avere una visione del futuro possibile... sarebbe bello! Ma tutte le volte che questa visione è apparsa o anche solo balenata, il risultato è stato contraddittorio e sempre comunque interrotto o realizzato con il predominio più del male che del bene. Allora ci rivolgiamo alla storia per vedere la continuità e l'organicità dello sviluppo che non ci riesce più imprimere se non a chiacchere. Certo, se le leggi che regolano lo sviluppo della città sono fatte sull'interesse del rilancio della economia... Aumentare gli affari con la scusa di far lavorare, che viene fatta avanzare come prima ragione per realizzare le altre... Il problema della casa, per esempio, da quale punto di vista è pensato? L'idea di un grande disegno che tutto inquadri è ora una grande bufala? La vita come procede? per grandi disegni oppure per realtà che avanzano e imprimono l'esigenza di una necessità di vivere, di lavorare, di avere possibilità? Basterebbe avere una concezione organica della vita e della realtà per poterne rispettare la sequenza e le regole che cambiano solo formalmente, ma nella sostanza permettono all'uomo di essere e di realizzarsi. L'idea di un progetto potente e omnicomprensivo è un palliativo ideologico per sognatori invecchiati, superato dai ritmi della storia e della vita. Occorre invece saper comprendere il senso organico della vita e del suo mutamento...come la città deve ospitarla e quindi regolarne la crescita senza compromettere l'esistente o annientarlo, come succede adesso.
Tutto ciò può accadere con la discussione, il dibattito, con l'apporto delle forze pensanti che vogliono partecipare, che sentono l'esigenza di parteci
pare, facendo emergere una competenza vasta e larga che coinvolga altre realtà sensibili; che estrometta o collochi il calcolo progettuale della economia e della impresa nella posizione che gli compete, che la spartizione poi comunque ci sarà... ma dopo aver pensato e progettato secondo il bisogno, e non prima ancora. E la mente distorta che pensa le leggi e il linguaggio distorto degli urbanisti che distruggono la città perdendo la ragione tra retini e segni senza coscienza . Occorre ritrovare una nuova idea di ragione e di pensiero ispirato allo sviluppo della città, più semplice e più profonda, al tempo stesso aderente alle necessità che oggi caratterizzano i problemi dei cittadini nello sviluppo urbano e rispetto all'uso del territorio. Meno parole degli urbanisti e maggiore coinvolgimento di architetti e uomini di cultura, che il problema sia al centro e non la scusa... uomini che sappiano pensare in termini attuali e fuori dalle regole di una urbanistica politicizzata, obsoleta e di evocazione pseudo-razionalista.

Renzo Marrucci

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9/3/2009 - Massimo Pica Ciamarra risponde

I due miei ultimi interventi si intrecciano l’un l’altro, auspicano discontinuità, rifondazione, azioni rivoluzionarie. I miei interlocutori vi colgono difetti simultanei e contrapposti: nostalgia di futuro talmente forte da apparire utopica; ambizione di concretezza talmente spinta da apparire piatta.
Concordo: l’introduzione delle SuperDIA ha sancito la rinuncia alla qualità dell’edificare. Ma le Commissioni Edilizie sono inutili se non hanno la forza di vietare interventi che rispettano le norme o di proporre anche deroghe (brutta parola, spero non generi equivoci) per progetti non ossequiosi ma che accendano qualità. Per una collettività che abdica e vuole tutto appiattito su congruenze normative, bastano timbro e firma del progettista come “notaio”: non sospetto disonestà, sotterfugi e furbizie, credo (utopisticamente) in rigorosi controlli forti di norme chiare, semplici e poche.
Concordo: se approvato, il Disegno di Legge che si sta delineando produrrà danni. E’ ovvio: una banale sommatoria di espedienti corrode, certo non può esprimere una politica territoriale ed urbana.
Ma continuo a credere che se qui oggi gli interventi di qualità sono miracoli è anche perché le regole vigenti li rendono improbabili. La qualità diffusa sarà sempre una chimera senza tensione utopica e azioni concrete per l’unità concettuale di quanto regola la continua trasformazione dei paesaggi, per legare costruito e non-costruito, per evitare la dicotomia piano/progetto.

Commento 6889 del 06/03/2009
relativo all'articolo All'architettura italiana serve una legge?
di Massimo Pica Ciamarra


Capita di leggere con un occhio solo anche a Pagliardini. Tono professorale e sparso... Non significa pensieri sparsi mi creda.
Ad ogni modo basta rifletterci un tantino di più e se ne accorgerà certamente. A volte si parla di tutto anche per non parlare di niente... Si salvano gli interrogativi nello scritto lungo di M. P. C. caro Pagliardini...
Lei ha in mente una città più umana della mia? Umana con la guerra ma attraverso la bandiera della pace? Faccio per dire non se la prenda.
Una città più umana che cosa altro potrebbe essere se non una città più
curata, più vicina agli interessi dell'uomo e al suo futuro ? Capire il cen
tro storico le sue realtà... e lavorare per uno sviluppo in armonia con le esigenze dei cittadini, punto per punto, rispettando luogo per luogo e via di seguito proprio come non succede. Aggiunga lei se vuole...
Non mi interessa la retorica su una umanità diversa dall'altra... Non mi interessa proprio! Mi sembra una vera sciocchezza anche il solo supporlo. Lei crede nel mio buon senso? Lei non può immaginare il dispiacere che mi muove nell'anima. Un cordiale saluto

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Commento 6886 del 05/03/2009
relativo all'articolo All'architettura italiana serve una legge?
di Massimo Pica Ciamarra


All'architettura serve una legge ? Certamente non è certo con una legge che si diventa poeti ma certo si può aiutare i talenti a crescere e a sopravvivere di quel pane… come anche per molti architetti, oggi, qualche spiraglio di sopravvivenza potrebbe essere recuperato. Certo! Servirebbe molto di più ma in mancanza di altro... proviamoci! Chissà che scrivendo leggi non si aggravi quel senso di restrinzione o di precarietà che viviamo oggi… Occorre per un sincero scatto morale necessario a far rivivere la vergogna di non saper tutelare la città e la sua crescità morale oltre che sociale... magari anche attraverso vie diverse da quelle ipocrite del ricorso ai gruppi economici. Se una volta si riuscisse a capire o a generare l'idea che il vero fine è quello di avere una città più umana e a misura d'uomo... Che gli architetti fossero messi in condizioni di vendere più progetti e meno l'anima ecc... chissà che questi concetti e idee non possano ritrovare una qualche via per riemergere con nuova sincerità.
Certo è che una legge senza la base morale della coscienza comune e della consapevolezza non ha speranze... La velleità e la forma coprono il corpo e le sue malformazioni, danno apparenza ai vizi e alle sue magagne nella maggior parte dei casi... Spesso servono a reiterare il problema e a farlo istituzionalizzare è vero! Ma bisogna correre il rischio.
Si cominci almeno a considerare il problema... ecco il senso! Poi ci sarà una gara a far di meglio? Speriamo!
Se si riesce almeno a stimolare il dibattito sui temi di una urbanistica sociale e civile e non tecnica, una architettura alla ricerca del dialogo e non solo virtuale e sperimentale, di sola immagine, cioè completamente in mano alla tecnologia e agli interessi economici... Io credo che parlarne sia comunque una realtà e una presa di coscienza del clima paradossale che in Italia si è in modo preoccupante affermato.
Massimo P. C. dice la sua... forse un tono un pò professorale e sparso ma con i suoiinterrogativi pone la curiosità e la perplessità verso l'ipotesi in concorso di ipotesi... Si spera che la gara cominci...
E poi una legge incerta e lacunosa di questo tipo... accende il clima e aumenta la crisi... può sempre dare la speranza a un nuovo valore che emerge.
Renzo Marrucci

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Commento 6869 del 26/02/2009
relativo all'articolo Geografia interstiziale
Audible geography<

di Sara Bracco e Emanuela Giudice


Non mi dispiaccciono le sue interpretazioni su di un piano intellettuale e anche un pò aristocratico... forse lubrificano un pò la secchezza dell'articolo che si presta ad esser archiviato con relativa fretta.
Della geografia io ho una idea molto semplice e pertiene il territorio e l'uso del territorio e su questo ho una sensibilità diretta e concreta da architetto e di uomo che vede divorare e spregiarne il senso e l'importanza con falsi edulcorati intellettualismi che aprono la strada ad un consumo generalizzato... come se fil territorio fosse "roba senza presente e senza futuro".
La geografia moderna deve indicare l'errore dell'uomo o degli uomini.
Deve o dovrebbe uscire dalla nicchia di uno strano ottocentocinquanta oggi fuori della realtà e assumersi delle responsabilità come scienza del territorio e ogni dormita, o ritardo, è delitto.
Poi potete parlarne come vi pare... certamente! Ma scrivere addirittura a quattro mani per non dire nulla mi è sembrato, nella mia visione di maschietto che prende sul serio le cose... un po leggerino quando invece è oggi un grave argomento su cui non si assumono delle responabilità vere...
Grazie comunque della sua volenterosa intercessione femminile che apprezzo moltissimo.
Renzo Marrucci.

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26/2/2009 - Sandro Lazier risponde

Caro Marrucci, credo che lei si stia infilando in un territorio piuttosto insidioso, da ...“maschietto”!?
Vedo temporali all’orizzonte…

Commento 6872 del 26/02/2009
relativo all'articolo Geografia interstiziale
Audible geography<

di Sara Bracco e Emanuela Giudice


Torselli levi pure il "maschietto" scivolato lì con autoironia...

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Commento 6862 del 25/02/2009
relativo all'articolo Geografia interstiziale
Audible geography<

di Sara Bracco e Emanuela Giudice


Gentile Torselli se il commento è rivolto me lo poteva , senza dubbio,
esplicitare, e così si fa di solito.
Il suo protezionismo è tenero ma non dia troppa importanza ad una critica che serve, semmai, per capire. di più...
Cordialmente, Renzo Marrucci

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Commento 6850 del 24/02/2009
relativo all'articolo Geografia interstiziale
Audible geography<

di Sara Bracco e Emanuela Giudice


Un piccolo sasso? Un sassolino cosi piccino cara Torselli... per un argomento che è assai delicato e centrale in questo nostro povero paese. Ma forse ha ragione Lei con le carezze, forse, si ottiene di più...
Il nostro territorio e la nostra cultura si riempie di rifiuti e veleni oppure è oggetto di speculazioni selvagge e le nostre città crescono come perife
rie da terzo mondo... ciò è possibile perchè ci si scherza sopra oppure si trattano gli argomenti con fare astratto e aristocratico...
Nella materia trattata siamo ancora all'ottocentocinquanta cara e gentile signora Torselli... Un po più di serietà sarà forse tranciante?

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Commento 6840 del 17/02/2009
relativo all'articolo Geografia interstiziale
Audible geography<

di Sara Bracco e Emanuela Giudice


Bracco e Giudice (in due) scrivono di geografia nel modo che credono. Niente di più astratto e formale e soprattutto in linea con i tempi che viviamo. Dire che è incomprensibile l'articolo mi sembra normale per uno che pensa come penso io. Non spiega nulla del concetto di geografia che abbiamo oggi e che potrebbe essere molto utile per certe rivisitazioni critiche a comprendere la necessità di quello che rimane dell'idea di ambiente, sul quale nulla si dice e invece sarebbe fondamentale dire per informare e per sensibilizzare. Si preferisce parlare di geografia urbana credendo di applicare contenuti alla città... atteggiamento anonimo tipico di quell'ambito di incultura che ha portato e conduce la città alla sua disumanizzazione per il modo asettico e sbrigativo di scriverne e di parlarne, tanto equivoco porta a chi, in materia di uso del territorio cade dalle nuvole, non avendone ancora messo a fuoco il ruolo nel contesto della vita attuale e futura, perché distratto e fuorviato da vari bombardamenti visivi che la società attuale impone.
Si parli del valore umano e sociale, culturale della geografia, della riscoperta o rilettura del territorio e della sua importanza per l'uomo. La città di oggi non è più valore antropico se non per la storia che ha, che eredita, agisce con pulsioni perverse dettate non dall'esigenza dell'uomo, ma dell’ operazione economica che tutto travolge senza regole e consapevolezze...
Oggi stiamo distruggendo il territorio...lo stiamo saccheggiando in vario modo attraverso formule aride di una sperimentazione che non servono all'uomo ma all'interesse che lo strumentalizza. Io credo che sarebbe bene scriverne e parlarne in modo chiaro, mettendo in evidenza criticamente e chiaramente le perversioni culturali di oggi, per far crescere generazioni di uomini disposti ad amare i propri figli e ripercorrendo consapevolezze e valori fondamentali alla crescita...ma, evidentemente, non interessa molto... o a molto pochi...Non è di moda...
Così va il mondo...

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Commento 6807 del 02/02/2009
relativo all'articolo Galvagni, Gaudì e la ricerca
di Sandro Lazier


Ma io il cavolo lo mangio anche a merenda! Ed è buonisimo se cucinato bene... Forse non mi vuoi seguire... e bussi per conto tuo... Va bene anche questo... Ora non desidero farla lunga...

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Commento 6793 del 31/01/2009
relativo all'articolo Galvagni, Gaudì e la ricerca
di Sandro Lazier


Meglio del nulla e del silenzio?... Giannino ma cosa dici? Il nulla ed il silenzio sono superabili con una ricerca seria e autentica e se a questa si sceglie la sponsorizzazione tecnologica e l'affarismo economico che riduce le città alla funzione di comparsa immaginaria? Perchè scegli due categoria tra le meno interessanti? Per pigrizia o per che cosa? Prima dello scempio o dell'annullamento dei valori c'è la serietà di una ricerca impegnata che non viene sviluppata che da pochi uomini oggi e contrastati...Non lo storicismo ma andare avanti e senza far finta... Il nostro Zevi se viveva dieci anni di più si sarebbe accorto della sua errata valutazione entusiasta del Ghery boccionioniano o degli altri affiliati alla tecnologia dell'ostracismo umano... O della morte della città e dei valori essenziali di una continuità che che non deve strappare nulla ma semmai superare l'idea della storia negli anni e farne il futuro... Ma che radicale sei? Spiegami se vuoi...

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Commento 6772 del 24/01/2009
relativo all'articolo Auguri 2009
di Sandro Lazier


ABOLIRE GLI ORDINI NON VUOL DIRE ANARCHIA
Gli ordini professionali gestiscono l'esistente in modo vecchio e superato, bisogna avere il coraggio di abolirli per rifondarli in modo aderente alla realtà.
Riconquistare e obbligare a riconquistare la partecipazione attiva degli architetti che preferiscono RAGIONEVOLMENTE ignorarne l'esistenza. I problemi che oggi affliggono la professione non trovano casa in questo Ordine che chiede denaro come una tassa obbligata agli iscritti senza dare neppure il ricontro nei termini della tutela della professione che svolge senza nessuna dinamica nei confronti della so
cietà che cambia in ogni momento dietro qualsiasi impulso i termini del dibattito.

ABOLIRE GLI ORDINI VUOL DIRE RIFLETTERE PER DARE ORDINE E COSCIENZA
AD UNA STRUTTURA CHE HA PERSO LA SUA RAGIONE DI ESSERE
Occorre una struttura in grado di dialogare E RAPPRESENTARE I PROBLEMI DEGLI ARCHITETTI con le autorità e LE ISTITUZIONI SOCIALI per svolgere il dovere di capire e proteggere gli interessi dei suoi iscritti ed il loro rapporto con la società. Occorre una struttura rifondata e moderna, attuale, in grado di essere all'altezza delle problematiche che sussistono oggi. Concorsi, gare, incarichi, professionalità e specializzazioni, competenze e limiti nella società costituiscono la materia primaria dove è urgente una costante volontà ad assumersi responsabilità specifiche di critica e controllo… Osservate il recente caso Casamonti... Nessun Ordine se ne vuole occupare sia pure in termini deontologici e per comprendere ed esaminare come è mutato il rapporto tra società e professione mentre ci sarebbe una notevole propensione da parte degli iscritti a capire, silenzio e silenzio inconprensibile... Mentre la società restringe e affievolisce i campi e i margini anche culturali della professione e celebra incontrastate le stars dell'architettura... Schiere di giovani e meno giovani validi architetti mordono la polvere o sono condannati a perseguire livelli di contrattazione marginali ed umilianti senza l'interessamento fattivo di nessuno. Tutto ciò va contro ogni volontà di possibile ripresa della ricerca e della architettura italiana

Renzo Marrucci

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Commento 6770 del 24/01/2009
relativo all'articolo Auguri 2009
di Sandro Lazier


Abolizione degli ordini professionali? Sono perfettamente in sintornia con Pagliardini. Fotocopie sbiadite di un sistema a perdere che riesce a essere dannoso più che altro agli iscritti e non è un caso che non rap> presenti le problematiche della vita e della reltà professionale della quale oggi ci troviamo ormai in balia. Triste ragione ma ragione!
Si tratta solo di attendere che gli architetti riprendano fiato o prendano coscienza... Magari scossi dalle teorie qualche matematico umanista o chissà da quale filantropo di montagna... Una disamina impietosa sulla scienza della incapacità a diventare trasparenti o....piatti come veline nonostante lo spessore del corpo in carne ed ossa... Uscirà anche se i sociologhi dormono sonni profondi e parentali.
Ecco! Ora capisco anche io... Ma non c'è alcun bisogno di chiamarlo Carolina, Caro Giannino...visto che il più bravo degli onesti in Italia rischia di fare il massimo del suo schifo in queste condizioni di sbando della giustizia e del senso di libertà. La libertà è come una bistecca... La mangi da dove ti pare, cominci con i tuoi strumenti a tagliare da dove l'occhio si posa sopra. E' come fare una vera scelta...L'ambiente dove vivi e operi non deve fare altro che pensare a te! Prende i tuoi soldi e la tua anima e la tua fiducia e se poi ti illude di pensare a te...
Interessanti le considerazioni sui sassi di Matera...Meriterebbero un serio approfondimento!

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Commento 6760 del 23/01/2009
relativo all'articolo Caso Casamonti
di La Redazione


Anche io chiedo cortesemente che cosa vuol dire nella vostra intesa che in italia è fondamnetale avere laico lo stato, le legggi, ecc... Io, permettetemi, pensavo più semplicemente che fossse fondamentale avere una Stato capace di tutelare l'interesse dei cittadini, di fare delle leggi giuste e serie, rispondenti alla realtà della vità e poi di saperne controllare l'attuazione e poi di saperne vigilare la qualità e via... Tuttte queste che son tante cose importanti ed altre... Il Laico che centra in tutto cio? La qualità di un programma dove va vista..Tra i denti? Tral le parole? La capacità di amare il paese e la propria cultura deve evere etichette? La possibilità di essere oggi deve essere offerta dai sitemi della ideologia? o da che cosa?

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Commento 6753 del 22/01/2009
relativo all'articolo Galvagni, Gaudì e la ricerca
di Sandro Lazier


Per rottura non intendo una rottura di balle ma una ipotesi che inserisce qualche cosa di quello che altri non hanno avuto il coraggio di pensare o suggerire. Ecco, quando l'ipotesi suggerisce la risoluzione del problema e agisce nel contesto della società costruita urbana allora si è nel caso di una continuità che dovrebbe venire realizzata ma non viene relizzata. Agire e pensare, pensare ed agire nel senso della realtà e dei bisogni dell'uomo. Si studi per esempio la città di Roma, di Milano o una a caso... Rispetto ai problemi che oggi viviamo... Studiare la città che funziona e fa vivere bene... Andare avanti con il criterio di responsabilità aderente al territorio e quindi alla città. Continuità vuol dire garantire un futuro alle generazioni e non trovarci di fronte ad un cumulo di monnezza "realizzata" cioè costruita con progetti e imprese edili... Che soffoca la città nel degrado urbano sociale e culturale che stiamo vivendo oggi con leggerezza e spensieratezza... Capisco di parlare Turco ma oggi anche il turco è una lingua che viene studiata... Quando l'ipotesi propone nulla rompe ma si aggiunge rispetto alla convenzione e la muove verso ciò che non è ristagno o falsa creazione, o incrostazione senza risposta alle nuove problematiche che la città proprone. Se invece non si sa proporre ma fare spettacolo, prendere alla larga la realtà, prestandosi all'uso tecnologico formale senza impiegarlo per copiacere e non risolvere i problemi per esempio delle periferie urbane che sono solo dei mostri di depressione... Ricordo Ponte Lambro e un progetto di archistar... Per dirne uno a caso... Penoso dal punto di vista umano e non solo...
Seguire il corso del Fiume finchè il Fiume esiste facendo rimanere l'acqua pulita... Far crescere la città seguendone la sua vocazione umana e la sua dignità sociale senza ismi ma con il senso che la rottura che rompe è solo un arresto e un problema in più che ci allontana servendo solo determinati interessi non a vantaggio dell'uomo.

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Commento 6750 del 21/01/2009
relativo all'articolo Galvagni, Gaudì e la ricerca
di Sandro Lazier


Salingaros ha molti meriti per il dibattito che ha proposto e se non fosse stato Lui altri lo avrebbero proposta perchè è ora... Dopo diverse sperimentazioni eclatanti si è cominciato a capire di più e meglio sulla decostruzione ecc... Ma senza ingratitudine intendiamoci... Capire di più e meglio è possibile solo con le realizzazioni e allora si capisce l'impatto con la realtà e soprattutto con il cittadino inteso come massimo committente. Ora non è il precisamente ritorno al passato che si celebra ma una sorta di continuità che non esclude le sperimentazioni e la ricerca e anzi... Che sono essenzialmente ricerca. Chi vive in piccole città forse non si accorge del peso di progetti che tirano a fare il lustro del principe (oggi pro-tempore: il sindaco) calati come valanghe nella città in nome di quale avanguardia? Di quale rapporto con la città? Non si deve dimenticare mai che l'architettura non è infatuazione del futuro, la rappresentazione di una qualche volontà a sforare i limiti del sogno... Ma una sapiente mediazione con la vita e con gli uomini che non esclude, anzi include la bellezza ed il capolavoro ma non la farsa del capolavoro annunciato... Oggi si parla di capolavoro prima ancora del progetto per alcuni basta citare un nome... E' davvero allucinanante! Bisogna capirlo...

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Commento 6738 del 13/01/2009
relativo all'articolo Galvagni, Gaudì e la ricerca
di Sandro Lazier


Più che come modello di architetto mi permetterei di dire che lo riproporrei per la sua singolare ricerca organica condotta per la particolare passione nel metodo di indagine da lui proposto nel rapporto con la natura... da cui attinge studiando i modo sempre nuovo e con l'amore che gli riscontriamo. Su questo non ho dubbi personalmente. L'esito della ricerca poi è un'altra cosa con le sue applicazioni nell'architettura che possono anche essere risposte molto personali e sul cui valore possono esserci molteplici interpretazioni. Il fatto che io credo importante in Galvagni è sicuramente l'approccio metodologico che predilige nella sua riflessione vissuta sull'ambiente che trovo personale e geniale. In questo concordo! Cioè il metodo è rivoluzionario inquesto scavare nella sua identità e sensibilità e andrebbe esteso come base alla progettazione per la formazione del ruolo dell'architetto nella nostra società. Sviluppare cioè nell'architetto la capacita dell'osservazione, che oggi è notevomente diminuita e all'aderenza ai contenuti, che sono fondamentali per sensibilizzare... é una forza che si istilla nella natura degli individui e induce a rispondre organicamente e in modo aderente alla natura dell' uomo e quindi all'ambiente costruito... la città. Prepara cioè l'individuo ad attingere forza e coscienza nelle sue risposte. La cosa più importante, per me, è far crescere secondo le individualità.

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Commento 6734 del 11/01/2009
relativo all'articolo La qualità architettonica non è solo cultura. È mo
di Renzo Marrucci


La tua conoscenza del panorama architettonico italiano dovrebbe supportare la curiosità sui nomi della critica operativa architettonica italiana... Ed è in funzione della propria opinione e sensibilità che si considera la qualità di un critico... e questa può anche essere cosa personale pare... Io per esempio ho studiato con Zevi e Benevolo e con C. Brandi per l'architettura e l'arte e vedo che il panorama attuale ha perso vitalità e impegno. Tutto si è purtroppo molto appiattito e deresponsabilizzato. L'indecisione e la provvisorietà con la quale la critica si muove oggi è dovuta credo alla sponsorizzazione della cultura architettonica che riceve prebende e lusinghe in vario modo. E' un momento di crisi spensierata dell'architettura italiana come il caso C. rivela e su cui è interessante riflettere al di la delle sue implicazioni personali. Almeno per quanto mi riguarda cerco di riflettere sulla società e sulle varie realtà che la condizionano senza cinismo nè disillusione anzi per alimentare la forte fiducia che ho e che nutro nelle energie sane che ci sono in Italia e che spero trovino spazio per esprimersi e non si facciano trascinare e disssolvere dalla virtualità superficiale delle archistar e degli aspiranti star. Ognuno di noi ha una esperienza che lo sostiene nelle argomentazioni e nelle riflessioni e non è importante spiegare la propria e non è importante l'età ma è importante impegnarsi a capire... Stammi bene Cristoforo.

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Commento 6728 del 10/01/2009
relativo all'articolo La qualità architettonica non è solo cultura. È mo
di Renzo Marrucci


Al solo scopo informativo segnalo la presenza di tre miei commenti, di diversi mesi or sono, sulla questione dei grattacieli in seguito alla lettera pubblicata sul blob di Pierluigi Diaco EXPO' 2015 dagli architetti Peluffo e Femia in risposta ad Adriano Celentano che... poi...Che io sappia, non ha detto più nulla...

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Commento 6731 del 10/01/2009
relativo all'articolo La qualità architettonica non è solo cultura. È mo
di Renzo Marrucci


Caro Cristoforo, non oscillare tra una incazzatura e un vago senso di precipitazione... Mantieniti tra le due e fatti coraggio... Il mondo è quello che è... E i furbi ci sono sempre stati e sempre ci saranno ma non è una ragione sufficiente per autodefinirsi dei fessi. Anzi...

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Commento 6723 del 09/01/2009
relativo all'articolo La qualità architettonica non è solo cultura. È mo
di Renzo Marrucci


Certo per studiare architettura e fare l'architetto sarebbe obbligatorio, tra le righe... Di fare un corso parallelo di estrazione e tiro... Come nel vecchio Far west? Mi scusi ma le categorie che lei espone sono invece un pò come quelle: uomo, mezzo uomo e qua-qua-ra-qua? Si accorgerà che è un pò come dire: ambiguo? Cerrrto che noi sappiamo che c'è chi stà abbottonato fino alle "recchie" (orecchie). E quale interesse entrare in questo dibattito? E con questi argomenti poi dove c'è da rompersi le.... Mi scusi, ma Lei interviene per una ragione umanitaria? Oppure ha sentito il bisogno di immergersi un pò come il richiamo della foresta? E per gli altri bisognerebbe apettar che la luna diventi piena per vedere a chi cresce il pelo? E poi gli altri chi? Non vedo molta gente viva nel panorama italico... Son quasi tutti incartati caro amico più o meno come, mi scusi, Lei... Una botta di vita? Ne aveva bisogno? Caro marchesini ...
Mi stia bene!

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Commento 6716 del 09/01/2009
relativo all'articolo Il ruolo della critica
di Sandro Lazier


Caro Carta, ci sono? C'erano semmai ma ora son morti purtroppo... Hanno preso il posto ma non la respobilità... Si spartiscono sedi e presidenze e cattedre ecc... oppure convivono prendendo abbagli che potrebbero essere utili con sufficiente umiltà...ma non la dimostrano...
Che ci facciamo ?

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Commento 6719 del 09/01/2009
relativo all'articolo La qualità architettonica non è solo cultura. È mo
di Renzo Marrucci


Caro Carta...
Se Lei è convinto io no! Il pessimismo e l'ottimismo sono categorie che influenzano il carattere dell'individuo ma la realtà vuole equilibrio... Appunto come il critico dovrebbe averne insieme alla capacità...
Come si dice... E lo ripeteva spesso il nostro Bruno Zevi : chi si contenta gode... Mentre la spinta alla realizzazione è un'altalena che impone una certa tensione morale.

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Commento 6708 del 08/01/2009
relativo all'articolo Caso Casamonti
di La Redazione


Caro Bernini non avrei fatto la stessa cosa. Sono lontano dall'essere un giustizialista ma non è accettabile il metodo di C. Non è accettabile perchè indica disprezzo e arroganza per gli altri. La selezione deve esserci con le regole valide per tutti, non è solo un fatto di principio ma è un fatto selettivo della qualità. A questo dobbiamo aspirare, ad avere delle regole e la moralità che serve per poter andare avanti nel mondo in una competizione vera, autentica... Questo è importante realizzare e non ci saranno solo i migliori.... ma verrà fuori qualche cosa di più importante
nella cultura e nella qualità di una scuola o di una e più generazioni.
Il vostro modo di fare porta alla morte, alla aridità come di fatto accade nella architettura italiana e non solo. Nessuno può arrogarsi il diritto di imporre una falsa idealità e in nome di questa adottare comportamenti illeciti e non solo sprezzanti della capacità che è il luogo dove la cultura sviluppa il talento. Come fate voi è il voletto della farafalla impazzita e poi la morte... non è la bellezza! E' opportunismo miope e non è genio. Questa è avarizia e non è generosità... Purtroppo non ci siete solo voi a pensare così ed per questo che i giovani che possono se ne vanno...
Siete vittime di una forma di esaltazione che non riguarda solo voi...
Purtroppo!

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Commento 6710 del 08/01/2009
relativo all'articolo Il ruolo della critica
di Sandro Lazier


il ruolo della critica è particolarmente importante. Tanto è vero che la mancanza di veri critici oggi è causa di una profonda confusione negativa. Non è confusione positiva, cioè creativa, ma vera e propria simulazione della creatività di cui si ha la responsabilità culturale e morale.
Non molto tempo fa si parlava di "contaminazione" nella sua accezione positiva, cioè influenza e osservazione, ora la parola è sparita perchè di fatto sussiste la corruzione. Corruzione come deviazione e smarrimento, come filosofia del comportamento. Oggi copiare è una sorta di abitudine e pare che chi lo faccia prima vince... L'importante è saccheggiare, vedere, guardare, la sindrome della cattura visisiva con successiva digestione male organizzata. I materiali suppliscono alla incapacità creativa a diversi livelli ma la gara è circoscritta. Poco amore per l'uomo anzi pochissimo e talvolta nullo. Ecco, il ruolo del critico è proprio nell' individuare dove manca l'amore verso l'uomo e la società. Il critico dell'architettura lo fa studiando l'architettura, interrogandosi sul valore del progetto e le sue fasi. il valore della realizzazione e le sue fasi, quindi il prodotto nella sua reazione nell'ambiente dell'uomo.
Si riesce a comprendere il valore morale del progetto e quindi della realizzazione? E' sufficiente osservarlo rispetto all'uomo e alle sue esigenze e necessità di vivere una vita sociale priva di degrado culturale e umano. Quando l'architettura fallisce rispetto all'uomo il giudizio è nelle cose...Quado la città fallisce rispetto all'uomo il giudizio è nelle cose... Il bello in architettura compendia l'utile con la necessità dell'uomo alla sua spirtualità... L'architetto deve preoccuparsi soprattutto del rapporto uomo e ambiente e società, seriamente e con gioia... Il materiale entra dopo... e scaturisce dalla comprensione sensibile della realtà...

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Commento 6700 del 07/01/2009
relativo all'articolo La qualità architettonica non è solo cultura. È mo
di Renzo Marrucci


Caro Rinaldo, lei è troppo forte, ma non credo si stia prendendo gioco di noi... Semmai è un autentico prodotto di una scuoletta pericolosa... Che andrebbe tenuta sotto osservazione però da subito!
Mi tolga una curiosità.... Su quali testi ha curato la sua singolare formazione? I professori... già l'abbiamo capito... chi sono...
Auguri caro Rinaldo... Auguri sinceri...

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Commento 6695 del 07/01/2009
relativo all'articolo Caso Casamonti
di La Redazione


Simpatico l'elenco dei fattori che Marcarino riduce a tre mentre sono in realtà sono quattordici e potrebbero essere ragionevolmente almeno quaranta ... e via...
Ma ci siamo capiti e non è purtroppo il caso di sottilizzare. Speriamo si riesca a capire quale sia la direzione di marcia non solo dal punto di vista delle responsabilità che se sono evidenti dal punto di vista sociale, almeno per quello che è dato di capire dalle intercettazioni…Per noi architetti assumono una particolare rilevanza proprio per l'arroganza delle convinzioni che sono alla base di quei comportamenti e che anche il forum di Antithesi rileva in modo chiaro e sconcertante. Fin quando esiste atteggiamento sprezzante tra gli architetti non ci sono speranze di ripresa della qualità architettonica. L'alterigia e l’ipocrisia, la falsa modestia che derivano anche dalla capacità di assunzione di grossi incarichi…sostenuta da una legge sbagliata, oltre a squilibrare il sistema delle professioni, è troppo spesso più forte della qualità a risolverli nell'interesse dell'uomo. L'ingordigia non ha più base morale e la base morale è il primo requisito per fare architettura. Per un architetto la base morale è nella coscienza del mestiere ed è un dato prioritario e può esserci condanna penale o meno... se non vi è base morale l'architetto ha perso la sua battaglia ideale nei confronti dell’uomo. Ricostruire la base morale nella professione è oggi prioritàrio per salvare la società…E viceversa…Nessuno può pensare di sentirsi il migliore e per questo arrogarsi il diritto di usare persone e interessi per il proprio personale o condiviso interesse. La qualità deve poter scaturire sulla base di una autentica capacità selettiva altrimenti il sistema umano si droga e si squilibra e perde valori esattamente come sta accadendo oggi…
Chi accetta la legalità è allora fuori gioco in questa società ? INVITEREI QUESTE PERSONE HA DIRE APERTAMENTE CHE SICCOME IL SISTEMA NON FUNZIONA ALLORA BISOGNA SALVARSI e OGNUNO SI AFFIDA ALLE PROPRIE RISORSE e cerca una difesa… Almeno così il bubbone potrebbe scoppiare e far scendere la febbre... Forse contribuirebbe a migliorare questa società... E noi architetti saremmo grati… Questo dal punto di vista morale e culturale e sociale io almeno lo apprezzerei... Per il resto, la strada è nella ricerca dell'assunto ideale e umano per cui i nostri maestri si sono realizzati anche umanamente con il loro esempio di architetti. E non ci sono scuse! E poi se questa nostra società non è all'altezza degli assunti morali... che sono l'anima e nella cultura e nell'architettura e nella città... A chi toccherebbe farlo capire?
Renzo Marrucci


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Commento 6689 del 06/01/2009
relativo all'articolo Caso Casamonti
di La Redazione


Per il Rinaldo è normale controllare le gare? I concorsi? Gli incarichi? e che altro ancora? Nella sfera del pubblico a una persona normale non può essere possibile neanche immaginarlo... Alcuni progettisti italiani sono concordi con C. su che cosa? Bisogna esplicitare meglio caro Rinaldo il concetto... così non si capisce bene e si rischia di ingenerare il sospetto che, quei progettisti, a cui ti riferisci... anche loro...
Sai a noi normali che i bacioni a Firenze glieli mandiamo come faceva il grande stornellatore toscano... E non li riceviamo... Come facciamo a sacrificarci per l'amore immenso di C. per l'architettura? Un tale amore smisurato lo porterà forse all'inferno? Oppure in paradiso? A chi la sentenza? Come puoi non ammettere che ci sia gente un pò incazzata? Altra un pò disgustata? Altra un pò delusa? ... Via... Rinaldo!
Posso capire anche la tua buona fede... E' che mi sembra troppa sinceramente! Quando si portava il progetto al concorso... alcuni ridevano sotto i baffi altri qualche parola se la lasciavano sfuggire... Si vorrebbe un pò di serietà se è possibile... Ci vuole molto cervello per capire? Spero proprio di no! Stammi bene caro rinaldo ...

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Commento 6691 del 06/01/2009
relativo all'articolo La qualità architettonica non è solo cultura. È mo
di Renzo Marrucci


Non è solo cultura certamente! E' anche civiltà, capacità sociale e poi è anche e soprattutto amore per l'uomo inteso in senso ampio e ideale nei confronti dei luoghi in cui passa la sua esistenza... L' amore per la bellezza di cui leggo in merito a C. è proprio una cosa fuori della realtà, astratta, visionaria e fuori misura... Vuota! Un errore! E come tutti gli errori gravi...Hanno un costo per tutti... Niente di meglio di questo ambiente Toscano poteva favorirlo con quella vena astratta del culto della bellezza...Ma per un ristagno politico e culturale delle sue strutture e in quanto tale, terreno di cultura favorevole, cornice e supporto teorico in negativo. Tuttavia pseudo-cultura da archistar in pieno svolgimento, in atto! Pseudo-cultura da aspiranti star a tutti i costi in pieno svolgimento. Discorsi a senso unico senza risposta... Al limite della ragione e di più... Oltre la ragione e oltre l'uomo. L'uomo come soggetto e non come oggetto. Questo è il periodo storico che abbiamo il dovere di capire...
Fino a quale punto si può scambiare la forma con la sostanza,il guscio con la coscienza senza svuotare il senso della vita attraverso il mondo degli affari e dei sindaci che pensano all'amministrazione della città come se fosse un' azienda. Riprendere stima nella cultura locale è forse il senso più vero da cui ripartire, con la semplicità della sicurezza e senza quella carenza di credo nelle proprie mani che porta verso false stupide forme di spettacolarità e colore. La globalità non stà in ciò che ci arriva... Ma a come pensiamo al futuro utilizzandone gli strumenti nel presente e a come facciamo crescere i nostri ragazzi...

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Commento 6683 del 05/01/2009
relativo all'articolo Caso Casamonti
di La Redazione


Il mio articolo non chiude proprio nulla caro Giusti. Semmai apre o se vuoi estende, ma non chiude proprio nulla. La redazione decide e mi pare normale. Ma lei può continuare a discrezione insieme a tutti coloro che lo ritengono... Ci mancherebbe altro!
Una riflessione però devo farla... Vede, l'importante è avere capito e poi riflettere perchè la vita continua e bisogna fare tesoro per maturare quale atteggiamento oggi sarebbe necessario, siamo noi che facciamo la società. Per quanto mi riguarda cerco di dare il mio contributo e alcune cose le ho messe su - orenz Wikio - e esprimono la mia idea di architettura e di città e il mio pensiero. Sarebbe bello che la mia Toscana andasse avanti e non si incrostasse così come è oggi... E' una speranza che è nel cuore di tanti ma manca il coraggio delle idee.
Da quello che ho capito io il caso C. è ora nelle mani della giustizia italiana e con il cuore sospeso mi auguro che abbiano la forza di andare a vanti. Di più non possono le mie buone speranze e continuo nella mia idea ormai consapevole. Ma lei può capire e mutare il suo stato d'animo e fare parte di quelli che possono avere una giustizia più moderna ed efficiente, una scuola moderna ed efficiente e via di seguito... Senza fuochi fatui... O adagiarsi, dopo l'indignazione, come fa la maggioranza degli italiani...

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Commento 6677 del 04/01/2009
relativo all'articolo Caso Casamonti
di La Redazione


Tancredi Giuseppe invita a prendere posizione chi posizione non vuole prendere... Come andrà a finire? E poi quale posizione ci sarebbe da prendere? L'imbarazzo è totale...E che possono fare questi Ordini? Sono in mezzo al bailamme della società italiana con il bene placido di tutti gli iscritti quelli che votano che sono pochi e quelli che non votano e che sono troppi... Che pretendere da istituzioni così, cosa è possibile chiedere oltre ad un certificato di iscrizione? Lo abbiamo voluto così e se non lo sappiamo reinventare idoneo alla sociatà che viviamo, sulle problematiche che emergono che volete? Paghiamo gli affitti contro voglia e non abbiamo fiducia in queste rappresentanze che però eleggono e vanno a Roma se ci vanno oppure no! Chi ci và decide e poi tutti zitti a casa o a studio dentro ai propri pensieri e dormienti per ciò che riguarda il bene comune. Che devono fare? Siccome si pagano più di trecento euro all'anno si ha diritto di reclamare? Lo domando anche a me stesso!
Se poi qualcuno più furbo di altri naviga nel sistema sociale e politico e qualche cosa riesce a muoverlo in questo contesto schifoso che non si è creato da solo... Bisogna dargli addosso? Capisco che la voglia possa prendere in molti…Con la magistratura che abbiamo in Italia, ormai lo dicono tutti indistintamente… Che non vuole modifiche e che si sente onnipotente nel giudizio anche quando trita le persone fine fine…Facciamo fatica a migliorare e con tutte le amministrazioni che abbiamo che, Sindaci in testa, corrono a chiamare le stars per farsi la pubbicità e guadagnare voti... Tancredi non avrebbe torto… Ma se ci pensi bene... E' un bel casino ! In questa Italia dormiente, per nulla sveglia, sarebbe necessario e indispensabile fare qualche cosa e cominciare a parlarne per avere più civiltà in questo nostro... diciamolo come quelli che parlano bene : poco ortodosso contesto italico... Navigando tra le sonnolenti balle prodiane ...E le battute che non fanno ridere del premier che abbiamo.

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Commento 6673 del 04/01/2009
relativo all'articolo Caso Casamonti
di La Redazione


Tanti auguri a C. e che dopo aver capito... possa fare la migliore archi tettura del mondo se davvero ci tiene. Gli esami non finiscono mai e gli auguriamo che anche perseguendo un modo "normale" gli sia possibile... E concentrando tutte le sue energie a migliorare la sua architettura perchè in fin dei conti l'aspirazione all'architettura consiste proprio nell'aspirare ad un mondo migliore per se a gli altri...
Tanti auguri infine alla magistratura fiorentina nella speranza che possa operare libera e serena nell'interesse di tutti.

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Commento 6667 del 03/01/2009
relativo all'articolo Caso Casamonti
di La Redazione


Molto interessante la titubanza di Vito Corte, ma se poi sceglie di parlare come a teatro... per non confondere le parti che poi allora non sono solo tre ma ben oltre...a ben vedere e cioè oltre a quella di Professor, di Presidente di un Ordine e poi di Architetto ci sarà, immagino, anche quella di Capofamiglia? Oppure Single...Oppure Cittadino o anche qualche altra ... Si sa, si scrive quello che si scrive ma poi a volte si rilegge e si controlla ... Ora, si fa per dire ovviamente ma comunicare in triplice posizione è davvero un bell'esercizio. Scrivere dai tasti poi non è poi come parlar tra i denti cioè il massimo della spontaneità… Ora mi perdoni Gentile collega, parlo all'architetto naturalmente per semplicità per dire che Casamonti non rappresenta solo quello che si potrebbe immaginare e che si immagina ma... Anche l'arretratezza e il degrado di una società che non si è saputa evolvere sul piano morale... Culturale e in molte delle sue istituzioni... E che trascina con sé giovani e meno giovani proprio sui tre versanti in cui Lei si scambia. E sempre con tanta comprensione... Se ha voglia naturalmente… Visto che lei rappresenta un Ordine e come dice lei stesso avrebbe un piede nell’università e un altro nella professione… e non volendo essere indiscreto mi permetta di rivolgerle una domanda : Quale delle tre parti, diciamo cosi per dire… La attrae di meno? Visto che la Sicilia è una bellissima regione piena di sole di questo nostro simpatico paese. Per le altre posizioni la lascio crogiolare tranquillamente... Se lo desidera...
Un cordiale saluto.


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Commento 6657 del 02/01/2009
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


Io non intendevo frenare lo sfogo, forse se si legge con animo più sereno forse... lo si comprende meglio... Volevo far osservare sulle cause di questo fenomeno del degrado della società italiana attraverso il caso Casamonti e sempre che lo vogliano mettere in luce per quello che molti si apettano, e mi aspetto! Ma che sarà difficile perchè in gioco ci sono interessi politici non indifferenti. Ricordate la Dr.ssa Forleo? ecc... Per come le cose sono andate e quali i fatti e il male fatto non solo agli architetti ma a tutti gli altri. Un architetto questo lo deve capire profondamente al dila del lavoro perduto...Lo scrivo e lo ripeto ma quale spirito ecumenico... Ognuno parla e scrive dalla sua esperienza e l'impazienza è sempre una ragione assai piccola. Cari Cristoforo e Cinici, fate un pò come vi pare ma se non capite chi vi ha preso per i fondelli siete punto e a capo a sfogarvi ma poi ricomincia da qualche altra parte il gioco... Se Casamonti si è scoperchiato con il suo fare pontificale... ci sono quelli più furbi e più in alto di lui e non son pochi... Immagino, evidentemente, ma potreste immaginarlo voi se vivete a Firenze... Allora?Come si è formata e come si è degradata la rete e la cultura della rete, l'ambiente, il clima politico ecc... in Toscana? In quale modo vi potreste difendere e aspirare a fare i concorsi e lavorare come giustamente dite e come è giusto che sia? Altro che "ecumenico" sarà questione di dolcezza delle parole? Oppure sarà proprio un sogno quello di dare più consistenza al vostro senso critico e non prendervela a male soprattutto!
Posso dirlo? : scagliarsi su ciò che si muove come fanno i cacciatori di oggi nella frenesia di sparare pallini o parole non è neanche da dilettanti. Sia detto in amicizia naturalmente e senza offesa alcuna.

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Commento 6656 del 02/01/2009
relativo all'articolo Auguri 2009
di Sandro Lazier


A Cinici devo dire che avevo ben capito e mi son servito della sua prosa per nulla comica per sviluppare una riflessione. Si poteva capire ma co
munque niente di particolare. A me interessa che si comprenda il dato ambientale ed il livello di degrado della politica e della società italiana. Apprezzo lo spirito comico ma il mio umile parere è che deve fare ancora esercizio ...è più utile del rancore ma è vero... siamo entrambi dilettanti.
Di Casamonti o simili, sempre che sia dato per certo....perchè non ho ancora letto l'ordinananza che mi auguro sia aderente alla realtà... Fosse che fosse la volta buona? Potrebbe venirne fuori qualche cosa di buono e almeno una volta ne potrebbero spuntare i funghi, quelli che asfissiano le piante se son sane, in questa italietta politicizzata secondo ideali sopraffini e di ispirazione, badi bene : Popolari... e via dicendo. Non mi interessa scagliarmi su quello che si vede... Sento dall'odore quello che c'è nell'aria e nessuno tira sù neanche un ciglio... Sfuriate e basta... Cosa vuole signor Cristoforo, sarà per la mia origine contadina ma io non ho uno spirito retorico e senza spinta o contenuto non mi si muovono le mani. Spero apprezzi il buon umore e non se la prenda ma se non conosce il lavoro duro è buon segno o almeno me lo auguro... Libero di capire come desidera meglio, ci mancherebbe altro... E in fin dei conti meglio le parole che sassi o monetine e... Poi basta !

...

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Commento 6647 del 01/01/2009
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


Il coraggio è una forma della ragione…
Se il commento di Ganni Cinici è proprio un commento, allora la cosa si definisce da sola a mio parere... Ma se fosse un virgolettato ripreso da una telefonata intercettata allora sarebbe interessante.
Sempre per il fatto che non conoscendo la fonte non posso esprimermi con certezza...è ovvio. Mi parrebbe di aggiungere vuoto su vuoto e non mi piace neanche declamare astio... Rancore ecc... Mi pare proprio povera cosa...
Bello sarebbe se ragionare sulle cose portasse a capire le cose e quelle che vanno e quelle che non vanno... Il gioco al massacro chi lo vuol fare lo faccia... Non posso farci niente io...Ma credo fermamente che la ragione può più della frustrazione anche legittima che questa società elargisce a piene mani con un sistema politico vecchio e a quanto pare anche piuttosto rancido. Vedremo in Toscana cosa accadrà ma siccome sono nato in Toscana so e capisco e intuisco quello che accadrà ma lascio ad altri libero pensiero e, comunque, con rispetto, anche se mancando la fiducia nella giustizia italiana non possono certo farsela da soli e peggio che mai dalle pagine di giornale o dalle pagine on line. Credo che cose peggio di queste siano già state fatte e con abbondanza e che continuino tranquillamente a essere fatte. Da quello che capisco basta leggere attentamente lo strapotere manifestato e il sussiego accettante e confacente dei colleghi e la rete dei collaboratori dell’professore architetto implicato in questa tristissima vicenda fiorentina per essere coscienti del marcio nel sistema culturale sociale e politico.
Mi ferisce profondamente il fatto, anche solo teorico, che possano ritenersi "nipoti di Michelucci"... Questo significa che non si è in grado neanche di leggere il valore dell'architettura e in questo una certa vasta complicità si è verificata ....Solo ora ve ne accorgete? Ora che il sistema è stato momentaneamente fermato? Se accade come è accaduto a Milano c'è da piangere e nulla di più Egr. Sig. Giusti Cristofer ... Se lei i piedi sa dove tenerli sarà che allora dovrà imparare a muoverli? Risponda con la sua testa e lasci stare i piedi degli altri... Ma dove vive? Lei tira qualche sassata da dietro il masso? Faccia pure... ma cerchi di capire anche di più il perchè e anche l’annientamento della cultura architettura, altrimenti può con la sua rabbia solo sfogarsi ma essere anche poco credibile.
Il potere degli incarichi assoggetta critici e personaggi compiacenti ma soprattutto i giovani che con questa disoccupazione non sanno che pesci prendere…Lei dove era quando Casamonti operava? Io che non sono un professore a stipendio ne un architetto di potere ero impegnato a vivere di duro pane… amico caro... E in toscana ci vado quando posso. Casamonti per me non era nessuno fino a quando non ho letto su antithesi... Solo allora ho fatto come potevo il punto sulla situazione e nulla di più possibile poteva essere per come conosco io la Toscana, rimasta ferma e dura, incrostata senza sviluppo delle sua potenzialità. Io che sono sempre stato impegnato a scrivere su Volterra ed il territorio Toscano trascurato come nessuno può credere nè pensare... Volterra la mia città di nascita governata dalla sinistra a morire… invece che a rinascere ! Conoscete Volterra ed il suo territorio?
E' un’offesa al genere umano spogliare questa città antichissima così come è stato fatto sino ad oggi solo per interesse di arido avido potere politico...La sinistra con la cultura? Di quale sinistraparlate? quella di Casamonti? Ma cerrrrto! Caro Cristoferr lei si che ha capito... Facendo con passione questo mestiere lo vivo... ma non avendo un gruppo o un esercito di studenti che mi riportano, scopro da solo... le cose…Più o meno come quelli per cui la legge ritiene di potersi dimenticare insieme agli Ordini in Italia… anche e certamente! Lei capirà come mi interessa che cambino le cose e cessi lo strapotere parziale e inibente delle istituzioni e cambino in fretta ma... La mia grande amarezza è proprio questa... Dopo gli sfoghi un po’ balzani come il suo sentirmi dare dell’ipocrita…Abbia pazienza ! Manca ogni volontà e capacita di costruire allora si stà con la passione come una importante condizione dell'animo che ti aiuta comunque a vivere perchè è fiducia nel valore, in quello in cui credi e che ti sostiene e comunque sia... è tua!
A lei il rancore e la presunzione di dare…A me quello con cui vivo … Ma questo scritto lo devo soprattutto a chi legge su questo luogo…
Renzo Marrucci

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Commento 6642 del 31/12/2008
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


Bravo Signor Sgiusti ... Complimenti ! Mi sembra che lei abbia capito quasi tutto ... Ma può perfezionare se vuole... Oppure... Se non diventa archistar può sempre diventare sindaco da qualche parte e chiamarne una... Se proprio ci tiene... Le auguro un Felice 2009

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Commento 6637 del 31/12/2008
relativo all'articolo Auguri 2009
di Sandro Lazier


Il nostro paese non ha interesse alla cultura? Alla lealtà ed alla competizione? Ma il paese che cosa si crede che sia? Diventare archistar? Se son parole al vento son proprio piene di vento... Aspiranti a veleggiare di fiume? Di mare non mi sembra!


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Commento 6628 del 30/12/2008
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


Gentile signor Tagli, le ho risposto come si risponde a chi ragiona e ora, leggendo il suo ultimo commento mi accorgo che lei ha finto di ragionare e mi perdoni... Lei è un paladino di Casamonti e questo non la rende in condizioni di difenderlo bene anzi... Del resto l' architettura del Casamonti è una normale architettura da rivistoteca, uso un mio vecchio termine ancora nuovissimo... Una montatura in fatto di qualità è stata fatta dalle riviste che hanno alimentato una certa immagine (oggi così fan tutte purtroppo) e anche se funziona verso chi non ha, e qui mi scuso, particolare senso critico... Vi è poi da dire, diciamola tutta, che la linea editoriale da lui diretta rimane stretta alla tradizione del gioco del mercato editoriale... E non porta nulla di particolarmente interessante come linea di ricerca... Ad esser buoni. Questo devo ribadirlo : una normale linea editoriale e nulla di più per cui si possa in termini di contenuto e di ricerca soffrirne la mancanza. Con i miei cordiali auguri

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Commento 6634 del 30/12/2008
relativo all'articolo Auguri 2009
di Sandro Lazier


iL Giusti che cosa si aspettava? Che da questa finestra ne uscisse che cosa?
Di quale reticenza parla? Voleva fonti di accusa verso chi si conosce solo per l'arresto segnalato dalla stampa su qualche attività ? Credo che non solo abbia male interpretato e pardon: male capito... Ma ha anche male agito perchè il compito è quello di capire il problema e misurarne se è possibile l'entità morale come architetti e farne materia di coscienza e importante di discussione .... Nè un processo nè un blaterare sulle spalle della gente... e se così lei lo avesse capito... sono davvero allibito!
Che il 2009 gli porti consiglio caro signor Giusti.

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Commento 6627 del 30/12/2008
relativo all'articolo Auguri 2009
di Sandro Lazier


Cara Lilly, chi ti dice che per tenere la barra dritta ci sia bisogno degli Ordini professionali? Hai una ricetta segreta nascosta da qualche parte? Faccela vedere... Altrimenti dopo il disservizio reso continuare è davvero da tosti ma da tosti per davvero! La casa degli architetti dovrà essere ricostruita semmai e se ne vale la pena... Quest è la mia idea...e se gli architetti si accorgono... che la società di oggi demanda al collettivo che oggi è assente nella presenza, ossia c'è ma non si esprime e accetta perchè ha paura di progettare il futuro...allora come minimo cambieranno le cose e si andrà avanti migliorando sulle ceneri della vecchia casa incrostata sul vecchio che non funziona e che a tenere in piedi costa più in termini di arretratezza culturale e organizzativa che altro... Come mai il settanta per cento degli architetti non vogliono... e si interrogano nella crisi di valori e della professione che oggi stiamo vivendo e pagando carisssima sia in termini di vita che di economia che di educazione che di cultura e di tutto altro? La cui realtà, così come è, tutto sommato, torna bene a chi torna bene... Mentre agli architetti non torna solo nulla di fatto ma purtroppo funge da ancora alla paura del progetto... Vivacchiare nella vecchia casa non va più bene ed il dovere morale coincide con un po di coraggio... per il bene di tutti...

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Commento 6614 del 29/12/2008
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


La speranza…C’è n’è poca ma… Resiste…
Io non conosco la persona e non entro nel merito della persona. Assisto al fenomeno e mi auguro profondamente che ci sia giustizia sapendo che la giustizia in QUESTI TEMPI in Italia è un pò in declino e comunque spesso relativa a pesi e contrappesi, al loro valore politico e questo lo si deduce da dichiarazioni di politici e studiosi, di amici e conoscenti e non è possibile, purtroppo, fare finta di niente. Augurando che ci sia giustizia ma temendo che ce ne sia poca... Non si può esimerci dal fare alcune considerazioni che riconosco non essere purtroppo piacevoli. Il sistema all'interno del quale un architetto si viene a trovare oggi, nello sviluppo del suo lavoro delle sue relazioni ecc… Deve essere valutato nelle sue peculiarità per essere inquadrato nella specificità del suo impegno. Ciò per valutare e capire le motivazioni e le responsabilità personali. Se il lavoro o la funzione svolta è una funzione derivata, appoggiata, consentita e anzi aiutata e ritenta conveniente ad un certo sistema identificato… Allora le responsabilità saranno ripartibili, immagino, tra chi appoggiava e sosteneva e consentiva e magari tuttora…
Nel caso emerso, di cui si scrive, e per il periodo che viviamo, è da credere che un architetto non possa avere molta capacità di dialogo con amministrazioni e imprese ecc... ecc... senza avere appoggi chiari e identificati… anche politicamente. Il dato ambientale delle Amministrazioni in Toscana non è facilmente penetrabile senza una chiara identificazione politica che funziona da sponsor o da angelo custode che dir si voglia. Allora solo dopo avere bene compreso si potrà anche dire con entusiamo che l'architetto si è sacrificato al dato ambientale in funzione delle sue meravigliose idee e ha fatto del bene e fatto fare del bene a tanti... Se così fosse mi si aprirebbe il cuore e il cavaliere azzurro o rosso che sia verrà celebrato dal sottoscritto anche se per ora no! Carlo Tagli avrà pazienza le cose vanno così in Italia. Rimane da comprendere se chi non ha avuto del bene abbia avuto del male...Questo deve essere valutato per capire se invece una specie di trust esisteva oppure no! Speriamo effettivamente non esista...e non spetta a noi giudicarlo e soprattutto a me! Anche se, come dice, il mio ortolano malignamente, gli odori arrivano, purtroppo, sotto il naso. Io che mi son presentato in alcune giunte in Toscana ho ricevuto sorrisi e complimenti ma se…
Ma se qualcuno ha i mezzi e li usa per aiutare e per fare ordine, per sperare che con un pò di pulizia si realizzi un ambito più vivibile e aperto, più compatibile dove sia possibile fare un' architettura migliore senza che questo sia una sorta di alibi ...Io mi sento personalmente pronto a capire e senza pregiudizio leggerei con serio interesse. Credo ci sia qualche altro "ingenuo" che la pensi come me. Anche se in Toscana è notorio che, per la maggior parte, i cavalieri devono essere ancora tutti"rossi"... Se no! Il cavallo non glielo danno!

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Commento 6608 del 28/12/2008
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


E' bene che gli architetti comprendano una volta tanto e abbiano il coraggio di dire, pensare, parlare, scrivere un po del disgusto che si prova...Tenerselo dentro è fare il gioco di chi marcia a piene mani e riempie lo studio di giovani adepti in cerca del riparo che non c'è in questa società se non e nelle forme in cui la politica ha sopraffatto l'iniziativa sociale e vendola irretita ha trasferito la fiducia nelle istituzioni ma solo perchè detentrici del potere di far girare le cose ed i permessi che sono funzianali alle opere e ai finanaziamenti, quello è il giro per tenere il controllo dello stato sociale e per impedire alla società di crescere secondo istruzione e senso morale. Una volta deviato il senso o ti movi da quella porta o sei tagliato fuori o devi vivere di nicchia cosa che è consentita ai soli fortunati ormai rari anche quelli. Al riparo di una tessera o similli...esercito di qualcuno e quando il qualcuno esagera per stapotere ed impunità in troppi tremano e in troppi perdono e si rinchiu
dono... Architetti aiutate la società a migliorare, prendetevi la responsa
bilità che è legata alla vostra libertà e alla vostra moralità... Alla bellezza del mestiere... In questo mestiere è bello vivere se lo si ama e si genera felicità e non amarezza, non è necessario il potere per essere felici e allora Aiutate l'architettura italiana a sfangare dalla inutilità dei pesci cani che muovono la bocca sugli incarichi più grassi e grossi con la scusa di fare bene soltanto loro...che coraggio! Che spudoratezza!
A tanta tracotanza si allinea la presunzione e la sicurezza di presumere!
E quel che più delude è vedere che questi atteggiamenti trovano in parte conferma proprio nei sindaci e nei promotori economici a farci capire da quale effetto sia e venga drogata la ruota della società...E da quale informazione estesa a dismisura...

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Commento 6596 del 24/12/2008
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


PROFESSIONE CON IL MAL DI STOMACO...
L'argomento è molto interessante...Spingendo con serietà e con calma, senza lasciarsi prendere da astiosi fumi come alcuni fanno...Il botto e via... Forse è meglio enucleare con serenità gli argomenti per capire la società malata e le istituzioni che generano il virus... Cioè di una Italia che soffre il male che va dall'andazzo torvo al moralmente perverso. Interessante questa linea emergente secondo la quale chi è corrotto a destra è corrotto e basta mentre invece chi è corrotto a sinistra possiede una sorta di aureola come di chi fosse in controtendenza...Una interes sante versione angelicata del corrotto su cui la mano della giustizia sarebbe già posata e in qualche modo sgravata. Cioè esisterebbe una corruzione baciata e una sgradevole e sfigata. Sento alcuni commenti in TV sul sindaco di Pescara e sul caso Casamonti e anche altri...In italia ci si diverte così... Si ride si ride quando invece c'è da piangere lacrime amare... Grillo infatti da quel gran paracadute che è ci marcia sopra e una miniera di spunti arrivano alla sua professione... Nulla da eccepire anzi una buona apertura verso uno dei mestieri da indicare ai giovani... Architetti di poesia e di amore, innamorati del rude e aspro costruttore.
..In Italia si ride per un semidose di inconscenza storica e la comicità scaturisce dalla normale amministrazione alle pietre angolari... Ma in questo contesto oggi gli architetti soffrono e non godono dal mal di stomaco e... le ulcere aumentano come la depressione oppure sono comprese nel mestiere?
Che ci vuoi fare? Non ho ancora visto un pronto soccorso per Architetti nei sintomi iniziali... Ognuno si cura per sè...Ma è consigliabile avere un buon rapporto con il medico...Dovrebbero già spiegarlo sin dai primi anni di Università e gli Ordini dovrebbero almeno curare dei buoni e seri rapporti con case di cura più che con le banche...
ben attrezzate... Buon Natale...

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Commento 6580 del 21/12/2008
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


L'arroganza è l'arroganza... Quello che è, e quello che appare...
La riflessione per essere seria dovrebbe svolgersi, a mio giudizio, su che cosa ha determinato il contesto sociale che ha consentito questo tipo di andamento che evidentemente va bene a molti...Troppi e non solo politici ed uomini di cultura. Come e che cosa ha corrotto l'ambiente e l'esercizio del potere amministrativo e politico e quindi sociale? Credo che in un paese serio la riflessione dovrebbe essere di questo tipo.... Salvo poi scagliarsi idividualmente o colletivamente contro questo o quel personaggio. Cioè, quest'ultimo atteggiamento può essere utile allo sfogo individuale e personale di chi su quel particolare tragitto ha subito l'arroganza e il malcostume ma poi non lascia traccia edificante e costruttiva nella coscienza morale di chi legge e di chi opera. La giustizia che compiti ha nel nostro paese? Si è in grado di svolgere il tema serenamente, senza le false trite tiritere di facciata?
Le istituzioni a cosa servono? L'esercizio di un potere serve solo a gratificare chi ne detiene in quel momento la funzione? E' sufficiente il controllo esercitato sull'operato delle istituzioni? Chi può comprendere la raltà delle cose come effettivamente accadono salvo casi eclatanti? Chi esprime le valutazioni su competenze specifiche? La politica delle idee che poi trasuda dalle istituzioni come permea l'ambiente sociale? La linea di comportamento sottaciuta e poi quella che contorce di fatto il sistema sociale e il sistema che quì dove noi si vive e non sulla TV e su cui raramente e in modo precario si interviene e semmai sulla spinta di qualche motivo o fumus anche questo politico?
Come è possibile costruire una società o sperare che una ricerca architettonica ritrovi le condizioni di riprendere in questa società se poi per avere quello che ti spetta devi ricorrere a vie contorte, umilianti e svuotanti estenuanti sull'interesse di cui non immagini lo scopo... Quale è il livello della società se non hai o trovi vie traverse... non vivi? Oppure accumuli frustrazioni e rinunce che è la stessa cosa ? E come entri nella società con normali aspettative di vita e di speranza? A chi fa l'architetto oggi senza avere aspettative protezionistiche o carriere politiche da intraprendere al riparo di veri e propri interessi di potere come troppo spesso accade... Quale futuro gli ritagli ? Io credo che occorra riflettere con serietà e capisco che possa costare una certa fatica... Eppure penso che molti leggerano queste righe scritte così... Indigeste comunque...

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Commento 6577 del 19/12/2008
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


Milano dette in testa a tutti, buoni e cattivi, facendo una sorta di tamburello mediatico con magistrati e nomi sbandierati su pagine di giornali con tanta incompetenza mediatica trascinata da un facile illusorio furor che definire religioso mi par troppo per l'esagitazione di quegli anni... Quello che è fatto è fatto ma facciamone tesoro caro signor Piccardo, (mi permetta) se non è sicuro di quello che scriverà ci pensi. E' facile farsi prendere dal furore se specialmente si ha nel cuore qualche amarezza... a far del male in più se si può evitare è meglio... Non è solo questione di deontologia ma di qualità umana e la Toscana, si sà, è un ducato il cui colore è noto e se non hai una certa tessera non la spunti proprio...
speriamo che migliori anche se ci credo poco...Bisogna ricordare che il malcostume è un dato ambientale e culturale e se non è una attenuante è tuttavia una grave condizione che un giovane trova già di fronte a sè e se vuole andare avanti... La via non è larga caro amico te ne sarai accorto anche te... E se vivi in questo paese non fai un passo e non fai un decimo che politico non voglia... Ricordati che viviamo in un mondo così e... Quindi, stai attento nel tuo scrivere...
Grazie
Tuo Renzo Marrucci

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Commento 6574 del 18/12/2008
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


DEGLI AUGURI DI NATALE NE ABBIAMO BISOGNO TUTTI !
Ci sono storie e storie e quella dell'architetto Casamonti è ancor tutta da capire negli sviluppi delle indagini che la magistratura, credo, porterà avanti, spero, nel modo più serio possibile e certamente gli auguri di Natale gli vanno fatti e anche quelli di uscirne con il minor danno possibile e non mi riferisco a quello economico poichè seppure giovane il Casamonti non dovrà chiedere prestiti per difedersi o almeno me lo auguro per Lui. Conosco invece, e la cosa è grave, chi è stato tirato dentro in cose inesistenti o quasi e ha dovuto dar fondo ai suoi modesti risparmi per difendersi e vivere mentre si difendeva... La giustizia italiana sarà da rivedere? Vedo che in molti pensano di si! Noi la vorremmo più umana ed equilibrata e competente se è possibile, seria certamente ma che sia una giustizia aderente alla realtà il più possibile.... Ma lasciamo andare queste romanticherie... Che bella cosa lavorare in Toscana appoggiati, bene appoggiati si capisce... Non dirò da chi e lo si può capire... Ma che bellezza lavorare... Comunque è bello lavorare e fa bene al cuore e all'anima! Sarebbe da sperare anche questo! Più giustizia e più civiltà nella distribuzione del lavoro... Ma non mi prendete per ingenuo se formulo un sincero saluto... è un sincero augurio di Buon Natale che faccio di cuore agli architetti che amano questo mestiere al di là dei pregi che alcuni ne ricavano... e non solo a loro... Con la speranza dura a morire che fare l'architetto possa diventare più bello di quello che è oggi e non peggiore!... Perchè le cose possono anche peggiorare.... Mi bisbiglia qualcuno accanto... In buona sostanza io il regalo di Natale non lo aspetto! E' già un regalo quello che batte in petto...

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Commento 6560 del 27/11/2008
relativo all'articolo Miserère!...Ligresti....
di Paolo G.L. Ferrara


Di gravidante attualità l'articolo di Ferrara. Non saprei dedurre né il tipo di gravidanza né il tempo ma la rotondità apparente è certo complessa.
Di De-crescimento piuttosto che di Nuovo-rinascimento parlerei ma non avrei più paura di quei tre clandestini imbelinati di futura cittadinanaza milanese... Che ormai sono come macchiette e metabolizzata la nausea non ci resta che almeno ridere...
Rimarranno sulla coscienza di qualcuno è vero ma soprattutto dei mila nesi... che ormai non ci sono più e allora?
Bisogna anche ridere alla battuta di Maggiora per la nuova piazza del Duomo? E' ha discrezione... Ognuno secondo il suo spirito... Ovviamente l'avvocato Assessore Masseroli vuole portare a duemilioni i cittadini milanesi? Ma ancora nessuno gli ha spiegato? Che con la politica che lui pensa, che crede attuabile, riuscirà a far diminuire... appunto a de-crescere gli abitanti attuali? Nessuno gli ha spiegato? Milano diviene invivibile sempre di più per una serie di tragiche ingordigie urbanisti che... La bellezza salverà il mondo? Ci dovrebbe spiegare di quale bellezza è assertore... Dovrebbe pensare a mantenere gli abitanti che sono "costretti" a rimanerci ma... come fa a pensare? Dia una occhiata al Centro Storico e accolga l'invito a qualche raccoglimento spirituale sullo stesso... Poi un altro sulla periferia e... magari ... E convinca poi anche la gent.ma signora Moratti ad un attimo di riflessione... Mi sembra che sia da rilevare una totale assenza di spiritualità ma potrei sbagliarmi....?
Gli imprenditori sono imprenditori caro Ferrara... Im-prendi-tori... Non è latino ma a imprenditor... poche parole...

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Commento 6555 del 22/11/2008
relativo all'articolo Ricercatori di verità
di Ugo Rosa


Mi dispiace soprattutto per la cattiva digestione che il simpatico Ugo Rosa avrà, purtroppo, sinceramente fatto. Prende un certo gelo che arriva sino alle ossa a leggere lo scritto di Rosa su quello che ha sentito e visto a Domenica In e per il resto naturalmente e ciò nonostante che da noi accadimenti di questo genere siano ormai non dico un classico ma un procedere corrosivo e insano certamente... e a cui la stragrande maggioranza degli italiani, complice la politica, ha fatto il cosiddetto"callo". Chi in un modo chi in un altro...E non tutti hanno la capacità di scriverne soprattutto, anche se il tono è tra il sarcasmo e l'odor di........che Rosa intelligentemente tratta. Tuttavia mi permetterei di aggiungere che in fondo l'Università italiana non sarebbe quello che è..... senza queste deliziose storielle che ne dimostrano l'umus... che oggi.... se è vero quello che sento e vedo dire ma di cui non c' è da fidarsi... perchè probabilmente si potranno (sic) cambiare un pò di uomini ma non il vizio... Il Vizio è troppo grande e radicato da noi per non essere considerato sistema e non potrà quindi essere facilmente mutato... Un caro amico mi disse: se sei bravo devi stare piatto altrimenti ti fregano... se non hai potere... Complimenti a Ugo Rosa per il suo scritto che ritengo un contributo serio e da apprezzare sinceramente.

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Commento 6505 del 04/11/2008
relativo all'articolo Erice. Il progetto nuovo per la città antica
di Vito Corte


Gentilissimo Vito, articolista ma solo per indicare chi ha scritto l'articolo... e non è certo che un vecchio termine giornalistico... ma capisco che possa anche non piacere... Conosco Erice e non esce per nulla dalle polemiche sui Centri Storici che in Italia sono purtroppo in bilico tra la vita e la morte, tra la visione ghiotta e salottiera (vecchio termine anche questo, oggi infatti lo fanno in tv) degli architetti sperimentalisti e seguaci (non li chiamo più, per oggi, archistar) che pensando a se stessi credono che basti alla scena tirando dietro i politici ... alla ricerca di visibilità... Il grosso del tema è quello... ma sarebbe bello e utile approfondirlo su una realtà così interessante!
Un caro saluto

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Commento 6502 del 04/11/2008
relativo all'articolo Erice. Il progetto nuovo per la città antica
di Vito Corte


La realtà particolare di Erice impone considerazioni che forse ancora sfuggono all'articolista nella sua voglia di sperimentare il nuovo con l'antico. La disciplina è purtroppo oggi davvero ardua e troppo spesso si avvale proprio di retoriche intemperanti asserzioni e complicità culturali per ricucirne a tutti costi i lembi smagliati. Occorre una capacità accettante e intelligente che non imponga attraverso delle sperimentazioni eccentricità o delle estraneità al delicatissimo tessuto antico e di cui neanche la nonna più risparmina è più in grado di fornire scorte per rattopparne l'antico fascino. Forte è però il desiderio di "ingerire con i segni del tempo" (una simpatica allocuzione scaturita nei salotti del menefreghismo itellettuale) e spostare il problema ad una visione di condizione architettonica mentre è un problema eminentemente culturale e sociale appunto con forti valenze interpretative sul piano della "relazione" urbana.
Si vuole mantenere un carattere alla città storica? La città storica possiede valenze sufficienti per essere considerata un unicum? Per storia e carattere? Allora occorre che i segni del tempo siano sospesi...e operare e pensare senza "dolcezza "ma obbiettivamente e certamente con "sapienza". Precisamente non è questo il tempo per pensare così? Allora dovrà essere guadagnato oltre gli scempi dall'architettura attuale come una nuova visione del recupero di quello che resta oggi per il domani e soprattutto vale per il caso di Erice ma... anche di Volterra e di tutti li altri centri storici importanti che ancora abbiamo. PER CUI IL CONCORSO IN QUESTI LUOGHI DEVE E DOVREBBE ESSERE SOPRATTUTTO UNA ESPLORAZIONE DI POSSIBILITA E DI ricerca della COSCIENZA...

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Commento 6501 del 01/11/2008
relativo all'articolo Saudade
di Sandro Lazier


PUNTA PEROTTI
ESEMPIO NOBILE DA SEGUIRE… e da considerare per un dibattito serio sul "Il timore di vedere demolita la costruzione può essere un deterrente per evitare pessime progettazioni e pessime edificazioni e pessime programmazioni?" La cultura della paura non ha mai prodotto nulla di buono lo sappiamo benissimo ma il disinteresse genera qualunquismo che è l'ambito nel quale si diffonde la peggiore degradazione a cui possiamo andare incontro e quello che conta è discuterne... avere il coraggio di parlarne... per prendere e fare prendere coscienza di quello che oggi sta accadendo nelle nostre città… nel nostro sistema di fare cultura e nel nostro sistema di fare ricerca…
L'architettura è il sintomo oggi forse più palese e che mette in luce quello che oggi maggiormente incide nelle modificazioni sbagliate del nostro sistema di vita.
Occorre parlarne in modo chiaro e diffuso affinchè si possano comprendere e far comprendere le ragioni del fare architettura, per far aumentare la capacità di senso critico sull'architettura che oggi è completamente fuori dalla comune portata di chi vive la città...

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Commento 6499 del 30/10/2008
relativo all'articolo Saudade
di Sandro Lazier


La scultura se è arte raggiunge il suo massimo e non ha bisogno di contenerla… semmai ha bisogno degli spazi adeguati rispetto all’uomo per essere fruita…Per esprimere la sua essenza, la sua qualità espressiva… e l'equivoco nasce per effetto di chi confonde la scultura con l'architettura...In effetti equivoca, ambiziosamente, perdendo i rapporti con la vita e mischiandone confusamente i valori. E' difficile mantenersi in linea con i bisogni dell'uomo è più facile evaderli....Così è difficile fare ricerca per rispondere ai problemi della città...è meglio inventare qualche cosa di diverso, di distraente… che assorbendo aiuti comunque a dare visibilità...a coltivare il tempo breve dell'ambizione....

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Commento 6497 del 26/10/2008
relativo all'articolo Saudade
di Sandro Lazier


Una copertura di libeskind evoca G. Michelucci
Al Museo ebraico di Berlino una nuova copertura inserita dall’architetto Libeskind
nel cortile interno dell’edificio progettato nel 1735 da P.G. è stata ufficialmente presentata alla fine del mese di settembre. L’opera caratterizza fortemente quello spazio attraverso una struttura derivata dallo spirito naturalistico di matrice michelucciana declinandola con toni inquieti e contriti in una sorta di atmosfera tardo-tardo gotica, insomma tutta riverberi di angoli acuti con ombre e luce nei toni geometrici duri e contrastanti la naturalità a cui comunque si allude. Il principio della struttura ad alberi, tema felicemente studiato e sviluppato da Giovanni Michelucci anche nella chiesa sull’autostrada del sole, trova in questo portico una traduzione asettica e senza la felicità che il maestro pistoiese genialmente interpreta nella sua ricerca poetica della campagna toscana.
Le citazioni da Leonardo sono per ora sospese... Qui tocca a Giovanni Michelucci

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Commento 6492 del 23/10/2008
relativo all'articolo Saudade
di Sandro Lazier


Dubai: un museo di arte moderna firmato UNStudio : Museum of Middle East Modern Art ( Momema ), il primo museo di arte moderna del Medio Oriente di Dubai .
Un' astronave arenata...
Hadiddiana fino al midollo ma senza volontà fisiologica...
Dalla natura al lunapark oppure un prodotto industriale da stampare in serie? Una architettura oggetto oppure un oggetto che aspira... A diventare architettura? E' del poeta il fin la meraviglia chi non sa far stupir vada alla striglia? Il barocco dialogava...Questo sta zitto senza dire niente di sè...
Dubai Dubai... Un'altro museo dell'inconscio inquieto e...

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Commento 6488 del 22/10/2008
relativo all'articolo Saudade
di Sandro Lazier


A Giannino con cortesia...
E' vero la parola “tecnologia”non compare ma è sotto e sopra alle vostre righe e per qualche misteriosa assonanza mi si è formata nella mente ed è entrata di forza nel mio commento subito, appena ho cominciato a scriverlo. Sarà che oggi si vive nella dominanza di questa parola... Che entra come un sogno e esce come un incubo a volte... ma solo nella coscienza di chi come me in qualche modo ne vede gli aspetti che soverchiano... Come una materia che andrebbe usata con attenzione e discernimento... Rispetto all'uso un pò sviscerato e esibito, anzi troppo spesso gratuito e comunque privo di sostanziale sensibilità direi... senza quel filtro sensibile che media tra tecnologia e città… Che passa dalla mano, dal cuore e sostenuto dal cervello dell'uomo architetto. Tutte cose che affinano la sensibilità e la capacita del ragionamento e del sentire e capire quindi dell'operare, del pensare e del progettare. Mentre il “pensabile” appartiene ad una sfera slegata il pensiero scaturisce dai valori identificati nel problema che vivimo oggi… Oggi è tutto lì il problema! L'uso senza filtro, cioè senza l'architetto che non è più un filtro, ma tutto, o guasi, schierato direi ma è meglio dire schienato... da questa benedetta parola "tecnologia" che traduce il tempo in materia e spazio servendosi dell'architetto formale e quindi poi dell'uomo che ci andrà dentro. Di quale qualità si tratta?
La qualità io la riferisco sempre all’uomo che usa gli strumenti, è nell’usare gli strumenti che ha…e d è quella cosa importante e fondamentale che permette all'uomo di volere considerare gli altri nella loro realtà e nelle loro possibilità di vita, che consente di capire e discernere la sostanza dei materiali e la loro capacità relazionante, che consente di entrare nella natura dell'ambiente e dello spazio, capirlo per enuclearne le valenze nella propria felicità, quella dell'uomo. Qualità intesa nel senso esteso dell'essere che si spinge nell'ideale per una traduzione realizzazione nel reale. Ecco! Direi che è proprio quella sostanza umana che percepice il senso tra il brutto funzionale e il bello funzionale, tra il cattivo e il buono... e la possibilità di vivere...
Tutto ciò che è lontano da noi va riportato a noi come alla vita. Questa dovrebbe proprio essere lo sforzo dell' architetto tra gli uomini, ognuno nella sua misura. Funzione che è stata grandemente tolta agli architetti privati della loro capacità rispetto all'ambiente della vita. Su Borromini le rispondo che era un eretico rispetto alle convenzioni del tempo per la sua grande qualità interpretativa del suo sentire, a cui non rinunciava in virtù della sua capacità di credere in modo appassionato. Borromini aveva la passione... Oggi gentile dr. Cusano… la passione? La forza di sentire e di credere? Ma è ancora un sentimento? Che cosa è. Ecco quale qualità. Se non sono stato chiaro ora abbia pazienza... lo sarò... più avanti...
F.L.W. commisurava ogni funzione alla realtà del luogo usando materiali antichi e moderni i modo “umano” filtrando la tecnologia da quel grande architetto che era.
Ora ci rimane la sua lezione che non viene studiata e approfondita…Per mancanza di amore… Di quell’amore che spinge… Il pensiero sulla realtà.
Oggi ha senso parlare di eretici? Chi sono oggi gli eretici? Sono quelli che vivono sotto i ponti o ai margini della società... sono quegli uomini che rifiutano il sistema mercificato della vita di oggi e di domani credo... Queli che pagano di pelle ?
La parola eretico oggi ha perduto la sua forza significante. Chi sarebbe un eretico tra gli architetti? Hadid, Gehry ? Ma se sono delle Star di un firmamento che si sta rivelando sempre più formale vuoto e celebrativo... se Gehry ha costruito il suo museo nel posto dove il degrado regnava ... Tale museo non rimane che il museo di se stesso... Il problema rimane intero…
Ebbene? Quali altri contenuti… L’esasperato individualismo della Hadid che attira come un manifesto di diversità… Cogliendo al volo quel senso della sfida del fare… della sfida del possibile che tanto piace…ma a chi? Forse ai poteri che l’ impongono… Dopo aver rimestato “americanamente” (cioè facilmente e superficialmente nelle tasche del futurismo anche lei…) il coniglio lucente tirato fuori dal cappello del prestigiatore… di città?
Zevi non ha fatto in tempo a vedere e capire questi dieci anni che sono stati come trenta… e forse se ne è anche andato via imaginandolo…
Mi scuso per non aver curato la forma del mio scritto.
Cordialmente

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Commento 6483 del 21/10/2008
relativo all'articolo Saudade
di Sandro Lazier


Credo che non sia solo da condividere questo scritto di Bruno Zevi ma è assolutamente da rilevarne la sua sofferente attualità insieme a chi lo ripropone e direi anche giustamente in fin dei conti... E' un'epoca ingiusta quella che viviamo oggi e che non favorisce il coraggio e anzi lo bastona abbondantemente spesso tritandolo nelle maglie di una società che predilige la cattiveria e il cinismo. Detto questo non vorrei atteggiarmi in posizioni sbagliate... Mi limito a fare delle constatazioni che lo stesso Zevi ha avuto il tempo di fare perchè ci rifletto ormai dagli anni della sua scomparsa. Ogni uomo dice cose giustee cose da approfondire e rivalutare alla luce dei fatti nuovi che accadono e il giudizio come risultante storica si conferma o si modifica a volte si ribalta... E comunque si approfondisce sempre in qualche modo. Al tempo di Borromini si poteva essere eretici e coraggiosi ma al tempo nostro non più. Un pò di nostalgia è lecito averla specialmente per chi ha conosciuto queste persone e ha studiato e a pensato con loro e non solo ma anche il dovere e l'onere di portare avanti idee e ragioni che sono il frutto di un lavoro vero e appassionato. Appunto il compito è ideale e pertiene la singola coscienza e volontà senza invidie e senza paure.

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Commento 6474 del 19/10/2008
relativo all'articolo Saudade
di Sandro Lazier


Il futuro non è nel potere della tecnologia ma nella qualità dell’uomo
Non è del pensabile che abbiamo bisogno ma di qualità! Abbiamo bisogno di chi voglia misurarsi con i problemi reali senza evaderli schierandosi piattamente con la tecnologia e i mass media dell’informazione. Abbiamo bisogno di chi non sostituisce la ricerca della misura umana con settanta ferracci e tiranti che ti segano la voglia di pensare e di vivere nella città. Abbiamo bisogno di chi cerca la realtà evitando la voglia di diverso per il diverso che viene formata nella testa di molti dalla pseudo immaginazione dei media. Insomma abbiamo bisogno di chi abbia il coraggio di vedersi dentro e poi volga lo sguardo al mondo reale. Indispensabile è chi percepisce il distacco che va formandosi nella realtà tra il momdo reale e il mondo sensibile di chi vive la città. Indispensabile è chi sente la necessità di recuperare la funzione civile dell’architetto nella sua funzione di tramite sensibile e disinteressato tra il mondo dell’arte e della creazione e quello della vita reale, come abbiamo visto fare in molte architetture dei maestri americani ed europei della storia recente. Nessun ritorno al passato ma una ripresa di dialogo con il filo interrotto della storia che non vuol dire nostalgia o statica venerazione. Borromini agiva con gli strumenti consolidati del tempo marcando il tempo con la sua ardente genialità e non inseguiva tecnologie e false sperimentazioni…Agiva senza inseguire astrazioni e materializzando il suo filtro sensibile di uomo e di architetto. Bruno Zevi ne rileva l’aspetto creativo e inquieto modellando forme e spazi sulla misura dell’uomo e del suo ambiente sicchè le sue opere sono inventive e geniali e non manifestazioni di gratuito potere tecnologico e impositivo. Forme e spazi sulla misura dell’uomo devono essere pensati oggi perché la città è un’ organizzazione umana sociale e vera ! Non una scenografia vivente, o virtuale… La città è il luogo della vita e non della rappresentazione della vita. Ogni uomo ha il suo tracciato nella società in cui vive e purtroppo non servono nostalgie…o manifestazioni di egocentrismo progettuale. Occorre interpretare e comprendere il proseguimento evitando cadute e ricadute e involi narcisistici fuori dalla realtà, che da sola contiene tutto ciò su cui è giusto e importante esprimerci. Considerare come degli eretici oggi le archistar è francamente un errore di interpretazione profondo…bisogna riflettere sulla differenza di contesto storico-sociale e considerare la società avida e dissacrante di oggi per comprendere anche la lezione dinamica della storia, oltre che il Borromini rispetto al tempo che viviamo.

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Commento 6469 del 09/10/2008
relativo all'articolo Case vere, case false
di Andrea Florio


La prima riflessione che mi viene è che la funzione dell’abitare non riguarda solo uno spazio determinato dalla sua particolare composizione funzionale … cioè quello dell’appartamento in città o della casa fuori della città, ma credo debba essere estesa ad uno spazio ampio ed integrato dalle funzioni necessarie alla vita e al contesto della città, della zona, a tutto l’ambito di riferimento culturale e sociale in cui la nostra vita si svolge. Si discuteva di alloggio e delle sue varie possibilità ma anche dei prolungamenti dell’alloggio come condizione necessaria e sufficiente per garantire lo svolgersi della vita in una misura umana e soddisfacente … Si discuteva anche di periferia e centro città e delle contraddizioni che oggi si verificano su questo tema ampio dell’abitare che implica una condizione di civile ottimizzazione della funzione, cioè si cerca lo spazio che ci consente di vivere e di crescere … Ma implica l’esistenza di un sistema di relazioni sociali ed umane che ci consentono la vita ed il piacere della vita, le necessarie realtà che consentono di sviluppare e consolidare ed evolvere le nostre condizioni di vita.
La seconda riflessione è che pensando a progettare e costruire si comprende come il ruolo dell’architetto oggi sia più importante se esercitato con coscienza e amore nella consapevolezza dell’importanza della funzione sociale dello spazio abitativo e che non si ferma e conclude entro i mq vitali fisiologici dell’appartamento ma che coinvolge il sistema territoriale culturale e sociale e amministrativo della città.
Da ciò si può capire come non si possa oggi limitarsi alle aristocrazie individuali dell’abitare inteso come universo specialissimo in cui relegare il proprio mondo individuale ed emotivo come se fosse l’aspirazione fondamentale della vita … ciò per oggettivi limiti esistenziali anche se molti di noi lo ricercano … La vita dell’uomo è sempre più ricca e alla ricerca di una spazialità dinamica e diversa e ricca di contesto per essere concentrata e collocata nello spazio importante ma fisiologico delle funzioni eminenti e protettive della vita. Così come abitare non vuol dire esistere ma è una parte nell’equilibrio della qualità dell’ esistenza …
In questo senso Michelucci ha davvero contribuito molto a far maturare il rapporto uomo e storia all’interno della città storica facendoci riconoscere un modo diverso e più giusto, più felice, di usufruire e vivere la città.
Tra forma e contenuto credo che sia fondamentale il rapporto organico della rispondenza tra spazio interno e esterno e la riconoscibilità tecnico materica dei materiali nel gradiente estetico morfologico e funzionale rispetto al territorio e all’identità urbana … proprio come F.L.W. ha eminentemente dimostrato nella sua esperienza di vita

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Commento 6467 del 27/09/2008
relativo all'articolo Novoli: la città separata
di Giovanni Bartolozzi


Polemizzare oggi serve a poco dice Bartolozzi... Ma non è così... e la memoria deve essere lunga se si è vivi anche per una rielaborazione che prende il senso di una disamina con il senno di poi, Il tempo azzera il senso aspro della polemica per prendere il senso vivo della realtà e nella storia c'è sempre la ragione del futuro, sia un futuro costruito male e sia un futuro costruito bene... Almeno se lo spazio della riflessione esiste ancora come deve esistere. Polemizzare serve... Se la polemica è volta all'interpretazione della realtà con lo spirito di chi voglia capire dove sono gli errori e farli riemergere alla riflessione degli spiriti liberi e baypassare quell'atteggiamento ipocrita e falso che tende a mettere la realtà in sordina... Si dirà che rivangare il campo è utile soprattuto per una nuova semina... a Dio Piacendo

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Commento 6465 del 25/09/2008
relativo all'articolo Abbasso gli architetti e le loro ''Tombe dell'arch
di Gian Paolo Manfredini


La Biennale di A. Betsky una performance poco chiara…
Biennale assai modesta che si esercita in un contributo privo di un reale contesto critico efficace rispetto alla realtà delle problematiche che affliggono la ricerca architettonica nel suo rapporto diretto con la città e l'ambiente.Tempo sostanzialmente perduto… in vezzi e contorsionismi intellettualistici devianti in quanto aristocratici nel senso più retrivo del termine. Si conferma la tuttologia pretestuosa di una ricerca di elite…Che non RIESCE HA MANTENERE LE COORDINATE DEL REALE e si rifugia nel vago indecifrabile mondo dell'onirico... ma fuori del nostro mondo e ci rimane ritagliandosi un fantomatico diritto-dovere di starci... Mentre lo sforzo vero è quello di portare nella realtà i contenuti e tradurli in grado di fornire idee per aiutare e migliorare il nostro rapporto nel mondo migliorando la vita dell'uomo. Questa biennale la possiamo leggere come una fuga intellettuale e servile dalla realtà.
Soldi spesi male purtroppo...come troppo spesso accade...in questo nostro emblematico paese.
Renzo Marrucci
Milano, 26-09-2008

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Commento 6418 del 19/09/2008
relativo all'articolo Abbasso gli architetti e le loro ''Tombe dell'arch
di Gian Paolo Manfredini


Viva gli architetti che nutrono speranze di vita mediante il pensiero dell'architettura intesa come un mezzo per rendere la permanenza su questo mondo il meno infelice che sia possibile...Potrà ssere un pen
siero retorico? Non credo! Semmai una ingenua espressione di confronto e di speranza nella fiducia di una professione che deve riguadagnare il suo senso della società. Ingenua perchè in mezzo a tanta certezza tira di più il carro di chi si dimentica che il giorno scorre accanto all'altro... in un alternarsi di luci e di ombre, di cose fatte senza troppo pensarci e in una sperimentazione fagocitata nel ritmo senza il tempo del pensiero...della riflessione...ma sull'impronta dei programmi fatti al tavolo di una cinica, ansiosa rappresentazione della realtà.
Non tombe ma veri encefalogrammi celebrativi nello spazio-tempo della cultura dell'immagine... che si stinge nella fragile frenesia della sperimentazione come se fosse cultura della materia che si consuma...

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Commento 6408 del 16/09/2008
relativo all'articolo Dorigati a Pavia. Ingresso al mercato coperto. Let
di Giueppe Zappelloni


Gentile Giovannetti
tanti oggi dicono di amare la propria città ma di fatto non si capisce di che cosa sia fatto questo "amore" ma di sicuro quando è troppo esclu
sivo va controllato perchè si traduce sempre in qualche cosa di diverso...
Nulla meglio della partecipazione... Un caro saluto

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Commento 6406 del 15/09/2008
relativo all'articolo Dorigati a Pavia. Ingresso al mercato coperto. Let
di Giueppe Zappelloni


Caro Giovannetti io non conosco le persone relative al contesto della famosa tettoia pavese e non sono a conoscenza di una eventuale raccolta di firme in merito alla rimozione della stessa...Sono intervenuto perchè il caso dimostra una chiara mancanza di quel senso della città che poi così fortemente porta alla mancanza di rispetto del cittadino e sulla poca volontà a coinvolgerlo nelle scelte e sulle decisioni che lo riguardano. Quindi, mi perdoni, ma continuando a pensare con molta intensità alle cose molti importanti...nulla la distoglie dal poter prendere atto e capire... Un caro saluto

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Commento 6402 del 10/09/2008
relativo all'articolo Dorigati a Pavia. Ingresso al mercato coperto. Let
di Giueppe Zappelloni


Il cittadino fa bene a dire la sua opinione se altri cittadini dicessero la loro, se fossero cioè invitati ad esprimersi... al di là della loro competenza specifica...sarebbe un bene per tutti.
Al di là degli estetismi da quello che si vede nella foto, ma bisogna andare a vederlo... c' è una certa ingerenza nel contesto storico dello spazio della piazza che poi è una pizza del centro storico di Pavia...Una città interessante dal punto di vista architettonico storico...e anche se l'architetto cerca di essere il meno invasivo possibile... tuttavia, se avesse usufruito della sensibilità dei cittadini attenti, forse, avrebbe potuto essere ancora più libero e leggero...per esempio sperimentando l'impiego di materiali diversi....
In questo senso ,credo, che l'intervento del cittadino qualche cosa lo rilevi...dobbiamo ammetterlo.
Interventi di questo tipo avrebbero bisogno di un rapporto più vivo con la cittadinanza ed i progetti essere prima esposti ai cittadini, farne attività di dialogo.
La funzione pubblica dell'architettura dovrebbe essere compresa più a fondo...proprio per evitare di considerare i cittadini una sorta di ultima sponda che può solo dare fastidio...Forse anche l'architetto avrebbe avuto uno scambio più utile che lo avrebbe fatto lavorare con più piacere...

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Commento 6393 del 30/08/2008
relativo all'articolo Gibellina: vergogniamoci, tutti.
di Paolo G.L. Ferrara


Punta Perotti come Gibellina sono casi di grande responsabilità per l'architettura italiana
e per l'urbanistica italiana ed europea e parlarne è un bene. Bisognerebbe parlare di più anche di tanti altri casi che sono accaduti e accadono costantemente oggi. Una sorta di "striscia la notizia" dell'architettura italiana o degli eco-mostri che popolano e stanno per popolare la repubblica del bel-paese. Parlarne fa bene al cuore? La Gabanelli qualche volta ci prova ma chissà quali problemi gli arrivano...Comunque è sempre meglio che star zitti come vitellini da latte. Ciò senza volere far male a nessuno certamente! Solo per dovere di coscienza è giusto che se ne parli e con coraggio ....e allora qualche giovane in più potrà aprirsi gli occhi e pilotarsi meglio nelle sue avventure che poi sono le avventure del futuro.
Gli errori sono occasioni di riflessione e non di cattiveria...Forse lo sono di più di ciò che riesce bene...Invece su questi si butta l'oblio della memoria e allora si vede affiorare la malafede, cioè l'errore che coltiva l'errore...Diviene un fatto di solo potere e basta! Questo si sà non ci insegna nulla...anzi ci fa andare indietro tutti quanti...

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Commento 6392 del 29/08/2008
relativo all'articolo Gibellina: vergogniamoci, tutti.
di Paolo G.L. Ferrara


Il commento scritto prima non riguarda Ferri ma Giuseppe Pompole. Mi scuso per il bisticcio.
Renzo Marrucci

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Commento 6390 del 29/08/2008
relativo all'articolo Gibellina: vergogniamoci, tutti.
di Paolo G.L. Ferrara


Caro Ferri, trovo molto sincero e onesto il suo commento su Gibellina. Lei pensi anche a Vema se vuole...Questa città per fortuna non si può raggiungere in moto essendo il frutto di una progettata virtuale ma che può studiare o almeno comprendere per poter spiegare meglio ai suoi studenti che genere di teorizzazioni si fanno...ma non solo quì da noi...E poi quello che fanno in Cina alcuni grossi professionisti italiani ma non solo... In tema di città...Poi pensi anche a quello che fanno in Italia alcuni architetti detti archi-super-star o simili e a tutto questo pensi con senso della realtà altrimenti smette di viaggiare in moto e noleggerà...credo... Per il prosssimo viaggio... un romantico e poetico pallone aereostatico per osservare la trasformazione delle città e del paesaggio italiano che stà molto a cuore ai sensibilissimi uomini di cultura e ai politici italiani....
Un cordiale saluto


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Commento 6331 del 30/07/2008
relativo all'articolo Appello contro l'insensata privatizzazione dei ben
di Leandro Janni


Ho riletto il commento e mi sembra chiaro per quello che dice ...ma da un commento, per quanto serio possa essere, è comprensibile una certa leggerezza anche per come si scrive ....non sempre con chiarezza e completezza e sarò lieto di essere più chiaro e preciso e disponibile mentre ringrazio per la nota di condivisione su un problema così farraginoso e tipico della italiana falsofacile disinvoltura.

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Commento 6328 del 29/07/2008
relativo all'articolo Rileggendo 'Frank Owen Gehry - Luna meccanica', d
di Renzo Marrucci


Trovo condivisibili le riflessioni di Cusano con alcune eccezioni che tutto sommato forse è utile svolgere ... Zevi riteneva l'opera di Gehry proprio come Cusano spiega nelle prime righe del suo commento contributo. L'attesa era tanta verso opere che potessero rianimare il mondo dell'architettura o la ricerca architettonica e al punto che forse si è dato troppo valore ....o i cordoni della critica si sono allargati a dismisura senza prevedere uno sviluppo che si prestava ad una sorta di esaltazione individuale che ha in qualche misura portato a pensare e a credere , e taluni ancora credono, che la città sia diventata un qualche cosa di diverso o incomprensibile o di ridefinibile attarverso astrazioni su cui esercitare un falso criticismo senza valori. autentici. Certo non è questa la sede per svolgere riflessioni definitive ma credo che questo atteggiamento abbia fruttato molto alla a quella confusione generalizzata che dato terreno e causa favorevole alla proliferazione di atteggiamenti rinunciatari della ricerca e della morale. Per morale intendo il senso del rapporto città cittadino e città territorio, ambiente e vivibilità che sono elementi primari e fondamentali di ogni agire e di ogni pensiero e che tale voglia essere .
La città rimane la città con tutte le sue valenze che sono fondamentali e che riemergono con problematiche lancinanti oggi. Credo che sia fondamentale recuperare il tempo e la ragione perduta per studiarle e capire la città e i suoi rapporti e capirla nei suoi nuovi problemi con umiltà e serietà, senza enfasi e nuova ipocrita retorica. Il secondo punto del commento di Cusano è una traccia che condivido pienamente e su cui si svolge la strada su cui lavorare e recuperare e riequilibrare il senso profondo e forte su cui si sviluppa la cultura della città.
Un caro saluto
renzo marrucci



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Commento 6326 del 28/07/2008
relativo all'articolo Quando gli architetti attentano all'Architettura.
di Andrea Tartaglia


Car o Florio mi pare che il delta che a cui fa riferimento sia un po troppo casuale per arrivare all'arte...che è poi la stessa cosa della poesia...ma soprattutto non è un gioco.
Il gioco davvero arriva all'ambiguo e al complesso o direi piuttosto al contorto e al nevrotico quando diventa insistito e formale e non diventa mai qualche cosa di più profondo, di più attinente e inerente la necessità dell'uomo che è in architettura e nella città ricerca di equilibrio e risposta organica all'armonia, alla sequenza della vita.... Il Gioco è utile quando si cercano dei palliativi o delle pause ed è bello soprattuto se dura quel tanto che basta... se offre svago e compensazione al piacere ... allora diventa anche uno spazio che relaziona e integra tra le funzioni ma poi si deve esserci continuità ...Cioè doverbbe affermarsi il flusso della serenità, della sicurezza e si dovrebbe uscire necessariamente dal delta definito dello spazio del "giuoco" e fare sul serio se è possibile.... Forse così si evita anche di attentare...di rendere insicuri perchè in realtà il gioco, in età adulta, copre o tenta di coprire ... Un cordiale saluto

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Commento 6320 del 24/07/2008
relativo all'articolo WE should HAVE A DREAM . Il XXIII Congresso UI
di Gian Paolo Manfredini


Manfredini c'era, benissimo... e lo racconta nel suo articolo che non mi convince ma questo importa poco. Qualche cosa va sempre per il verso giusto come quel nobile e gentilissimo signore che vorrebbe la città come luogo della cooperazione e non della competizione come è disgraziatamente e sempre più feroce... Che vorrebbe l'architettura per tutti e il senso del luogo dove si allevia la tristezza di esistenze meno fortunate.
Che bellissimo pensiero...Quale aspirazione....ne basterebbe almeno un terzo, un quarto o un decimo di quell'idea vera a dare un impulso verso una società più vivibile. Ma se si vuol sognare si può farlo, certamente e che male c'è? Basta un solo sogno per ammantare il mondo? Anche quello piccolo della periferia di una città...Mi fanno capire che invece si deve essere in tanti su quel sogno che poi si perde da solo nei meandri del tempo e proprio mentre le file si ingrossano di sognatori veri e falsi ...diventando allora solo un sogno...o un mezzo incubo? Irrealizzabile? Ma al di là di questo l'uomo continua a sognare e speriamo che decida di rompere la magia di quel distacco con la realtà e che sta diventando sempre più ampio...appunto come è proprio del sogno che smette di essere fuori della realtà per entrarvi e far diventare le nostre periferie sempre meno il luogo della diseducazione sociale e del degrado...dell' insicurezza e della marginalità come categoria umana. Di questo non si vedono segnali… ma solo chiacchere faticose e verbose e non solo ....forse è inutile anche preoccuparsene? Se si capiscono le periferie si capisce anche il centro della città e tante altre cose che ci perdiamo per il futuro delle nostre città e quindi del mondo.

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Commento 6307 del 13/07/2008
relativo all'articolo We would have a dream
di Gian Paolo Manfredini



XXIII CONGRESSO A TORINO
L'ipocrisia non regna sovrana ma è un segno di normalità... Non c'è da stupirsene... Bisogna accontentarsi di quello che c'è e, se lo scopo era quello di fare una festa della comunicazione, spero sia riuscito e che gli organizzatori ne siano contenti. Da qui a dire che abbia fatto bene agli architetti e alla condizione dell'architetto ognuno può dire quello che vuole ma... Rimane il solito narcisismo inconcludente e la solita manifestazione numerica... Almeno si contano le presenze e le facce. Per il resto è un'altra vetrina mas mediatica su cui dare spazio alla stampa o alla comunicazione della comunicazione. Alcuni hanno fatto pubblicità al numero dei grossi incarichi e ai clienti facoltosi che ne saranno contenti, altri hanno parlato per hobby del problema della casa e della eventuale propositività degli architetti su tale problema sic! Come se ne attanagliassero l'anima. Architetti poi che si occupano dei loro facoltosi e prestigiosi clienti o attori di operazioni prevalentemente snob o intellettualoidi... Che certamente sul problema della casa non ci dormono di notte... Altri hanno tergiversato sulle grandi linee dando sfoggio di una grande competenza sui problemi della architettura che pare siano solo quelli che interessa a loro... Certo! Va benissimo! Ma a cosa servono queste pantomime mondiali? A far Conoscere Torino? Ecco tocca a Torino e siamo tutti contenti. Però non bisogna dire a nessuno che l'architettura è di tutti perchè viene da ridere e con sommessa tristezza!
Vorrei anche dire che per quanto concerne la “flessibilità” chi ha scelto il carcere per quella strana manifestazione pseudo qualche cosa... ha sbagliato di grosso... Con la solita freschezza intellettuale?

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Commento 6299 del 12/07/2008
relativo all'articolo Appello contro l'insensata privatizzazione dei ben
di Leandro Janni


Di Italia nostra conservo fresca in mente la sponsorizzazione culturale sgraziata del parcheggio di sant'Ambrogio. Non risolve i problemi che vi sono ma in compenso li complica moltissimo in una zona che è da considerare di grande qualità urbana e architettonica oltre che culturale spirituale. Alcuni diranno che è la solita solfa... si capisce! Ma di fronte agli scempi che la città di Milano ha visto perpetrarsi nel suo centro storico ora sarebbe bene darsi una controllata. Chissà cosa riuscirà a fare il Ministro Bondi rispetto a Rutelli, siamo davvero curiosi peraltro augurandogli di avere polso e carattere, il carattere che non si è ancora potuto vedere in questo campo così contorto e difficile eppure tanto importante per noi italiani che ne siamo i depositari.
Dicevo di Italia nostra perché Janni la cita nel suo articolo sulla privatizzazione dei beni culturali in Sicilia mentre riporta una notizia che davvero ci turba e non poco. Ma come mai Lombardo nella sua nuova responsabilità di governatore della bellissima e problematica Sicilia arriva a pensarci? Forse per il fallimento della gestione fatta sino ad oggi dei beni culturali in Sicilia? Certo le Soprintendenze non sono sufficienti ormai questo lo dicono in molti e da tempo e la società va avanti in fretta e con questo andare in fretta fagocita le contraddizioni esistenti e anzi le aggrava in molti aspetti. Queste soprintendenze sono un pò il problema vero che non sappiamo risolvere. Abbiamo un Ministero che le guida ma per una ragione o per un'altra non si riesce a mettervi mano in modo responsabile ed efficiente, vuoi per i ministri che non sono nel problema vuoi per il poco tempo che possono dedicare all'impegno di studiare il problema, vuoi per la poca importanza che lo stato gli dà nei fatti concreti... E' davvero un bel problema e Il governatore della Sicilia, subito appena insediato, subito pensa a liberarsene o almeno ci prova sperando di cogliere una opportunità. Sarà quella giustà? La regione Sicilia aveva la possibilità come Regione autonoma di attuare una buona sorveglianza e inserire delle moderne opportunità di collaborazione con i cittadini ed attuare un rilancio del suo patrimonio culturale nel mondo. In Verità non ho mai visto molto attivismo in questo senso e questo però non mi meraviglia perchè anche nel resto d'italia non ci si è fatti in quattro per dare una orgogliosa sveglia sulla conoscenza e la messa a frutto del nostro patrimonio.
Si era abbastanza bravi a fare il controllo ma assai contenuti nella promozione e organizzazione economico divulgativa del nostro grande patrimonio. Eppure sappiamo quanto importante sia agli occhi del mondo e nonostante questo non si è mai avuta la condizione d'animo per essere efficaci nella promozione. Forse Lombardo questo lo ha percepito? Se è cosi personalmente gli faccio molti auguri se andrà avanti con questa idea e ne ha davvero bisogno ... e per il resto tiro un sospiro d'animo nella speranza che non si vada dalla padella nella brace... Soprattutto spero che sappia esigere un attento controllo nella gestione privatistica che non dovrà mai essere libera ma dovrà assumere le idonee responsabilità.

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Commento 6289 del 22/06/2008
relativo all'articolo We would have a dream
di Gian Paolo Manfredini


Trovo lo scritto condivisibile e auspicabile e del tutto applicabile alla realtà proprio dalle prerogative dell'esercizio di un mestiere millenario come quello dell'architetto. Non sem
bri strano è strano e falso il contrario. Partire dal territorio con una visione semplice e umile è sempre opera di grande intelligenza e sensibilità. Leggere il territorio e la sua architettura naturale...non è cosa che tutti possono fare e l'equivoco parte da qui...Biso
gnerebbe imparare a leggere l'architettura della terra prima di farne altra... Dove lo insegnano? Fatemi per piacere l'elenco delle scuole che ci sono in Italia dove si apprende a leggere il territorio nella sua naturale espressione architettonica...o come naturalistica vocazione a un dialogo che comprenda l'architettura come conseguente
vocazione all'ambiente umano. OGNI REALTà COSTRUITA DALL'UOMO HA IL SUO ARCHITETTO non è necessario risalire al nome e cognome. Occorre l'intelligenze o la sensibilità di comprendere e scindere tra architettura e potere. TUTTA QUì LA DIFFE
RENZA.. Scegliere tra la cattiveria e la qualità. Spesso non è scelta possibile lo capisco e il limite dell'uomo credo sia anche in questo. Nel fare ci dovrebbe essere compreso l'amore del fare e questo è spesso un caso che quando accade si è più omeno sempre di fronte ad unagrande opera sia che ci sia scritto nome e cognome e sia che il mistero
aleggi su quellla magia del fare meraviglioso che è la necessità della passione alla vita.
Imparare a capirle queste opere è la cosa più importante che non viene insegnata forse proprio per cattiveria umana. Questo sogno di poter fare con amore e passione lo hanno in molti anche in italia, anche certamente in Calabria dove c'è molto da capire...e da fare..

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Commento 6258 del 21/05/2008
relativo all'articolo Gli architetti di 'carta' e non di 'muratura'
di Maurizio Zappalà


Gentile Marcozzi,
Zevi sosteneva che quando un’architettura rimette in gioco i valori della crescita
ogni crisi è un valore. Cioè ogni valenza suscita altre valenze e il dibattito prende
la strada che meglio prende. Io penso che la crisi deve essere misurata anche ris
petto al sociale cioè a quello che si vede e si sente mentre si vive la città di tutti i giorni. Il mio rapporto è quindi con la vita che vivo e le cose che vedo e quello che sento e quello che faccio e da cui sono fortemente influenzato. Influenzato per forza di cose, è naturale. In quello che vedo e vivo c’è storia e vita, presente e futuro. Zevi è stato per me importante per le cose giuste che ha detto e scritto e che porto con me insieme a quello di altri maestri che in qualche modo costituiscono la mia coscienza e la mia… come dire…continuità, il mio nucleo interno che contribuisce a generare la mia risposta il mio modo di essere e di pensare. Mi sembra spontaneo e aderente e la cosa la ritengo importante per andare avanti. Poi c’e la vita e le problematiche proprio tipiche della professione oggi, in particolare in quella dell’architetto come sensibile realtà nella nostra società e facente parte di una realtà vasta e complessa. Io credo che l’approccio sia quello di andare vanti organicamente, cioè commisurando i problemi nei quali ci ritroviamo, perche da questi ne discende anche l’approccio teorico e comportamentale. L’architetto vive nella città degli uomini che sono di carne e pensano al presente come al domani in un rapporto di divenire crescente e vitale. Nessuna preoccupazione quindi per un rapporto con la storia che sia di valore per la continuità, purche sia organico, sano e rivolto ai problemi della nostra esistenza. L’architetto è responsabile in questo contesto di una sua presenza cosciente e critica. Mi fermo qui. Nessuna paura della storia e se la conosci ti è anche amica. Gli architetti che vengono da fuori e che poi non calano dal cielo ma sempre per vie molto terrene… esattamente come i nostri archistar e aspiranti star, non sono da paventare ma da capire, per il fenomeno che rappresentano rispetto anche alla crisi italiana su cui occorre il contributo serio di chi desidera pensare ma anche operare concretamente. Tra gli architetti di carta e di muratura ci sono altri architetti mi creda.
Un sincero saluto

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Commento 6256 del 13/05/2008
relativo all'articolo Gibellina: vergogniamoci, tutti.
di Paolo G.L. Ferrara


Già appunto che dire di architetti che non sono stati capaci di valutare il contesto…
Ma tutto il bene possibile è evidente… E questo riferendomi al commento di Marullo Reedtz che è del tutto condivisibile!
Il gioco è tetro ma se non lo fosse forse non ci si divertirebbero a pensare una città di nome Vema. Questa orribile già nel nome :Vema … Dal tono sinistro angoscioso e anche un pò insulso se ci pensiamo…Ma potrebbe anche saltare in testa a qualcuno magari con una grande mosca al centro

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Commento 6255 del 11/05/2008
relativo all'articolo Zaha Hadid si aggiudica tutto. Anche a Reggio di C
di Gian Paolo Manfredini


L’Ara Pacis rischia di diventare l’Ara Guerris ?
Ottimo argomento per scagliarsi subito contro Alemanno! Italica graziosa e capricciosa reazione . Sarà un buon sindaco? Ogni mossa è buona per screditare prima ancora di vederlo al lavoro, prima ancora…
E’ davvero una mossa agile perchè se poi governa bene…Che figuraaa…
L’Ara Pacis rischia di montare troppo? Allora lasciamola dormire un po’ sonni tranquilli…Sindaco Alemanno se voleva rimuoverla non doveva dire una parola sola perché ora la bombarderanno nelle intenzioni e il caso monterà fino alla caricatura, ma si sa che in Italia le caricature diventano pese e anche insopportabili…
Ogni architetto dice la sua. Ma soprattutto sono le archistar che si lamentano…non sia mai che un sindaco invece di chiamarle per incarichi arcimiliardari insinui il dubbio che addirittura possono far……….Ma via! Demolire ciò che si è costruito con i soldi pubblici? No! Non si può! Bisogna subirlo tutto sul groppo… e poi diventa storia anche se…Come se i soldi pubblici a Roma fossero stati usati con religiosità e parsimonia cosa che non mi dicono amici romani…e soprattutto in modo tale da perdere le elezioni? Come mai il binomio è stato bocciato? Forse per sbaglio?
A parte le ovvietà persino Portoghesi si interessa al tema con una idea tutta al risparmio…Mentre Aymonino è deciso. Gregotti non crede alle sue orecchie? Allora a quali? Il buon Fuksas adesso la nuvola per chi la farà essendo arretrata la sua sirena? Speriamo che Roma l’apprezzi perchè i soldi pubblici…lì, son davvero tanti.
Ma anche altri signori e signore che scrivono e che pensano credono che gli inter
venti fatti con i soldi pubblici non vanno toccati, cioè ormai sono sotto un’aulica protezione e tutela morale…a prescindere dal fatto che rispondano o no alla funzione e non costituiscano una alterazione urbana? Ma se mancano di rispetto anche agli edifici artistici, pratica che troppo spesso si verifica a Roma e in Italia.
Ma così allora… davvero! Non è un problema secondario il cassone che ingloba l’Ara Pacis ma una autentica vera problematica morale che oltrepassa qualsiasi altro problema a Roma? Ma davvero gentilissimi signori, vi siete dimenticati di Reporter e del ditino che la gentile e seria signora…ha leggermente indicato…nella recente edizione su Roma? Su misfatti incredibili davvero…Non vi ricordate più ?
Qualche problema c’è…Non vi pare?

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Commento 6217 del 03/05/2008
relativo all'articolo God bless the child
di Ugo Rosa


L' enorme quantità degli architetti che ci sono oggi in Italia e che ci saranno in futuro durera' almeno per qualche decennio? E' davvero scoraggiante! Pare davvero un fenomeno paranormale. Non si può dire diversamente! Non cito i numeri ma ora capisco perchè certi amici se sono andati a Parigi o in altre città europee a tentare la fortuna, la speranza di conoscere il piacere di esercitare questo mestiere . Emigrazione intellettuale non fuga di cervelli. La definirei umilmente così anche se si tratta di ragazzi in gamba che hanno una pessima idea del proprio luogo di origine. Questa emigrazione intellettuale trae la sua origine da una storia che in Italia ha predecenti molto illustri e per questo, solo per questo, del tutto onorevole e anzi sintomo di coraggio. O forse il coraggio oggi è proprio quello che si dimostra sulla propria pelle standosene a casa propria? Pensandoci mi viene questo dubbio. Certo! se ci sono ancora i genitori disposti a sostenere, a sponsorizzare, i propri figli che hanno subito il fascino di esercitare un mestiere creativo. Dipende dalle storie personali tutto sommato, se è migliore inserirsi nelle crepe sociali d'italia o di Francia o di Germania? Quando parlo con qualche architetto straniero non sento risposte felici...Tutto il mondo oggi presenta più o meno gli stessi problemi e in certi paesi è anche peggio!
Non voglio essere ottimista ma è la voglia di lottare che dovrebbe migliorare la qualità della professione e di reagire ai soprusi più o meno legali , più o meno politici, più o meno qualche cosa che grazie al sistema che abbiamo raggiunto, oggi in Italia, ci porta deavvero all' eroico! Soprattutto sarà un eroismo nuovo....creativo, che emerge dal caos e proprio inventato da noi... Pensate alla leggerezza con cui ci si riferisce a Leonardo da Vinci che noi non citiamo per rispetto profondo....Pensate alla leggerezza con cui si attinge ad un futurismo di cui noi siamo stati abituati a guardare con sospetto fin da ragazzi....E soprattuto a come le nostre città, tramite i suoi sindaci eletti dal popolo, sia di destra di centro che di sinistra , si rivolgono alle superstar nella speranza di portare cose belle quì da noi pensando che gli architetti nostrani ne abbiamo smarrito il senso e la proprietà.... pensate ai modelli di architettura che così ci vengono propinati spesso e volentieri con sigliati dalla cosiddetta pseudo-intellighenzia critica della attuale scuola italiana...Che cerca l'opera d'arte fuori dai canoni della realtà dimenticandosi, di chi vive in città...
E si! C'è proprio molto da pensare....Ma che bello!

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Commento 6215 del 01/05/2008
relativo all'articolo Zaha Hadid si aggiudica tutto. Anche a Reggio di C
di Gian Paolo Manfredini


Giovedi primo maggio 2008, leggo sulla pagina Cultura di un un noto quotidiano milanese "Libeskind: la mia torre ispirata al duomo disegnato da Leonardo". Proprio per la festa dei lavoratori...Leggo questo articolo rimanendo perplesso e sbalordito...Credo che accadrà anche ad altri proprio oggi... Libeskind pensa davvero che Leonardo sia un pò come il prezzemolo? E c'è a chi piace metterlo un pò su tutto ,questo non si può negare, soprattutto con l'immagine di Leonardo si vende bene tutto o quasi...Ma un conto è vendere una bella ricostruzione in legno di qualche interessante modello idraulico o un affascinate pensiero architettonico o letterario scaturito dalla sua matita leggera e viva o dalla svolazzante e agile penna d'oca in presa diretta dalla natura .... E un conto, mi si perdoni se si può... Vendere un prodotto estraneo alla città e alla sua cultura affidandosi ad una millantata parentela con una cultura che mette al centro l'uomo con le sue esigenze e riferendosi a quel cinquecento nostrano... di cui siam tutti figli, fino a prova contraria... E proprio tutti, di Leonardo da Vinci. Siam proprio figli è il caso di dirlo...di padre certo e poco si sa della madre sfortunata... Ora venendo al sodo ci pare che l'appa
rentamento a Leonardo tramite i due progetti del museo e della torre di Liberskind... Sia proprio lontano...ma molto lontano anche se lui dice di sentirlo vicino... Si potrebbe dire anche lontano in modo esagerato e un tantino spregiudicato nell'accostamento.... Ma si dice in tutta tranquillità. Forse perchè viviamo sul globo e lo calpestiamo possiamo decidere la parentela senza limiti di tempo e di spazio? Quel che conta sarà chi te lo fa dire? Non si rischia più di coprirsi di ridicolo per affermazioni lanciate chissà dove .... C'è sempre qualcuno disposto a credere nel salotto buono e tutto il resto è noia? pur di andare avanti cercando di eludere la realtà....Chissà chi sarà... E come sarà? l'architetto libeskind ascolta i figli che parlano tra di loro talvolta italiano e attinge paternità ai suoi progetti rispolverando uno dei simboli fin troppo spesi della milanesità.... Operazione poco simpatica anche dove ,per la necessità di vendere, molto è consentito ..e a noi non ci resta che augurarci una maggiore e seria presa di coscienza da parte della società milanese .

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Commento 6213 del 23/04/2008
relativo all'articolo WOZ 2008. Un altro passo avanti.
di Domenico Cogliandro


Personalmente sono fortemente convinto che si debba armonicamente sostenere chi si da fa fare per contribuire a risolvere le situazioni insolute della città di oggi, certamente e senza dubbi di sorta... Chi parte operando nei valori della cultura e della identità. Per cui gli auguri a piene mani...In armonia sulla realtà per risolvere i problemi della realtà che sono sempre i problemi di chi vive la città, di chi la soffre al di là ogni idea propriamente ideologica o politica. Auguro al lavoro di Woz 2008 e a quelli che lo sosterranno di anda
re vanti e lontano per incidere positivo nella cultura sociale e nel corpo vivo di Palermo onde poter restituire il valore proprio di questa antica e nobile città europea. Tanti auguri sinceri!

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Commento 6149 del 18/04/2008
relativo all'articolo Zaha Hadid si aggiudica tutto. Anche a Reggio di C
di Gian Paolo Manfredini


"Gli architetti di sinistra hanno mangiato le città" scrive Chiara Beria d'Argentine su un'articolo comparso su La Stampa del 12.4.2008 dove riporta le critiche di Filippo Penati ai casermoni senza anima che oggi popolano le periferie di Milano ma non solo. Sono i luoghi negativi della desolazione urbana, che hanno finito con il gettare sfiducia soprattutto negli architetti politicizzati specialmente quelli di sinistra... Questo il senso delle ammissioni dI Penati, che appaiono davvero di una onestà sconcertante, emerse da una intervista di Klaus Davi al Presidente della Provincia di milano. Casermoni allucinanti davvero squallidi e deprimenti, lo comprendiamo benissimo, tanto che oggi sono il frutto del degrado fisico e morale da parte di chi li abita....E un danno sicuro per tutta la città. Penati è troppo preso nella sua critica e dimentica che il demerito per una periferia così degradata non tocca solo gli architetti di sinistra ma un pò all'incoscienza della politica del tempo e anche alla non grande cultura prodotta in materia urbanistica da una società che ancora non si rendeva conto bene della organizzazione della città storica, civile e colta. Architetti di ogni colore e censo in verità, chi più chi meno, ha prodotto in quegli anni il problema. Penati non è un esperto e confonde in modo semplicistico l'agio delle piccole palazzine e villette progettate dai geometri, che interpreta come edilizia umana. In ciò si sbaglia ma è però comprensibile.
Sui casermoni è vero...Sono stati una tragedia nella città e ancora continuano ad esserlo senza che qualcuno voglia prenderne coscienza ma la responsabilità è tutta di architetti e di fior di architetti , alcuni potenti e danarosi e di sinistra in bella parte e via dicendo...Non c'è molto da ridere purtroppo! Se oggi la fiducia viene data a chi viene da lontano o anche a italiani di fama esterofila ci tocca! Dobbiamo subire per il ricorso storico di una fase bruttina che dura da troppo tempo e che si fonda sulla ignoranza della politica italiana e di una cultura balzana che passa in tutta la nostra amata società, in senso lato, che riguarda tutta la realtà del paese più bello e più arretrato d'europa? o sbaglio? e il bello è che adesso si vogliono infilare grattacieli dappertutto, anche a quell'agglomerato urbano di Sesto S. Giovanni da cui Penati proviene, che mentre si scuote il petto per i casermoni dimentica il presente.

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Commento 6147 del 14/04/2008
relativo all'articolo Zaha Hadid si aggiudica tutto. Anche a Reggio di C
di Gian Paolo Manfredini


L'expo propone polemiche interesanti a milano. Dalla società civile arrivano le riflessioni più interessanti. Adriano Celentano e Silvio Berlusconi anche se sono cittadini di Milano che arrivano bene alla fine del mese esternano opinioni che è giusto riflettere e prendere bene in considerazione perchè frenano sull'impiego di tipologie che non appartengono alla realtà milanese. Ancora una volta si prendono a pretesto la torre Velasca ed il grattacielo Pirelli per la loro eccezzionalità irripitibile ma ricordando ciò che interessa: l'altezza .
Si dimentica con facilità che il loro adattamento alla città è stato faticoso e accetato per lo sforzo di architetti consapevoli di inserire tipologie ostiche al territorio e alla cultura urbana di Milano. Non si può prendere a preteso una ricerca sofferta per dozzinarla al contesto del territorio milanese...Per frenesie che prendono e che scatenano interessi di alcuni architetti superstar e multinazionali preoccuate solo di continuare ad essere i protagonisti della scena.
Assessori e sindaco faranno benissimo a rilfettere....Nessuno esclude che si possa fare dell' expo una carta vincente ma occorre calma e saggezza e soprattutto occorre ascoltare e capire . Altre sirene Architette mettono avanti parole di cupidigia nella reiterazione dei piani e nei vantaggi economici derivanti dalla soluzione banale dei grattacieli... Speriamo che Milano tiri fuori la sua anima migliore che pur sempre risiede nel fondo della sua radice padana. Tanti auguri

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Commento 6145 del 10/04/2008
relativo all'articolo Zaha Hadid si aggiudica tutto. Anche a Reggio di C
di Gian Paolo Manfredini


Quantità di denaro e tecnologia prendono il diritto a realizzare qualsiasi cosa che possaessere realizzata, sicchè uno scultore può diventare un architetto purchè abbia cognizioni di scala e di funzione . Così un architetto può diventare una sorta di scultore purchè abbia cognizioni d'arte sia di scultura che di architettura. Quando si parla di una scultura da vivere ....Ma anche il colore entra come valore nella articolazione delle materie se non proprio come vere e proprie zone di colore senza materia. E la materia stessa per un architetto diviene colore, emozione e che cosa d'altro?... Basta vedere intorno architetti come Hadid e le sue progettazioni, Gehry e il suo spettacolare museo di bilbao ecc...Ricordo Zevi nelle sue manifestazioni su questa opera...Forse precipitoso? Forse sono esempi in cui si è buttato il cappello oltre il muro e si è perso il cappello? Esempi da capire per la loro natura di architetture d'arte? Di spettacolo? Di immagine che contesta, che vuole smuovere a capire per rimettere valore nella ricerca architettonica? Nell'egocentrismo un po spericolato di certe architeture artistiche si vuole comunicare al mondo il confine di qualche cosa che stiamo raggiungendo? Toccando? Oppure stiamo celebrando l'uso di una libertà tecno logica che prima apparteneva alla ricerca pittorica come arte di avanguardia teorica, alla ricerca scultorea come senso della forma? Quello che mi stupisce è appunto come in questa sorta di ricerca si perda di vista le esigenze dirette dell'uomo e l'amore verso l'uomo e la sua storia e come le arti spesso si confondono perdendo il senso della città.

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Commento 6144 del 06/04/2008
relativo all'articolo Zaha Hadid si aggiudica tutto. Anche a Reggio di C
di Gian Paolo Manfredini


Quando ero ragazzo e studiavo all'istituto d'arte di Volterra avevamo un professore che ci insegnava disegno professionale per la invenzione e la realizzazione di oggetti di alabas
tro, atttività storica tipica della cultura locale tramandata su questo territotori addirittura dal popolo degli etruschi. Questo professore ci faceva fare un esercizio che reputavamo quanto meno originale e insolito ma anche interessante, ci faceva ac
cartocciare un foglio qualsiasi e ci chiedeva di buttarlo lì, davanti a noi , sul tavolo.... Quindi
diceva : Ora disegnatelo una volta e più volte fin quando non siete sicuri di averlo capito.
Noi si disegnava secondo le indicazioni e dopo averne fatti un po... si sceglieva uno di questi e si andava dal professore che ci diceva di disegnarlo per darlo a un artigiano da realizzare. Lo scopo era quello...di imparare a rendere leggibile a chiunque una idea e poterla realizzare. Attività didattica interessante e di qualità..avevamo circa quattordici o quindici anni se ricordo bene. Io ricordo quel professore con gratitudine, anche per la sua
vivacità intellettuale, ancora oggi. Recentemente un amico architetto senza sapere di questa mia esperienza mi manda un filmato dei Simpson in cui si verifica una cosa analoga a quella vissuta da me decenni or sono. La differenza e che da quell'accartoccia
mento o simile ne è venuto fuori qualche cosa che ha portato al Museo di Bilbao.
Allora non sarebbe stato possibile concepire che questa esercitazione potesse avere un senso nel grande salto nella realtà di una qualsiasi forma possibile. Il passaggio dalla fantasia alla realtà è oggi stato reso possibile, e con una certa facilità, da una tecnologia i cui limiti veri sono sempre di più nella quantità di denaro a disposizione!
Ma guarda un po... Mi son detto... A quattordici anni si faceva già della buona ricerca architettonica senza che ce ne rendessimo conto!

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Commento 6143 del 05/04/2008
relativo all'articolo Zaha Hadid si aggiudica tutto. Anche a Reggio di C
di Gian Paolo Manfredini


Trovo interessante la comparsa di articoli sull'architettura contemporanea da Salingaros, a Scruton e altri... sulle pagine di giornali italiani in merito al tema che si è delinato sulle archistar o stararchitectes che dir si voglia. Interessante quello che dice Salingaros sull'architettura del culto oggi che si è infilata in una strada chiusa per aver seguito lo stesso modo di progettare la chiesa aderendo a formalismi privi di uno studio
vero e profondo, producendo il più delle volte edilizia di scarso significato o comunque scarso di amozionalità spirituale. Una frettolosità nervosa, generica, forse arrovellata da
concetti troppo teorici sono probabilmente la ragione di una enfatizzazione distaccata dai problemi reali, che non ha saputo costruire sul piano di una partecipazione che non si è rinnovata nella sostanza. Così anche l'architettura cosiddetta civile si è concentrata su soluzioni formali legate ad una eccentricità individuale che porta inevitabilmente a non generare una cultura del sociale riferita lla città e all'uso della città. A questi architetti molto noti è dato di intervenire più per creare eventi in punti strategici della città, cioè inventare forme che poi spesso sono solo eventi a livello della comunicazione, cioè che non lasciano, nella sostanza, l'esempio di un rinnovato rapporto con la città da parte del cittadino che la usa e la vive. Tra "episodio urbano" e "luogo" la differenza risiede forse nella mancanza degli elementi umani che formano la memoria, o il senso della memoria e la poesia dell'accoglienza....Su J.Nouvel è stato detto che è un "genio del luogo" in occasione del premio recente ma io ho vista quello che sta facendo a Colle val d'Elsa e sono molto imbarazzato. Questa polemica che sta emergendo delinea il "culto dell'episodio urbano" legato all'individuo che interviene con un suo linguaggio personale o con proprie ricette che lasciano com'è il funzionamento della città anzi spesso lo complicano. In questo contesto pare si senta la voce di cosiddetti tradizionalisti e di chi sostiene la linea attuale. Salingaros, Scruton e altri credono nella continuità della ricerca. Cioè nella ricerca non possono essere tagliati i ponti con la storia ma questi ponti devono essere funzionanti ed efficenti, cioè collegati ai problemi della città e orientarsi nella soluzione dei problemi, verso il futuro della vita ed il futuro del pensiero dell'uomo. In questo non occorre essere contro qualcuno ma essere il più lucidi che sia possibile, magari aiutandosi con il dibattito a capire, portando la propria esperienza senza scudi e spade o altro che la parola e la sincerità. Non mi pare una cosa tanto ardua... Non si tratta di contestare Gehrj o Calatrava se producono nel "culto dell'episodio urbano" che magari poi produce le crepe o problemi d'altro genere...come altri del resto,e neppure si tratta di stracciarsi le vesti inchinandosi in adorazionitemporanee...O "pellegrinaggi ipocriti" e via dicendo...Magari si tratta di capire quello che la realtà produce e come .... Dando più concretezza che sia possibile ai fatti.


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Commento 6135 del 31/03/2008
relativo all'articolo C'è un seguito alle invarianti di Bruno Zevi?
di Franz Falanga


Ho letto con una certa fatica questo intervento incuriosito dal fatto che prendeva a riferi
mento le invarianti di Zevi. Incuriosito anche perchè non vedevo nesun commento allo scritto e appunto leggendo credo di capire. Certo che se questo contenuto è stato applicato agli studenti... Più che augurarmi che ne siano usciti indenni non mi è possibile .... e sia detto in semplicità, senza offesa naturalmente e tanto meno mettere in dubbio la buona volontà di Falanga, sicuramente! Rimango perplesso dalla complicatezza con cui si tratta l'argomento che rende difficile la comunicazione e quindi la comprensione....
Zevi quando venne fuori con le sue sette invarianti proponeva una discussione attraverso una indagine sull'architettura lunga e meditata . Proponeva linee di lettura, una base per la interpretazione linguistica dell'architettura è citava da dove venivano le sue sette linee di rilfessione, preferisco chiamarle così. Non regole da prendere e applicare nella progettazione corrente come invece in molti hanno frainteso. Zevi sperava che la sua ricerca avesse la possibilità di alimentare un dibattito e dentro di sè stava a vedere come venissero interpretati questi sette cavalieri.... se con la spada o senza spada. Che potessero cioè spronare, aiutare il dibattito su una architettura più umana e più rispondente ai bisogni della società. Se osserviamo oggi, la distanza sembra enorme...forse occorre stare più attenti perchè lo sforzo di zevi è stato preso a pretesto per consentire e garantire una licenza che travalica ogni speranza di realizzare le aspettative che l'uomo comunque esprime inascoltato nella città di oggi, dove è sempre di più preda di una visione del tutto scollata dalla realtà. L'architettura possiede dei doveri che sono dati dalla realtà... Cioè direttamente connessi alla esigenza dell'uomo e non al narcisimo di chi la produce. L'architettura deve tenere conto della storia e della psicologia umana e non baipassare la realtà come succede con l'aiuto malsano della comunicazione mediatica.
Il fenomeno delle archistar esprime una condizione critica, oggi , che considera l' uomo sulla base di una condizione teorica complessa e insincera, non al servizio della società. Fenomeno che usa l'intelligenza e l'arbitrio ma non la passione per rispondere ai problemi della città e per questo non produce vera cultura. Zevi, non poteva prevedere questa accellerazione arbitraria, fagocitata e distorcente, dovuta ad un uso freddo e squilibrato della visibilità mediatica.

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Commento 6132 del 29/03/2008
relativo all'articolo Zaha Hadid si aggiudica tutto. Anche a Reggio di C
di Gian Paolo Manfredini


Proprio ieri è apparso un'articolo su Repubblica : "Gli architetti:stop a Libeskind" a firma di M.Bono dove si accenna la opposizione dell'ordine di Milano all'affidamento di un grosso incarico senza procedere ad un concorso che abbia selezionato il miglior progetto. Dopo la buonista posizione assunta dall'Ordine degli architetti sul caso del Teatro Arcimboldi ... realizzato anche dopo avere avuto ragione....Si spera che questa volta si tuteli l'interesse degli architetti rispetto alla moda non solo milanese delle decisioni... Arroganti? Di Sindaco e Assessore che facendo finta di nulla si disinteressano di risoluzioni e procedure nelle quali sia possibile rrispettare la dignità degli architetti italiani e lombardi. Grati all'Ordine di questa sua doverosa iniziativa ci auguriamo che faccia rispettare le sue buone ragioni.
Detto questo urge dire che nulla abbiamo contro Libeskind a cui auguriamo agni bene
... Il vero problema è con la classe politica di oggi che non contenta di spadroneggiare asservisce intellettuali e tecnici pur di consolidare la propria arrogante posizione che sta conducendo il bel paese ad una sorta di monnezzaio culturale o giù di li. Presi come siamo in Italia tra le logorroiche squenze verbali di Veltroni e le battute surreali di Berlusco
ni, davvero diventa assai difficile che l'italia possa sperare di tornare ad avere il ruolo che gli compete e che gli è storicamente riconosciuto. Se la scuola oggi fa schifo non può essere da meno la cultura italiana che non si salva per qualche risultato individuale di qualcuno. La scuola è un risultato siglato da un allucinante di declino che stiamo vivendo in magnifico menefreghismo ed elegante confusione politica .
E impossibile che il contributo italiano possa tornare ad essere di valore e omogeneità se si impedisce una ricerca architettonica che viene continuamente stramazzata e falcidiata tra gli interessi politico-economico di qualche gruppo o cordata politica che va per la maggiore in un succedersi continuo di alternanze di pari cupidigia anche se di diverso orientamento politico. Gli Ordini dovrebbero lavorare affinchè si possa sviluppare una critica seria alla realtà che oggi gli architetti attraversano e che riguarda il modo di funzionamento delle stesse istituzioni invece di sottostare, anche con compiacimento, a tutto ciò che accade intorno a danno degli stessi iscritti tutto sommato che, per la maggioranza, poi preferisce starsene lontana e con un forte senso di pessimismo. Se I NOSTRI POLITICI non capiscono in quale stato stanno portando il paese di chi è il compito di fargli capire le cose....? Se l'architettura italiana viene interpretata per le nuvole di qualcuno o per lo strapotere di altri architetti ipernoti tanto da essere battezzati ironica
mente come delle "superstar" ....il cui narcisimo, non avendo quiete, non comunica che il senso di una arrogante posizione raggiunta. Spesso animati da un saccente mal dissi
mulato egocentrismo predicano ipotetici sensi di responsabilità molto difficili da attuare ed esibire come esempi concreti. Abili contrattualmente non promettono sviluppi ma solo aristocratiche elucubrazioni che spesso non rispondono alle necessità delle nostre città ma solo sostanzialmente all'interesse e al successo di pochi abili manovratori. Basterebbe anche avere il coraggio di rispondere per tutelare la posizione di chi intende la professione un modo di vivere il proprio impegno professionale e sociale ispirato ai valori civili e spirituali, organici di una cultura che porta e dovrebbe portare alla produzione di quella bellezza che rende dignitosa la vita di tutti. Esiste una dimensione della profes
sione che ha diritto di essere tutelata e sulla quale dovrebbe reggersi una società nor
male o sana o intelligente che dir si voglia e all'interno della quale sarebbe sciocco e persino stupido pensare che la maggiore aspirazione possa essere quella di divenire una star . Realtà che oggi in italia trova margini angusti e ristretti di espres
sione a causa di una vera autentica egoistica imbecillità che stabilisce le regole di un gioco al massacro civile e culturale.

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Commento 6131 del 28/03/2008
relativo all'articolo Zaha Hadid si aggiudica tutto. Anche a Reggio di C
di Gian Paolo Manfredini


Caro d'Amico, per quanto riguarda il nepostismo mette il dito su una piaga che in Italia trova alimento antico e profondo nel senso che tutto ciò che finisce in "ismo" in qualche modo finisce per essere pernicioso. Io, nel mio ramo familiare non ho purtroppo più parenti in grado di aiutarmi, quando ero ragazzo mi davano la paghetta e ero contentis
simo! Chissà se il nepotismo nasce da quì... Bisognerebbe indagare , avere il coraggio di indagare, perchè lei su questo punto può avere ragione di temere...!
Da quello che capisco al sud c'è una maggiore disinvoltura che al nord su questo as
petto dove tuttavia è l'amicismo ( l'aiutarsi tra amici), il politicismo ( tessere e tessuti vari ecc...)che ben funziona.... forse le parole sono un po fantasiose ma sforziamoci a capirci. Si è mai trovato di fronte all'imbecillità?
Quella di persone non amiche ne parenti? Posso dire che non vi è cosa più brutta al mondo caro d'Amico!
Desideravo risponderle su questo piano solo per essere un po più chiaro.
Io temo, questo lo dico forte! L 'imbecillità di un politico, di un professore, di un architetto di un sistema ecc...ecc... perchè annulla le energie, le rende vane e se ci fosse da andare all'estero, caro amico d' Amico potremmo fare valigia insieme...non le pare?
Io preferisco star qui e dare il mio contributo contro quello che dicevo... Le può sembrar poco ...Ma a me piace così ....

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Commento 6129 del 27/03/2008
relativo all'articolo Zaha Hadid si aggiudica tutto. Anche a Reggio di C
di Gian Paolo Manfredini


Caro d'Amico, forse non è sempre possibile spiegarsi bene in poche righe ma la questione non è come la mette nelle sue ancor più frettolose righe. Non è un fatto di confini territorili e nazionali e neppure di avere paura come Lei dice. Neppure di afferma
zione rubata... Tanto di cappello... anche se non lo porto... alla Hadid. Qualche problema
si verifica nella esterofilia (non è che una parola) di qualche sindaco estroso che introduce nella profonda provincia italiana...forse traumaticamente ? Invenzioni plastiche che in verità mi interessano.... ma che... mi accorgo, non ancora troppo dominate sul piano della vivibilità (sarà una mia impressione?) , di fatto da qualche parte sono gusci e forme bellissime ma vuote e ciò mi dispiace... Un caro saluto d'Amico!

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Commento 6122 del 23/03/2008
relativo all'articolo In the night all cows are Brown (V)
di Domenico Cogliandro e Ugo Rosa


Caro La Camera, il ponte di cui tu parli passerà alla storia soprattutto per il suo costo lievitato oltre ogni umana speranza e professionale. Tra il punto A e il punto B avrei dato gratis una consulenza e cioè avrei suggerito al sindaco filosofo di venezia di affittare una zattera tipo quella di Caronte e un Caronte novello così almeno un posto o due di lavoro in più li avrebbe prodotti. Non solo ma avrebbe dato un impulso in più a carattere turistico in una Venezia triste e come dicono...mal gestita. Parlare dei requisiti di un ponte in pieno periodo pasquale rischia certamente di rimanere indigesto a qualcuno ....
Dal 2003 ad oggi sono passati tanti di quegli euro sotto e sopra a quel ponte che ogni parola sulla sua struttura o architettura diventa una barzelletta eurotragica come quella recente sulla spazzatura.... Tanti saluti

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Commento 6118 del 20/03/2008
relativo all'articolo Zaha Hadid si aggiudica tutto. Anche a Reggio di C
di Gian Paolo Manfredini


Non solo la hadid si aggiudica molto, ma anche altri non dormono. Liberskind non scherza per nulla sul suolo italiano, anzi padano per esser puntigliosi. Certo saranno contenti quelli che amano, o forse sarebbe più preciso dire quelli che odiano l'umus nostrano che se langue nello spaesamento generale non si accontentano....Avremo tempi migliori quando non solo gli architetti italiani, anche altri... avranno più coraggio.
Il dr. Davide Rampello e' entusiasta io no! Io sono davvero costernato e affranto e siccome il sindi è contento .... Basta che un architetto americano-polacco ci dica di essersi ispirato a Leonardo che si va in brodo di giuggiole...E le vesti che si stracciano da sole volano nell'aria...nello sfondo azzurrino grigio del cielo di Milano? Ci dicono che " con una struttura che fonda insieme le forme del quadrato e del cerchio" si ispira, -"il museo di arte contemporanea di liberskind da mettere nell'area City life ex fiera di Milano entro la primavera del 2011" a niente popodimenochè Leonardo da Vinci. Allelluia, Allelluia...Pare che ci siamo tutti rincoglioniti direbbe il mio povero nonno...Se si ispirava a Brunelleschi
mago tipo la "cupola fiorentina" che fine avrebbe fatto quel progetto? Sarà opportuno che
l'architetto giri l'italia proponendo analoghi rintocchi alla prosopopea locale che rimmarrà in Italia fino alla pensione? Siamo in pochi a non volerlo? Tanti saluti

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Commento 6116 del 19/03/2008
relativo all'articolo Fuochi d'Italia
di Leandro Janni


Interessante la segnalazione di L. Janni sulla esperienza del direttore del parco dell'aspromonte Tonino Perna che con il suo saggio operare coinvolge altri operatori nella tutela agli incendi contribuendo al loro controllo e salvagurdando quanto resta di quel bellissimo importante parco territoriale....
Speriamo venga preso di esempio come modo per eliminare il disastroso evento estivo
ormai diventato un desolante programma televisivo sulla devastazione al vivo del territorio italiano. Utile anche il riferimento del commento che segue dell'architetto Vito dove si auspica la ripresa di un coinvolgimento morale nelle vicende del terriotorio italiano e più in generale al dibattito aperto e visibile delle vicende dell'architettura italiana...Dibattito che da quando mancano gli Zevi, i Brandi, gli Argan. i De Carlo ecc... pare costellato di archi
tetti o studiosi a mezzo servizio con grave sindrome da confusione ed opportunismi vari...Che d'altro canto nulla fanno o dicono contro la sconfortante politica dovuta alla realizzazione di pessimi programmi edilizi cui sindaci giulivi vanno incontro nelle città italiane e sul territorio. Se da una parte alcuni si impegnano a non far bruciare il bellissimo territorio italiano dall'altra c'è un fuggi fuggi sull' impegno a riqualificate le periferie, un vuoto chiaro di coscienza sull'importanza di curare la città o riumanizzare il centrostorico delle grandi città o a frenare lo sperpero del territorio ... e via verso la ricerca di una viibilità illusoria che a tutti interessa tranne che al cittadino....unico vero eroe incompreso nella città d'oggi.

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Commento 6117 del 19/03/2008
relativo all'articolo Il Libeskind di Antonello Marotta: architettura qu
di Paolo G.L. Ferrara


Proprio ieri sera ho visto e sentito Davide Rampello in Tv elogiare il progetto di libeskind sul museo che sarà (disgraziatamente) realizzato a Milano City, speriamo che ci ripensi
no... Certo ho visto solo il plastico ma poi sono andato subito a cercare di capire qualche cosa di più...L'effetto è strabiliante, bisogna stropicciarsi gli occhi, tutti allibiti....Con il gaudio di qualche intellettuale innamorato...E a noi ci tocca subirlo! Sgarbi sorridente, ma in modo strano, lo annunciava come un progetto voluto dal Dr. Rampello che dicono
ma io non ci credo...molto portato dal Signor Sindi Letizia Moratti. Dal quadrato al cilindro... una metamorfosi assai faticosa dicono.... compiuta in due mesi....ma se erano tre cosa sarebbero usciti fuori? Tanti palloncini? Complimenti una bella gestazione progettuale che a Milano farà certamente impazzire qualcuno....sarà interessante vedere chi . Noi la coda tra le gambe ci tocca e ci rintocca. Comunque Milano City si candida al progettone
più provinciale e retrò di questo inzio di secolo... Ci consoleremo a pane prosciutto e vino.... e di quello bono! Tanti cari saluti anche se stanotte non ho dormito bene.

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Commento 6113 del 12/03/2008
relativo all'articolo PresS/Tletter? no, PresS/Tabloid
di Paolo G.L. Ferrara


Zappalà propone grandi passi avanti? Benissimo.!..E' anche altamente meritorio che proponga le regole... Chissà cosa intende per botta e risposta...Penserà ad un incontro di puglilato via internet ? Non si è capito ma va bene lo stesso. Cari saluti

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Commento 6111 del 12/03/2008
relativo all'articolo Zaha Hadid si aggiudica tutto. Anche a Reggio di C
di Gian Paolo Manfredini


Non mi sono spiegato bene...Io non proponevo il tirare a campà come sbarcare il lunario o si fa per dire..alla giornata, o alla disperata... Neanche il mio povero nonno la intendeva così. Mi sono profuso in una spiegazione non per fare simpatia ma perchè dove volevo far emergere l'idea di un orgoglio che è cultura e che conduce alla formazione di una filosofia, di una mentalità che è tipica della vita professionale di un architetto come di un qualsiasi altro metiere creativo o come quella di un artigiano. Una filosofia di vita in cui i tempi si alternano ma sono sempre ugualmente importanti e pieni. Una filosofia che consente di imparare ad essere tenaci e a lottare, a non arrendersi ....in poche parole a non abbandonarsi alle prime difficoltà come vedo fare a molti giovani oggi. Studiare non sifignifica disimparare a prendere la vita o a pretendere la vita, ma ha dare il meglio che è possibile. Studiare non significa pretendere perchè ci si è sottoposti allo studio....Io non so quale sia l'equivalente di "tirare a campare" nella sua origine ma le assicuro che dove sono nato io vuol dire tuttaltro che "tirare a campà " e vuole dire avere il coraggio e la dignità della propria dimensione spirituale culturale e umana ....seconda a nessuno !
Tanto di più oggi in cui pesano le virtù che non è merito possedere. E anzi, qualche cosa di più....mi creda! Un caro saluto e la prego...ci rifletta sopra.

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Commento 6109 del 10/03/2008
relativo all'articolo PresS/Tletter? no, PresS/Tabloid
di Paolo G.L. Ferrara


Caro Ferrara, l'informazione di oggi non è sola nella mostruosità... ma è anche perversa. Cioè lei, mi sembra di capire... non si accorge di come questo potere abbia oggi effetti incontrollabili? Come l'informazione si sia scostata dalla realtà e sia diventata surrealtà... Non ci credo! Rileggerò il suo articolo di risposta a Prestinenza per vedere se ci sono altri sensi di lettura con più calma un'altro giorno. Intanto ci si intenda sul fatto che oggi è in vetrina tutto ciò che è vendibile, vetrina legali, vetrine sociali o commerciali, editoriali eccc... Cioè una cosa che non è in vetrina non è sul mercato enon esiste ....certo! Ma il mondo non ti cerca se non sei in vetrina. Ora si potrà discutere sul concetto di vetrina e sulla qualità della vetrina con sincerità e si vedrà come è ampio e non è possibile che lei non ne sia informato. Mi permetta di esprimere questa perplessità. Ritengo ingiusto in una materia altamente sociale e umana come la città, che è vita arte e cultura ecc... possa essere affermata l'idea della vetrina come possibilità di esistere. Parlo di esistere che non vuole dire essere. Ora anche la parola esistere è entrata nel linguagio con significati perversi come del resto l'idea stessa di vetrina, cioè si esiste solo se si è sotto l'occhi di tutti o almeno dei più, nei posti giusti e con le persone giuste, usando tuttii i mezzi leciti e propri come impropri fino a che il merito non è più carta valida per il giudizio, per la scelta,per la chiarezza o per la bontà.....Altro che velocità dell'informazione, è tutto quello che ne consegue, cioè il travolgimento e lo stavolgimento dei valori che questo comporta. L'idea di esistere così montata non si basa su ciò che si è , ci sono troppe variabili che bruciano la verità, o se vuole, la rispondenza delle cose. Soprattuto si verificano a catena tutta una serie di disparità che annullano il talento. L'espressione della qualità è un valore che ha bisogno di tempi e modi che non devono essere fagocitati . Cari saluti

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Commento 6107 del 10/03/2008
relativo all'articolo Vicenda Novoli
di Giovanni Bartolozzi


Gentile Barzaghi
non capisco bene cosa vuol dire quando declama al nuovo urbanismo...ma che i grattacieli li vogliono i tecnologi per sbizzarrisrsi un pò si sapeva anche in Italia. Disgraziatamente è un rigurgito della cultura architettonica ma è in linea con l'attuale cultura italiana fatta da economisti e tecnologi. In grave flessione gli architetti e le loro istituzioni culturali. Ci tocca come periodo storico e vorrei avere un passaggio dalla macchina del tempo a vedere come sarà il giudizio dei nipoti dei nipoti . Già si capisce a orecchio ... La storia è ben diversa oggi da quella che si formava nel cinquecento, e troppe variabili inibiscono lo sviluppo e il corso delle idee e fino al punto che non è il telento che prevale come prevaleva allora come forza naturale di selezione.
Caro Ferrara
il fenomeno delle "stars" e io aggiungo, la prego di capire, "o ballerine", comunque non dispregiativo ma ironico se vuole, è figlio del sistema di comunicazione che abbiamo oggi, manipolato da chi ne ha la forza o il cinismo per cavalcare...tale è la forza che non mi pare per nulla nè naturale ne normale (può esserci anche qualcuno che lo considera naturale da quel che sento in giro). Se si vuole credere nel valore positivo della vita e aver fiducia nell'uomo e nel suo futuro... Il rispetto del territorio andrà oltre i gli interessi particolari di alcuni anche se non senza averne sacrificato un pò. Viviamo una epoca da capire, e non la capiremo bene senza una particolare sofferenza.

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Commento 6104 del 09/03/2008
relativo all'articolo Zaha Hadid si aggiudica tutto. Anche a Reggio di C
di Gian Paolo Manfredini


Caro Altomonte
Credo che la tenacità non debba mai diminuire e un giovane architetto debba imparare a
a farne uso senza lasciarsi accecare dalle stelle luminose di questo firmamento...cioè di
queste firme che imperversano il mondo della cultura architettonica in generale. Campare è fondamentale ed è per me una visione poetica del vivere non certamente dispregiativa o diminuente...Anzi è un veder le cose del mondo con fiducia. Sai avevo un
nonno che usava questa parola meravigliosa che mi ricordava la ripartizione geometrico-spaziale dell'architettura storica : campata. Lo spazio dell'architettura come lo spazio della vita. lo spazio degli alberi che si intrecciano e il fenomeno meraviglioso dell'andare avanti
in un percoroso piccolo o grande, avventuroso o noioso come può essere la vita nei suoi momenti. Tirare a campare ( o la campata) per me è questo anche nelle contrarietà che pur ci sono ma ciò significa anche tener duro, essere tenaci contro le avversità e l'ingius
tizia di cui il mondo oggi è generoso forse come ieri. Tirare a campare è costruire dentro o fuori di te , comunicando o costruendo spazio o idee . Se sei convinto puoi sentirti solo
ma recuperi presto. Se credi in quello che fai sicuramente lo comunichi e questo è già abbastanza. Lo spazio della conversazione scritta o parlata è fatto di tanti momenti che superano o integrano l'apparenza. Il "no" può tramurasi in un si! Il dubbio è allora una gran cosa per l'uomo ....

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Commento 6097 del 02/03/2008
relativo all'articolo Lettera aperta a Bruno Vespa dall'estrema periferi
di Salvatore A. Turturici


Caro arch. Zappalà, avevo iniziato a leggere le prime righe del suo lunghissimo com
mento ma vedendo che si riferiva ad altri non vi ho dato attenzione. Alcuni amici mi fanno osservare che più avanti faceva il mio nome. Mi scuso con Lei se le è sembrata una cen
sura, forse per la stringatezza del commento, ma non rientra nel mio carattere censurare le idee degli altri.
Non mi passa neanche nell'anticamenra del cervello. Sono per il dibattito il più aperto e civile possibile. Per quanto mi riguarda il confronto più è sincero più è apprezzabile e rimanendo a disposizione la saluto cordialmente

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Commento 6087 del 27/02/2008
relativo all'articolo Zaha Hadid si aggiudica tutto. Anche a Reggio di C
di Gian Paolo Manfredini


Caro Altomonte, è vero, e proprio come dici tu nell'ultima parte del tuo commento. Io credo
che bisognerebbe farlo capire a tutti con meno eleganza e più sincerità...In modo che chi fa le leggi possa in qualche modo capire quando disgraziato sia l'ambito della cultura sociale italiana che non riesce a trovare il modo di rendere partecipe le proprie energie creative e di utilizzarle. Si assiste ad un sadismo collettivo davvero insano, come un gioco
superficiale di incompetenza che invece di liberare la realtà la stringe e la soffoca. Ti pare poca cosa?
Gli architetti lottano in privato per recuperare una nicchia di sopravvivenza e tirare a campa
re. Poi c'è chi la nicchia diventa un nicchione...E si gloria nel contesto dei dannati erigen
dosi in superbia...Spettacolo sublime di presunzione e di stupidità. Ma la via maestra è
di chi ha il coraggio...o la pavidità ?
Quando si parla di giovani si dimenticano gli altri e bisogna di parlare anche degli altri...in un mondo civile la selezione avviene sulle idee e la qualità e non sulla soglia della vita ... Il libero confronto genera apertura e qualità, genera ricchezza mentre Il fatturato No! E soprattutto non deve inibire l'entusiamo della partecipazione a gare e concorsi.
Deve essere trovato un modo meno incivile di competere e di selezione, affinchè si liberino le risorse che si possiedono...modo che fino ad oggi non c'è. La società che tanto si definisce liberale oggi non è capace di concepire neppure l'anticamera dell'idea liberale, elabora solo sinergie idonee a perpetuare inorganicamente e cinicamente l'interese ed il potere di pochi, appunto strangolando le attività creative che ancora rimangono in l'italia. L'attitudine a regole, regolette, regoline e schifezze varie, tipiche di questa nostra società italica, non fanno altro che evolvere la scuola ipocrita dei molti e chiudere il campo di azione di un popolo e naturalmente... di noi architetti.

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Commento 6084 del 27/02/2008
relativo all'articolo Lettera aperta a Bruno Vespa dall'estrema periferi
di Salvatore A. Turturici


Caro architetto Zappalà, se legge la sua identità sulla foto della sua carta di identità non posso darle torto. Se invece si rapporta agli elementi della cultura a cui si è formato, incui è cresciuto allora dovrà accorgersi che la sua personale struttura umana e culturale pos
siede una matrice identitaria e potrà accettarla o meno, amarla o meno, esserne orgo
glioso o meno, lottare per migliorarla o dinteressarsene...e questo a tutte le età poichè
si è sempre la somma di quello che si è vissuto, fatto ecc...fino alla fine della nostra avventura...e quindi rientrare alla matrice .terra....
L'etna è un magnifico vulcano con un territorio incredibile e posso capire che lei se ne immedesimi con molta passione conoscendolo per averlo studiato nella sua territorialità e morfologia. Tuttavia il collega che scrive a Vespa non dimostra, e lui saprà perchè...
Una grande fiducia nella volontà dei colleghi architetti verso quei problemi che in tutta l'italia si vivono... purtroppo. Si rivolge a Vespa semplicemente perchè spera che almeno lui possa capire di più e meglio lo smarrimento generale, che la categoria degli architetti vive e accetta con poco splendida rassegnazione nella tendenza verso il basso che ....pare prosegua... Un sincero saluto

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Commento 6076 del 23/02/2008
relativo all'articolo Lettera aperta a Bruno Vespa dall'estrema periferi
di Salvatore A. Turturici


Gentile Arch. Zappalà, ma per capire che siamo messi male non c'era mica bisogno di leggere la lettera a Bruno Vespa ....E' cosa ormai risaputa e tanto che se il dibattito su questo argomento doloroso è scarso e laconico, stramazzato quà e là...è semplice
mente perchè gli architetti fan finta di nulla...Così va il mondo... La lettera del collega è invece più interessante di quello che sembra , e lei mi aiuta a capirlo proprio perchè nella confusione.... sbaglia indirizzo? Così sembra, ma ripensandoci forse non è così sbagliato... è sincera e vera!
Ho poco fà sentito una interessante definizione di Daverio: comprare al bazar dell'architet
tura. Se vuoi un ponte oggi li vende Calatrava, se Vuoi un centro, un museo o una stazione .... bisogna andare da Hadid o Gehry, se vuoi neoplastico espressionista Hadid altrimenti Gehry o altri... dipende dal professore consulente che decide, dipende anche dal loro stile produttivo e dal Sindi che ha l'occhio sveglio... Ma soprattutto dalla fama satellitare dello studio che se non ha cinquanta collaboratori, due o tre filiali non sei nessuno! E neanche il sindaco ci bella figura. Sicchè a Venezia c'è il ponte filosofico ispirato da Dal Cò e dal Filosofo Sindaco. Il costo dell'operazione? Roba da uscirci matti. In Italia non lievitano solo le torte... Bisognerebbe obbligare i sindaci a servirsi di architetti Italiani, autarchia architettonica?Ma solo per non far morire la voglia di un popolo a riscattare la propria cultura in modo che gli italiani riprendano il gusto dell'architettura,
sviluppando il proprio senso identitario prima che prolifichi la miseria acuta dello squallore dell'assimilazione a queste stars....il cui modo di fare e di progettare e di essere è esaltato da una comunicazione errata e sciocca. Ma allora si vedrà che abbiamo politici di valore eccelso e che le stars non cliccano le stars e cosi sia.

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Commento 6068 del 20/02/2008
relativo all'articolo Lettera aperta a Bruno Vespa dall'estrema periferi
di Salvatore A. Turturici


E' arrivato il momento in cui si può dire che non siamo più un popolo di santi, di poeti e di navigatori...però, in compenso, siamo un popolo di architetti e di professori...Più le condizioni diventanio difficili più aumentno gli iscritti e più aumentano le università in centri piccoli o grandi e medi o in qualche villa o castello più o meno abbandonati ci sta semprebene una bella facoltà di architettura...o anche altro ...a piacere. La tariffa minima? Meno si lavora e meno si guadagna, e siccome la concorrenza è un mezzo per aumentare la qualità più diventa minima la tariffa ...più la qualità dovrebbe aumentare esponenzialmente e sempre secondo il calcolo intelligente di alcuni che pensano al nostro bene generale. Il bello è che ciò avviene con il tacito consenso delle organizzazioni professionali che capiscono sempre dopo perchè il malcontento dell'architetto non è estetico, non sta bene. Il collega che dal belpaese di sicilia scrive a Bruno Vespa avrà semplicemente sbagliato indirizzo ....Il buon Brunone d'Abruzzo che centra? Gli architettisono dei simpatici soloni anar chici e amanti del bello e dalle stravaganti aspirazioni... suvvia! La tariffa sotto la minima ci farà acuire l'istinto di conservazione e ci renderà molto vicini alla trasparente celeste luce della santità... e ci farà contar le nuvole e nuvolette e subir li nuvoloni mentre altri li realizzano in terra...Rimane tra l'altro.... oltre che imparare la Divima Commedia e tradurla in qualche dialetto nostrano.... imparare a farsi ripettare ...Oppure mi sbaglio? Un caro saluto.

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Commento 5966 del 26/01/2008
relativo all'articolo Giuseppe Terragni, da cento anni.
di la Redazione


Caro Andrea,
Può darsi sia così...io riprendo quanto detto in un filmato ascoltato alla Triennale e che mi
è rimasto in mente dalla mostra su Terragni.
Quando la confusione anima il dibattito ognuno dice quello che vuole...ognuno cerca e quello che fa fede è la propria coscienza e io credo sia già qualche cosa...saperci cercare dentro. Mio nonno diceva che quando samrrisci il sentiero o senti di andare a tentoni....
segna il percorso così che puoi ritornare indietro a ripigliar la via. Credo che sia una cosa buona da capire con umiltà e poi si vede... Quindi, anche se non è mai un ripartire, la memoria vede e assorbe comunque... ragiona, confronta e chissà che non succeda qualche cosa di buono. In troppi vanno avanti sparati e trascinano giovani nella palude
in nome di un narcisimo bloccato...o molto astuto e comunque bisogna guardare con i
propri occhi e ragionar con la propria testa...la strada è il cittadino, con i suoi pregi e difetti.
L'uomo con le sue aspirazioni e il suo rapporto con l'ambiente...e la città...e il desiderio di essere capito....non sfruttato dalla comunicazione e dal falso spettacolo di oggi ....
L'avanguardia come dici tu ...la fa il buon senso e la conoscenza....che pare anche l'unico coraggio possibile
Un cordiale saluto R.M.

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Commento 5957 del 25/01/2008
relativo all'articolo Maurizio Sacripanti sulla linguistica architettoni
di Maurizio Sacripanti -Zevi


Mi ritorna in mente la presentazione della ricerca di Sacripanti a valle giulia credo nel 75/76 tramite cinque suoi laureandi che si presentarono insieme...sentivo i commenti degli altri docenti che si agitavano tra le tavole che esponevano i disegni...tutta la grande aula al primo piano era piena...tra architetti, studenti e professori si assisteva alla scuola di Sacripanti che si presentava....Quei cinque erano poi anche i suoi assitenti e lo aiutavano nelle lezioni applicative a piazza di fontanella boghese... Rileggere questi scritti mi riporta a quei momenti molto belli di quando Zevi guardava Sacripanti con i suoi occhi di falco pronto a mordere come a parlare...Era bello per noi studenti che sentivamo la passione e coglievamo ogni momento...A Sacripanti le parole uscivano con fatica e forza per una voce di stomaco le trascinava fuori ...come appunto fossero pescate da dentro. Zevi lo definì "umorale e gastrico" ma non per cattiveria... Zevi vedeva, attento... e osservava esteticamente il personaggio... faceva così stando bene attento al senso. Era il meglio in quel momento a Roma e forse in Italia. Qualche mese più tardi uscirono di Zevi le sette invarianti dell'architettura moderna nelle edizioni Einaudi. Sacripanti gliene dette la sicurezza e anche questo disse che Roma in quel momento dava frutti interessanti in Italia.
Dalla ricerca di Maurizio S. a Roma, il suo teatro di Cagliari e Dal Michelucci della stazione e della chiesa di S.G.Battista a oggi...è successo abbastanza in Italia? Sacripanti e Michelucci due architetti poeti interpretavano profondamente la loro storia umana e sociale e la legavano alla vita e la cattiva architettura aveva un nome in ogni parte d'Italia : speculazione.
Le invarianti che Zevi decifrava aiutando la critica ad aprire le menti ora sono diventate settanta e più... nessuno le conta e poi ci sono i rendering che studiano l'architettura pensando che sia tutto compreso in fattura...come i critici che non capiscono l'architettura e parlano di luoghi senza capire e senza sapere che dimenticandol'uomo anche la poesia è dimenticata e i luoghi piano piano spariscono tra mille chiacchere e intoppi tecnologici e mani troppo anziose...luci e sorrisi...sopra a tutto....
Questi scritti ci danno il senso della coscienza perduta più che della distanza del tempo....

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Commento 5946 del 21/01/2008
relativo all'articolo Il dubbio Libeskind
di Paolo G.L. Ferrara


Caro Ferrara ho trovato l'articolo in un momento di buona. Devo dire che ho capito solo nelle ultime righe con chiarezza l'anima di quello che dice. L'articolo è del 2000 e se pensa ancora così sarebbe bene farlo capire di più e con più chiarezza. Dico questo perchè il maggior male viene fatto dalla poca volontà di comunicare con chiarezza o per la ricercatezza o virtuosismo con cui si vuol far cadere la minestrina. Ne viene fuori sempre l'egoismo narcisista che sommerge quello che è da dire sia pure mascherandolo con condiscendenza un po....Non vorrei apparire troppo invasivo, si deve essere delicati per carità, ma la chiarezza è una qualità rara e a volte fondamentale. Ad esempio leggendo l' articolo su Sgarbi del simpatico Rosa del sud, e anche se dice qua e la alcune cose condivisibili.....per la sua verve direi esuberante e narcisa ....finisce per insinuare dubbi nella credibilità. Parla di Sgarbi come se fosse geloso di Sgarbi...E' un peccato perchè quando il virtuosimo si arruota su se stesso finisce per svuotare di senso quel contenuto che pure c'è. E chi invece sente la necessità di un dibattito serio su i contenuti, si stanca o rifiuta e comunque ci soffre ...forse sbagliando ma è così... purtroppo...e siccome oggi la retorica accademica nel suo complesso ....ha davvero stancato e prodotto le peggiori nuvule o vere e proprie "nubi" sul cielo italiano, Fuksas a parte che...invece astutamente le cavalca nella confusione... porta a casa i panettoni di Milano e gli abbacchi di Veltroni... accade che da qualche parte... più debole... aumenta in modo inverosimile il male come sintomo ineludibile di un problema più vasto e che finisce, in qualche modo per toccare tutti, e il tumore spunta fuori da qualche parte del corpo sociale come frutto di un comportamento che è nella responsbailità di tutti. Se a Napoli nessuno ha controllato e se la Campania è stata lasciata bollire nel suo brodino egoista e caldo...ora ci sono le barricate dei rifiuti che non sarà sufficiente togliere dalle vie e piazze perchè il silenzio acritico con cui sono stati prodotti non ha generato cultura della cosa pubblica.... ancora troppo astratta .... Così in architettura e in urbanistica esiste lo stesso silenzio e lo steso brodino caldo e si parla di trasformazione come se fosse una cosa positiva tra i narcisismi lo spettacolo e la pubblicità...senza nesso reale con il bisogno della città e del cittadino.
Bruno Zevi aveva capito che nel professionismo è la ricerca vera per il modo franco e diretto suoi problemi e le sue difficoltà lealmente vissute e ....ciò sarebbe ancora vero ma sempre fin tanto che parte sostanziale del mondo accademico non finisca , come diceva non molti anni or sono...di invaderne definitivamente il campo abusando di un potere che lo Stato sempre più indebolito gli concede nella società....e io aggiungo....con il poco discernimento sino ad oggi dimostrato....Tanti saluti

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Commento 5931 del 19/01/2008
relativo all'articolo Il Libeskind di Antonello Marotta: architettura qu
di Paolo G.L. Ferrara


Io credo che "panter" si sia innervosito solo perchè dopo aver fatto lo sforzo di leggere l'articolo di Ferrara, e non averci capito molto, si è sferrato su qualche cosa che gli pareva un po sfumata, senza una chiara spiegazione , e tuttavia sbaglia perchè si esprime in modo anonimo e poi in forma sbrigativa tipica di un commento della domenica sera...come accade in queste telepatiche trasmisioncine sul calcio. La risposta troppo professorale del Ferrara non otterrà mai un'altra risposta dal "panterino" che in definitiva si esprime con falsa aggressività, anzi è una risposta tenera se vogliamo dircela sinceramente.
Ci sono troppi articoli che dicono poco o nulla, capita di scriverne...Quando poi gli articoli sono mossi da libri che attorcigliano le idee capita di rendere ancora più complicata la digestione. Si scrivono troppi libri inutili solo perchè fa comodo alla carriera e alla carriera di chi? Dove contano i libri oggi? Prendete un libero professionista che scrive libri per esempio....Ma anche articoli è evidente. Non si leggono ma si scrivono...Si scrivono ma non si leggono! Gli articoli qualcuno li legge, sono rimasti ancora quelli che li leggono...
mi raccomando signor Professor Ferrara li scriva più facili da capire e il Panterino
le sarà più grato. Mi permette per un solo momento di fare il professore? Mi parli del grattacielo che fa le linguacce e che presto le farà da quel di Milano....che cosa le pare? Libeskind, Libeskind, come ogni americano di oggi non capisce il senso del luogo e quindi che cosa volete che faccia? Wright era ed è un mostro sacro...ma perchè .siete tutti alla ricerca del nuovo nume tutelare e capitano invece star e ballerine? Mi stia bene

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Commento 5934 del 19/01/2008
relativo all'articolo Zaha Hadid si aggiudica tutto. Anche a Reggio di C
di Gian Paolo Manfredini


Concordo con quanto scrive G.P.Manfredini. Viviamo l'epoca della politica spettacolo, della cultura spettacolo, dell'architettura spettacolo e via di seguito...Molti sindaci si sono convinti che chiamando star o ballerine fanno cultura e spettacolo al tempo stesso, due piccioni con una fava....solida cultura contadina , ma io i contadini li ricordio intelligenti e saggi e orgogliosi della loro terra. Oggi si richiama l'attenzione di pseudo cultori della pseudoavanguardia architettonica delle università e si è convinti che fare propaganda politica ricorrendo ad affermare la solita completa sfiducia nella ricerca nostrana sia una consolidata consuetudine. Si fa cronaca chiamando chi è alla televisione con i suoi spot pubbblicitari , si fa cronaca e si attira l'attenzione su di sè chiamando a operare architetti lontani mille miglia dalla mentalità locale, vedi J.Nouvel A Colle val d''Elsa oppure vedi
Hadid a Roma....vedi Calatrava a Venezia con il suo ponte allucinante segno di una voglia matta di fare centro attraverso elucubrazioni filosofiche che lasceranno il segno poco filosofico di un sindaco? Ma vedi dove vuoi....anche la squallida tendenza a mettersi in coda e farsi spettatori di tutto! Vedi la solida ignoranza dei nostri politici che non nasce sui peschi in fiore...ma anche dalla logica astratta di chi fa cultura architettonica in Italia e segue con piattezza assoluta il politico che finisce con il credersi una star anche lui....
Star o ballerine? Comunque si taglia la testa al problema almeno per un pò di anni e poi si vedrà... la vita dura quanto dura. Comunque instaurando il metodo delle scelte politiche illuminate dall'astuzia di personaggi che la luce non l'anno mai goduta....Ma si buttiamo alle erbe l'architettura Italiana...Dopo aver riempito le università di incompetenti ci rimangono ancora gli spaghetti e la pizza che ci rappresentano... offuscata come è la bandiera del sole di Napoli... Tanti cari saluti.

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Commento 5921 del 16/01/2008
relativo all'articolo Ancora su Zevi
di Diego Caramma


Editoriale di D.C. Genealogia e progetto di L.G. su Spazio Architettura. Leggo l'editoriale di Caramma e capisco la tentazione di lavorare su Brandi e sui suoi punti fermi per muoverli o almeno scantonarli delle asperità che danno tantofastidio agli architetti. Lo capisco ma ...neanche B. Zevi si azzardava capendo bene l'intelligenza del personaggio e soprattutto conscendone l'amore forte, direi totale, per la materia. Non che sia stato infallibile ma certamente ha piantato dei pali sui quali non si può evitare di sbatteci il muso....e vangando nella materia brandiana esce sempre alla luce il vivo e sotto varie forme... Quindi va benissimo! Avanti ....Ma non c'è bisogno di pensare a confutare o a ribaltare ecc...altrimenti...il palo...Per forza .!...quando si lavora con amore vero per le cose dell'arte o della vita rimane qualche cosa di importante e rimane ad uso di tutti ...per crescere...C'è tra gli architetti, e non solo, una certa diffidenza sul restauro e si capisce benissimo per la pletora di gerarchini che lo amministrano inalberandosi sulla conservazione che taluni definiscono ottusa... da parte di molte Soprintendenze... E altre volte troppo liberale per compiacere la politica locale ma è giusto estendere la critica anche alla scuola attuale... e ai ministeri, che con i loro ministri intervengono ognuno sempre con un divesro assetto ministeriale ma sostanzialmente con tanta noia e confusione... muovendo tutto... per non muovere niente! La materia del restauro come è stata affrontata da Brandi è destinata a costituire pietra miliare ancor di più nella confusione che avanza in questo campo. Oggi è invalsa l'idea che per far carriera si debba confutare o almeno far finta di farlo e figurare senza preoccuparsi troppo... Ma bisogna prendere sul serio la materia per aprire un dibattito su fronti interessanti destinati a dare frutti... Sempre che l'impazienza e l'imbecillità non finiscano per distruggere prima ogni cosa. La città storica è utile per continuarla in un futuro di civiltà e bellezza funzionale... E senza sovrapporre idiozie sia nel senso dell'antico che di un nuovo pseudoartistico atteggiamento privo di continuità. Tanti saluti

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Commento 5913 del 13/01/2008
relativo all'articolo Gli studenti universitari non conoscono la storia
di Paolo G.L. Ferrara


Caro Ferrara, leggo "gli studenti universitari non conoscono la storia" Confesso sono un pò sbigottito dallo svolgimento del tema che lei proprone. Io mi limito a raccontarle prendendo dalla mia memoria. Quando frequentavo le lezioni di Zevi a valle Giulia dal 1970 circa i corsi di storia dell'architettura erano molto seguiti dagli studenti. Aule strapiene e le lezioni di zevi si svolgevano sulla interpretazione dello spazio dell'architettura nella sua evoluzione storica. I suoi assistenti che dovevano fare la storia dell'architettura facevano gli zevini, non gli zerbini, complicando assai le cose agli studenti. Il maestro incedeva per i banchi applicando la critica operativa sulle opere è vero ma gli assistenti non provvedevano, come avrebbero dovuto, per lo più, alla formazione strutturale, cioè alla storia dell'architettura. Le lezioni di zevi erano interessanti e i rapporti con gli assistenti un pò scarsi e mi fermo quì. Agli esami Zevi faceva delle vere e proprie stragi di studenti. Un giorno uno di questi, animato da sana ragione, gli spiattella che la maestà Sua non era troppo servita della necessaria funzione di raccordo. Zevi si arrabbiò molto con la sua squadra. Cercò di provvedere. Naturalmente alcuni studenti che avevano strumenti conoscitivi riuscivano benissimo ma dovevano baipassare alcuni assistenti e assumersi personalmente la responsabilità. Quindi la base rimane la storia dell'architettura tradizionalmente intesa svolta con qualità e metodo per poi passare ad un laboratorio sulla applicazione dei contenuti critici interpretativi dello spazio e ciò accadeva anche sulle stesse esperienze condotte da studenti nelle matrerie compositive. Quando questo accadeva erano vere esperienze della massima scuola. Credo che sia da riflettere e magari, se lo desidera, discuterne. Pertanto ogni elugubrazione è nociva.....Tanti cari saluti

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Commento 5868 del 26/12/2007
relativo all'articolo Bruno Zevi e Franco Franchi? Per Amirante e Carre
di Paolo G.L. Ferrara


Gentile Isabella A. non credo sia facile risponderle e certo la mia risposta al quesito che pone è insignificante per ovvie ragioni ma forse... e se non le offre nulla almeno è una opinione....Chi dovrebbe non le risponderà certamente ! Per farle piacere,spero...
...ho il caso di un mio carissimo amico tornato in italia per motivi familiari dopo circa vent'anni di insegnamento ed un curriculum ad alti livelli nella notissima Columbia univer sity di N.Y. accumulando qualità ed esperienza di primo piano ed è sempre arrivato secondo ai concorsi nelle nostre belle università italiane che a sentire loro sono sempre le migliori del mondo o giù di li. Quando si presentava ai concorsi, e non so se ancora insiste, lo squadravano come si può fare con chi viene dalla luna. Il merito qui da noi arriva per acquisizione storica.... e consistenti sono le ragioni di famiglia... lei può essere anche un imbecille o un genio...ma non è importante...l'importante è agire secondo perfetta e consolidata consuetudine e ipocrita sottomissione ... e sperare che sia sufficiente...ma è difficile se non possiede qualità che non è merito possedere... equesta realtà qui da noi non è in grado di cambiarla nessuno! Anzi da questa attinge le stessa società con le sue evoluzioni o involuzioni... Per cui ...meno male che l'arte di arrangiarsi è ancora in vigore... Buon capodanno!

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Commento 5854 del 20/12/2007
relativo all'articolo Ancora su Gehry
di Alessio Lenzarini


Gehry non è un architetto organico è un architetto inorganico e i dubbi sono chiariti dal fatto che la sua architettura non cerca rapporti con la città. Se si vuole cercare una definizione si potrebbe spingersi a dire che è molto visibile per le sue visioni deformanti e quindi inorganico perchè non si ostina a cercare il suo posto ma lo impone e eccentrico perchè scherza con la forma. Gehry incontra l'interesse del pubblico perchè la seriosità della città di oggi è inquieta e insicura oltre a funzionare male. Il cittadino rimane preso dal fatto che nelle sue architetture, che non sembrano architetture vere e proprie ma scenografie, grandi rappresentazioni scenografiche che emulano il mondo del fantastico, del diverso, di un fisiologico immaginario rappresentato. Agli architeti che si innamorano facilmente può dare l'impulso a cercare una poetica, una delle tante. Per esempio io ci vedo il piglio del pubblicitario che usa gli strumenti della comunicazione con un coraggio dissacrante che sta tra il comico e il profetico. Vale come sua personale azione critica nella città.
Un profeta che sia un profeta deve essere un po' suonato mi diceva il mio povero nonno sorridendo... e pensando ad un suo amico che viveva in un capanno rifiutando... Però se Gehry vuole farci ragionare sul fatto che la città oggi va a ramengo ci riesce meglio di chiunque altro... di questo io gli sono riconoscente. Speriamo però che non venga perso troppo sul serio... sulla calligrafia... come capita per esempio a molti e anche ad alcuni gentili signori che ho letto, se ho letto bene, anche quì su antithesi, perchè allora la città cosa potrebbe diventare? Ora gli edifici di Gehry ci distendono per la loro vena distensiva, e certamente non informale... direi estremamente formale se per la forma, quelle architetture, si presentano nella città. Un caro saluto

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Commento 5852 del 19/12/2007
relativo all'articolo Gehry, dunque.
di Ugo Rosa


Trovo Ugo la Rosa simpatico e unpò troppo virtuoso se mi è concesso. Credo che se facessse ameno di tanti giri risulterebbe più fresco e comprensibile...per carità si capisce...però stanca un pò e alla lunga perde convinzione. Dico questo perchè penso che il tipo di rivista che si legge così ...ha bisogno di una certa freschezza , di più spontaneità e senza ricorso a quella cultura architettese che serve solo ad incantare studenti e neofiti ma a incantarli per ostentazione e non a riflettere su contenuti che sono oggi l'unica cosa su cui occorre riflettere. Direi in sintesi: meno narcisismo più contenuti. Traducete voi in inglese che fa tanto alla moda.... Come disegnar nuvolette alla finestra con le palle degli occhi spinte di traverso come a guardar lo spazio etereo.... Visivamente molto telegenico ....coglie quel senso vago di bellezza che può essere di tutti e di nesuno ma ti lascia una buona spinta pubblicitaria....e la publicità oggi non è l'anima del commercio, è proprio la "vita". L'albergo di cui si parla è tutto sommato divertente....poco serio ma colpisce per la sua dissacrante scansonata libertà. Prende in giro tutti e credo che l'autore, sia un uomo di ottimo umore nella sua giornata...beato lui . Ma pensate a chi si prende sul serio in questo nostro contesto....come anche il grattacielo di Milano, quello che fa le linguacce alla città....son proprio americani simpatici ma più simpatici siamo noi .... che ci sriviamo sopra dal contesto degradto in cui ci muoviamo....e su cui in pochi riflettono. E meno male che l'autore si limita alla pensilina come se fosse un truciolo gettato ad arte su volumi utili...altrimenti sarebbe come a Bilbao un'attorcigliato sperimentalismo onirico che depotenzia lo spazio interno di spazialità. Ma che cosa volete....gentili signori? C'è chi si masturba con incarichi professionali prestigiosi e chi con seriosità li propina e li im pone...ma può essere considerato su un'altro piano di chi si delizia con il verbo? Lo chiedo a voi.... Se si usano le parole per dire nulla o egocentrarsi...(scusate il virtuosimo) si può essere da meno .....di altri? Così va il mondo.... dicono spesso.

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Commento 5848 del 18/12/2007
relativo all'articolo Architetti o sensitivi?
di Giovanni Bartolozzi


Mi capita di leggere un'articolo di g.Bartolozzi che parte da due righe di portoghesi "l'architettura è uno strumento con cui gli uomini del presente colloquiano con quelli del passato, quindi un colloquio con i morti" è rischioso imbastire un articolo partendo da due righe cosi... possono dire quello che si vuol capire... e via come fa il Bartolozzi ma èuna avventura alla giornata...alla mezza giornata ecc... L'articolo è scritto mi pare nel 2002 e quindi posso dar io l'impressione di parlare con chi ha cambiato idea...o altro... ma siccome la data sul margine destro in alto è 18-12-2007.... parlo con chi può leggere e sentire... Nello stile di portoghesi quelle righe sono da prendere soprattutto come da chi sente la storia in un certo modo...ecc... ma non tocca a me... Io desidero solo dire che ora anche Michelucci è storia e noi parliamo e scriviamo di lui perchè è nella storia con un messaggio utile a noi.
La sua architettura ci parla direttamente e incide nella nostra vita per come noi la comprendiamo e la facciamo rivivere. Se gliarchitetti fossero più sensibili caro Bartolozzi sarebbero filtri migliori e più capaci... visto che chi vive ha il compito di non far andar nel nulla la vita di chi ha ci ha trasmesso qualche cosa di giusto. Ora, la sua visione mi pare la stessa di chi mette in orbita... quando dice che "Dio sta nei pilastri ramificati, nelle membrature strutturali contorte che reggono il tetto ecc..." così come il Portoghesi delle due righe. La tecnica e la tecnologia sono si strumenti di crescita... ma se non codificano la fantasia... cosa che oggi si stà rivelando davvero una realtà che l'architetto non riesce a tenere nel controllo della sua sensibilità. E' DEL POETA IL FIN LAMERAVIGLIA...... SE LO RICORDA? Grande parte della trasformazione della città oggi è fagocitata e i ritmi sono diversi... anche dall'epoca del Nostro Michelucci...CHE CI PARE LONTANO. BISOGNA RECUPERARE IL VALORE DI UNA MANUALITA' CHE NON è SOLO "MANO" CHE PARE DESTINATA DA UN AFFOLLATO E TRISTE PENSIERO... ALLA VETRINA MEDIATICA E NON SOLO.... tanti cari saluti

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Commento 5829 del 14/12/2007
relativo all'articolo Bruno Zevi e Franco Franchi? Per Amirante e Carre
di Paolo G.L. Ferrara


A Isabella A. Mi piace rispondere al commento di Isabella A, perchè nel suo commento burbero ....mi ha ricordato mio nonno paterno e per questo mi è simpatica...mio nonno era un boscaiolo nelle colline del territorio volterrano e tutti gli anni a Natale mi regalava un alberello scelto da lui e preparato su una cassettina di legno e durava tanto....che c'è lo avevo lì, con me, nell' angolo di salotto fino a tutto gennaio e oltre... e mi doleva separarmene...
Mi ha insegnato tante cose... anche per l'amore che metteva in quel dono... e me lo faceva apprezzare senza parole... il gesto...
L'università non è mai stata interessante per i professori...ma per gli studenti che ci sono e ci vanno, come portatori della loro voglia di essere e di fare. Portatori della loro qualità organica, della loro forza di flusso positivo e creativo. Chi fa bene il professore, a ogni livello... dovrà essere contento perchè potrà trarre anche lui il maggior stimolo dal contatto e dallo scambio che si realizza nell'iinsegnamento e a riconoscere i propri limiti . Visione ottimistica? forse Si! Ma l'ottimismo lo portiamo noi ....altri porteranno un fiasco di vino... altri l'invidia....altri la cattiveria e via di seguito... ma una cosa è certa ed è che le braccia mancano si! Ma proprio all'architettura, all'urbanistica e alla cultura architettonica .... e c'è anche chi dice alla cultura in generale perchè....le braccia ma anche le gambe e le idee sono andate tutte al sodo e ....si potrebbe dire al soldo....cioè alla ricerca del potere ..... e soprattutto non son sempre le stesse cose ....così come accade quando la società perde equilibrio e la capacità di credere ....gentile Isabella A..

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Commento 5798 del 11/12/2007
relativo all'articolo Bruno Zevi e Franco Franchi? Per Amirante e Carre
di Paolo G.L. Ferrara


Chi conosce Bruno Zevi e la sua opera difffcilmente si azzarda ad affermare o anche solo supporre.... Bruno Zevi era molto attento a tutto quello che succedeva in tema di architettura ecc... I suoi occhi entravano nella materia con attenzione e la sua capacità di elaborazione e confronto erano interessanti e stimolanti. I suoi commenti erano vivi e talvolta molto appassionati e talvolta esagerava ma anche quando esagerava aiutava ad amare la materia per cui gli perdonavamo facilmente alcune idee espresse, talvolta in modo bruciante e non molto verificato. Capita nelle migliori famiglie e non è il caso di saltargli addosso o insinuare...come accade a qualcuno. Ho sentito con le mie orecchie commenti e opinioni su Zevi talvolta davvvero raccapriccianti. Non mi sono stupito perchè il personaggio aveva i suoi eccessi ma che dire... é il bello della diretta direbbero quelli dello spettacolo. Io non sono Zeviano però mi ha aiutato molto nel mio rapporto con l'architettura così come altri importanti riferimenti di crescita personale. Non sinasce pronti e per crescere occorrono appigli ed esperienze che danno spessore alla realtà di ognuno di noi. Zevi stesso spesso diceva : se scrivo o dico delle fregnacce sarete voi a corregerle..... Il suo senso critico era forte e spesso lo trascinava e lo sapeva .....ma fa niente.....occorre capire che le regole mutano mentre evolvono le forme e la vita e il tempo ci rende consapevoli più o meno tutti sulla realtà. Zevi non era tipo da prendere da altri libri o da altri uomini se non nella misura utile e viva della sua dinamica organica della vita così come tutti noi ci nutriamo interpretando, ne più ne meno come fanno gli alberi che hanno la fortuna di essere piantati in un terreno fertile e umido. Era un personaggio esuberante e anche egocentrico ma si alternava a momenti di grande apertura e semplicità. Era una studioso interessante e vivo e un critico vero come non se ne vedono più....chissà perchè? Zevi bisogna capirlo ora nei suoi scritti, certamente....ma bisogna farlo con intelligenza e se alcuni dei suoi articoli o scritti ora possono apparire non molto approfonditi bisogna tuttavia capire che sono stimolanti lo stesso ....e spingono, spronano a dirle....ad andare avanti....come lui effettivamente desiderava ....con quel suo incalzare continuo.... e magari a contraddirlo.

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Commento 5790 del 09/12/2007
relativo all'articolo Su 'Affari Italiani' intervista a Maurizio De Caro
di La redazione


Con tutto il rispetto l'opinione che De caro ha della città è davvero incommentabile. Forse
davvero secondo necessità....

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Commento 5787 del 08/12/2007
relativo all'articolo Addio a Vico Magistretti
di la Redazione


Conobbi l'arch.Magistretti proprio nei primi giorni del mio arrivo a Milano durante una inaugurazione di una spazio espositivo in via Durini se ricordo bene o forse un'altro. Aveva disegnato una scala che poteva muoversi su ruote inserite, occultate all'interno di un mobile scala in mezzo a questo solaio pavimentato in legno lucido. La soluzione era funzionale ma non mi convinceva il movimento nascosto e In quel clima di pasticcini e tramezziniecc...gli piantai una sorta di dubbio. Lui mi ascoltò con molta attenzione e simpatia invitandomi a visitarlo. Io rimasi interessato dalla sua gentilezza e dal modo serio con cui mi ascoltò.
Ho sempre pensato a questo signore serio e gentile con grande rispetto. Era ed è un maestro la cui lezione è tanto più utile oggi e soprattutto come una tipica espressione di quel professionismo milanese di gusto e qualità, di sobrietà e controllo della forma che oggi non esiste ormai più se non come lacerto sporadico e poco compreso. Fà parte di quella patrimonio di identità culturale che la città sperpera ma che è recuperabile dalla memoria attuale e dalla riscoperta..... così come chi ha sete deve bere acqua e non altro.

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Commento 5756 del 28/11/2007
relativo all'articolo L'Architettura Cronache e Storia chiude.
Le ra

di Sandro Lazier


L'architettura cronache e storia ha chiuso? BENISSIMO! direbbe Bruno Zevi. Ricordo la chiusura di Spazio e Società di Giancarlo de Carlo, proprio quando mi decisi a mandargli un mio articolo su Giovanni Michelucci. L'ultimo numero non venne mai pubblicato per accordi difficili con l'editore. Le riviste nascono con gli uomini che hanno qualche cosa da dire e la voglia e l'amore di dirlo....e muoiono come gli uomini arrivando alla fine.
Inutile attacarsi al feticcio, il mondo è davanti. Occorre invece animare e portare avanti il discorso sulla architettura organica oggi e la sua necessità per la città di oggi. L'assenza di contenuti nei progetti di oggi è allarmante, vige l'architettura della immagine e anzi dello spettacolo, un'agitar profuso di forme....dove infilare l'uomo con falsi prestiti agevolati....
Quello che viene realizzato ha il suo riscontro non nella vita, ma solo nel fatto di produrre denaro o no! Per i tempi dell'architettura sarebbe necessario anche un riscontro diverso ma poco conciliabile con il tempo e lo spazio oggi. Occorre sbalordire... ecco il perchè si perde il senso del valore della vita e con l'insicurezza aumentano le malattie esistenziali. La città perde il rapporto con il suo cittadino? Chi se ne frega....sarà compito del bischero di turno. Il bischero di turno e quasi sempre tuo figlio .... Le riviste di qualsiasi tipo, valgono solo se sono motivate ed è meglio chiuderle, senza sacrifici per chi può fare bene o con più piacere altre cose. Nessuno deve immolarsi ma vivere secondo le proprie sensibilità.
La Fondazione Bruno Zevi è già un grosso lavoro da portare avanti. Ma vorrei chiedere a Luca Zevi come mai non ha viisitato il Convegno di Volterra su F.L..W . ? dove si è sentita la mancanza.... Magari come è capitato anche a me ...non era informato! Un caro saluto.

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Commento 5743 del 24/11/2007
relativo all'articolo L'Architettura Cronache e Storia chiude.
Le ra

di Sandro Lazier


caro Zevi, a dirla con semplicità era dura continuare il lavoro di tuo padre e fin quì nulla da dire. Tuttavia mi sembra che davvero sia necessario cambiare l'equipaggio prima di ripartire per una nuova traversata ma ancora prima di questo bisogna sapere se si vuole combattere contro chi pesta il territorio e chi sconvolge la città. E allora ci si accorge che è facile navigare con il faro che ti illumina la rotta. E' facile volere e difficile dare soprattutto se non si sa bene cosa volere e cosa fare. Ora le ragioni di Zevi non sono discutibili perchè legittime e oneste. Zevi si è trovato un timone e una barca senza i fari che consentono la navigazione sicura verso una meta. La sinistra opera come la destra e tutte e due fanno la torta. Andare a zig e zag non è bello.... lo capisce anche un astemio. Ma la meta ci sa rebbe ed quella di andare contro... Una è quella di combattere, si fa per dire, contro lo schifo intorno e non impa rare a conviverci. Ma questo è difficile e duro e soprattutto ammette una forza di direzione del timone che vuole coraggio e rischio. Forse si tratta di cercare appunto il coraggio e la voglia di rischiare.
Grazie, e tanti saluti

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